Nr.119 / 15 agosto 2026 

TICINO DOJO JOHO

Notizie e approfondimenti sul JUDO, a cura dell’ATJB


 

In questo numero qualche pensiero sulla Svizzera "terra di judoka", una riflessione sul campionato del mondo di calcio e sull'inizio della nuova stagione.

Si ritrovano poi l'undicesimo capitolo de "Le memorie di Saito" e la rubrica "I libri sul judo".

Indice di TDJ nr. 119:

  1. Svizzera: terra di judoka ? - Marco Frigerio
  2. Palloni gonfiati, palle e affini, qualche pensiero - Marco Frigerio
  3. La nuova stagione - Marco Frigerio
  4. Le memorie di Saito: capitolo 11 - Marco Frigerio
  5. I libri sul judo - Marco Frigerio
  6. Notizie in breve - Marco Frigerio

SVIZZERA: TERRA DI JUDOKA ? 

 

Nella settimana dal 19 al 25 luglio 2026 si è svolto a Fiesch (VS) lo stage IJF Youth Camp organizzato dal presidente della FSJ Sergei Aschwanden.

Oltre 500 i partecipanti in rappresentanza di ben 40 nazioni.

Una delegazioni di giovani proveniente dal Ticino vi ha preso parte.

Tra gli insegnanti presenti il bronzo olimpico 2024 Haruka Funakubo (l'unica judoka ad avere nel suo palmares tre titoli mondiali junior individuali), il campione olimpico 1996 tedesco Udo Quellmalz e l'azero campione d'Europa 2020 e podio mondiale Orkhan Safarov. 

Piena soddisfazione ha espresso l'organizzatore, "Il Training camp non è solo una sessione di allenamento, ma una vera comunità", dando appuntamento alla prossima edizione.

 

 

Nel fine settimana del 28-30 agosto a Losanna avrà luogo il Grand Slam  Ecole Mont-Olivet. 70 nazioni sono annunciate per 498 combattenti.

Giappone (14 combattenti), Francia (19 combattenti) e Russia (26 combattenti) compresi.

Tra i judoka annunciati i transalpini Teddy Riner - che ritroverà sulla sua strada il russo Inal Tasoev (campione del mondo in carica con il quale disputò la finale 2023) - e Clarisse Agbenegnou, 

L'evento riporta, dopo i campionati del mondo a squadre del 2002 a Basilea, il judo di alto livello in Svizzera.

 

 

Il judo, nel nostro paese, ha una buona tradizione e vanta una serie di successi  che non hanno paragone con quelli di altre discipline che vanno per la maggiore.

Ci si augura che i recenti eventi di alto profilo permetteranno quest'anno una migliore promozione garantendo una migliore visibilità mediatica. 

Ben vengano dunque!

 


PALLONI GONFIATI, PALLE E AFFINI: qualche pensiero

Si sono finalmente conclusi i campionati del mondo di calcio.

Qualcuno ha scritto che sono stati i peggiori della storia per gli scandali ripetuti: divieto di entrata negli USA per alcuni giocatori e arbitri, trattamento "speciale" riservato alla squadra iraniana, influenza becera dell'innominabile presidente, giudizi discutibili in favore della squadra che stando al capo della FIFA avrebbe dovuto imporsi, comportamenti irrispettosi di alcune formazioni sconfitte e di qualche pseudo-campione.

 

Non saprei dire.

 

Dopo una fase di partite a gironi, in buona parte dall'esito scontato, si è proseguito con la fase a eliminazione diretta a 32 squadre. La vittoria era, logicamente, l'obiettivo di ogni incontro; per ottenerla gli undici sul campo si sono dimostrati in genere pronti a tutto (tuffi carpiati e avvitavolte compresi).

Sentendo i commenti dei giornalisti sportivi e guardando qualche partita ho faticato parecchio a ritrovare un messaggio positivo in questo circo mediatico.

Lo sport dovrebbe presentare dei modelli da seguire e proporre una crescita sana.

Mi sono quindi chiesto cosa si vuole trasmettere a chi guarda il calcio, in buona fede, tifando legittimamente la propria nazionale, e/o a dei ragazzini che si approcciano a questo sport.

