Nr.116 / 15 giugno 2026 

TICINO DOJO JOHO

Notizie e approfondimenti sul JUDO, a cura dell’ATJB


 

In questo numero due parole sul senso dei corsi tecnici e degli stages, i risultati del torneo ranking di Spiez, l'intervista al campione All Japan Ryunosuke Haga in visita al DYK Chiasso. 

Si ritrovano poi l'ottavo capitolo de "Le memorie di Saito" e la rubrica "I personaggi della storia".

Indice di TDJ nr. 116:

  1. Il senso dei corsi tecnici e degli stages - Marco Frigerio
  2. Il torneo di Spiez - Marco Frigerio
  3. Intervista a Ryunosuke Haga - Marco Frigerio
  4. Le memorie di Saito: capitolo 8 - Marco Frigerio
  5. I personaggi della storia - Marco Frigerio
  6. Notizie in breve - Marco Frigerio

IL SENSO DEI CORSI TECNICI E DEGLI STAGES

 

Chi pratica e vuole migliorare il proprio judo è confrontato con una serie di proposte formative extra dojo. Soprattutto nel periodo estivo, corsi tecnici e stages, vengono organizzati in varie località in Svizzera e all'estero.

Quale corso o quale stage ha senso frequentare dipende dall'obiettivo che il praticante si pone. Vi sono stages e corsi tecnici di alto livello destinati agli agonisti, vi sono stages e corsi tecnici più tranquilli che permettono a tutti la frequentazione, vi sono stages per giovanissimi.

 

In questi ultimi anni ho avuto il piacere di organizzare al dojo corsi tecnici mirati.

Mi sono così accorto che, anche i campioni dai nomi altisonanti, se confrontati con i praticanti di un club, sono disponibili a proporre soluzioni semplificate ("a misura").

Una cosa ho appreso dai corsi di Shohei Ono, Tatsuaki Egusa e Ryunosuke Haga che ho avuto il piacere di organizzare ultimamente, nessuno - se invitato - ha un obiettivo diverso dal cercare di trasmettere positivamente quanto gli viene richiesto.

L'osoto-gari/osoto-otoshi di Ono, così come il seoi-nage di Egusa e l'uchi-mata di Haga sono tecniche che possono essere spiegate e praticate da tutti nella forma classica. Applicazioni agonistiche o più complesse, quali combinazioni personali, seguono. Quello che interessa principalmente alle nostre latitudini, è poter costruire a partire da basi corrette. 

 

Frequentare corsi e stages è senz'altro utile, sempre che il proprio livello corrisponda a quello del corso, altrimenti si rischia di sviluppare il disamore per la pratica.

Il judoka sa cadere, o per lo meno lo ha appreso, troppe cadute tuttavia non portano ad una particolare soddisfazione personale. Sbagliando stage, il rischio esiste ...

 

 

 

Nella fotografia che segue Ryunosuke Haga con il gruppo dei pre-agonisti e giovanissmi del DYK.


IL TORNEO DI SPIEZ

Il torneo di Spiez è un ranking 500.

Ha la particolarità di essere l'ultimo appuntamento agonistico prima delle ferie estive.

Tradizionalmente è ben frequentato dai judoka ticinesi.

 

Questi i risultati ottenuti:

 

Senior

1° Luca Wyler (JB Bellinzona) +100 kg

2° Angelo Melera (JB Bellinzona) -73 kg

3° Roberto Maserin (JB Bellinzona) -66 kg

3° Jonas Perosa (JB Bellinzona) -73 kg

 

U21

1° Clarissa Bernasconi (JB Bellinzona) -48 kg

1° Martino Gada (JB Bellinzona) -81 kg

3° Emily Ferrari (JK Biasca) -63 kg

3° Luke Bürgisser (JB Bellinzona) -90 kg

 

U18

1° Elena Callegari (DYK Chiasso) -70 kg

1° Oleksii Dmytrashyk (DYK Chiasso) -50 kg

2° Illia Dmytrashyk (DYK Chiasso) -50 kg

3° Eloisa Del Don (JK Biasca) -44 kg

3° Emily Ferrari (JK Biasca) -63 kg

 

U15

3° Natan Weber (DYK Chiasso) -40 kg

 

U13

2° Selina Perosa (JB Bellinzona) +48 kg


INTERVISTA A RYUNOSUKE HAGA

 

Sabato 6 e domenica 7 giugno Ryunosuke Haga era ospite del DYK Chiasso.

Oltre a tenere tre lezioni incentrate sulla sua tecnica preferita (uchi-mata) si è reso disponibile ad arbitrare il Kohaku-shiai della dimostrazione di fine stagione.

Ne abbiamo approfittato per intervistarlo.


Quando hai iniziato a praticare judo? Perché lo hai scelto?

Ho iniziato a praticare judo a cinque anni. Mio padre lo praticava e io e mio fratello maggiore abbiamo iniziato per via della sua influenza.


