Nr.115 / 31 maggio 2026 

TICINO DOJO JOHO

Notizie e approfondimenti sul JUDO, a cura dell’ATJB


 

In questo numero un pensiero sul passaggio di grado, i risultati del torneo di Sierre e il terzo turno del Judo Team Ticino.  Si ritrovano poi il settimo capitolo de "Le memorie di Saito" e la rubrica "I libri sul judo".

Indice di TDJ nr. 115:

  1. Il passaggio di grado - Marco Frigerio
  2. Il torneo di Sierre - Marco Frigerio
  3. Turno positivo per il Judo Team Ticino - Michele Citriniti
  4. Le memorie di Saito: capitolo 7 - Marco Frigerio
  5. I libri sul judo - Marco Frigerio
  6. Notizie in breve - Marco Frigerio

IL PASSAGGIO DI GRADO

 

Siamo oramai a fine stagione.

In genere il periodo in cui nei singoli club si organizzano gli esami di grado per il passaggio di cintura.

È il tempo in cui chi ha praticato al dojo è tenuto a dimostrare di essere stato attento e di avere acquisito delle conoscenze supplementari.

Le modalità di passaggio di grado sono diverse, a dipendenza del club di appartenenza. Poco importa!

La competenza è lasciata alle singole associazioni ed è logico che ciascuno proceda a dipendenza del programma previsto.

 

Il passaggio di grado tuttavia non dovrebbe essere un automatismo.

Segna il percorso di un judoista. Un grado più elevato va meritato: dimostrando di sapersi comportare, rispettando le regole del dojo e praticando rispettosamente con i compagni di corso, esibendosi nell'esecuzione corretta delle tecniche richieste ed avendo iniziato a comprendere come si pratica rettamente il randori.

Il judoista cresce con le stagioni lasciandosi coinvolgere sempre di più dal mondo fantastico del judo. Non per forza chi compete apprende per primo lo spirito della disciplina, anzi - in genere - è vero il contrario.

Sta comunque sempre all'insegnante il compito di indicare la retta via di crescita e di comprensione.

Non si pratica judo per una medaglia o per la cintura nera, si pratica judo per diventare migliori acquisendo sicurezza, rispetto e disponibilità verso gli altri.

 

La strada è lunga. Anzi, la strada non finisce mai e le cinture colorate sono unicamente il primo passo.

Buon cammino!


IL TORNEO DI SIERRE

Il torneo di Sierre è un ranking 500.

Un torneo dunque che garantisce a tutti lo svolgimento di alcuni incontri.

Il torneo è tradizionalmente ben frequentato dai judoka ticinesi.

 

Questi i risultati.

 

SENIOR

2° Michele Citriniti (7+ Roveredo) -100 kg

3° Jonas Perosa (JB Bellinzona) -73 kg 

4° Maurizio Kocher (DYK Paradiso) +100 kg

 

U21

2° Dante Moodley (JB Bellinzona) -81 kg

2° Clarissa Bernasconi (JB Bellinzona) -44 kg

 

U18

1° Illia Dmytrashyk (DYK Chiasso) -50 kg

1° Elisa Algisi (JK Biasca) +70 kg

2° Eloisa Del Don (JK Biasca) -44 kg

 

U15

2° Michele Mainini (7+ Roveredo) +60 kg

3° Rodrigo Pereira Paralta (JK Biasca) -30 kg

3° Romina Maroni (Budo Vedeggio-Manno) -44 kg

3° Elisa Algisi (JK Biasca) +57 kg

 

U13

1° Clara Ricchiuti (DYK Chiasso) +48 kg

 

U11

1° Davide Limmi (DYK Chiasso) 

 

 

Ultimo appuntamento con un torneo ranking per il semestre: Spiez sabato 13 giugno.

 


TURNO POSITIVO PER IL JUDO TEAM TICINO

 

Sabato 9 Maggio a Bellinzona si è svolto il 3° turno di campionato svizzero di prima lega est. Il Judo Team Ticino affrontava il JC Uster 2 e il Judokwai Walenstadt, con incontri sia di andata che di ritorno.

Per la prima volta in stagione la squadra di casa era al gran completo, dimostrando la solidità del gruppo che si è creato.

Una vittoria e una sconfitta con il JC Uster 2. Dopo un 6-4 nell'incontro d'andata a favore degli zurighesi, i ticinesi si rifanno nel ritorno vincendo 6-4 grazie alla bella prestazione di Anzani, Corno e Melera.

