Nr.109 / 28 febbraio 2026 

TICINO DOJO JOHO

Notizie e approfondimenti sul JUDO, a cura dell’ATJB

 

In questo numero una riflessione sull'esigenza di programmare tempestivamente il ricambio generazionale, il programma del campionato a squadre regionale 2026, i risultati del Grand Slam di Tashkent, il primo capitolo de "Le memorie di Saito" e la rubrica "I libri sul judo".

 

Qualora un club fosse interessato alla presentazione della Trilogia sul judo, l'autore si rende disponibile.

I tre racconti (di fantasia) costituiscono un unicum nella produzione judoistica nota, data la loro origine (ticinese), sarebbe bello che venissero diffusi tra i nostri praticanti.

"Non solamente praticando uchi-komi e randori un judoka si forma" !

Indice di TDJ nr. 109:

  1. Non siamo immortali - Marco Frigerio
  2. Il campionato a squadre 2026 - Marco Frigerio
  3. Il Grand Slam Tashkent - Marco Frigerio
  4. Le memorie di Saito: capitolo 1 - Marco Frigerio
  5. I libri sul judo - Marco Frigerio
  6. Notizie in breve - Marco Frigerio

  


NON SIAMO IMMORTALI

 

 

Il titolo è un ovvietà.

Applicato ai dojo ticinesi significa che il passaggio di competenze va programmato ed effettuato per tempo.

Troppi club sono legati a doppio filo alla persona che insegna e/o a chi da anni li dirige.

Eventi straordinari o anche solo ordinari che colpiscono il "titolare" rischiano di condurre alla chiusura o, nella migliore delle ipotesi, di causare una crisi nell'attività proposta.

 

In Ticino pochi sono i professionisti che insegnano.

Certo, per loro, una modifica e/o una sostituzione comporta anche effetti di natura economica. Ognuno di noi deve far quadrare i conti personali. Non sempre vi è quindi disponibilità ad affrontare il tema del cambiamento.

Al contrario per la maggior parte degli insegnanti che svolge il compito a titolo di volontariato il fattore denaro (che Kano non considerava ma che svolge un ruolo fondamentale nella vita di tutti) è meno importante, non per questo tuttavia si è pronti a lasciare l'incarico a chi viene dopo.

Ma a chi compete prevedere e organizzare il passaggio di consegne?

La dirigenza di un club deve avere uno sguardo critico e non essere semplicemente la sottoposta dell'insegnante.

Il tema dei cambiamenti va affrontato senza timore in quanto il bene da considerare non è quello personale ma quello di chi al club si affida per apprendere correttamente judo e crescere nella disciplina.

 

Ad ognuno dei nostri dojo le sue valutazioni.

Vero è tuttavia che, approssimandosi l'età della pensione, si dovrebbe pensare al futuro e lasciare il posto a chi è disponibile ad assumersi nuove responsabilità.

Sarà migliore o peggiore di chi lo ha preceduto ?

Poco importa se il filo conduttore rimarranno i principi e gli obiettivi posti da Kano: praticare judo per crescere fisicamente sani, mentalmente forti, socialmente utili.


IL CAMPIONATO A SQUADRE 2026

Sabato 7 marzo al dojo Dr. Käppeli di Bellinzona si combatterà il primo turno del campionato regionale a squadre.

Quest'anno il responsabile della squadra cantonale è Michele Citriniti, titolare da qualche stagione della formazione, medaglia di bronzo agli ultimi campionati svizzeri individuali a -100 kg.

Abbiamo chiesto a Michele di esprimersi circa gli obiettivi stagionali della squadra.

Ha risposto come segue.

 

Quali i tuoi obiettivi come nuovo responsabile della squadra ?

 

Il mio primo obbiettivo è creare un gruppo unito dentro e fuori dal tappeto, con persone sempre motivate a dare il loro contributo alla squadra. Mentre per quel che riguarda il risultato agonistico, discusso e approvato dalla squadra, visto il potenziale del gruppo, sicuramente è provare a vincere il campionato regionale.

 

 

Quanti turni prevede il campionato regionale 2026 ?

