Nr.106 / 15 gennaio 2026 

TICINO DOJO JOHO

Notizie e approfondimenti sul JUDO, a cura dell’ATJB

 

"Salute, vita, gioia, pace, allegria, speranza" (Alicarnasso IV° secolo). Buon 2026 a tutti i judoka e alle loro famiglie!

 

Il primo numero dell'anno vuole ricordare la presentazione del terzo volume della trilogia sul judo, "Le memorie di Saito", prevista per domenica 18 gennaio a Chiasso.

Vi sono poi una riflessione su "Il valore di ignorare", la seconda parte della intervista a Tasaki Honoka, l'ultimo capitolo de "Il racconto di Maruyama" e la rubrica "I personaggi della storia".

Indice di TDJ nr. 106:

  1. Presentazione di "Le memorie di Saito" - Marco Frigerio
  2. Il valore di ignorare - Marco Frigerio
  3. Intervista a Tasaki Honoka (seconda parte) - Marco Frigerio
  4. Il racconto di Maruyama (ultimo capitolo) - Marco Frigerio
  5. I protagonisti della storia: Isao Inokuma - Marco Frigerio
  6. Notizie in breve - Marco Frigerio

CONCORSO DI NATALE 2025

 

Il concorso di Natale 2025 è stato vinto da Chris Caccia.

Il sorteggio ha avuto luogo lunedì 5 gennaio 2026 al primo allenamento dell'anno del DYK Chiasso, in presenza di un notaio.

Grazie a chi ha trovato il tempo di partecipare (invero non tantissimi).

 

Queste le risposte corrette

 

1. Quale è il nome del protagonista de "Le stagioni del ciliegio" ? Shinnosuke

2. In quale paese, il protagonista de "Le stagioni del ciliegio" e la moglie, sono costretti a fermarsi durante il viaggio in treno che dovrebbe condurli da Parigi a Roma ? Noizu (Chiasso)

3. Da chi era accompagnato Jigoro Kano nel suo ultimo viaggio secondo il "Racconto di Maruyama" ? Hiroshi Maruyama

4. Quale legame di parentela vi era tra il protagonista de "Le stagioni del ciliegio" e il maestro Maruyama ? Nessuno

5. Chi ha dato il nome "Ticino Dojo Joho" alla newsletter giunta al numero 105 ? Il Prof. Mikami

6. Quale è, secondo Jigoro Kano, il nemico principale di tutti noi ? L'egoismo

7. Quale è stato il motto dato da IJF al World Judo Day 2025 ? Pace

8. Come si chiama la combattente svizzera che è divenuta campionessa del mondo juniores a Lima nel 2025 ? April Fohouo

9. Cosa è il nage-ura-no-kata ? Un kata di contraccolpi creato da Kyuzo Mifune

10. Chi è considerata la madre del judo agonistico femminile ? Rena Kanokogi


PRESENTAZIONE DE "LE MEMORIE DI SAITO"

Domenica 18 gennaio 2026 alle ore 11.45 al dojo del DYK Chiasso viene presentato il terzo volume della trilogia dedicata al judo e al Giappone.

 

Il racconto di Riku Saito (personaggio di fantasia, campione olimpico e allenatore della nazionale giapponese) si intreccia con quello di Shinnosuke ("Le stagioni del ciliegio") e di Takero ("Il racconto di Maruyama") ripercorrendo gli ultimi quarant'anni dell'agonismo di alto livello.

Il JUDO è il protagonista assoluto delle tre storie che compongono la trilogia e che hanno lo scopo di presentare principi e finalità della disciplina in una forma diversa. 

Dalla prefazione:

"Incomprensibile per chi scrive è l'opposizione che alcuni cosidetti maestri formulano distinguendo il "judo sportivo" da un preteso "judo tradizionale". Non è la pratica sportiva a rovinare la disciplina ma la scarsa attenzione alla trasmissione dei valori indicati da Jigoro Kano. Un insegnante trasmette valori solo se mette in pratica quanto predica, divenendo un esempio al quale ispirarsi."


La storia di Riku Saito spazia in tutti i continenti, a dimostrazione di come il judo sia l'arte marziale in assoluto più diffusa al mondo.

Comprendere il pensiero di Kano non è semplice ma in fondo, ci dice l'autore nella citazione della retrocopertina:

"Due sono le cose importanti: apprendere ad utilizzare al meglio la propria energia e non pensare solamente a sé".

 

Entrata libera per gli interessati alla presentazione.

Il libro verrà donato ai rappresentanti delle associazioni affiliate alla ATJB (una copia per club) e ai soci DYK presenti all'evento.

 

"Le memorie di Saito" completano la trilogia iniziata con "Le stagioni del ciliegio" (2024) e continuata con "Il racconto di Maruyama" (2025).

