Nr.114 / 15 maggio 2026 

TICINO DOJO JOHO

Notizie e approfondimenti sul JUDO, a cura dell’ATJB

 

 

In occasione della Festa della mamma l'ATJB formula i migliori auguri e ringrazia siceramente tutte le mamme attive nei nostri dojo, senza le quali tanti giovani non avrebbero occasione di praticare partecipando ad una serie di eventi che permettono di crescere nel judo ed anche nella vita.

 

Grazie mamma che ci hai condotti al dojo !


 

In questo numero un pensiero alla Notte dei samurai, evento ricorrente alle nostre latitudini, all'allenamento U16 diretto a Chiasso da Yoshiyuki Hirano ed ai risultati dei tornei del Grand Slam di Dushanbe e di Astana. Si ritrovano poi il sesto capitolo de "Le memorie di Saito" e la rubrica "I protagonisti della storia".

Indice di TDJ nr. 114:

  1. Le notti dei samurai - Marco Frigerio
  2. Gli under 16 a Chiasso - Marco Frigerio
  3. I Grand Slam di Dushanbe e di Astana - Marco Frigerio
  4. Le memorie di Saito: capitolo 6 - Marco Frigerio
  5. I protagonisti della storia - Marco Frigerio
  6. Notizie in breve - Marco Frigerio

LE NOTTI DEI SAMURAI

La Notte dei samurai è un evento particolare che da tempo ricorre nei nostri dojo, anche se ognuno ha la propria versione.

A Chiasso l' 8/9 maggio si è festeggiato il ventesimo samurai della storia, a Biasca il 1/2 maggio si è organizzata la prima "Notte". Per quanto noto a chi scrive a Roveredo l'evento viene anche proposto da diversi anni.

 

Al di là della forma e dal contenuto della "Notte dei samurai", quello che conta è creare il gruppo. Trascorrere una notte, fianco a fianco, dormendo in materassina dopo l'allenamento serale crea dei legami. Ripartire al mattino ed allenarsi quando ci si sente stanchi per avere dormito poco (e male) è una prova caratteriale da superare.

Certo si può rendere il tutto ancora più coinvolgente prevedendo dei giochi per designare il samurai dell'anno come avviene a Chiasso dal 2005, dove le prove consistono in un torneo a squadre, in alcuni esercizi di abilità, nella facoltà di votare per un paio di compagni "meritevoli", per arrivare al quiz finale.

Le materie del quiz saranno legate al judo, alla storia del club, a Chiasso alla Trilogia, ma anche a temi culturali quali storia, letteratura e matematica perché il judoka non è un ignorante ma una persona che nella vita non ha mai smesso di approfondire.

Un finale a cinque a eliminazione con gli altri a tifare per il proprio beniamino è quanto porta alla designazione del samurai dell'anno che verrà poi portato in trionfo dai compagni perché non è solo lui a vincere ma il gruppo.

 

L'albo d'oro dell'evento, stampato ogni anno e messo a disposizione dei partecipanti per creare interesse, permetterà poi di ricordare alcuni "samurai" che nel corso degli anni sono passati dal dojo; magari fermandosi solo qualche stagione, magari andandosene sbattendo la porta, magari (si spera) rimanendo fedeli sino ad arrivare ad aiutare il gruppo che segue.

Qualche immagine porta ricordi a chi, da tempo, organizza l'evento e qualche rimpianto, perché non tutti i samurai sono diventati judoka veri.

Non importa però, non è il risultato che importa, ma lo sforzo continuo e coerente per cercare di trasmettere il messaggio del judo.

Comunque vada, anche quest'anno il messaggio è stato trasmesso !

Giacomo è il ventesimo samurai del DYK Chiasso.

Una quarantina i partecipanti dalla "Notte dei samurai", con otto giovani aiutanti fuori concorso che non hanno voluto perdersi l'evento. 

Grazie a tutti i collaboratori (mamme in particolare).


GLI UNDER 16 A CHIASSO

 

Sabato 2 maggio al dojo del DYK Chiasso Yoshiyuki Hirano ha diretto tre lezioni destinate agli under 16 ticinesi. Presente il team U15 in corpore con Fabio Ciceri, Nice Ceresa e Angelo Melera, oltre a qualche insegnante di club.

 

Al mattino, suddivisi per età, sono state proposte delle lezioni aperte a tutti.

La prima fascia d'età era riservata ai più giovani (2016/2014), la seconda fascia agli scolari A ed al primo anno dei cadetti (2011/2014).

Nel primo pomeriggio un secondo allenamento per la seconda fascia d'età riservata a chi si è annunciato alla selezione regionale completava il programma.