 

Per il 2026 per il Judo Team Ticino sono previsti 6 turni, di cui i primi 3, si svolgeranno in Ticino in queste date: 07.03.26, 21.03.26 e 09.05.26

 

 

Quale interesse dimostrano oggi i combattenti junior/senior per la squadra cantonale ?

 

Personalmente non vedo particolare interesse, almeno per ora. Però da ora anche da parte mia è giusto provare a fare in modo che l’interesse da parte dei combattenti verso la squadra e le sue attività aumenti.

 

 

Sarai tu a decidere la formazione ?

 

Sì sarò io a decidere la formazione, facendo riferimento soprattutto all'obiettivo stagionale.

 

 

Grazie Michele per la disponibilità e auguri alla formazione cantonale.

Un tempo vi erano diverse squadre di club che difendevano i colori ticinesi nel campionato regionale e nazionale.

In considerazione delle difficoltà dei singoli club a proporre una squadra completa si è poi addivenuti a creare la squadra cantonale (Judo Team Ticino) che, tra alti e bassi, ha avuto modo di combattere anche in LNA.

Con il nuovo responsabile si auspica di porre in atto il naturale cambio generazionale.

Un ringraziamento a Joel Casada, precedente responsabile della squadra, ed a chi si è messo a disposizione della stessa in passato.

 

 

La squadra cantonale che ha affrontato l'ultimo turno del campionato 2025.


IL GRAND SLAM DI TASHKENT

 

39 nazioni per 370 combattenti al secondo appuntamento dell'anno con il Tour IJF.

Aurelien Bonferroni e Daniel Eich presenti per la Svizzera.

Giappone con una folta rappresentanza di giovani e con alcuni assi quali il doppio campione olimpico Hifumi Abe (-66 kg) e la campionessa olimpica di Tokyo Akira Sone (+78 kg).

 

Quattro i titoli riportati dai judoka del Sol Levante.

Abe e Sone non hanno mancato l'appuntamento con il primo gradino del podio.

In finale Abe si è imposto per ippon di harai-goshi contro il connazionale Shinsei Hattori. Più sofferto l'incontro di semifinale con l'italiano Valerio Accogli (giunto poi quinto) superato unicamente per yuko. Sone ha superato la francese Lea Fontaine alla quale era inferiore per altezza (1.62 Sone contro 1.84 Fontaine) e peso. Decisivo il yuko di ouchi-gari ottenuto a metà incontro.

Nei -52 kg si è imposta Kokoro Fujishiro, in assenza di Uta Abe. La giapponese ha sconfitto l'italiana Odette Giuffrida (giunta poi terza) in semifinale e la judoka degli Emirati Khorloodoi Bishrelt in finale.

Nei -63 kg la ventitrenne Narumi Tanioka, pur faticando parecchio negli incontri di qualifica, si è imposta superando in finale la sperimentata trentunenne canadese Catherine Beauchemein-Pinard per ipppon.

 

Quattro titoli nelle categorie maschili sono stati riportati da judoka azeri.

Nei -60 kg Ahmad Yusifov si è imposto nella finale che lo opponeva al connazionale Balabay Aghayev.

Gli -81 kg sono stati vinti dal ventiduenne Omar Rajabli; buona la prova di Aurelien Bonferroni giunto quinto. Tre gli incontri vinti dal rossocrociato fermato in semifinale dal russo Abdul-Kerim Tasuev  per yuko e, nella finale per il terzo posto per somma di ammonimenti, dal giapponese Sotaro Fujiwara.

Nei -90 kg Murat Fatyev si è imposto contro il doppio campione olimpico georgiano Lasha Bekauri grazie a un o-goshi sinistro. L'azero si era qualificato per la finale sconfiggendo il ventitrenne  giapponese Riku Okada.

I +100 kg sono stati vinti da Kanan Nasibov che in finale ha superato l'ubeko Alisher Yusupov per immobilizzazione al golden score.

 

Poca gloria per Daniel Eich a -100 kg sconfitto al primo turno dal uzbeko Ernazar Sarsenbaev qualficatosi poi per la finale dove ha incontrato il judoka del Bahrein Said Sadrudinov che in semifinale ha sconfitto il campione olimpico azero Zelym Kotsoiev giungo terzo. Finale in cui a quattro secondi dalla fine, in svantaggio di yuko, Sadrudinov ha trovato lo spunto per l'ippon di osoto-gari con il quale ha gelato il tifo del pubblico uzbeko.

