Nr.120 / 31 agosto 2026 

TICINO DOJO JOHO

Notizie e approfondimenti sul JUDO, a cura dell’ATJB


 

L'ATJB si complimenta con il Maestro Kazuhiro Mikami che, nel corso del Grand Slam di Losanna, ha ricevuto il 10° dan onorifico dall'International Judo Federation.

Un riconoscimento meritato a chi, in Svizzera, ha trasmesso pratica e senso del judo durante oltre mezzo secolo. 

In Ticino il Maestro non necessita certo di presentazioni. Ricordo che anche il nome di questa newsletter ci è stato da lui suggerito.

 

 

Nel nr.120 riflettiamo sull'importanza di avere un obiettivo anche nella pratica del judo, leggiamo il programma del Team Ticino e i risultati del Grand Slam Ecole Mont-Olivet di Losanna. 

Si ritrovano poi il dodicesimo capitolo de "Le memorie di Saito" e la rubrica "I protagonisti della storia".

Indice di TDJ nr. 120:

  1. L'importanza di avere un obiettivo - Marco Frigerio
  2. Gli impegni del Team Ticino - Michele Citriniti
  3. Il Grand Slam di Losanna - Marco Frigerio
  4. Le memorie di Saito: capitolo 12 - Marco Frigerio
  5. I protagonisti della storia - Marco Frigerio
  6. Notizie in breve - Marco Frigerio

L'IMPORTANZA DI AVERE UN OBIETTIVO

Nella pratica del judo è importante sapere quale è l'obiettivo a cui si mira.

L'inizio della nuova stagione impone a tutti una riflessione sul senso della pratica.

"La stagione riparte, a cosa aspiro?"

 

Bimbi e ragazzini che iniziano e/o che riprendono la pratica dopo l'interruzione estiva vanno coinvolti da chi insegna. Raramente si trovano giovanissimi che sono andati oltre il piacere della pratica. Si proporranno loro nuove tecniche, riprendendo gli insegnamenti pregressi. Si cercherà di far loro comprendere che il judo non è un semplice sport ma che è un cammino, un compagno di viaggio che - se bene praticato - aiuta a crescere.

Ma in fondo va bene così: il piacere della pratica e di una crescita armoniosa secondo le rispettive predisposizioni sono obiettivi sufficienti.

 

Giovani e adulti che con il judo hanno un rapporto duraturo dovranno confermare, trovare o identificare uno scopo: la vittoria in determinate competizioni, il superamento di un esame di grado, l'allenamento costante per apprendere una migliore esecuzione di questo o quel elemento del judo, il mettersi alla prova per diventare migliore?

Ogni obiettivo è opportuno. Sui tatami, come nella vita, non abbiamo tutti le medesime aspettative. Su qualche cosa tuttavia è opportuno concentrarsi, altrimenti il judo diventa una ripetizione piacevole (si spera) che non porta a nulla e che difficilmente si distingue da qualsiasi altra attività fisica o ricreativa.

Fissato l'obiettivo bisognerà fare il possibile affinché lo stesso venga raggiunto.

Salire sui tatami "perché mi diverte" è una motivazione destinata a durare poco e, dopo qualche stagione (se va bene), a terminare e allora l'esperienza judo si conclude.

"È stato bello!" si dirà forse a posteriori, senza però mai avere compreso veramente quello che il judo vuole insegnare. 

 

E che dire a chi non tornerà?

Chi non torna non ha (purtroppo) compreso la bellezza della disciplina; si è fermato, ha scelto un'altra scuola, ha cambiato sport?

La colpa è sempre in buona parte dell'insegnante e dell'associazione di riferimento.

Una riflessione su quanto si sarebbe potuto fare meglio va sempre fatta.

Riuscire a trasmettere correttamente il messaggio è l'obiettivo da riprendere, ogni stagione, ripartendo con entusiasmo e cercando di migliorarsi sempre e comunque.