Una lettura che, in forma di romanzo, presenta principi e valori del judo, vero protagonista delle tre storie originali.


IL VALORE DI IGNORARE

 

In giapponese si indica con i termini "mushi suru" il valore di ignorare.

La capacità di concentrarsi su quanto è importante ignorando cio che disturba.

"Noizu" è il termine che richiama il disturbo sonoro.

 

Spesso è inutile riprendere o segnalare la propria disapprovazione.

Continuare mostrando il comportamento corretto con l'esempio può essere opportuno e molto più costruttivo.

Il silenzio ha il vantaggio di non alimentare lo scontro e di non gettare benzina sul fuoco contribuendo a mantenere un ambiente sociale pacifico senza perdere di vista ciò che realmente importa.

 

"Soffermarsi sui dettagli ... a lungo, considerare tutto quello che ci accade e attribuire a ogni cosa la massima importanza, porta con sé il rischio di smarrire la capacità di orientarsi" (citazione tratta da "WA, la via giapponese dell'armonia").


INTERVISTA A TASAKI HONOKA (seconda parte)

 

Ringrazio Tasaki Honoka per la grande disponibilità concessa.

Avere l'opportunità di gettare un occhio sul judo giapponese è una bella occasione per chi ha scelto la disciplina e la pratica regolarmente alle nostre latitudini.

 

 

Tra i tuoi risultati sportivi, quale vittoria o risultato ti ha dato più soddisfazione e ti ha lasciato un’impressione speciale?

 

La gara che mi ha lasciato più ricordi è stata la vittoria ai Campionati Asiatici Cadetti. La competizione era piccola per un torneo internazionale, ma per me, che ero sempre concentrata sulla vittoria, vincere è stata una grande gioia. Quando ho annunciato la vittoria alla mia famiglia, la loro reazione di gioia e lacrime mi ha colpito profondamente.

 

 

Com’è la vita in Europa? Che tipo di judo hai incontrato lì?

 

In Europa ci sono paesaggi bellissimi ovunque, e mi piace molto. Ho sempre ammirato l’estero, quindi poter praticare il judo che amo in un paese straniero è una vera felicità. Allo stesso tempo sento delle difficoltà, perché il judo che vedo qui è molto diverso da quello che conoscevo. Non ho ancora visitato tutti i dojo in Europa, quindi ci sono ancora molte cose che non comprendo completamente, ma almeno ciò che imparo al “DOJO KENSHIRO ABBE” cattura l’essenza del judo. Gli insegnanti si concentrano non solo sullo sport, ma su aspetti più importanti nella vita dei bambini.

All’inizio pensavo di insegnare ai bambini stranieri il judo che conoscevo, ma in realtà come giapponese sto imparando il vero judo in Italia. È un’esperienza davvero preziosa. Avendo praticato il judo competitivo per circa 20 anni, questa sensazione di adattamento mi risulta a volte difficile. Non penso che il judo fatto in Giappone fosse sbagliato, ma qui in Italia ho incontrato un judo nuovo. Mi rendo conto che il mio percorso è appena iniziato.

              

 

Quando si inizia ad apprendere i kata in Giappone ?

 

In Giappone l’apprendimento serio dei kata di solito inizia quando si mira al primo dan (1° dan). Indicativamente verso la seconda metà delle scuole medie fino alle superiori.

Il judo giapponese conosce le seguenti fasi.

 

Bambini (scuole elementari)

Nella maggior parte dei dojo, le basi sono:

galateo, cadute, movimenti fondamentali e randori

Dei kata: si conoscono i nomi, si provano alcuni movimenti.

In genere non vengono insegnati in modo sistematico.

 

Scuole medie – superiori

Quando si inizia a pensare alla promozione (specialmente al primo dan) si comincia a imparare il Nage-no-kata

A seconda della scuola o della regione, ci sono posti dove si studiano i kata già dalle scuole medie.

 

Al momento del primo dan

In molte regioni, il Nage-no-kata è incluso nell’esame per la promozione.

Perciò, il primo dan rappresenta un momento importante in cui si inizia seriamente a studiare i kata.

A seconda della regione (prefettura) o della politica del dojo, ci possono essere alcune differenze, ma in Giappone la regola generale è: i kata si imparano seriamente a partire dal primo dan.

 

 

"Come si diventa 1° dan ?"

 

Per ottenere il primo dan, si devono sostenere sia le competizioni che il Nage-no-kata.

A seconda della regione, i requisiti possono variare leggermente, ma nella mia zona, solo chi raggiunge i punti necessari nelle competizioni può accedere lo stesso giorno all’esame di Nage-no-kata.