Bello nell'ultima giornata l'ippon di juji-gatame della francese Kaila Issoufi nella finale -78 kg contro la tedesca Anna Olek, unico titolo ottenuto dai transalpini.

  

Questi i vincitori a Tashkent:

-60 kg A.Yusifov AZE

-66 kg H. Abe JPN

-73 kg O. Abdulloi TJK 

-81 kg O. Rajabli AZE

-90 kg M. Fatyev AZE

-100 kg S. Sadrudinov BHR

+100 kg K. Nasibov AZE 

 

-48 kg X. Hui CHN

-52 kg K. Fuijshiro JPN

-57 kg S. Aminova UZB

-63 kg N. Tanioka JPN

-70 kg M. Butkereit GER

-78 kg K. Issoufi  FRA

+78 kg A. Sone JPN

 

Il doppio campione olimpico Hifumi Abe si conferma il migliore della categoria -66 kg.

Splendido il suo ippon di harai-goshi in finale sul connazionale Hattori.

 

La venticinquenne Akira Sone, campionessa olimpica a Tokyo e settima classificata a Parigi torna alla vittoria di un torneo del Grand Slam.


LE MEMORIE DI SAITO: Capitolo 1

 


Capitolo 1 “Nacqui anni fa il 9 agosto”

 

Nacqui anni fa a Nagasaki nella regione del Kyushu a sud del Giappone.

Mio padre Kozue era un ingegnere. Era sopravvissuto alla guerra e alla bomba atomica.

Mia madre Yuna era stata una geisha[1] amava la poesia e il suono dello shamisen.[2] Si erano conosciuti prima della guerra. Mio padre se ne era subito innamorato; difficile non rimanere incantato dai suoi modi gentili e dalla sua arte. Nel disfacimento del paese conseguente alla disfatta e all’occupazione americana si erano ritrovati. Avevano così deciso di scommettere sul futuro sposandosi.

Entrambi auspicavano una vita diversa per i propri figli. Avevo un fratello e una sorella di qualche anno più anziani.

Due cose Kozue e Yuna odiavano in modo particolare: le arti marziali e gli americani.

 

Le arti marziali erano considerate in famiglia una delle cause dell’avvento dei militari che aveva portato il Giappone a superare ogni limite, causando la guerra del Pacifico.

Le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki erano ritenute il terribile epilogo di un periodo mostruoso in cui l’umanità intera aveva dato il peggio di sé.

Per Kozue e Yuna nessuna forma di combattimento meritava di essere tramandata.

Cercare la pace allenandosi alla guerra non era la via per garantire il futuro al mondo.

In gioventù Kozue aveva studiato kendo. A seguito delle atrocità viste e condivise, non voleva però più avere a che fare con forme di lotta.

Per lui kendo, judo, ju-jutsu, kempo, karate, aikido erano termini che indicavano la medesima cosa: forme di preparazione al combattimento e quindi alla guerra.

 

Gli americani avevano sganciato le bombe atomiche su Hiroshima e su Nagasaki, il 6 e il 9 agosto 1945. Il presidente Harry Truman, senza sapere quali avrebbero potuto essere gli effetti, non aveva esitato ad autorizzarne i lanci.

Le famiglie di Kozue e Yuna, ancorate da secoli a Nagasaki, erano state distrutte.

Genitori, fratelli, sorelle e cugini erano periti al momento dello scoppio della bomba atomica o, a causa delle radiazioni, negli anni successivi. Per diverso tempo il governo, influenzato dagli occupanti americani, aveva tentato di nascondere gli effetti devastanti delle due bombe atomiche che avevano posto fine alla Seconda guerra mondiale.

Kozue e Yuna non avrebbero mai perdonato gli yankees che, oltretutto, avevano occupato il paese con il piglio dei “padroni del mondo”. Yuna, non l’aveva mai raccontato, ma nei primi tempi dell’occupazione era stata oggetto di ripetute molestie da parte dei vincitori. Il cervello di uno yankee era troppo limitato per comprendere la differenza tra l’essere una geisha, istruita nell’arte dell’intrattenere, e l’essere una meretrice.[3]

Nacqui nel giorno d’estate del tredicesimo anniversario della strage atomica della mia città.