Hirano ha spiegato seoi-nage, ai più piccoli, insistendo sull'importanza di un corretto squilibrio di uke e osoto-gari, al secondo corso (vedi fotografia), ponendo l'accento sul movimento del corpo.  Nel pomeriggio si è invece concentrato su alcuni esercizi e passaggi al suolo.

 

Buona la partecipazione e soprattutto l'impegno dimostrato dai partecipanti che tra i due corsi sono stati una cinquantina.

Il DYK Chiasso ha offerto il pranzo ai ragazzi che si sono fermati per il secondo allenamento in programma. A ciascuno dei presenti è stata donata una copia del racconto "Le memorie di Saito". Il judo si apprende in materassina, ma lo si comprende anche approfondendo aspetti culturali e principi. Un mezzo originale è la lettura della Trilogia, opera unica di chi coordina la presente newsletter.

 

Buon allenamento dunque ma anche buona lettura.


I GRAND SLAM DI DUSHANBE E DI ASTANA

 

34 nazioni per 230 judoka hanno preso parte al Grand Slam di Dushnabe (Tajikistan) dal 29 aprile al 1 maggio.

Assenti i judoka svizzeri ed anche Giappone e Georgia, i paesi dell'est presenti sono risultati protagonisti in una sfida che non infrequentemente ha visto scontrarsi russi e ucraini.

Lo sport e il judo devono però andare oltre i conflitti internazionali.

 

La finale -60 kg ha opposto il russo Ayub Bliev all'ucraino Artem Lesiuk.

Ben combattuta la finale, conclusasi con la vittoria del russo grazie a un indiscutibile ippon di morote-seoi-nage a sinistra. Due episodi infelici: la mancata stretta di mano tra i due contendenti a fine incontro e la distanza tenuta dall'ucraino dagli altri tre medagliati sul podio. Peccato. 

La trentunenne i'italiana Odette Giuffrida si è imposta a -52 kg. In finale si è imposta, grazie ai tre shido attribuiti alla polacca Alexandra Kaleta. Nei pesi massimi femminili l'italiana Asya Tavano ha bissato la vittoria ottenuta nel 2024 sconfiggendo in finale la cinese Yenisunuer  Ayiman per yuko ottenuto grazie a un contraccolpo di ouchi-gari.

Nelle categorie maschili supremazia dei judoka di casa con tre vittorie grazie al campione d'Asia 2026 Emomali (-66 kg), al campione del mondo juniores 2025 e campione d'Asia 2026 Asadulloev (-73 kg) ed al bronzo olimpico di Parigi Makhmadbekov (-81 kg).

Anomala la finale dei pesi massimi maschili con il polacco Sordyl e il russo Bislan Katamardov (campione del mondo junior 2025) protagonisti di una serie di attacchi rapidi piuttosto infrequenti nelle categorie superiori, l'incontro si è concluso con una immobilizzazione a favore del primo.

 

Nel medagliere 3 vittorie per Tajikistan e Russia, 2 per Italia, Mongolia e Polonia.

 

Questi i vincitori:

-60kg Ayub Bliev RUS

-66kg Nurali Emomali TJK

-73kg Muhiddin Asadulloev TJK

-81kg Somon Makhmadbekov TJK

-90kg Mansur Lonzanov RUS

-100kg Fuchun Huang CHN

+100kg Jakub Sordyl POL

 

-48kg Anudari Jasram MGL

-52kg Odette Giuffrida ITA

-57kg Olga Mukhina RUS

-63kg Gankhaich Bold MGL

-70kg Aleksandra Kowalewska POL

-78kg Yelyzaveta Lytvinenko UAE

+78kg Asya Tavano ITA

 

 

36 nazioni per 295 combattenti hanno preso parte al Grand Slam di Astana (Kazakistan) dall'8 al 10 maggio.

Assenti anche qui Svizzera e Giappone.

 

Paesi dell'est protagonisti con la squadra francese femminile.

Le francesi hanno conquistato tre tiloli grazie a Blandine Pont (-52 kg) che in quattro incontri non è però riuscita a realizzato alcun ippon, a Faiza Mokdar (-57 kg) che al contrario ha vinto tutti i suoi incontri per ippon, superando in finale la connazionale Chloé Devictor, e a Clemence Eme (-70 kg) che in finale ha superato la tedesca argento olimpico 2024 Myriam Butkerei per yuko.

Bello l'ippon di juji-gatame della russa Elis Startseva con la quale ha vinto la finale superando la kazaka Kamila Berlikash.