Discorso diverso per gli incontri con la squadra san gallese, dove il Judo Team Ticino vince entrambe le volte per 8-2 dimostrando il buon livello.

 

È stato un turno molto positivo, oltre ai punti importanti guadagnati per la classifica, si è visto un clima eccellente e incontri molto interessanti.

Il prossimo turno è previsto per il 20 giugno in trasferta.


LE MEMORIE DI SAITO

 

 

Capitolo 7: “I miei mondiali juniores”

 

A distanza di anni, di quel mio primo campionato del mondo juniores ho due ricordi fervidi.

Non saprei dire invece che fine ha fatto la medaglia d’argento che vinsi e che l’allora presidente della International Judo Federation (IJF) Charles Palmer[1] mi mise al collo stringendomi la mano.

 

Il primo ricordo è legato alla dieta che dovetti effettuare per entrare nella categoria dei pesi medi.

Una faticaccia, anche perché non ero uso limitarmi nel mangiare (e nel bere). Riconosco che sin da giovane avevo una vera predilezione per il sakè, la nostra bevanda tradizionale. Dopo avere concluso al secondo posto i campionati nazionali, sconfitto da Takero Maruyama, ero tornato a Nagasaki convinto che non avrei dovuto rientrare un’altra volta nel limite di categoria. I chili da perdere erano conseguentemente diventati quattro.

Grazie a una serie di allenamenti intensi, con indumenti spessi al di sotto del judogi per accentuare la perdita di peso, ed a un esasperante controllo del cibo e delle bevande riuscii (seppur con fatica) a rientrare in categoria. Sarebbe stata tuttavia la mia ultima competizione nei pesi medi, me lo ripromisi e mantenni la promessa.

Il secondo ricordo è il primo incontro di quel campionato. L’avversario era un giovane biondo, alto e smilzo, proveniente da un paese europeo che non avevo mai sentito nominare. Me lo ritrovai di fronte in judogi bianco con la cintura marrone allacciata male e la cintura rossa che lo contraddistingueva per il tabellone di gara. Ricordo che mi chiesi cosa potesse mai valere un tipo del genere. Sembrava uscito da un film western. In effetti il mio primo avversario, nei cinque minuti di gara,[2] non fece un attacco. In più assunse un’attitudine che impediva lo sviluppo delle tecniche. Faticavo ad arrivare alle prese e conseguentemente a prendere l’iniziativa. Ogni mio accenno veniva bloccato. L’incontro terminò così alla pari. All’epoca non esisteva il golden score, per cui il verdetto sarebbe stato deciso dalla terna arbitrale mediante le bandierine rosse e bianche che ogni giudice aveva a disposizione e con le quali era tenuto ad esprimere la sua preferenza in caso di parità. All’”hantei” si sollevarono due bandierine bianche ed una rossa. Vinsi così quell’incontro. Scendendo dai tatami sentivo però di non essermi meritato il passaggio del turno. Non era stato judo quello che entrambi avevamo espresso. Non vi era stato un solo attacco plausibile. Sembrerà strano ma, con il senno di poi, credo che la pessima figura risultò decisiva per il seguito.

 

Degli incontri che seguirono non ho ricordi specifici.

Arrivai in finale dopo avere realizzato un paio di ippon al suolo. In finale il mio avversario era un francese. Entrambi attaccammo senza però riuscire a trovare uno spiraglio decisivo. A pochi secondi dalla fine del settimo ed ultimo minuto di gara caddi sul fianco, in conseguenza ad un mio attacco d’anca. L’arbitro attribuì un yuko che risultò decisivo.

Alla premiazione ero comunque felice. Ricordo che pensai “Takero si sarebbe mangiato questo galletto francese.” Il secondo posto ottenuto a quei campionati del mondo mi aprì la strada della nazionale prolungando automaticamente la mia permanenza nella capitale. Rimasi così a Tokyo, prima come combattente e poi come allenatore e responsabile, trentaquattro anni. Non tornai più a vivere a Nagasaki.

Furono anni bellissimi costellati da successi e sconfitte, da atleta e da tecnico. Anni in cui ebbi occasione di girare il mondo e di conoscere il judo praticato in tutti e cinque i continenti.

All’epoca in cui ero al centro nazionale quale agonista devo confessare di non avere più avuto l’occasione di approfondire gli scritti di Jigoro Kano. Il susseguirsi degli impegni non mi lasciava troppo tempo per effettuare ricerche personali.

