Nr.110 / 15 marzo 2026 

TICINO DOJO JOHO

Notizie e approfondimenti sul JUDO, a cura dell’ATJB

 

In questo numero qualche pensiero sull'universalità del judo, il risultato del primo turno di campionato, una riflessione sul termine giapponese "ku", il secondo capitolo de "Le memorie di Saito" e la rubrica "I protagonisti della storia".

 

Qualora un club fosse interessato alla presentazione della Trilogia sul judo, l'autore si rende disponibile.

I tre racconti (di fantasia) costituiscono un unicum nella produzione judoistica nota, data la loro origine (ticinese), sarebbe bello che venissero diffusi tra i nostri praticanti.

"Non solamente praticando uchi-komi e randori un judoka si forma" !

Indice di TDJ nr. 110:

  1. L'universalità del judo - Marco Frigerio
  2. Discreto inizio per il Judo Team Ticino - Michele Citriniti
  3. "Ku" - Marco Frigerio
  4. Le memorie di Saito: capitolo 2 - Marco Frigerio
  5. I protagonisti della storia - Marco Frigerio
  6. Notizie in breve - Marco Frigerio

  


L'UNIVERSALITÀ DEL JUDO

 

 

Lo sappiamo.

Il judo, a differenza di altre arti marziali, ha una diffusione universale.

Nei cinque continenti ritroviamo dojo dove si pratica un judo identico o per lo meno simile e dove alla parete è esposta la fotografia classica di Jigoro Kano.

La fortuna del judo è legata al fatto che ne è garantita l'uniformità: per la tecnica ed i principi il riferimento è al Fondatore e per esso al Kodokan (la scuola da lui creata), per l'agonismo all'International Judo Federation (IJF) che ha istituito un Tour mondiale di competizioni di alto livello e che organizza annualmente i campionati del mondo. 

 

Certo vi è chi critica "questo e quello" pensando (forse) di essere il migliore.

Certo l'IJF "inventa" delle norme di competizione che, non infrequentemente si fatica a comprendere e che non sempre sono l'espressione del bel gesto indicato dagli scritti del Fondatore come l'obiettivo a cui aspirare.

Nel complesso però la via del judo è ben tracciata e se la si vuole percorrere nello spirito indicato da Kano vi è la possibilità di approfondire i suoi scritti (oramai tradotti nelle principali lingue in uso) e di fare propri i suoi insegnamenti.

Ogni nazione ha per altro la sua federazione di riferimento con la quale è opportuno collaborare e confrontarsi.

 

A proposito di universalità piace a chi scrive segnalare come, al recente torneo Grand Prix Upper Austria, la categoria -78 kg femminile sia stata vinta dalla trentatrenne Marie Branser una judoka - cinque volte campionessa d'Africa - che rappresentava i colori della Guinea pur essendo di origine tedesca.

Una prima vittoria per l'Africa ad un torneo Grand Prix.


DISCRETO INIZIO PER IL JUDO TEAM TICINO

 

Il 7 marzo a Bellinzona si è svolto il primo turno del campionato svizzero a squadre regionale.

 

Il Judo Team Ticino ha affrontato il Judo Team O-Nami e ZSJJV1 (squadra mista della Svizzera centrale).

Purtroppo per un infortunio la squadra di casa non era al completo, lasciando un peso scoperto, cosa che ha condizionato entrambi i risultati. 

Nel primo incontro il JTT rappresentato da Corno, Melera, Mignola e Kocher, nonostante il grande impegno, è stato sconfitto per 6-4 dal ZSJJV 1.

Mentre nel secondo incontro i judoka ticinesi si sono riscattati vincendo per 6-4 contro la squadra zurighese Judo Team O-Nami, grazie alle belle vittorie di Corno, Melera e Citriniti, mentre Mignola nonostante un incontro combattuto si è dovuto arrendere all'avversario.

 

Conquistando i primi 3 punti in campionato il Judo Team Ticino, nonostante le assenze, ha confermato il potenziale collettivo.

Il prossimo turno è previsto il 21 marzo 26 sempre a Bellinzona.

 


"KU"

 

Il termine "ku" in giapponese indica il vuoto ma anche apertura e possibilità.

Il silenzio non è vuoto ma uno spazio che accoglie.

Non va quindi inteso negativamente ma come uno spazio aperto in cui tutto può accadere. 

Un haiku di Matsuo Basho (1644/1694), considerato il maestro della poesia breve, esprime bene l'idea:

"Vuoto immenso -

persino il volo degli uccelli 

diventa sentiero."

 

Apprendere a non temere il vuoto e il silenzio, ma a considerarli un'occasione per ricercare in sé stessi o in quanto ci circonda un'istante di pura felicità e di pace, è certo opportuno. 