Tra l’altro mi sono sempre chiesto per quale motivo Truman avesse scelto proprio Nagasaki quale secondo obiettivo da bombardare. A Nagasaki da sempre vi era la massima concentrazione di cattolici del Giappone.[4]

Al tempo della mia nascita la guerra era terminata, nulla però avrebbe potuto mutare il risentimento dei miei genitori verso gli americani. Mentre venivo alla luce gli hibakusha[5] erano protagonisti della cerimonia commemorativa, nel corso della quale venivano distribuiti fiori ed acqua in ricordo delle vittime e la dichiarazione contro il proliferare delle armi atomiche veniva letta ai piedi della Statua della Pace, realizzata dallo scultore Seibo Kitamura,[6] inaugurata tre anni prima.

 

Kozue e Yuna avrebbero preferito che avessi scelto un altro giorno per nascere. La loro gioia era contenuta, faticavano a comprendere come il mondo che avevano conosciuto, caratterizzato da eventi tragici, potesse produrre ancora momenti positivi come la nascita di un bimbo innocente.

I miei fratelli erano un po’ meno entusiasti. Presto si resero conto che le attenzioni a loro rivolte si erano ridotte. Al più piccolo di casa andava infatti garantita l’assistenza prioritaria.

Abitavamo sul mare non lontani dal parco Tohakkei. La casa, tradizionale in legno, era stata costruita alla fine degli anni Quaranta. Kozue amava accudire il giardino, nel quale vi erano un ciliegio (“sakura”) e un acero rosso (“momiji”) a cui era particolarmente affezionato.

Il primo intendeva simboleggiare la vita e la morte, il secondo la pace, la longevità e la prosperità.

Al momento della fioritura primaverile del ciliegio[7] e della mutazione autunnale del colore delle foglie d’acero[8] Kozue era solito riunirci per innalzare un pensiero ai kami dei famigliari defunti. Non era particolarmente religioso, tuttavia, avendo vissuto le atrocità della guerra, riteneva importante ringraziare chi di dovere per quanto gli era dato.

La mia infanzia fu caratterizzata dall’armonia che regnava in famiglia e dalla convinzione che prosperità e pace fossero destinate a durare per sempre. Ero felice.

Un sogno ricorrente veniva però a turbare il mio sonno. Ero cieco e non sapevo dove andare. Chiedevo aiuto e nessuno arrivava a soccorrermi.

 



[1] Geisha letteralmente “persona d’arte”. Erano intrattenitrici abili nella musica, nel canto e nella danza, istruite nel servire il tè e bevande alcoliche. Storicamente si trattava di bambine vendute ad una casa (okiya) dove venivano istruite attraversando varie fasi. L’apprendista geisha era chiamata maiko.

[2] Shamisen è uno strumento tradizionale giapponese a tre corde.

[3] I termini che indicano le prostitute o “donne di piacere” sono yujo oppure oiran. Queste ultime sono assimilabili a “cortigiane di alto bordo”.

[4] Con lo Shogunato Tokugawa il cattolicesimo fu bandito dal Giappone. Nel 1597 ventisei martiri cristiani vennero uccisi a Nagasaki. Nella regione la religione cattolica si sviluppò in clandestinità e sopravvisse fino all’apertura conseguente all’avvento del periodo Meji.

[5] Hibakusha è il termine che indica i sopravvissuti alla bomba atomica.

[6] Seibo Kitamura (1884/1987) scultore giapponese che partecipò al torneo olimpico di Los Angeles 1932 proponendo alcune sue sculture. Attualmente le sue opere sono esposte in una torre del castello di Shimabara nella provincia di Hizen. La Statua della Pace, alta 13 metri, rappresenta un uomo seduto in meditazione che leva il braccio destro al cielo come ad indicare il pericolo.

[7] Hanami è la festa dei ciliegi in fiore, evento celebrato da tempo immemoriale in primavera con passeggiate e feste nei parchi.