Non ci sono messaggi da promuovere quando pare naturale lasciarsi cadere al primo contatto per ottenere delle punizioni o peggio la sanzione dell'avversario che nulla ha commesso e quando (se il giudizio arbitrale è contrario alla propria squadra) lo si critica aspramente. C'è anche da chiedersi cosa si vorrà mai intendere indicando che "manca la cattiveria" a questo o quel giocatore e come sia possibile incensare calciatori pronti allo scontro fisico che non rispettano avversari e giudizi imprecando come fossero al pub (sono sufficientemente cattivi?).

 

In ogni caso (e per la cronaca) ha vinto meritatamente la Spagna, la cui maglia rossa mi ha ricordato la felpa DYK.

Ha perso giustamente la Svizzera, indifendibile per l'espulsione sacrosanta decretata nel quarto di finale che l'ha vista opposta all'Argentina.

Argentina che è stata sconfitta dal gioco, dal comportamento in corso d'opera e dalle reazioni al termine della finale: capitan Messi (a quando finalmente la pensione?) compreso.

Il protagonista assoluto di questo campionato è stato tuttavia l'omino della casa bianca che, sino alla premiazione, ha disposto ottenendo quanto richiesto. Meno male che in ultimo sussulto di dignità ci ha pensato il capitano degli iberici ad indirizzarlo nella zona laterale per la foto finale della squadra campione del mondo e la stampa spagnola lo ha giustamente estromesso dalle immagini pubblicate!  

 

L'educazione è mancata un po' a tutti, anche se un momento ammirevole vi è stato: i tifosi giapponesi che, prima di lasciare la tribuna, l'hanno pulita ! Ma naturalmente vi è chi ha pensato bene di criticare il bel gesto.

Povero calcio, e pensare che a livello di vari comuni nostrani si chiede alle società sportive di aiutare a promuovere i maxischermi di piazza ... 


LA NUOVA STAGIONE

 

La nuova stagione del judo è alle porte.

Con il mese di settembre si riparte e tutti i corsi in programma riprendono nei 13 club che in Ticino propongono l'insegnamento del judo.

 

Ogni praticante avrà la possibilità di perseguire i propri obiettivi che possono essere e sono molto diversi. C'è chi pratica perché vuole gareggiare e vincere. C'é chi pratica perché ha piacere di allenarsi. C'é chi pratica affascinato da una disciplina ad ampio raggio con non si riassume nella competizione.

Ogni strada è corretta, se i principi del judo vengono fatti propri.

Si cresce individualmente per diventare utili al gruppo.

L'egoismo del singolo è stato più e più volte criticato dal Fondatore che pure vi ha dedicato una poesia, ripresa nella retrocopertina del "La Trilogia del judo" appena pubblicata nella sua versione definitiva.

 

Un buon inizio dunque a tutti.

L'augurio è che gli insegnanti sappiano indicare e promuovere la giusta via di crescita.

 

 

 

Nella foto che segue i partecipanti all'allenamento del 6 agosto al dojo di Chiasso che ha aperto la 53esima stagione del DYK.  


LE MEMORIE DI SAITO

 

 

Capitolo 11: “Il titolo olimpico”

 

Nelle competizioni importanti non sempre vince il più forte.

A volte concorrono forze incontrollabili che partecipano a produrre risultati sorprendenti.

Non ero il favorito ai giochi di Los Angeles, ma vinsi quel titolo entrando nella storia.

Arrivai a quei giochi in perfetta forma fisica e mentale.

La mia vita aveva preso una direzione tale da garantirmi pienezza e soddisfazione. Avevo compreso l’importanza di praticare judo con piacere e mi divertivo a farlo. Non avevo mai subito infortuni. Ero riuscito a mantenere i contatti con Penelope che sentivo regolarmente e che cercavo di incontrare un paio di volte l’anno, anche se i miei genitori non apprezzavano la nostra relazione. Ogni occasione per Kozue era buona per ricordarmi l’assoluta immoralità degli yankees che, con il lancio della bomba atomica su Nagasaki, avevano distrutto la sua famiglia d’origine.

Le competizioni di judo di quei giochi erano previste alla Eagle’s Nest Arena, a sostenermi nel palazzetto, ritrovai diversi judoka del dojo di San José. Penelope, contrariamente al pensiero di mio padre, aveva mantenuto la promessa ed era riuscita a comporre una numerosa claque di tifosi.