GLI IMPEGNI DEL TEAM TICINO

Come tutti anche la squadra cantonale si è goduta la pausa estiva, nonostante diversi hanno continuato ad allenarsi sfidando le cocenti temperature.

 Il tempo passa e già fra qualche settimana si riprende il campionato regionale, con i prossimi incontri previsti il 19 settembre a Regensdorf e il 17 ottobre a Horw. 

 

Però riprendono anche gli allenamenti mensili aperti a tutti organizzati dal Team Ticino che saranno:

5 settembre, 17:00-18:30, presso il dojo del Judo Budo Club Lugano

10 ottobre, 10:00-11:30, presso il dojo del Do Yu Kai Paradiso

 

Nell'attesa di vedervi numerosi sul tappeto, auguro un buon fine estate a tutti

Grazie mille per la disponibilità, buona continuazione

Citriniti Michele


IL GRAND SLAM DI LOSANNA

Dal 28 al 30 agosto si è combattuto il Grand Slam Ecole Mont-Olivet di Losanna.

77 le nazioni rappresentate per 513 judoka tra cui diversi campioni del mondo.

L'evento, destinato a ripetersi nei prossimi anni, è stato indubbiamente un grande successo ed ha permesso agli appassionati di assistere dal vivo ad un torneo internazionale ai massimi livelli.

Dodici i judoka svizzeri ammessi alla competizione, assenti per infortunio Nils Stump e Binta Ndiaye.

Due svizzeri si sono classificati per la finalina. April Fohouo è stata sconfitta dalla cinese Liu per ude-garami ed ha concluso al quinto posto a -70 kg. Aurelien Bonferroni ha superato il brasiliano Falcao per yuko grazie a un contraccolpo su di un attacco di seoi-nage ed ha conquistato il bronzo a -81 kg. Da segnalare anche il settimo posto di Daniel Eich a -100 kg sconfitto nei ripescaggi dal russo Adamian.

 

Nella prima giornata hanno brillato i giovani giapponesi Fukuda (ventenne) e Kentoku (ventiduenne), vincitori delle categorie leggere (-60 e -66 kg) e la georgiana campionessa del mondo Ecateri Liparteliani che in finale a -57 kg, opposta alla francese Cysique, l'ha proiettata con uno splendido o-goshi valutato ippon.

Brutta scena al termine della finale per il terzo posto tra il russo Abdulaev e l'ucraino Chernov. Il russo si è avvicinato a metà tatami per la tradizionale stretta di mano finale, l'ucraino si è rifiutato. Peccato, un'occasione per dimostrare che lo sport nulla ha a che vedere con la politica sprecata.

 

Nella seconda giornata particolarmente attesa era Clarisse Agbegnenou, trentatrenne francese campionessa olimpica 2021 sei volte campionessa del mondo, alla ricerca di punti per il ranking mondiale dei prossimi giochi. Fermata dalla polacca Szymanska per un yuko, la francese ha ottenuto il terzo posto a -63 kg superando la ceca Zachova per due yuko. La categoria è stata vinta da Angelika Szymanska grazie a un juji-gatame da manuale sulla francese Manon Deketer. 

Da sottolineare il bel ura-nage del brasiliano Daniel Cargnin che ha sorpreso il russo Lavrentev in vantaggio per uno yuko nella finale a -73 kg.

 

Nella terza giornata ha brillato la stella del russo campione del mondo Inal Tasoev nei +100 kg che ha sconfitto il georgiano Guram Tushishvili (vicecampione olimpico a Tokyo) e il giapponese Kanta Nakano (vincitore All Japan 2024), entrambi classificatisi poi terzi, prima di vedersela in finale con il finlandese Puumaleinen (campione d'Europa 2023). Finale combattuta conclusasi al golden score con un ippon a favore del russo.

In evidenza anche il georgiano Illia Sulamainidze che si è imposto a -100 kg grazie a un yuko ottenuto con un de-ashi-barai sull'olandese Catharina. A volte le tecniche di gamba risolvono.