La sua immagine, che si ritrovava immancabilmente in tutti i dojo che avevo visitato, sembrava “benedire” il judo sportivo che ci veniva proposto e che giornalmente mettevamo in pratica. Prima che mettessi a fuoco il pensiero effettivo del Fondatore mi ci vollero anni.



[1] Charles Palmer (1930/2001) fu presidente della IJF dal 1965 al 1979. Nel 1999 venne promosso 10° dan.

[2] In origine i combattimenti non avevano un tempo limite. Nelle prime edizioni dei mondiali e dei giochi olimpici gli incontri duravano 10 minuti, la finale 15. Successivamente il tempo (fermato al maté) è stato ridotto a 5 minuti con la finale a 7 (fino al 1983). Attualmente un incontro dura 4 minuti, con golden score illimitato in caso di parità.



I LIBRI SUL JUDO: "Il mio Do".

 

Victor Carlo Vitale ha scritto nel 2018 un racconto intitolato "Il mio Do" (Il cammino).

L'autore è un judoka, artista in senso ampio essendo stato ballerino, attore e regista con esperienze lavorative diverse dalla strada, al cinema, alla TV e al teatro.

Oggi Vitale si occupa della formazione teatrale.

Il racconto è stato pubblicato da Guasco, Ancona.

 

Dalla postfazione di Alessandro Giorgi:

Carlo, protagonista del racconto, ci narra "quello che vede, quello che prova, i piccoli spostamenti che fa nella sua semplice vita, gli aggiustamenti rispetto a tutto ciò che agisce intorno a lui e soprattutto ciì che agisce coinvolgendolo ... Carlo cerca e costruisce il suo "Do", la sua Via, un percorso o cammino di vita ... seguendo le impronte lasciate dal Sensei, il Maestro".

"Il libro ... è un testo teatrale che mostra un percorso chiaro, sincero, emozionante perché fatto d'amore ... Carlo farà del teatro la sua vita ma il fil rouge viene dal judo e così il tentativo di applicarsi e di migliorarsi, di studiare per condividere con gli altri, in una visione ancorta più ampia e allargata."

 

 

Il Maestro di riferimento è Cesare Barioli, il Sensei del Bu Sen Milano che ha indubbiamente lasciato una impronta indelebile sui judoka che hanno frequentato il suo dojo e/o hanno letto i suoi numerosi libri.

Chi scrive lo ha conosciuto. Non era particolarmente simpatico ma si capiva che aveva una conoscenza approfondita e che il judo, interpretato a largo raggio, era la sua vita.

Incontrare chi crede in qualche cosa e, ancora dopo diversi anni, dimostra entusiasmo, ci fa riflettere sul senso vero della nostra esistenza.

Un monaco itinerante mi ha detto

"voglio morire sul bordo della strada",

"fatti da parte allora,

c'é posto anche per me"

Gli ho detto.

 

Ciao Carlo

Cesare Barioli, 30.4.2007


NOTIZIE IN BREVE

Freddy Waizenegger ha ottenuto un bronzo al European Open Benidorn a -66 kg.

Cinque gli incontri vinti. L'unica sconfitta è arrivata dal kazako Nassyr giunto poi quinto.

La categortia è stata vinta dal kazako Botabay.

 

 

Sabato 30 maggio il Maestro Hiroshi Katanishi ha tenuto un corso per i sessant'anni del JK Muralto.

Katanishi è un tecnico raffinato, specialista di movimenti in tandoku-renshu, da sempre apprezzato dai nostri judoka. Un bel momento di judo che i partecipanti hanno sicuramente apprezzato.

 

 

Sabato 6 giugno e domenica 7 giugno al dojo del DYK Chiasso terrà delle lezioni Ryunosuke Haga, campione del mondo 2015, bronzo olimpico 2016 e vincitore degli All Japan 2020. Haga sarà ospite della festa sociale che chiude la stagione.

Le lezioni sono riservate ai soci. 

 

 

Dal 20 al 30 agosto alla Vaudoise Arena di Losanna, per la prima volta in Svizzera, si combatterà un torneo Grand Slam del tlour IJF.

È annunciata la presenza di Teddy Riner che per l'occasione tornerà a vestire i panni del combattente, in vista (forse) dei prossimi giochi che, per lui, sarebbero i sesti.

Uno spettacolo da non perdere per chi ne ha la possibilità.

 

 

Sabato 27 giugno a Grenchen avrà luogo il tradizionale swiss judo day.

L'edizione di quest'anno è valorizzata dalla presenza del doppio campione del mondo Joshiro Maruyama che gestirà un work shop.

 

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