Nel frastuono del mondo moderno, tra le voci di chi urla il proprio pensiero pretendendo che gli altri lo facciano proprio, il silenzio è un momento di sana introspezione.

Nel silenzio si ritrova la via, il proprio essere e la conferma del proprio sentire.  


LE MEMORIE DI SAITO

 


Capitolo 2 “Un ricordo della scuola primaria”

 

Non sono mai stato uno studente modello. Malgrado il nome che porto - Riku significa “affidabile” -  non ho quasi mai soddisfatto le attese dei miei genitori.

Non mi interessavano la matematica e le scienze. Faticavo con le lingue straniere. Ho imparato l’inglese che però ho appreso a padroneggiare pienamente solo dopo avere vissuto due anni in Gran Bretagna. Sono sempre stato convinto che per fare propria una lingua è necessario vivere là dove è di uso comune.

Amavo la letteratura, la musica e la storia. Mia madre, aveva l’abitudine di leggere a noi figli, prima di mandarci a dormire, delle poesie e di commentarle. La poesia - e non solamente quella giapponese - è entrata così nel mio DNA. A volte Yuna suonava lo shamisen; tra le sue dita esperte le tre corde dello strumento rilasciavano suoni celestiali che mi trasportavano in un mondo di pace e concordia, fantastico in quanto irreale. L’interesse per la storia mi era invece stato trasmesso da Kozue. Approfondendo gli eventi del passato cercavo di comprendere come fosse stato possibile, raggiungere i livelli di degrado e devastazione di pochi decenni prima. Al riguardo mi sono sempre chiesto perché mai l’umanità non sia mai riuscita, nei secoli, a camminare insieme, in armonia, verso il futuro.

 

Non ho grandi ricordi legati alla scuola primaria.

Una certa rigidità ha sempre caratterizzato le nostre scuole. Negli anni mi sono convinto che sia il solo modo per arrivare ad imporre comportamenti adeguati. Troppa libertà, negli anni verdi, è spesso causa di una malsana evoluzione, di arroganza e di mancanza di rispetto. La libertà va conquistata con la maturazione dopo avere compreso come ci si deve comportare in ambito sociale.

Un episodio mi è tuttavia rimasto impresso.

Un giorno la scuola che frequentavo venne visitata da un ispettore scolastico.

In rango nella nostra divisa, ritti nella corte interna del sedime sotto il sole cocente di giugno, avevamo cantato l’inno nazionale ed eravamo intenti ad ascoltare i discorsi del preside e dell’ispettore. Entrambi sottolineavano l’importanza della tradizione e la fortuna di essere nati giapponesi: il migliore tra i popoli.

Akiro, un mio compagno di classe, a un certo punto diede i numeri.

Non riusciva a rimanere impalato in attesa che i discorsi finissero. Iniziò quindi ad emettere degli strani suoni. A ripensarci ora parevano il gracchiare delle gru dal collare rosso che avevo visto allo zoo. Inutile dire che la distrazione causò tra noi ragazzi sorrisi e sogghigni che, in poco tempo, si trasformarono in risate soffocate.

Sul palco il volto del preside divenne presto glaciale.

Individuato il colpevole, non appena l’ispettore scolastico terminò il proprio intervento, lo fece prelevare senza ritegno.

La sentenza, severa, venne emessa immediatamente e la sanzione fu subito eseguita: dieci bacchettate al posteriore con l’ispettore e le classi schierate ad osservare.

Ricordo che all’epoca mi chiesi se non vi fossero altri metodi per arrivare a far comprendere ad Akiro che non era il caso di disturbare l’evento. Conclusi però che la sanzione era stata adeguata alla grave mancanza di rispetto di cui si era reso colpevole il mio coetaneo, disturbando discorsi che esaltavano lo spirito patriottico.

 

Akiro non diede in seguito più adito a problemi.

Anzi, crescendo divenne un medico di successo sulle orme di famiglia.

Anche i genitori di Akiro non ebbero mai a lamentarsi per il trattamento subito dal figlio.

Negli anni Sessanta difficilmente vi erano genitori che prendevano le difese dei propri figli. Ben al contrario, non appena era nota la marachella compiuta, a casa veniva inflitto un secondo castigo. Akiro mi disse che, per punizione, i genitori gli avevano imposto di rimanere per una settimana a digiuno, in piedi innanzi al desco serale.

Con il passare degli anni mi convinsi sempre di più del fatto che non si può pretendere che gli insegnanti vengano presi sul serio dagli allievi se a casa li si contesta, criticando le misure che questi adottano. Certo dieci bacchettate al posteriore erano una sanzione significativa, all’epoca però appariva legittima e in linea con la gravità della trasgressione.

