LE MEMORIE DI SAITO: Capitolo 1
Capitolo 1 “Nacqui anni fa il 9 agosto” Nacqui anni fa a Nagasaki nella regione del Kyushu a sud del Giappone. Mio padre Kozue era un ingegnere. Era sopravvissuto alla guerra e alla bomba atomica. Mia madre Yuna era stata una geisha[1] amava la poesia e il suono dello shamisen.[2] Si erano conosciuti prima della guerra. Mio padre se ne era subito innamorato; difficile non rimanere incantato dai suoi modi gentili e dalla sua arte. Nel disfacimento del paese conseguente alla disfatta e all’occupazione americana si erano ritrovati. Avevano così deciso di scommettere sul futuro sposandosi. Entrambi auspicavano una vita diversa per i propri figli. Avevo un fratello e una sorella di qualche anno più anziani. Due cose Kozue e Yuna odiavano in modo particolare: le arti marziali e gli americani. Le arti marziali erano considerate in famiglia una delle cause dell’avvento dei militari che aveva portato il Giappone a superare ogni limite, causando la guerra del Pacifico. Le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki erano ritenute il terribile epilogo di un periodo mostruoso in cui l’umanità intera aveva dato il peggio di sé. Per Kozue e Yuna nessuna forma di combattimento meritava di essere tramandata. Cercare la pace allenandosi alla guerra non era la via per garantire il futuro al mondo. In gioventù Kozue aveva studiato kendo. A seguito delle atrocità viste e condivise, non voleva però più avere a che fare con forme di lotta. Per lui kendo, judo, ju-jutsu, kempo, karate, aikido erano termini che indicavano la medesima cosa: forme di preparazione al combattimento e quindi alla guerra. Gli americani avevano sganciato le bombe atomiche su Hiroshima e su Nagasaki, il 6 e il 9 agosto 1945. Il presidente Harry Truman, senza sapere quali avrebbero potuto essere gli effetti, non aveva esitato ad autorizzarne i lanci. Le famiglie di Kozue e Yuna, ancorate da secoli a Nagasaki, erano state distrutte. Genitori, fratelli, sorelle e cugini erano periti al momento dello scoppio della bomba atomica o, a causa delle radiazioni, negli anni successivi. Per diverso tempo il governo, influenzato dagli occupanti americani, aveva tentato di nascondere gli effetti devastanti delle due bombe atomiche che avevano posto fine alla Seconda guerra mondiale. Kozue e Yuna non avrebbero mai perdonato gli yankees che, oltretutto, avevano occupato il paese con il piglio dei “padroni del mondo”. Yuna, non l’aveva mai raccontato, ma nei primi tempi dell’occupazione era stata oggetto di ripetute molestie da parte dei vincitori. Il cervello di uno yankee era troppo limitato per comprendere la differenza tra l’essere una geisha, istruita nell’arte dell’intrattenere, e l’essere una meretrice.[3] Nacqui nel giorno d’estate del tredicesimo anniversario della strage atomica della mia città. Tra l’altro mi sono sempre chiesto per quale motivo Truman avesse scelto proprio Nagasaki quale secondo obiettivo da bombardare. A Nagasaki da sempre vi era la massima concentrazione di cattolici del Giappone.[4] Al tempo della mia nascita la guerra era terminata, nulla però avrebbe potuto mutare il risentimento dei miei genitori verso gli americani. Mentre venivo alla luce gli hibakusha[5] erano protagonisti della cerimonia commemorativa, nel corso della quale venivano distribuiti fiori ed acqua in ricordo delle vittime e la dichiarazione contro il proliferare delle armi atomiche veniva letta ai piedi della Statua della Pace, realizzata dallo scultore Seibo Kitamura,[6] inaugurata tre anni prima. Kozue e Yuna avrebbero preferito che avessi scelto un altro giorno per nascere. La loro gioia era contenuta, faticavano a comprendere come il mondo che avevano conosciuto, caratterizzato da eventi tragici, potesse produrre ancora momenti positivi come la nascita di un bimbo innocente. I miei fratelli erano un po’ meno entusiasti. Presto si resero conto che le attenzioni a loro rivolte si erano ridotte. Al più piccolo di casa andava infatti garantita l’assistenza prioritaria. Abitavamo sul mare non lontani dal parco Tohakkei. La casa, tradizionale in legno, era stata costruita alla fine degli anni Quaranta. Kozue amava accudire il giardino, nel quale vi erano un ciliegio (“sakura”) e un acero rosso (“momiji”) a cui era particolarmente affezionato. Il primo intendeva simboleggiare la vita e la morte, il secondo la pace, la longevità e la prosperità. Al momento della fioritura primaverile del ciliegio[7] e della mutazione autunnale del colore delle foglie d’acero[8] Kozue era solito riunirci per innalzare un pensiero ai kami dei famigliari defunti. Non era particolarmente religioso, tuttavia, avendo vissuto le atrocità della guerra, riteneva importante ringraziare chi di dovere per quanto gli era dato. La mia infanzia fu caratterizzata dall’armonia che regnava in famiglia e dalla convinzione che prosperità e pace fossero destinate a durare per sempre. Ero felice. Un sogno ricorrente veniva però a turbare il mio sonno. Ero cieco e non sapevo dove andare. Chiedevo aiuto e nessuno arrivava a soccorrermi.
[1] Geisha letteralmente “persona d’arte”. Erano intrattenitrici abili nella musica, nel canto e nella danza, istruite nel servire il tè e bevande alcoliche. Storicamente si trattava di bambine vendute ad una casa (okiya) dove venivano istruite attraversando varie fasi. L’apprendista geisha era chiamata maiko. [2] Shamisen è uno strumento tradizionale giapponese a tre corde. [3] I termini che indicano le prostitute o “donne di piacere” sono yujo oppure oiran. Queste ultime sono assimilabili a “cortigiane di alto bordo”. [4] Con lo Shogunato Tokugawa il cattolicesimo fu bandito dal Giappone. Nel 1597 ventisei martiri cristiani vennero uccisi a Nagasaki. Nella regione la religione cattolica si sviluppò in clandestinità e sopravvisse fino all’apertura conseguente all’avvento del periodo Meji. [5] Hibakusha è il termine che indica i sopravvissuti alla bomba atomica. [6] Seibo Kitamura (1884/1987) scultore giapponese che partecipò al torneo olimpico di Los Angeles 1932 proponendo alcune sue sculture. Attualmente le sue opere sono esposte in una torre del castello di Shimabara nella provincia di Hizen. La Statua della Pace, alta 13 metri, rappresenta un uomo seduto in meditazione che leva il braccio destro al cielo come ad indicare il pericolo. [7] Hanami è la festa dei ciliegi in fiore, evento celebrato da tempo immemoriale in primavera con passeggiate e feste nei parchi. [8] Koyo è l’arrossarsi delle foglie d’acero, evento celebrato in autunno contrassegnato dalle foglie che assumono tonalità rosso, arancione e giallo. |