Nr.111 / 31 marzo 2026 

TICINO DOJO JOHO

Notizie e approfondimenti sul JUDO, a cura dell’ATJB

 

In questo numero il benvenuto alla primavera ("haru"), il risultato del secondo turno di campionato, un pensiero sulla Giornata Internazionale Down, i risultati del Grand Slam di Tblisi, il terzo capitolo de "Le memorie di Saito" e la rubrica "I libri sul judo".

Indice di TDJ nr. 111:

  1. Benvenuto "Haru" - Marco Frigerio
  2. Secondo turno positivo per il Judo Team - Michele Citriniti 
  3. Giornata Internazionale Sindrome Down - Fabio Ciceri
  4. Il Grand Slam di Tblisi - Marco Frigerio
  5. Le memorie di Saito: capitolo 3 - Marco Frigerio
  6. I libri sul judo - Marco Frigerio
  7. Notizie in breve - Marco Frigerio

BENVENUTO "HARU"

In Giappone la primavera è chiamata "Haru", inizia il 4 febbraio e termina il 4 maggio.

Dopo una prima fase fredda, ancora legata all'inverno, raggiunge la propria pienezza con la festa di "hanami" (letteralmente "guardare i fiori") caratterizzata dallo spettacolare sbocciare dei fiori di ciliegio.

Per il 50esimo del DYK Chiasso, nel giardino che circonda il dojo, è stato posato un albero di ciliegio proveniente dal Giappone.

In questi giorni i fiori stanno sbocciando creando uno spettacolo non usuale alle nostre latitudini. L'immagine che segue è del ciliegio di Chiasso.

 

Come in natura avviene per lo sbocciare dei fiori di ciliegio, la primavera è il periodo della vita che caratterizza il passaggio da "bimbo" a "ragazzo", una fase complicata che deve potersi realizzare al meglio portando con sé consapevolezza, valori e senso di responsabilità.

Il judo vuole aiutare a crescere ed a trasmettere quanto di meglio la disciplina insegna secondo il pensiero originale del Fondatore.

Crescere al proprio dojo apprendendo le basi è fondamentale: basi tecniche e valori. L'evoluzione potrà poi proseguire approfittando di promozioni anche esterne al proprio dojo, da decidere comunque insieme, come lo stage organizzato in questo fine settimana a Bellinzona sotto la direzione di Yoshiyuki Hirano accompagnato per l'occasione da un gruppo di giovani judoka friburghesi.

La primavere è una stagione delicata.

Al primo soffio di vento il fiore del ciliegio vola via.

Le scelte legate al judo anche sono fragili, per una crescita sana e proficua vanno mirate senza perdere i contatti con il proprio dojo. Senza riferimenti non si adempie al pensiero di Kano che più volte ha invitato i judoka a non essere degli egoisti ma di pensare a crescere con il proprio gruppo di riferimento contribuendo così a migliorare sé stessi ed anche i compagni.

 

Buon judo a tutti!


SECONDO TURNO POSITIVO PER IL JUDO TEAM TICINO

 

Il 21 marzo a Bellinzona si è svolto il secondo turno del campionato svizzero a squadre regionale.

La squadra di casa affrontava il BSC Arashi Yama Wil e il Judo Club Wetzikon 2, con incontri sia di andata che di ritorno.

Doppia vittoria per 6-4 contro la squadra san gallese maturata da combattimenti equi, fino ad arrivare entrambe le volte all'ultimo incontro per decretare il risultato finale.

Contro il club di Wetkizon, i ticinesi vengono invece sconfitti per 6-4 nella sfida di andata; nel ritorno però, con molta determinazione, grazie alle vittorie di Maserin, Melera (i migliori della giornata con quattro vittorie su quattro), Arrigoni e Guggiari trovano il trionfo per 8-2.

 

Ottimi punti conquistati per la classifica finale.

Il prossimo turno è previsto il 09.05.26 sempre a Bellinzona.

 


GIORNATA INTERNAZIONALE SINDROME DI DOWN

Il 21 marzo è la giornata internazionale della sindrome di Down.