Con Akiro rimasi in contatto per anni.

Quando rientravo a Nagasaki ci trovavamo regolarmente, aggiornandoci sugli eventi occorsi. Oltre ad essere divenuto un bravo medico riuscì a formare una famiglia propria ed a crescere due figli sani. Ricordo quando mi chiese di valutare le capacità del figlio maggiore, diciottenne praticante di judo, e le sue reali possibilità di avere una carriera sportiva di alto livello. All’epoca ero allenatore della squadra nazionale, il ragazzo era educato e dimostrava impegno, tuttavia, non disponeva di una tecnica di riferimento e non aveva studiato combinazioni e contraccolpi. Dopo averlo visto in azione sui tatami dissi al padre che, data l’età, il ragazzo difficilmente avrebbe potuto ottenere risultati agonistici importanti. Mi ringraziò per la sincerità. Negli anni a seguire divenne però più difficile contattarlo. In breve, le nostre strade non ebbero più modo di incrociarsi.

Seppi poi che il ragazzo aveva insistito senza successo sulla strada dell’agonismo, perdendo forse la possibilità di realizzarsi in una direzione più consona alle proprie facoltà.

Non ho avuto figli, tuttavia, comprendo l’innato senso protettivo che, caratterizza il rapporto genitoriale. Spesso vi è chi non vede o non vuole vedere i palesi difetti e/o i limiti della propria discendenza. La circostanza è pericolosa in quanto il genitore coinvolto finisce per abdicare dal proprio ruolo educativo.

 


I PROTAGONISTI DELLA STORIA: Hitoshi Saito (1961/2015)

 

È stato il primo combattente ad avere vinto due medaglie d’oro in due edizioni successive dei giochi olimpici. A Los Angeles (1984) e a Seul (1988) vinse infatti la categoria dei massimi (+95 kg) sconfiggendo nelle rispettive finali Angelo Parisi e Henri Stöhr. In genere viene però ricordato come l’avversario, regolarmente sconfitto, del grande Yamashita. Arrivò secondo in tre finali nazionali.

Vinse anche un titolo mondiale nel 1983 negli Open e una medaglia d’argento nel 1985 nei +95 kg. Nel 1988 vinse inoltre l’edizione degli “All Japan” divenendo così uno dei pochi combattenti a detenere la tripla corona.

Ritiratosi dalle competizioni nel 1989 insegnò alla Kokushikan University e fu direttore tecnico e coach della nazionale giapponese alle olimpiadi di Atene (2004) - dove la nazionale giapponese fu straordinaria - e di Pechino (2008).

È ricordato come persona seria e coscienziosa, sempre impegnata nell’esercizio dei propri compiti.

 

È deceduto a 54 anni a Osaka a seguito di un fulminante tumore al fegato.

Il Kodokan lo ha promosso 9° dan postumo e la IJF lo ha nominato nella “Judo Federation Hall of fame”.

Il figlio Tatsuru Saito ne segue le orme. Nel 2022 (a vent’anni) ha vinto gli All Japan Championships e si è classificato secondo ai campionati del mondo nei +100 kg. Tatsuru sarà poi sconfitto da Teddy Riner nell’incontro di golden score della finale team mixed di Parigi 2024.

 

 

Hitoshi Saito: il primo judoka a vincere due titoli olimpici consecutivi.

Direttore tecnico della nazionale ghiapponese nel 2004 e 2008.

Deceduto prematuramente per un tumore al fegato.


NOTIZIE IN BREVE

 

Domenica 1 marzo 2026 a Bellinzona l'ATJB ha organizzato un corso di kata per giovani al quale è seguita una competizione che ha assegnato i titoli cantonali della specialità.

L'apprendimento dei kata, in età giovanile, è importante.

Complimenti ai partecipanti e ai vincitori.

 

 

Secondo posto per April Fohouo a -70 kg al Grand Prix Upper Austria tenutosi dal 6 al 8 marzo a Linz.

In finale è stata fermata per ippon dalla ventottenne Michaela Polleres, judoka di casa.

Sconfitta al primo turno invece per Binta Ndiaye a -57 kg e Gioia Vetterli a -70 kg.

Aurelien Bonferroni (-81 kg) è stato fermato agli ottavi dal ventunenne azero Vusal Galandarzade, classificatosi poi secondo.

 

 

Nel fine settimana del 28/29 marzo Yoshiyuki Hirano, con i responsabili regionali U15 (Fabio Ciceri) e U18 (Rezio Gada), organizza un ritiro con giovani coetanei provenienti dal Canton Friburgo.

Gli allenamenti previsti al dojo Dr. Käeppeli di via ai Saleggi a Bellinzona sono riservati ai membri della selezione regionale U15 e U18.

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