 

Nel medagliere due vittorie per Giappone, Russia, Georgia e Germania. Un bronzo solamente per la Svizzera e per l'Italia. 

 

I vincitori:

-60 kg Yamato Fukuda JPN

-66 kg Kairi Kentoku JPN

-73 kg Daniel Cargnin BRA

-81 kg Abylaikhan Zhubanazar KAZ

-90 kg Umar Bozorov UZB

-100 kg Illia Sulamanidze GEO

+100 kg Inal Tasoev RUS

 

-48 kg Marina Vorobeva RUS

-52 kg Gefen Primo ISR

-57 kg Eteri Liparteliani GEO

-63 kg Angelika Szymanska POL

-70 kg Miriam Butkereit GER

-78 kg Anna Monta Olek GER

+78 kg Lea Fontaine FRA

 

E mentre l'inno russo chiude la manifestazione si commenta l'ultimo annuncio: i campionati mondiali 2028 saranno organizzati a Losanna.

Un appuntamento da non perdere nell'anno olimpico.

Ecaterini Liparteliani, campionessa del mondo 2025 e campionessa d'Europa 2025 e 2026, non ha mancato l'appuntamento con la vittoria.

La ventisettenne georgiana è la prima donna vincente di un paese in cui il judo è divenuto lo sport nazionale. Esplosivo il suo o-goshi nella finale che l'ha opposta alla francese Chysique.


LE MEMORIE DI SAITO

 

 

Capitolo 12: “La vacanza in Australia”

 

La vittoria ai giochi mi aveva assicurato un periodo di pausa.

Disponevo di due mesi di piena libertà prima di ripresentarmi al centro nazionale di Tokyo.

Ne approfittai, come ci eravamo ripromessi, per organizzare una vacanza con Penelope.

Scegliemmo di visitare l’Australia, paese misterioso che entrambi avremmo voluto conoscere.

Raggiunsi Penelope all’aeroporto di Los Angeles. Ci imbarcammo alla volta di Sidney. Il volo aveva una durata di oltre quindici ore. Benché schiacciato nel ristretto posto di economy, fu piacevole rimanerle accanto.

Da pochi mesi si era laureata in psicologia e, al rientro, avrebbe iniziato a lavorare. Aveva trovato un posto di assistente in un centro d’aiuto a ex galeotti. Personalmente ero preoccupato. Avevo capito che le persone che avrebbe dovuto frequentare professionalmente potevano risultare pericolose. Penelope invece era felice, aveva studiato per aiutare chi aveva bisogno e non vedeva l’ora di mettersi alla prova. Credeva fermamente alla capacità di ricupero che le strutture carcerarie potevano promuovere. “Anche il peggiore degli uomini può redimersi” era usa dire. “La pena deve essere proporzionata e permettere la risocializzazione. A cosa servirebbe altrimenti la prigione?” amava affermare citando in parte Cesare Beccaria.[1]

Quella vacanza doveva anche essere un banco di prova per verificare i nostri sentimenti e la nostra compatibilità. Non ci era mai capitato di vivere insieme così a lungo. La nostra relazione durava oramai da più di due anni, visto la distanza tuttavia il tempo effettivamente trascorso insieme si riduceva in modo drastico. L’esito di quella convivenza avrebbe potuto portare novità.

 

A Sidney visitammo il Municipio, il Palazzo della dogana e i Royal Botanic Gardens.

Dalla terrazza panoramica della Sidney Tower osservammo il porto rimirando incantati la Sidney Opera House dalla struttura moderna a forma di vela.

Molta acqua era passata sotto i ponti da quando, nel 1788 i primi coloni britannici si insediarono nel territorio costituendo la colonia penale. A partire dal secondo dopo guerra Sidney aveva conosciuto uno sviluppo straordinario divenendo la città più popolata del continente oceanico. La popolazione era formata da immigrati europei ed asiatici, l’atmosfera assolutamente cosmopolita.

La seconda sera decidemmo di concederci un momento artistico.