La data è simbolica per la trisomia 21.

Perché il 21? Il cromosoma è presente tre volte nelle persone con sindrome di Down - quindi 21/3.

 

Questa giornata ha lo scopo di promuovere l'attenzione, la comprensione e l'inclusione.

Il judo è uno sport particolarmente adatto a bambini, adolescenti e adulti con trisomia 21. Attraverso il movimento, le strutture chiare e il rispetto reciproco, il judo rafforza la fiducia in se stessi, la coordinazione e la comunità.

Molte persone con sindrome di Down si allenano con grande gioia ed entusiasmo.

 

La Federazione Svizzera di Judo approfitta di questa giornata per celebrare i suoi membri con la trisomia 21 e per riconoscere in particolare i loro risultati nel judo.

Fabio Ciceri, Didier Berruex e Cilia Evenblij sono responsabili dell'A-Judo in Svizzera e i club di judo che vogliono iniziare con Adaptive Judo sono a disposizione con consigli e assistenza. Sostengono volentieri le associazioni nel rendere il judo accessibile a tutti (estratto www.sjv.ch).

 

Chi scrive ha accumulato alcuni ricordi indipenticabili. Ricordi che riscaldano il cuore e rammentano i bellissimi momenti condivisi con i nostri ragazzi e con tutte le persone che sostengono l'iniziativa. Ad ogni nuovo evento si incontrano e conoscono Anime con un grande Cuore e questa è un’opportunità immensa.

Grazie.


GRAND SLAM DI TBLISI

 

Il Grand Slam di Tblisi in Georgia è da qualche anno un appuntamento fisso del Tour IJF. 51 le nazioni presenti e 386 i combattenti di questa edizione.

Nessun judoka svizzero vi ha preso parte.

 

La prima giornata ha visto l'attribuzione di due titoli dei cinque in palio a judoka israeliani. Il diciottenne Ishzak Ashpiz ha vinto i -60 kg superando nella finale il ventiquattrenne russo Achyty Dombuu per ippon. La sperimentata tretunenne Timna Nelson Levy ha avuto la meglio nell'incontro di finale della categoria -57 kg sulla connazionale Inhmal Shemesh, dopo avere eliminato nei quarti - grazie alla squalifica per tre shido - la francese Martha Fawaz.

 

La seconda giornata ha consacrato il venticinquenne italiano Leonardo Valeriani che con cinque incontri vinti per ippon si è aggiudicato la categoria -73 kg.

In finale ha avuto la meglio del finlandese Valtteri Olin grazie ad una leva di juji-gatame. Da notare che nella categoria combatteva anche il campione olimpico in carica, l'azero Hidayat Heydarov classificatosi infine terzo.

Da segnalare anche la vittoria della russa ventiseienne Madina Taimazova a -70 kg che in finale ha superato per yuko l'australiana Aoife Coughlan. Nella categoria ha pure combattuto la campionessa del mondo in carica giapponese Shiho Tanaka, giunta terza.

Il trentaduenne Vedad Albayrak si è imposto a -81 kg, coach dell'impresa Giorgio Vismara che dallo scorso luglio si occupa della nazionale turca. 

 

La terza giornata ha consacrato i judoka dell'est. Nei -100 kg si è imposto il ventiduenne russo Idar Bifov in una finale che lo ha visto vincente sul connazionale Niiaz Bilalov. Due invece i titoli vinti dai georgiani grazie al già campione del mondo Lukas Maisuradze a -90 kg e al ventitreenne Irakli Demetrashvili a +100 kg che in finale ha superato il tedesco Losseni Kone chiudendo in bellezza il torneo.

 

Nel medagliere al primo posto si trova sorprendentemente Israele con tre titoli, due titoli ciascuno invece per Georgia, Russia, Turchia e Francia.