Qual è stata la tua vittoria più gratificante?

Ero felicissimo quando sono diventato campione del mondo, ma uno dei momenti più speciali della mia carriera è stata la vittoria agli All Japan, il titolo nazionale assoluto in Giappone.


Come si arriva a qualificarsi alle Olimpiadi?

Ho iniziato a praticare judo a cinque anni, ma ho iniziato ad allenarmi seriamente a dieci. Fin da bambino, il mio sogno era quello di partecipare e vincere i Giochi Olimpici. Fin dalle giovanili, ho lavorato a stretto contatto con i miei allenatori e preparatori atletici. Il mio allenamento di judo, il sollevamento pesi e la corsa erano tutti pianificati per aiutarmi a raggiungere il livello olimpico.


Sarai a Düsseldorf fino al prossimo giugno. Qual'è lo scopo di questa esperienza? Attualmente mi trovo a Düsseldorf per un programma di formazione per allenatori della durata di due anni, organizzato dal Comitato Olimpico Giapponese (JOC). L'obiettivo è approfondire la conoscenza del judo europeo, degli ambienti di allenamento, dei metodi di coaching e della gestione degli eventi.


Come ti sei trovato a insegnare in un piccolo club di provincia come il DYK Chiasso?

I membri del DYK Chiasso sono molto motivati e ho percepito il loro profondo rispetto per il judo giapponese. Vincere le competizioni è importante, ma spero anche che i giovani judoka imparino molte preziose lezioni di vita attraverso il judo.


Quali sono i tuoi obiettivi futuri?

Il mio obiettivo è supportare la nazionale giapponese di judo e contribuire a mantenere alto il livello del judo giapponese in futuro.


Pensi che praticare judo da giovane ti abbia aiutato a crescere?

Assolutamente. Il judo è uno sport che non può esistere senza un avversario. Attraverso il judo ho imparato il rispetto, la gratitudine e l'umiltà. La mia visita a Chiasso e l'opportunità di condividere il judo con tutti sono state un'esperienza molto significativa. Spero di rivedervi presto.



Grazie Ryunosuke, averti come ospite con la tua bella famiglia al DYK Chiasso, è stato un onore.

 

Ryonusuke Haga, campione All Japan 2020 e campione del mondo 2015, al dojo del DYK Chiasso. Un grande campione che si è dimostrato personaggio empatico, attento e coinvolgente. Un sentito grazie dal DYK Chiasso.


LE MEMORIE DI SAITO

 

 

Capitolo 8: “L’abbandono di Maruyama”

 

Dopo quei campionati, come mi ero ripromesso, cambiai categoria.

Non ebbi quindi più occasione di incontrare in una competizione ufficiale Takero Maruyama.

Lo ritrovavo però agli allenamenti della nazionale. Praticavamo uchi-komi ad un ritmo forsennato e randori proiettandoci reciprocamente. L’occasione per la rivincita non mi venne mai data. Mi era capitato - scherzando - di invitarlo a cambiare categoria, così da poterlo incontrare una seconda volta. In queste occasioni mi guardava sorridendo. Credo fosse certo che mi avrebbe nuovamente battuto. Devo dire che, in quei miei primi due anni a Tokyo, ci allenammo parecchio insieme. Apprezzavo molto il suo stile di judo e il suo splendido osoto-gari. Ricordo che cercò di insegnarmi il ju-no-kata, affermando che era il primo kata che Kano proponeva ai suoi allievi e che l’esercizio era utile per migliorare la concentrazione, le posizioni e la respirazione. Nel mio percorso di judo, sino ad allora, non avevo mai avuto occasione di praticare i kata. Lo ritenevo un esercizio riservato agli anziani. Allora contava solo la competizione. Per curiosità mi resi però disponibile. Sotto lo sguardo sorpreso dei responsabili e dei nostri coetanei io e Takero prendemmo l’abitudine di dedicare, al termine dell’ultima lezione giornaliera, una quindicina di minuti allo studio del ju-no-kata. Appresi così i rudimenti delle quindici tecniche con le quali Kano intendeva esprimere il principio ju.

Ripensandoci oggi furono momenti particolari, totalmente anomali per dei combattenti di alto livello.

Ricordando forse quegli istanti passati insieme, Takero mi autorizzò a rendergli un ultimo saluto quando, saputolo malato, chiesi al suo allievo Hifumi di poterlo incontrare un’ultima volta.

 

Takero vinse ancora un campionato nazionale. Sfortuna volle però che, anche quella volta, prima della competizione internazionale per la quale si era qualificato, si infortunò seriamente a un ginocchio.

Dovette essere operato ai legamenti e rimanere inattivo per alcuni mesi.

Ad un certo punto, senza un saluto, sparì dal centro nazionale. Chiesi lumi ai responsabili, i quali mi dissero che aveva deciso di interrompere il judo competitivo, non essendo più interessato.