Al teatro dell’opera davano Adriana Lecouvreur di Francesco Cilea.

Penelope amava i melodrammi. Era di origine messicana e la musica latina faceva parte del suo DNA. Aveva una collezione di vecchi dischi d’opera e registrazioni delle più note canzoni tradizionali del suo paese d’origine quali Jurame, Cielito lindo, Besame mucho e molte altre. Il suo cantante preferito era Pedro Infante, famoso attore messicano morto in un incidente aereo nel 1957.

Io non avevo idea di cosa aspettarmi dalla rappresentazione, ero felice però di condividere il suo entusiasmo per la serata. Penelope mi confidò che da bambina a Città del Messico aveva avuto modo di assistere a La Traviata di Giuseppe Verdi, l’autore di opere in lingua italiana che considerava un genio inarrivabile. Con palpabile soddisfazione mi disse che in quella rappresentazione aveva avuto modo di ascoltare un giovane tenore spagnolo divenuto una star internazionale, un certo Placido Domingo.

In realtà sia il nome Verdi, sia il nome Domingo non mi dicevano assolutamente nulla. Unicamente negli anni a seguire ebbi modo di appassionarmi ai melodrammi, forse in ricordo di Penelope.

Quella sera protagonista era il soprano australiano Joan Sutherland, diretta dal marito Richard Bonynge. Penelope mi narrò brevemente la storia dell’opera che era stata rappresentata la prima volta nel 1902 a Milano. A suo dire non era possibile assistere ad uno spettacolo senza conoscere, per lo meno a grandi linee, la trama.

Lo spettacolo fu affascinante. La musica, il canto ed anche il balletto del terzo atto mi coinvolsero pienamente. Pur non comprendendo le parole partecipai al dramma dei protagonisti. Il finale, con Adriana morente tra le braccia dell’amato Maurizio, fu particolarmente toccante. La protagonista moriva per avvelenamento, dopo avere inspirato il profumo fatale delle violette che la contessa di Bouillon, sua rivale in amore, le aveva inviato.

Al termine della rappresentazione applausi a non finire, da parte dei tremila spettatori provenienti da tutto il mondo, per il notissimo soprano di casa e per il cast protagonista di una esibizione di altissimo livello.

Scherzando, uscendo da teatro, ricordo che Penelope mi disse “Speriamo che la nostra storia sia a lieto fine. I melodrammi sono sempre caratterizzati da morti violente. Esigenze di spettacolo naturalmente. La vita è generalmente più tranquilla.”

 

Dopo tre giorni, ci trasferimmo in treno a Melbourne.

Dieci ore di viaggio per arrivare alla capitale culturale dell’Australia, nota come “Città giardino”.

Visitammo il Royal Exibition Building, lo Shrine of Remebrance,[2] il Queen Victoria Market e camminammo per il centro città e l’Albert Park.

In fase di costruzione vi era una torre in cui avrebbe trovato posto l’Osservatorio Deck.

Approfittai della vacanza per assumere informazioni circa la pratica del judo in Australia.

Scoprii che la prima dimostrazione di judo avvenne nel 1897, grazie a marinai nipponici.

A quella dimostrazione, tenutasi a Melbourne, ne seguirono altre tra queste quella del 1906 alla presenza del trentenne Nango Jiro.[3]

Il primo club venne però fondato solamente nel 1928. Bisognerà poi attendere il 1952 per la costituzione della federazione “Judo Australia” che riunisce le associazioni di otto stati.

Per quanto attiene ai risultati agonistici, già ai giochi di Tokyo 1964, un combattente australiano, Theodore Boronowski, riuscì a ottenere un bronzo nella categoria OPEN. Da allora tuttavia nessun altro judoka era riuscito a ripetere l’impresa.[4]

Non riuscii ad ottenere altre informazioni. Devo anche dire che, per una volta, non cercai un dojo dove praticare. Ero in vacanza con Penelope e altre erano le mie priorità.