I vincitori del torneo:

-60 kg I. Ashpiz ISR

-66 kg N. Serikbayev KAZ

-73 kg L. Valeriani ITA

-81 kg V. Albayrak TUR

-90 kg L. Maisuradze GEO

-100 kg I. Bifov RUS

+100 kg I. Demetrashvili GEO

 

-48 kg T. Beder TUR

-52 kg B. Pont FRA

-57 kg T. Nelson Levy ISR

-63 kg H. Kaju JPN

-70 kg M. Taimazova RUS

-78 kg A. Tchemeo FRA

+78 kg R. Hesrshko ISR

 

Al Grand Slam di Tblisi protagonisti sono stati i judoka dell'est: Georgiani, Uzbeki, Azeri ed altri euroasiatici specialisti nella ricerca del contatto stretto per l'esecuzione di tecniche di pick-up.

A volte il judo si confonde con la lotta.

Per fortuna vi è poi chi - grazie ad un ippon - ancora ci dona il gusto della bellezza del gesto.


LE MEMORIE DI SAITO

 


Capitolo 3 “La scoperta del judo”

 

Alla scuola media mi ritrovai nell’obbligo di praticare un’arte marziale. La scelta era tra judo e kendo. Memore del fatto che mio padre aveva praticato kendo in gioventù scelsi il judo, senza sapere cosa fosse. Kozue non fu per nulla contento. Le direttive scolastiche erano però chiare. Non vi era alcuna possibilità di evitare di praticare l’una o l’altra disciplina.

Mi si aprì così un mondo nuovo che determinò il mio destino.

 

Alla scuola media di Nagasaki, alla fine degli anni Sessanta, l’insegnamento del judo era diretto dal maestro Sanshiro. L’insegnante discendeva da una famiglia con una radicata tradizione nella pratica del judo.

Nel 1969 il cugino Hirao[1] aveva ottenuto una medaglia d’argento ai Campionati del mondo di Città del Messico, sconfitto in finale dal connazionale Isamu Sonoda.

L’insegnamento avveniva secondo tradizione. Il Gokyo definiva la successione delle tecniche da apprendere. Uchi-komi e randori erano gli strumenti necessari per fare in modo che le tecniche venissero effettivamente acquisite. La necessità di ripetere e ripetere le movenze delle proiezioni era chiara per tutti. Non vi era spazio per discussioni e nessuno di noi allievi si sognava di proporne. Non venivano insegnati i kata.

Da un iniziale approccio titubante, conseguente al parere negativo espresso da mio padre al riguardo di ogni forma di arte marziale, mi lasciai in breve trascinare dall’entusiasmo.

La lotta in sé era un esercizio naturale per noi giovani di allora. Non ci vedevo quindi nulla di male. Il combattimento di judo, nel rispetto delle regole poste, non aveva quale fine l’annientamento dell’avversario (contrariamente al pensiero di Kozue) ma la realizzazione dell’ippon.

L’esecuzione perfetta di una proiezione portava poi un sentimento di soddisfazione e realizzo che non avevo mai riscontrato in altri ambiti. Attuare una perfetta proiezione, sia pure nel corso del randori, era un toccasana per la mente. Mi faceva sentire bene.

Progredendo nella pratica del judo avevo la chiara impressione che non era solo il mio fisico a beneficiarne ma anche il mio spirito. La consapevolezza di essere in grado di oppormi, se necessario, ad ogni forma di brutalità mi aveva reso fiducioso ad oltranza. Nulla mi appariva impossibile all’epoca. Grazie alla pratica costante del judo avevo acquisito coscienza delle mie possibilità e non vedevo l’ora di partecipare agli allenamenti per migliorare sempre più.

Inutili furono quindi le lamentazioni dei miei genitori. “Va bene praticare judo, se proprio è obbligatorio, tuttavia, tieni le distanze. Non lasciarti coinvolgere. Nella tua vita altro dovrà essere il tema di riferimento” ribadiva, ad ogni occasione, Kozue. “Tuo padre ha ragione. Le arti marziali sono obsolete e contrastano con il mondo di pace che tutti desideriamo” faceva eco Yuna.

 

Inutile dire che non li ascoltai.

I tre anni delle scuole medie vennero da me sfruttati al massimo. Il judo divenne il mio compagno di vita. L’allenamento era divenuto il momento più significativo della mia esistenza.