Tra gli uomini da segnalare il ritorno di Fabio Basile, l'italiano campione olimpico (a sorpresa) a Rio de Janeiro 2016 si è classificato secondo, in finale è stato sconfitto per ippon dal russo Dani Lavrentev grazie ad un ouchi-gari marcato al golden score, la vittoria del beniamino di casa Marat Baikamurov a -100 kg che grazie ad un yuko ha superato in finale il moldavo Vadim Ghimbovschi in un incontro caratterizzato dal continuo tentativo di quest'ultimo di arrivare a contatto per sollevarlo e il primo posto del ventottenne russo Inal Tasoev nei +100 kg, campione del mondo in carica che in semifinale ha sconfitto per ippon il polacco Sordyl vincitore a Dushanbe.

 

Nel medagliere Russia e Francia con tre titoli, seguiti da Kazakistan e Mongolia con due vittorie.

 

Questi i vincitori

-60kg Sukhbat Byambasuren MGL

-66kg Abdurakhim Nutfulloev UZB 

-73kg Danil Lavrentev RUS

-81kg Zhalgas Kairolla KAZ

-90kg Boris Rutovic SRB

-100kg Marat Baikamurov KAZ

+100kg Inal Tasoev RUS

 

-48kg Amber Gersjes NED

-52kg Blandine Pont FRA

-57kg Faiza Mokdar FRA

-63kg Enkhriilen Lkhagvatogoo MGL

-70kg Clemence Eme FRA

-78kg Anna Monta Olek GER

+78kg Elis Startseva RUS

 

Olga Mukhina vincitrice a -57 kg a Dushanbe.

Russa ventunenne alla sua prima vittoria in un torneo del Grand Slam.


LE MEMORIE DI SAITO

 

 

Capitolo 6: “La prima finale nazionale”

 

Come ebbi modo di scoprire Takero Maruyama era un mio coetaneo.

A vent’anni ci ritrovammo in finale nella categoria dei pesi medi. Per entrare in quella categoria ero dimagrito tre chili, Takero invece non faceva e non aveva mai fatto diete. Combatteva al naturale là dove capitava.

Fisicamente pensavo di sovrastarlo. Gli esercizi di condizione che mi erano stati imposti da Shuzo al liceo, in parallelo agli allenamenti di judo, avevano scolpito il mio fisico trasformandolo in una “macchina da guerra”.

Takero invece era più lineare, non era la forza a caratterizzarlo ma la reattività e il senso della posizione.

Avevo avuto modo di studiarlo durante l’ultimo anno e mi ero convinto che avrei potuto batterlo.

Affrontai così la finale con il giusto spirito, senza timore reverenziale per colui che, alle spalle, aveva già due titoli nazionali giovanili.

Il combattimento fu in effetti alla pari per i primi minuti. Al quinto minuto, tuttavia, dopo una serie di finte ed attacchi parati Takero ebbe a proiettarmi con un perfetto osoto-gari. Nessuno spazio di discussione. Avevo perso la mia prima finale nazionale per ippon. Me ne sarei fatto una ragione.

Al momento della premiazione sorrisi a Takero che parve sorpreso. Mi guardò sospettoso come a verificare che il sorriso fosse reale. Non avevo alcun secondo fine. Sinceramente volevo complimentarmi con chi era stato superiore esprimendo, come per altro sua abitudine, un ottimo judo.

Da quel giorno i nostri rapporti divennero amichevoli.

 

Rientrato a Nagasaki, qualche settimana dopo la finale, venni contattato dal responsabile della nazionale juniores.

Mi disse che Takero aveva subito un infortunio, di cui non mi diede particolari indicazioni, e che avrei potuto sostituirlo ai campionati del mondo juniores in programma da lì a qualche settimana. Per subentrare avrei però dovuto trasferirmi subito a Tokyo e là allenarmi con i quadri nazionali. A Tokyo avrei anche potuto completare i miei studi universitari, qualora fossi stato interessato.

Ci misi due secondi ad accettare la proposta.

Per primo informai l’insegnante dell’università di Nagasaki; Katsuhiro mi disse di seguire la mia strada e che un’occasione simile difficilmente si sarebbe ripresentata. Lo ringraziai per avermi aperto gli occhi segnalando che il judo non era solamente agonismo. Gli confessai di avere letto alcuni scritti del Fondatore ma di faticare a comprendere. Rispose dicendo di non preoccuparmi e che, data la mia età, per comprendere realmente il senso vero del judo, avevo a disposizione una vita. “Il pensiero di Jigoro Kano è complesso. Due però sono le cose importanti: apprendere ad utilizzare al meglio la propria energia e non pensare solamente a sé. Sono certo che proseguirai con successo sulla via del judo. Ti auguro grandi soddisfazioni e non solamente agonistiche. Ricorda che il tempo delle competizioni si conclude presto e che alla fine sarà ricordato solamente come una breve stagione” mi disse salutandomi.