 

La vacanza si concluse a Kangaroo Island dove, immersi nella natura paradisiaca, ci riposammo in un albergo ubicato direttamente su una delle più belle spiagge del continente oceanico.

Sull’isola effettuammo diverse escursioni che ci permisero di vedere leoni marini, canguri e koala. Trascorremmo momenti indimenticabili.

Con l’avanzare degli anni ho iniziato a pensare che le vacanze sono pericolose in quanto trasmettono l’idea di un possibile quotidiano, diverso da quello della vita reale. Lasciarsi coinvolgere troppo dai ricordi delle vacanze, rischia di influenzare negativamente l’approccio alla vita di tutti i giorni. All’epoca però non potevo che essere felice, la convivenza con Penelope era stata perfetta. Sentivo che avremmo potuto avere un grande futuro insieme. Non sapevo ancora che quella vacanza sarebbe invece stata il punto finale della nostra relazione.



[1] “Dei delitti e delle pene” è il principale scritto dell’illuminista milanese Cesare Beccaria (1738/1794).

Il saggio costituisce una pietra miliare del diritto penale: "Perché ogni pena non sia una violenza di uno o di molti contro un privato cittadino, dev'essere essenzialmente pubblica, pronta, necessaria, la minima delle possibili nelle date circostanze, proporzionata ai delitti, dettata dalle leggi" (vedi cap XLVII).

[2] Ispirato al Mausoleo di Alicarnasso l’edificio ricorda i caduti della Prima Guerra Mondiale.

[3] Nango Jiro (1876/1951) nipote di Jigoro Kano e secondo presidente del Kodokan.

[4] Bisognerà attendere i giochi di Sidney nel 2000 per la seconda medaglia australiana ufficiale ottenuta da Maria Pekli (1972/…) judoka d’origine ungherese. Da ricordare vi è comunque l’oro ottenuto da Suzanne Williams (1957/…) ai giochi di Seul del 1988 dove però le competizioni femminili erano considerate dimostrative.


I PROTAGONISTI DELLA STORIA: Kanbei Furusawa (1902/1973)

Il nome di Kanbei Furusawa non è particolarmente noto.

Ricerche in internet, nelle lingue occidentali, lo riportano solamente associandolo alla vittoria degli All Japan del 1930, ossia della prima edizione di questa competizione. Approfondimenti non se ne trovano, salvo poter accedere a pubblicazioni in lingua giapponese. 

Grazie alla cortese collaborazione di Honoka Tasaki (recente ospite al DYK) ho quindi avuto la possibilità di approfondire; la ringrazio.

 

Kanbei Furusawa 9° dan Kodokan (1968, anno della promozione) era alto 176 cm per 85 kg ed era famoso per la sua forza fuori dal comune.

Era soprannominato "Hanawa Daemon" dal nome di un leggendario e coraggioso samurai. Le sue tecniche preferite erano uchi-mata e kosoto-gari, oltre ad una buona abilità al suolo.

Era inoltre un uomo di cultura, amava suonare il liuto tradizionale (chikuzen Biwa), praticava la cerimonia del tè e si dilettava con l'arte della ceramica.

 

Laureatosi al Bu Sen, la scuola degli insegnanti della Dai Nihon Butokukai di Kyoto, nel 1926 si trasferì a Kejo (Seul) dove insegnò all'istituto di formazione della polizia giapponese.

Lo stesso anno partecipò ai Giochi Meji combattendo un aspra finale durata trenta minuti con Kazuzu Kudo, l'incontro si concluse con un pareggio dato che la giuria non riuscì a raggiungere un verdetto.

Oltre alla edizione del 1930, dove si impose nella categoria professionisti/fino a 29 anni, vinse gli All Japan nella categoria professionisti/veterani (dai 30 ai 37 anni) nel 1932. Si classificò poi ancora secondo posto nel 1935, ultimo anno in cui partecipò alla competizione.