Dopo i primi due anni di studio concentrati sui fondamentali dove appresi le cadute, gli spostamenti, gli squilibri e le prime tecniche, iniziarono anche le prime sfide.

La squadra delle medie di Nagasaki aveva una buona tradizione.

Ricordo il mio debutto al torneo di Fukuoka. Avversario era un coetaneo della squadra di Kumamoto di nome Kenji. Lo scontro era alla pari per il peso, decisamente impari per contro per esperienza. Kenji era figlio di un noto judoka della regione, aveva iniziato a praticare a sei anni e l’anno precedente si era laureato campione del Kyushu. A ripensarci ora posso dire di avere sbagliato tutto in quell’incontro. Ero emozionato. Il cuore mi batteva a mille. Non avevo idea dei miei movimenti. Kenji per contro sapeva cosa fare: “Hajime”, prese in avvicinamento, due passi sulla destra e attacco di seoi-nage. “Waza-ari” decretò l’arbitro. Ripresa di incontro con identico copione con la differenza che caddi picchiando la testa al suolo. “Ippon soremade!

Dolorante e sofferente per la netta sconfitta subita cercai di non piangere ma non mi fu possibile.

Le lacrime sgorgarono fluenti.

Sanshiro mi riprese: “Il judo insegna a controllare i propri stati d’animo. Non è consentito piangere o per lo meno non si piange dinnanzi a tutti. Il controllo di sé è fondamentale e va appreso.”

 

Il debutto agonistico fu da dimenticare insomma, come per la maggior parte dei judoka.

È raro, infatti, che chi inizia a combattere risulti subito vincente. Con il senno di poi devo dire che trovo assolutamente giusto che sia così. La vita non è mai semplice, apprendere ad accettare la sconfitta è quindi una delle lezioni più importanti della gioventù.

Insistendo e applicandomi ottenni finalmente qualche soddisfazione verso la fine dell’ultimo anno. Vinsi qualche incontro e iniziai a comprendere quale doveva essere il giusto approccio alla gara. Facevo del mio meglio e, qualunque fosse stato il risultato, avevo imparato ad accettarlo pronto a ripartire.

Avevo capito che in fondo vittorie e sconfitte fanno parte della vita sportiva (e non solo) e che è naturale gioire per le vittorie e recriminare per le sconfitte, ciò però ad uso personale.

Iniziai a pensare che il judo mi aveva insegnato ad affrontare i miei demoni e i miei timori rendendomi consapevole dei miei limiti. Ero certo però che, allenandomi intensamente, avrei potuto superarli.

 

Di quel periodo ricordo anche l’allenamento speciale che Katsuya, il cugino del maestro Sanshiro, diresse al dojo. Fu un momento particolare. Non era da tutti, alla nostra età, allenarsi con un vicecampione del mondo.

Rammento che spiegò hane-goshi [2]insistendo sull’uso delle braccia, in apertura con il sinistro e in spinta con il destro. Non vi avevo mai posto particolare attenzione. Mi ripromisi di riflettere e di correggere la mia esecuzione imperfetta. Credo che sia da allora che la tecnica, raramente applicata in competizione e di complessa esecuzione, divenne la mia preferita.

Di quell’allenamento ho memoria anche del randori. Katsuya era a disposizione di noi ragazzi.

All’ultimo turno riuscii a invitarlo. Caddi a destra e a sinistra, ovunque volesse proiettarmi. Non era importante, mi rialzavo e ripartivo all’attacco, convinto che un giorno avrei potuto divenire anche io un campione.

L’allenamento con Katsuya fu l’occasione per sognare un futuro costellato di vittorie e toccare con mano chi, in parte, aveva raggiunto un tale obiettivo.



[1] Hirao Katsuya (1943/2002) secondo classificato ai mondiali del 1969 è lo zio di Takanori Nagase (1993/…) doppio campione olimpico a -81 kg nel 2021 e 2024.

[2] Hane-goshi si traduce “colpo d’anca saltato”. Pare che la tecnica venne creata da Hajime Isogai (1871/1947), allievo di Kano, responsabile dell’insegnamento alla Dai Nihon Butokukai di Kyoto.


