In questo numero l'epilogo de "Il racconto di Maruyama", secondo volume della trilogia sul judo. Si conclude così la pubblicazione iniziata con il numero 85 di TDJ. Giunti alla conclusione ci piace pubblicare anche qualche riscontro ricevuto da alcuni judoka ticinesi. Il racconto ci ha permesso di narrare, in una forma inusuale, la storia del judo nel XX secolo. La pubblicazione integrale è disponibile e può essere ordinata all'autore. Con il prossimo numero inizierà la pubblicazione del terzo racconto "Le memorie di Saito". Seguono poi la spiegazione dell'espressione giapponese "setsudo" e i risultati dei juoka ticinesi al torneo ranking di Morges. Concludono la pubblicazione le rubriche "I libri sul judo" e le notizie in breve. Nessun club ci ha trasmetto contributi per poter riattivare la rubrica "le speranze del judo". Peccato! |
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Indice di TDJ nr. 107: - Epilogo di "Il racconto di Maruyama" - Marco Frigerio
- Qualche riscontro a "Il racconto di Maruyama" - Marco Frigerio
- "Setsudo" - Marco Frigerio
- I risultati del torneo di Morges - Marco Frigerio
- I libri sul judo - Marco Frigerio
- Notizie in breve - Marco Frigerio
ATTENZIONE scadono il 31.1.2026 le iscrizioni ai Campionati ticinesi individuali che si combatteranno alle scuole medie di Pregassona domenica 8 febbraio 2026. I club sono invitati a procedere ad annunciare i propri judoka tramite judomanagement. |
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EPILOGO de "Il racconto di Maruyama" E fu così che il kami di Takero Maruyama si ricongiunse ai kami dei suoi antenati. La sua vita era stata influenzata dai trascorsi del padre Hiroshi. Per il raggiungimento della propria autonomia aveva dovuto prenderne le distanze, ciò era stato possibile unicamente grazie a Kumiko. Era vissuto solo, non aveva avuto la fortuna di creare una famiglia propria con Asami, aveva però saputo individuare a chi trasmettere le proprie conoscenze. Shinnosuke era stata la sua prima scelta: il figlio non avuto e il nipote mancato. Quando si era trattato di consigliarlo in merito al proprio futuro gli aveva semplicemente indicato di riflettere e seguire la sua strada, senza influenzarlo, e Shinnosuke aveva scelto (come da indicazioni della madre Akiko) la “via del cuore” divenendo vicecampione del mondo prima di dedicarsi all’insegnamento del judo. Ma anche di Hifumi era orgoglioso. Chi è vicino e ti dona il proprio tempo, senza nulla chiedere in cambio, spesso non viene considerato. Regalando a Hifumi le sue memorie Takero sperava di avere recuperato. Il “racconto di Maruyama” in fondo non aveva altro scopo che di trasmettere a Hifumi informazioni che nessun’altro aveva, facendo in modo che il giovane - sentendosi (finalmente) apprezzato - avrebbe potuto riprendere la gestione del dojo di Miyazu senza alcun timore reverenziale. Al cospetto di chi doveva giudicare la sua vita, il kami di Takero Maruyama si presentò certo di avere fatto il possibile. Il verdetto dei numi però era sempre il medesimo: “Motto dekiru azudatta!”[1] ----------------------------------------------------------------- [1] Letteralmente “avresti potuto fare di più!” |
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QUALCHE RISCONTRO a "Il racconto di Maruyama" “Ho appena finito di leggere il tuo libro e devo dirti che è stata una lettura molto piacevole ed interessante. I vari riferimenti storici, alla realtà giapponese ed alle arti marziali (notevole il lavoro di ricerca), ti fanno dimenticare che si tratta di un’opera di fantasia. Grazie mille ancora e tanti complimenti!” (Tazio Gada, judoka 3° dan FSJ, presidente JB Bellinzona, 15.4.2025) “È un racconto da leggere per tutti quelli che desiderano conoscere il Judo non solo per la parte sportiva, ma per quello che è realmente una educazione e una filosofia di vita attraverso l’attività fisica ... La storia della vita di Maruyama è raccontata coinvolgendo nel percorso i veri eroi, in primis Jigoro Kano. I protagonisti vivono il difficile periodo degli anni tra la Prima e la Seconda