[8] Koyo è l’arrossarsi delle foglie d’acero, evento celebrato in autunno contrassegnato dalle foglie che assumono tonalità rosso, arancione e giallo.

 

"Le memorie di Saito" (racconto di fantasia) completano la Trilogia del judo iniziata con "Le stagioni del ciliegio" (2024) e continuata con "Il racconto di Maruyama" (2025) già pubblicati a puntate in questa newsletter.

L'autore augura buona lettura; riscontri sono apprezzati.


I LIBRI SUL JUDO: The lost kata of Kodokan judo

Bruce Bethers e Jose Caracena hanno pubblicato nel 2018 un libro intitolato "I kata perduti del Kodokan". Gli autori fanno parte dell'associazione Traditional Kodokan Judo degli Stati Uniti.

 

Alle nostre latitudini abbiamo la tendenza a pensare che il judo sia univoco e che quanto ci viene proposto corrisponde agli insegnamenti del Kodokan attuale; in realtà la disciplina creata da Jigoro Kano ha conosciuto evoluzioni diverse a dipendenza dei praticanti e delle latitudini.

Già il Fondatore aveva individuato la difficoltà di mantenere negli anni l'uniformità del judo ed aveva cercato (in vita) di assicurare il controllo sull'evoluzione della disciplina tramite il Kodokan. La sua morte e la Seconda guerra mondiale hanno creato le circostanze che hanno portato alla perdita del controllo, in diverse parti del mondo si sono infatti create iniziative autonome ed il judo ha conosciuto forme diverse di sviluppo.

Ufficialmente oggi (paradossalmente) è il judo sportivo a mantenere una certa unicità.

Certo vi sono eccessi e regole non sempre coerenti con lo spirito indicato da Kano, tuttavia non sussistesse il judo sportivo la disciplina sarebbe ridotta a quello che sono oggi le altre arti marziali: una serie di scuole in costante concorrenza, dirette da "maestri" che tendono a promuovere il proprio stile, accreditandosi gradi e competenze esclusive.

 

Il libro di Bethers e Caracena permette un interessante sguardo sul passato.

Sono menzionati i kata: Seryoku zenyo Kukumin Taiiku, Kime-shiki - Butjutsu Shiki, Go-no-kata, Torite-no-kata, Renko ho, Joshi goshin ho e Shobu-no-kata che si vuole originati dal Kodokan.

Se il Seryoku zenyo Kukumin Taiiku e il Go-no-kata (kata originali creati da Kano) sono in parte noti e il Joshi goshin ho è il kata creato negli anni quaranta per la difesa personale delle donne, sotto la presidente di Nango Jiro, anche a chi ha approfondito il judo tradizionale gli altri kata sono dei perfetti sconosciuti.

Interessante pertanto è la loro presentazione.

Notasi che gli autori menzionano lo Shobu-no-kata senza però presentarlo. Nel libro ammettono di non averne ricuperato il contenuto, le uniche infomazioni note è che dovrebbe trattasi di un kata di difesa personale.

 

"I kata perduti del Kodokan".

Qualche informazione su kata poco noti, che comunque sono esistiti e che fanno parte della pratica tradizionale del Kodokan. 


NOTIZIE IN BREVE

 

Aurelien Bonferroni ha ottenuto un secondo posto al European Open Ljubljana a -81 kg. Nella finale è stato sconfitto per waza-ari dal russo Akhmed Turluev.

Sette gli atleti svizzeri presenti.

 

 

Venerdì 20 febbraio 13 ragazzi del DYK Chiasso si sono ritrovati a Malpensa per il volo che avrebbe dovuto condurli a Vienna per partecipare al Trofeo Karuna. Purtroppo le condizioni meteo di Vienna hanno impedito la partenza, il volo è stato cancellato. A volte si viene sorpresi da eventi negativi che non dipendono da noi, il judo insegna ad accettarli ed a guardare comunque avanti.

Rientrati, sabato 21 febbraio i ragazzi si sono allenati al dojo, dove hanno cenato trascorrendo una serata tra di loro. Peccato !

 

 

Domenica 1 marzo hanno avuto luogo i campionati ticinesi giovanili di kata.

Ne riferiremo nel prossimo numero se qualcuno dei responsabili ci trasmetterà un commento.

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