Se si perde nelle competizioni e non si raggiungono i punti richiesti, è possibile sostenere l’esame in un’altra giornata e accumulare i punti necessari per ottenere il primo dan.

 

 

Quali consigli daresti ai giovani che vogliono crescere attraverso il judo?

 

Quando si è giovani e il corpo è reattivo, è molto importante cercare risultati e migliorarsi. C’è un panorama che appare solo a chi cerca di migliorarsi. Ma voglio che sappiate che il judo ha un valore più grande della sola vittoria. Anche se dico questo, sto ancora imparando. Non credo che ci sia mai fine nell’apprendimento.

Vivete ogni momento che il judo vi offre, apprezzate i vostri compagni e la famiglia, e passate le giornate con cura.

 

 

Grazie Honoka, speriamo di avere occasione di ritrovarci, magari ancora al dojo di via Cattaneo nel corso del 2026.

La prima parte dell'intervista è stata pubblicata nel numero 105 di TDJ.


IL RACCONTO DI MARUYAMA: capitolo 22

 

Dopo avere sorbito la sua ultima tazza di tè, nel proprio dormiveglia, Takero Maruyama rivisse l’ultima gita a Kyoto con Asami. Seduto in veranda, perso nei ricordi, sentiva i rumori della laguna. Quanto gli sarebbero mancati i suoni e le immagini della natura che per trent’anni lo avevano accompagnato, in particolare il gracchiare delle gru, la fioritura dei sakura, la vista mozzafiato della baia, lo sciabordio delle onde.

Rivolto al mare, concluse così - tra sé e per sé - la narrazione.

 

 

21.

Con Asami lasciammo il dojo. Come una volta, prendemmo il treno per Kyoto.

Non distante dalla stazione sorge il Santuario di Fujimi, dedicato a Inari il kami della fertilità, del riso e, in generale, del successo terreno. Lo visitammo ritrovando la statua raffigurante la kitsune[1] grigia con in bocca la chiave del deposito di riso. Innanzi a quella statua, tempo addietro, ci eravamo ripromessi di tenerci in contatto sempre e comunque. La volpe è considerata nella mitologia buona messaggera. Nel nostro caso così non fu. Dopo qualche scritto iniziale interrompemmo, entrambi, i contatti. Le nostre strade si erano definitivamente divise, inutile prolungare la fine.

Dopo avere gustato un biscotto della fortuna, acquistandolo in un negozietto non lontano dal santuario, scartammo il rispettivo omikuji. Quello di Asami diceva “nankurunaisa”, il mio (una predizione) “byoki”.[2]

Ritrovammo poi il vecchio cinema dove, oltre alle ultime produzioni, venivano proiettati film d’annata. Quel giorno era in programma un classico americano: “Casablanca”.[3] Quando Ingrid Bergman prese l’aereo per raggiungere il marito, lasciando per sempre Humphrey Bogart al suo destino, ci stringemmo la mano. Fu l’unico gesto di intimità che ci scambiammo. La vita avrebbe potuto essere molto diversa per entrambi, il presente però ci attendeva. Rientrammo quindi a Miyazu e ci salutammo per l’ultima volta. Sapevamo che ben difficilmente ci saremmo rivisti.

Mi venne da pensare al proverbio ““L’amicizia e l’amore non si chiedono come l’acqua, ma si offrono all’occasione come il tè.” Se sinceri, gli eventi e le scelte di vita non li potranno scalfire, qualsiasi cosa avvenga. Il loro ricordo rimane indelebile nel tempo.

 

Negli anni ho mantenuto la promessa fatta ad Asami e, seppur da lontano grazie a Riku Saito, ho sempre seguito le imprese agonistiche e la vita di Shinnosuke. Da meno di un anno è sposato con Kaori, una campionessa olimpica insegnante di lettere al liceo di Kumamoto, appassionata di haiku. Per ringraziarmi del regalo inviato al matrimonio, tramite Hifumi, mi hanno fatto avere la trascrizione di una poesia. Una simile cortesia non è da tutti. Sono certo che non smarriranno il cammino e che sapranno sempre sostenersi a vicenda. Chissà, presto potrebbero avere dei figli. Scommetto che sceglieranno i nomi con riferimento alla storia del judo, magari Noriko e Shiro.

 

La campana del tempio tace,

ma il suono continua

ad uscire dai fiori.[4]

 

 

Il ricordo fu particolarmente emozionante per Takero.

Hifumi avrebbe dovuto passare in serata per continuare la storia. In realtà non vi era altro da narrare. Chi svolge con dedizione e cura il proprio ruolo ripetendo nei mesi e negli anni gesti e pensieri, non ha grandi imprese da raccontare. Al dojo di Miyazu erano passati molti giovani; tutti avevano avuto modo di confrontarsi con l’insegnamento che Takero impartiva, in alcuni aveva attecchito in altri meno.