Sino all'edizione del 1948 gli All Japan prevedevano quattro categorie: professionisti/fino a 29 anni, professionisti/veterani, dilettanti/fino a 29 anni e dilettanti/veterani. I professionisti erano maestri di judo, poliziotti, militari e allievi delle accademie di polizia e militari; dilettanti erano invece tutti gli altri praticanti.

 

Kanbei Furusawa, il primo vincitore degli All Japan nel 1930.

Forte combattente del periodo antebellico, ma anche uomo di cultura.

Formatosi al Bu Sen, la scuola degli insegnanti della Dai Nihon Butokukai di Kyoto.


NOTIZIE IN BREVE

Intervista significativa quella rilasciata dal maestro Hiroshi Katanishi al mensile L'esprit du judo. 6 pagine, quelle pubblicate nel numero 122 della rivista, che esprimono l'importanza di un corretto apprendimento delle basi del judo.

Katanishi spiega nel dettaglio il proprio metodo di insegnamento sottolineando tra l'altro come al proprio dojo non ammetta scorciatoie che facilitino la strada di apprendimento delle tecniche. "È proibito afferrare la testa" per eseguire le proiezioni. "Se si indossa un judogi è per fare judo. Afferrare la testa fa parte della lotta ... e allora perché praticare judo con il judogi? L'idea fondamentale è di utilizzare il judogi per far cadere l'avversario".

L'intervista si conclude simpaticamente con una battuta: "Mia figlia mi ha detto che non mi ha mai visto sorridere in un dojo. È vero, credo che sia necessario essere concentrati al massimo, per cui è necessario rimanere seri. Solo in questi ultimi anni ho cominciato a ridere un poco con i bimbi."

 

 

Nel fine settimana di Ferragosto si è combattuto il Grand Prix di Lima.

50 le nazioni presenti, tra cui numerose provenienti dall'Europa, per 296 combattenti.

Cinque le vittorie riportate dai judoka brasiliani Michel Augusto (-60 kg), Rafaela Rodriguez (-52 kg), David Lima (-81 kg), Rafael Macedo (-90 kg) e Beatriz Souza (+78 kg)

Tra gli altri vincitori meritano di essere menzionati la ventitreenne finlandese Pinha Salonen, già campionessa d'Europa juniores (-57 kg), terza al Grand Slam di Tblisi, la giapponese Seiko Watanabe (-63 kg), vincitrice quest'anno degli All Japan, e il cipriota Giannis Antoniou (+100 kg) grazie ad un bel ippon di kosoto-gake.

Finale tutta italiana nei -100 kg vinta da Gennaro Pirelli per tripla sanzione di Daniele Accogli e due vittorie per la Moldavia a -66 kg Radu Izvoreanu (che in finale ha avuto la meglio sul connazionale Denis Vieru) e a -73 kg con Vlad Mitru che in finale ha superato l'americano Jack Yonezuka.

 

 

Ai campionati del mondo U18 che si sono combattuti a Guayaquil in Ecuador dal 20 al 23 agosto è nata una nuova stella. Il giapponese Genki Fujinaka ha dominato la categoria -73 kg vincendo tutti gli incontri per ippon. Erano presenti 59 nazioni per 457 combattenti. La Svizzera non era rappresentata. Nel medagliere al primo posto la Russia con 4 titoli individuali (due maschili e due femminili) seguita dal Kazakistan con  3 titoli. I kazaki si sono per contro imposti nella competizione a squadre precedendo Brasile, Mongolia e Uzbekistan.

 

 

Martino Gada si è classificato al terzo posto al European Judo Championships Uniformed Services di Birmingham.

Complimenti per il risultato.

 

 

Sabato 12 settembre il JK Muralto organizza una lezione con il presidente della FSJ Sergei Aschwanden.

Interessati si informino presso la società organizzatrice.

 

Genki Fujinaka campione del mondo U18 a -73 kg.

Cinque ippon in altrettanti combattimenti.

Leggi le edizioni precedenti di Ticino Dojo Joho

 

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