guerra mondiale, la fase immediatamente successiva, quella della nascita delle competizioni internazionali e quella del recupero dei valori etici del Judo di Jigoro Kano. Sono stato attratto particolarmente da diversi passaggi che pongono l’educazione, la filosofia e la tecnica al centro. Dovrebbero essere letti dagli insegnati di Judo. Un personaggio di formazione giurista ha anche permesso di effettuare un breve accenno al sistema giuridico giapponese facendo onore all’autore! Ho letto con piacere questo racconto in cui anche il contenuto storico è abbondante e istruttivo.” (Willy Brunner, judoka 7° dan FSJ, esperto federale, 1.10.2025) “È un bellissimo racconto e una ricerca approfondita da parte tua, complimenti! Dovrebbe essere una lettura obbligatoria per judoka, insegnanti e allenatori che desiderano approfondire seriamente la conoscenza del Budo. A mio avviso si concentra sugli aspetti essenziali e può contribuire notevolmente allo sviluppo di tutti. … I principi del Budo valgono ovunque, sta a noi incorporare questi nella nostra vita quotidiana e adattare le nostre vite di conseguenza.” (Sylvia Soave, judoka 7° dan FSJ, esperta federale, 2.10.2025) “Chi pratica o ha praticato il judo non potrà che apprezzare questo nuovo racconto di Marco Frigerio, secondo di una trilogia. Ma anche chi non vi si è mai interessato qui troverà spunti sorprendenti, l’ideale introduzione ad un’arte marziale che, oltre al corpo, rinforza lo spirito del praticante, promuovendo valori quali rispetto, disciplina e amicizia. Questo libro invita alla riflessione sui legami che si creano grazie all’agire condiviso e alle affinità che vanno coltivate per raggiungere un nobile scopo. Personalmente ne ho molto apprezzato i riferimenti storici e geografici. Fidatevi, dopo oltre 50 anni di pratica, l’autore fornisce un’ulteriore opera concreta a cui potersi affidare.” (Ottavio Bernasconi, judoka 2° dan FSJ, medico, senatore DYK, 2.1.2026) |
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"SETSUDO" "Setsudo" è un termine giapponese che viene tradotto con "moderazione", "misura". Il termine viene utilizzato per indicare l'importanza di dare sempre il meglio di sè, senza fretta, per raggiungere i propri obiettivi. È un valore tradizionale ed è una delle ragioni per cui i giapponesi preferiscono non esprimere valori forti assumendo in genere un atteggiamento distaccato. Prima di esprimersi e prima di formulare delle promesse i giapponesi sono usi analizzare razionalmente la situazione. "Non promettere quanto non si sa è la dimostrazione di onestà e intelligenza e tuttavia infastidisce inizialmente lo straniero, abituato in padria a sentirsi dire che andrà tutto bene" (tratto da WA, la via giapponese dell'armonia) "Taru wa shiru" significa "conosci la misura". È un invito a desiderare ciò che basta, il minimo necessario, a puntare al cuore e alla mente delle cose. Qualcuno si chiederà cosa centrino le espressioni giapponesi che, con il precedente numero di TDJ, si è iniziato a proporre. Lo spirito del judo è impregnato dalla tradizione e da un pensiero estraneo a noi occidentali. La comprensione delle espressioni giapponesi tradizionali posso facilitare l'interpretazione del pensiero di Jigoro Kano. |
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I RISULTATI DEL TORNEO DI MORGES Il torneo ranking 1000 di Morges è il primo del 2026. Per i ticinesi non è particolarmente comodo ed in genere sono pochi i judoka che vi partecipano provenienti dalle nostre latitudini. Così è stato anche quest'anno. Qualche risultato tuttavia non è mancato, in particolare: Eloisa Del Don (JK Biasca) U18 -40 kg seconda, Elena Callegari (DYK Chiasso) U18 -70 kg seconda, Martino Gada (JB Bellinzona) U21 -81 kg secondo, Dante Moodley (JB Bellinzona) U21 -90 kg terzo. Al quinto posto si sono fermati invece Ginevra Monté Rizzi (DYK Chiasso), U18 -70 kg llia Dmytrashyk (DYK Chiasso) U18 -50 kg, Jonas Perosa (JB Bellinzona) U21 -81 kg e Natan Weber (DYK Chiasso) U15 -40 kg. |