Quando al primo incontro compresi di avere buona parte del pubblico a mio favore mi sentii galvanizzato. Ricordo che Daigo il responsabile nazionale mi guardò e mi chiese se avessi parenti in California. Risposi sornione “Non ancora”.

La competizione fu un successo assoluto.

Misi in fila: il francese al primo turno, il coreano al secondo,[1] Günter il tedesco in semifinale e Douglas, il brasiliano conosciuto a San Paulo, nell’incontro decisivo.

Non ci furono discussioni, quel giorno ero superiore a tutti come non mi sarebbe più capitato.

Sentirsi vivo, pronto ad affrontare ogni prova ed avere successo è straordinario. Guardando issare Hinomaru sul pennone più alto ascoltando Kimi ga yo[2] mi sentivo pienamente appagato.

Quindici anni di judo in buona parte a ritmi vertiginosi. Un pizzico di fortuna (l’infortunio di Takero). Un incontro decisivo dal quale trarre energia (Penelope). La vittoria ai campionati nazionali sul favorito Takeshi. Una soddisfazione immensa!

I miei genitori non c’erano. Nemmeno per i giochi olimpici avevano ritenuto di fare una eccezione.

Mia sorella Shigeko, Penelope Garcia Rodriguez e il clan di San José erano invece in tribuna ad applaudirmi. Il titolo vinto venne festeggiato come se fossi stato un judoka dell’università californiana che avevo visitato. Gli americani potevano comunque gioire per le due medaglie ottenute dai propri judoka, in particolare per l’argento di Bob Berland[3] che in seguito sarebbe diventato anche il presidente della federazione di judo statunitense.

A ventisei anni avevo raggiunto il top.

Sapevo che non avrei avuto un altro momento come quello. Nella vita non si possono pretendere solo giorni belli. I momenti bui prima o poi arrivano per cui è opportuno prepararsi. Venni premiato da Shigeyoshi Matsumae,[4] il presidente della IJF in carica. Ricordo mi sussurrò “Ninmu wa tassei sa remashita![5]

 

La nostra squadra raggiunse l’obiettivo ottenendo quattro primi posti su otto categorie. Eravamo un gruppo vincente e ci eravamo preparati a dovere. Naturalmente a Los Angeles i paesi del blocco sovietico pensarono bene di restituire lo sgarbo avuto quattro anni prima.[6] Non erano quindi presenti i judoka dell’est. Tant’è!

Chi è assente ha sempre torto” recita un vecchio adagio.

Salendo sul gradino più alto del podio, in quello splendido giorno di agosto in cui compivo ventisei anni, non mi passò per la mente che, forse, presenti il tedesco orientale campione del mondo in carica e il russo vicecampione del mondo il risultato sarebbe stato diverso.

Quella sera venni autorizzato a festeggiare il titolo olimpico con mia sorella, Penelope e i sostenitori dell’Università di San José. Le due donne non si erano mai incontrate. Shigeko fu gentile, anche se l’atteggiamento di Penelope, allegro e disinibito, la metteva a disagio. Le ragazze giapponesi, allora, erano particolarmente legate a determinati comportamenti. L’esuberanza di Penelope la sorprendeva e la turbava.

La serata fu comunque piacevole.

Prima di essere accompagnata all’hotel Shigeko mi recitò una poesia

 

Tracce d’un sogno

di guerrieri

nell’erba d’estate.[7]

 

Con Penelope riuscimmo a ritagliarci il finale di serata.

Sarei rimasto a Los Angeles con la nazionale sino al termine delle competizioni di judo. Sarei poi dovuto rientrare a Tokyo. Ci ripromettemmo di effettuare una vacanza memorabile appena possibile.

Rientrato tardissimo al villaggio olimpico non mi fu facile prendere sonno. Ero divenuto campione olimpico, ero giovane ed ero innamorato. Cosa altro potevo pretendere?



[1] L’autore si scusa con il coreano Hyung-Zoo Ha (1962/…) campione olimpico -95 kg ai giochi di Los Angeles, sostituito - per ragioni di narrazione - dal protagonista del presente racconto Riku Saito (personaggio di fantasia) sul primo gradino del podio.