La circostanza mi sorprese parecchio. Terminare la carriera agonistica a ventidue anni non era usuale. Oltretutto ricordavo che per combattere aveva rotto i legami con il padre, un tradizionalista che non amava le gare.

Andai a trovarlo alcune volte nel piccolo appartamento in cui si era trasferito. Appresi così che aveva assunto un impegno quale insegnante in una scuola media e che la trasmissione del sapere ai giovani gli procurava delle belle soddisfazioni. Della ragione per cui aveva rotto con l’agonismo non disse nulla. Non ritenni opportuno porgli domande.

Dopo qualche tempo, i nostri contatti cessarono. Le occasioni di incontro si erano ridotte. I nostri interessi erano oramai differenti; per diversi anni non mi capitò più di praticare i kata.

Lo rividi molto tempo dopo.

Scoprii così che, dopo essere rimasto a Tokyo alcuni anni, era ritornato a Miyazu dove insegnava judo al dojo che era stato del padre.

Ai giovani della regione proponeva la competizione, tuttavia, non insisteva al riguardo. Partecipava regolarmente al torneo giovanile del Kansai con la propria squadra di ragazzi, senza però ottenere grandi risultati. Sembrava felice così, lontano dalle luci della ribalta.

Mi capitò di assistere al Butokuden Hall di Kyoto ad una edizione del torneo giovanile. La formazione di Miyazu arrivò, sorprendentemente, seconda. Nella cinquina vi era un giovane che destò il mio interesse per alcuni ippon di osoto-gari di cui si era reso protagonista.

Ricordavo bene la perfetta esecuzione di quella tecnica, da parte di Takero, nella nostra finale del campionato nazionale.

Dopo la premiazione andai così a complimentare la squadra di Miyazu per il bel judo espresso.

A Takero dissi che, per il giovane che avevo visto realizzare quattro ippon, vi sarebbe stato un posto al centro nazionale di Tokyo, se fosse stato interessato a trasferirsi per la frequentazione del liceo.

Maruyama rispose che avrebbe parlato con Shinnosuke, il giovane in questione, senza però cercare di influenzarlo.

 



I PROTAGONISTI DELLA STORIA: Masako Noritomi (1913/1982)

 

Iniziò a praticare ju-jutsu all’età di 13 anni.

Nel 1929 si trasferì a Tokyo ed entrò al Kodokan. Divenne un riferimento per la sezione femminile del Kodokan. Praticò intensamente la disciplina combattendo regolarmente anche contro uomini e divenendo insegnante.

Fece parte della commissione, presieduta da Kyuzo Mifune, che ideò il kata di difesa per le donne nel 1943 (“Joshi goshinho”).

Promossa 5° dan nel 1940 dovette attendere sino al 1972 per ottenere il grado seguente visto che (all’epoca) il Kodokan non attribuiva gradi superiori a donne judoka. Praticò judo per tutta la vita; nel 1982 le venne conferito il 7° dan. Fu protagonista, insieme a Keiko Fukuda, della dimostrazione di ju-no-kata alle olimpiadi di Tokyo nel 1964.

È stata autrice del libro “Judo for women” più volte oggetto di ristampa; nel libro si cita una frase di Jigoro Kano secondo cui “per comprendere veramente il judo bisogna osservare un allenamento femminile”.

Frase che evidentemente non va presa alla lettera e che va interpretata tenendo conto che il “judo femminile” all’epoca era ben differente dal “judo maschile”, dato che si concentrava sui kata e sulla tecnica escludendo shiai e limitando il randori. Solamente nel 1974 l’IJF revocò il bando per le competizioni femminili.


NOTIZIE IN BREVE

 

Dal 24 al 28 giugno al centro scolastico La Perfetta si Arzo avrà luogo lo stage del DYK Chiasso riservato ai giovani nati negli anni 2017/2011.

Il tema dello stage è "La storia svizzera".

Oltre alle lezioni di judo i partecipanti avranno così modo di approfondire il tema, ripreso anche nei giochi che verranno proposti.

Presenti quest'anno allo stage anche alcuni judoka del DYK Paradiso.

 

 

Sabato 27 giugno a Grenchen si terrà il tradizionale judo day della federazione svizzera. Come avviene abitualmente diversi professori di judo dirigono un proprio seminario. La particolarità di quest'anno è che sarà presente Joshiro Maruyama, il campione del mondo giapponese da poco residente in Svizzera romanda.

 

 

È tempo di feste sociali destinate a chiudere la stagione 2025/2026.

Un momento importante che vuole riunire tutti i praticanti e lanciare la nuova stagione.

Promuovere l'obiettivo del miglioramento costante in vista di una utilità sociale è compito dei club, spiegarlo ai genitori facendo presente che il judo non solamente una lotta è essenziale.

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