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I LIBRI SUL JUDO: Kodokan judoAlfredo Vismara (classe 1948) non necessita di particolari presentazioni in Ticino. Negli ultimi anni si è dedicato alla redazione di libri tecnici e di filmati, il tutto a comporre un progetto didattico denominato "myjudoisyourjudo". Chi insegna judo e vuole approfondire le proprie conoscenze troverà in questo progetto una infinità di proposte. Lo scopo dell'autore è promuovere una pratica del judo corretta, ispirata ai principi di Jigoro Kano, tendente all'obiettivo educativo che sempre deve contraddistinguere la disciplina. Nel libro "Kodokan judo", pubblicato nel 2022, viene presentata la progressione didattica che l'autore propone, risultato dell'evoluzione dell'insegnamento del judo cominciato negli anni settanta ed influenzato dall'incontro con il maestro Takata del quale, nell'introduzione, l'autore riconosce di essere debitore. Dalla conclusione (pag.490-492): "Una delle frasi che il mio maestro ripeteva spesso negli ultimi anni del suo insegnamento era: "il kata è in pericolo di medaglie, il randori in pericolo di shiai: il problema è culturale!" ... Se il judo continuerà ad essere finalizzato allo shiai - non importa se sotto forma di kata o combattimento - finirà per perdere tutto il suo fascino iniziale, il suo spirito marziale e la sua valenza educativa volta a costruire una società migliore, la quale rappresenta la sua ragion d'essere... L'ideale di judo vuole superare tutto questo. Il judo oltre che sport deve aiutare ognuno di noi a competere con sé stesso sulla via del miglioramento nei confronti dell' "Universo che ti circonda", "delle stelle nel cielo", e non per essere avversario di un ipotetico prossimo. Il prossimo di ognuno di noi è un'altra persona che, insieme a noi, grazie a noi, cresce fisicamente, moralmente e spiritualmente e che ci aiuta a fare altrettanto". |
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Per Jigoro Kano il judo è Educazione fisica (lo studio delle tecniche), Educazione morale (rispetto dei principi), Educazione mentale (metabollizzare mentalmente le regole attraverso l'azione); il tutto mirante a una Edificazione spirituale dell'individuo e ad una crescita comportamentale volta a migliorare la società. Potete trovare una sintesi delle sue idee nella frase: "il judo è la continua ricerca dell'eccellenza nel pensiero e nell'azione attraverso l'adattabilità" (A. Vismara, Kodokan judo, pag.12). |
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NOTIZIE IN BREVE L'11 gennaio si è tenuto il corso centrale degli arbitri svizzeri. È stata l'occasione per mettere a punto l'applicazione delle nuove regole arbitrali che entrano in funzione con il 2026, alfine di garantire una applicazione uniforme. Per comprendere meglio le nuove regole l' IJF ha proposto dei filmati. Le nuove regole concernono l'attribuzione dello "yuko", il distacco delle prese (possibile solamente ad una mano), le penalità per perdita di tempo al mate (la posizione di ripartenza va raggiunta al più presto) e il concetto di judoka attivo (da considerare anche l'attività al suolo) Chi scrive è piuttosto scettico in merito ai criteri di attribuzione dell'ippon e di conseguenza a quelli relativi agli altri vantaggi. Nell' "evoluzione" mi sembra sia sia perso di vista il punto di partenza (ippon = proiezione realizzata con velocità, energia, controllo e caduta sulla schiena di uke), chiarito il concetto dell'ippon gli altri vantaggi si dovrebbero attribuire di conseguenza. Venerdì 23 e sabato 24 gennaio Yoshiyuki Hirano ha diretto gli allenamenti regionali over 15 e under 15. Per gli under 15 gli allenamenti si sono tenuti a Muralto, in proseguimento del programma iniziato nel 2025 che considera importante la rotazione tra i dojo dei vari club che partecipano all'attività. Il 7 e 8 febbraio si combatterà il Grand Slam di Parigi. Un appuntamento importante per il judo di alto livello. Per la Svizzera sono annunciate April Fohouo e Gioia Vetterli a -70 kg. Il Giappone sarà rappresentato in tutte e 14 le categorie da 25 combattenti. |
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