[2] Hinomaru è il termine che designa la bandiera giapponese costituita dall’immagine del sole rosso su sfondo bianco.

Kimi ga yo è l’inno nazionale giapponese (tradotto abitualmente con “Il regno dell’imperatore”). L’inno ha una origine antica, riprendendo in parte il testo di una poesia risalente al periodo Heian (784/1185) considerato l’età d’oro della cultura giapponese.

[3] Robert (Bob) Berland (1961/…) ottenne la medaglia di argento nei -86 kg, sconfitto in finale dall’austriaco Peter Seisenbacher.

[4] Shigeyoshi Matsumae (1901/1991) ha lavorato ed insegnato judo in Germania, ha partecipato alla Seconda guerra mondiale, è stato membro del gruppo di studio degli effetti della bomba atomica. È stato anche presidente dell’IJF dal 1979 al 1986 e tra i fondatori dell’Università Tokai di Tokyo.

[5] Ninmu wa tassei sa remashita letteralmente “missione compiuta”.

[6] L’8 maggio 1984 l’Unione sovietica annunciò che avrebbe boicottato i giochi di Los Angeles. La seguirono tutti i paesi dell’est Europa eccetto la Romania che si classificò seconda nel medagliere. I paesi presenti ai giochi furono 144 (un record), tra questi – per la prima volta dopo 36 anni – la Cina.

[7] Haiku di Matsuo Basho (1644/1694).


I LIBRI SUL JUDO: Approfondimenti del primo gruppo del Go-kyo

 

Nel 2009 Marco Marzagalli e Flavio Menotti ripubblicarono per le Edizioni La Comune un libretto intitolato "Approfondimenti del primo gruppo del Go-kyo" stampato nel 1996.

L'opuscolo presenta le otto tecniche del primo gruppo nelle versioni di diversi campioni e personaggi del judo a dimostrazione che non vi è un solo modo per eseguire una tecnica.

Nella prefazione Marzagalli ricorda che il libro è da leggere sui tatami con un uke, a dimostrazione del fatto che le tecniche non si apprendono leggendo (al contrario dei principi e della storia) ma praticando con l'obiettivo costante di migliorarne l'esecuzione.

Menotti osserva come "uno degli aspetti più interessanti e coinvolgenti del judo è la sua capacità di autoevoluzione, la necessità che ciascuno ricerchi il proprio judo secondo le proprie caratteristiche personali. E questo è uno degli apporti più importanti di Jigoro Kano, che ha gettato le basi di una disciplina in grado di fornire un soosrtanzioso contributo sociale".

Migliorare sé stessi per rendersi utili, questo d'altronde è l'obiettivo primario del judo.

 

Una introduzione storica presenta l'evoluzione del gokyo dalla prima versione del 1885 alla versione definitiva del 1920. Non mancano riferimenti ai metodi di insegnamento divergenti adottati da Mifune, Koizumi, Kawaishi e Geesink.

 

Un interessante libretto che presenta le prime otto tecniche del Go-kyo nelle diverse esecuzioni proposte da campioni e personaggi noti, alfine di sottolineare come, anche dal profilo tecnico, il judo va acquisito a livello personale prendendo spunto dagli insegnamenti di base per evolvere verso la propria formula.


NOTIZIE IN BREVE

 

Dal 16 al 21 agosto si svolge la 33esima edizione dello stage di Tenero organizzato dal JB Bellinzona.

Una sessantina i ragazzi presenti provenienti dalla maggior parte dei club ticinesi.

A dirigere i corsi judo Yoshiyuki Hirano, responsabile U15 cantonale.

 

 

Si è svolto al Kodokan lo "shoshu geiko" allenamento estivo.

Dieci giorni di allenamento dalle 08.30 alle 10.30 nel periodo più caldo dell'anno.

Le finestre sono chiuse, non ci sono condizionatori, l'aria è densa di sudore, "la temperatura sale fino a che sembra di respirare fuoco".

È un esercizio intenzionalmente destinato a rompere il corpo per fare in modo che sia lo spirito a permettere di procedere. Si apprende a sopravvivere, anche quando il corpo dice basta. 

Nessuno che chiede "posso bere" ?

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