 

Informai di seguito i miei genitori che, come era facilmente prevedibile, non furono contenti. Sino ad allora avevo vissuto a Nagasaki. Eravamo uniti e certamente la mia partenza avrebbe creato un vuoto nel loro quotidiano. I miei fratelli avevano già lasciato la casa paterna per seguire la loro strada. Per la prima volta, dopo più di venticinque anni, Kozue e Yuna si sarebbero ritrovati soli.

Mia sorella invece fu entusiasta. “Vai a Tokyo, segui la tua strada. Non guardare mai indietro. Costruisci sul presente e non pensare al passato. Ciò che è stato non potrà mai cambiare. Se puoi ricordalo con simpatia ma senza rimpianti!

Mi dedicò poi un haiku, come era suo costume:

 

La notte di primavera è finita.

Sui ciliegi

sorge l’alba.[1]

 

Mi installai a Tokyo e con la nazionale presi parte a quella edizione dei campionati del mondo juniores cosciente che l’esito avrebbe potuto cambiare il mio destino. Non ero preoccupato. Ero pronto ad accettare qualsiasi risultato. Il seguito sarebbe stato comunque da scrivere.

 



[1] Haiku di Matsuo Bashu (1644/1694).



I PROTAGONISTI DELLA STORIA: Shota Chochisvili (1950/2009)

 

Shota Chochisvili è stato il primo judoka sovietico, di origini georgiane, a vincere i giochi olimpici nel 1972 (categoria -93 kg). Nella finale sconfiggerà il britannico Starbrook che lo aveva superato nei turni preliminari.

Otterrà ancora il bronzo olimpico nel 1976 ed anche un terzo posto ai campionati del mondo del 1975 dove sarà sconfitto unicamente in semifinale dal giapponese Uemura nella categoria OPEN. Vinse anche cinque medaglie ai campionati d’Europa dal 1973 al 1977, sconfitto in due finali dal francese Parisi.

La sua tecnica preferita era ura-nage.

Negli anni a seguire divenne un combattente professionistico di wresling.

Nota in particolare è la sua doppia sfida con il giapponese Antonio Inoki del 1989 valida per il titolo mondiale della WWF (World Wresling Federation). Chochsvili vinse il primo incontro, ma venne sconfitto nel secondo.

 

Divenne coach di judo e si occupò in particolare di allenare la nazionale georgiana.

Fu anche vicepresidente della Federazione georgiana di judo.

Nel 2004 gli venne diagnosticato il cancro, dopo alcuni anni di cure chemioterapiche morì nel 2009.

A Tblisi gli è stata dedicata una via.

 

Shota Chochisvili

La prima medaglia d'oro sovietica di judo è stata ottenuta dal judoka georgiano ai giochi di Monaco 1972 (-93 kg). Al secondo turno sconfisse il giapponese Fumio Sasahara campione del mondo in carica.


NOTIZIE IN BREVE

 

Timeo Cori si è classificato terzo alla Coppa Europa U18 di Berlino.

Sei incontri vinti sui 7 disputati dal giovane svizzero che nella finalina ha saputo ricuperare lo svantaggio di waza-ari grazie ad un ippon di uchi-mata negli ultimi secondi del tempo regolamentare.

Otto i giovani svizzeri presenti al torneo.

 

 

Lunedì 4 maggio Tatsuaki Egusa ha tenuto tre lezioni al dojo del DYK Chiasso.

Egusa è cresciuto all'università di Tenri ed è stato tre volte campione d'Asia.

Ha spiegato degli ashi-waza ai più giovani, si è concentrato su morote-seoi-nage al corso agonistico ed ha proposto interessanti movimenti in tandoku-renshu agli amatori (foto che segue).

Un bel momento di apprendimento con chi ancora esporta e promuove il bel judo.

Grazie Egusa.

 

 

Sono parte le iscrizioni allo stage che il DYK Chiasso organizza al centro scolastico di Arzo dal 24 al 28 giugno (fascia di età 2011-2017).

Quest'anno il tema sarà la "Storia Svizzera".

Oltre al team usuale del DYK sarà presente la ventottenne Honoki Tasaki, laureata all'università IPUS, già nazionale giapponese.

Per informazioni scrivere a mbfrigerio@bluewin.ch.

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