I LIBRI SUL JUDO: "Le Grand Livre des techniques de Judo"

 

Frédéric Demontfaucon (1973) è stato un campione francese. È arrivato terzo ai giochi di Sidney (200) ed ha vinto i campionati del mondo 2001 a -90 kg.

Nel 2011, insieme al giornalista Stéphane Weiss ha pubblicato "Le Grand Livre des techniques de Judo" presso le edizioni amphora.

Il libro ben illustra una serie di tecniche suddividendole per categoria partendo dalle proiezioni in te-waza per arrivare agli shime-waza e kansetsu-waza.

La presentazione è interessante anche se incompleta, nel senso che l'autore non si è prefisso l'obiettivo di presentare l'intero Go-kyo ma ha scelto le sue tecniche preferite.

Il lessico finale ci presenta la traduzione francese dei termini giapponesi in uso.

Si cercherà inutilmente nel libro qualche riferimento ai principi del judo.

 

Oggi Demontfaucon è 8° dan ed è ritenuto uno dei migliori tecnici francesi.

 

Una interessante presentazione delle principali tecniche di judo.

Frédéric Demontfaucon illustra in termini semplici le principali proiezioni e i principali controlli in ne-waza componenti il judo.


NOTIZIE IN BREVE

 

Al Torneo ranking della Rheintal di sabato 14 marzo si segnalano i risultati seguenti.

Negli U18 primo posto per Christian Perosa (JB Bellinzona), terzo posto di Irene Del Don (JK Biasca), di Oleksii Dmytrashyk e di Elena Callegari (DYK Chiasso).

Negli U21 primo posto di Jonas Perosa (JB Bellinzona), secondo posto di Chiara Ambrosini (JK Biasca), Elena Callegari (DYK Chiasso) e Dante Moodley (JB Bellinzona), terzo posto per Clarissa Bernasconi, Christian Perosa e Luke Bürgisser (JB Bellinzona).

Nei senior primo posto di Chiara Ambrosini (JK Biasca) e Angelo Melera (JB Bellinzona), secondo posto per Giulia Cambianica e Martino Gada (JB Bellinzona),

terzo posto di Greta Castellani (JK Biasca). 

 

 

Al Torneo scolari della Rheintal di domenica 15 marzo si segnalano le buone prestazioni di Rodrigo Pereira (JK Biasca) primo, Dylan Salmina (JK Muralto) secondo e di Elisa Algisi (JK Biasca) e Samuel Di Trizio (Judo per tutti) terzi U15.

 

 

Il JK Biasca e il DYK Chiasso hanno partecipato alla Coppa di Ornavasso combattuta a Naters (VS) domenica 15 marzo.

Per il JK Biasca negli U15 primo posto per Manuha Citino e secondo posto per Santiago De Almeida, negli U13 secondo posto per Sofia Markovic, Ian Citino e Manuha Citino, terzo posto per Shelby Heller e Santiago De Almeida. 

Per il DYK primo posto per Jacopo Tettamanti e Margherita Bosia nella rispettiva categoria U18, terzo posto per Diego Bove U15 e per Davide Limmi U11.

 

 

Domenica 22 marzo a Bellinzona è stata organizzata la competizione educativa di primo livello che l'ATJB propone da svariati decenni a chi intende avvicinarsi ad una prima esperienza agonistica.

Notevole la partecipazione nei vari gruppi di età.

 

 

Dal 16 al 19 aprile si combatteranno i campionati d'Europa senior a Tblisi.

Cinque i judoka svizzeri selezionati: Aurelien Bonferroni (-81 kg) e Daniel Eich (-100 kg) tra gli uomini, Binta Ndiaye (-57 kg), April Fohouo e Gioia Vetterli (-70 kg) tra le donne.

 

 

Buon successo di partecipazione allo stage del 28 e 29 marzo che ha riunito a Bellinzona giovani U15 e U18 ticinesi e friburghesi, sotto la direzione di Yoshiyuki Hirano.

Vedi foto a seguire: i partecipanti sotto le mura del castello.

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