Nessuno però era stato come Shinnosuke, il figlio che non aveva avuto, il nipote mancato, colui che meglio di tutti aveva fatto propri i principi impartiti.

Maruyama era certo che Shinnosuke avrebbe saputo trasmettere oltre, per cui - pur non avendo avuto una famiglia propria - sentiva di avere adempiuto al proprio compito avendo condotto “una vita virtuosa” cercando sempre di tramandare “il sapere acquisito.

Con questa convinzione e con il sorriso si lasciò dunque vincere dal sonno.

Il pensiero corse ancora una volta a suo padre Hiroshi, che lo aveva cresciuto senza mai sorridere nel bene e nel male, a Kumiko, sulla quale aveva sempre potuto contare, ad Asami, il rimpianto della sua vita, a Shinnosuke, che aveva amato come il figlio che non aveva avuto, e a Hifumi, che (riconosceva) avrebbe meritato di più.

Chrooc! Chrooc!” il verso delle gru lo rianimò per un istante. Maruyama pensò che fossero tornate per aspettare il suo kami. Chiuse così gli occhi sapendo che non li avrebbe più riaperti. Il suo tempo si era concluso.

Hifumi giunse in serata al domicilio di Maruyama.

Entrato come suo solito gli parve che il maestro fosse appisolato. Dando seguito alle istruzioni avute cercò allora di svegliarlo. Sforzo inutile. Takero Maruyama non si sarebbe più ripreso. Un senso di profonda tristezza lo colse.

 

Hifumi organizzò le esequie del maestro.

Informò chi di dovere, tra questi Shinnosuke e Saito.

Il giorno in cui Shinnosuke venne a conoscenza dell’avvenuto decesso di Maruyama fu per lui molto particolare. La sera prima aveva saputo che Kaori attendeva un bimbo.

Riflettendo sul senso degli accadimenti “un nuovo arrivo e una partenza, l’alternarsi di gioia e di dolore senza alcuna possibilità di controllo” aveva concluso riconoscendo il fatto che la vita ci può sorprendere ad ogni momento.

Il giorno del definitivo commiato da Takero Maruyama, la salma era deposta sul lato di fronte all’entrata del dojo di Miyazu. Hifumi fungeva da gran ciambellano. I presenti venivano indirizzati a destra della salma, a sinistra le celebrità.

Shinnosuke e Kaori vennero invitati ad accomodarsi a sinistra. Seguendo le istruzioni del maestro, solo all’ultimo momento, Hifumi chiese a Shinnosuke di dire due parole. Hifumi lesse l’imbarazzo del compagno di allenamento d’altri tempi. Gli dispiacque perché, ne era certo, avvisandolo in anticipo avrebbe potuto prepararsi.

Ai lati della salma contenitori in argento sprigionavano nuvole di incenso.

Hifumi tenne il discorso commemorativo ricordando l’ultimo allenamento a cui il maestro aveva partecipato indossando la cintura nera anziché quella bianco e rossa. Shinnosuke svolse brillantemente il proprio compito narrando come fosse giunto per caso al dojo e come, grazie a Maruyama, aveva sempre considerato il judo “un imprescindibile compagno di viaggio, un toccasana per il corpo e per la mente”.

Hifumi lo aveva ringraziato a nome del Maestro. Nell’aria si sentiva la presenza soddisfatta dello spirito di Takero Maruyama. Shinnosuke aveva svolto bene il suo ultimo impegno per il suo primo dojo. “È un vero campione e del judo ha assimilato appieno lo spirito” concluse senza alcuna invidia Hifumi.

Terminata la cerimonia Hifumi e Shinnosuke ebbero modo di scambiare ancora qualche parola. Ricordarono, con simpatia, i festeggiamenti per il secondo posto ottenuto dalla squadra giovanile al torneo di Kyoto, di cui erano stati protagonisti anni prima, e la semifinale che li aveva visti avversari, all’ultimo campionato nazionale vinto da Shinnosuke. Kaori ringraziò Hifumi per la dedizione al Maestro Maruyama e gli formulò i migliori auguri per la futura gestione del dojo di Miyazu. Nel salutarlo, prima di rientrare a Kumamoto, Shinnosuke e Kaori gli confidarono di essere in attesa di un figlio. Hifumi ne fu felice. Peccato che Takero Maruyama non potesse più esserne informato; questa era indubbiamente una notizia che avrebbe appreso con grande gioia. “Chissà” pensò “magari l’informazione gli è arrivata comunque. Il mondo dei kami è un mistero.

 

L’anziana Kumiko non aveva partecipato alla cerimonia.

La sacerdotessa era rimasta all’esterno del dojo, nello stesso punto in cui anni prima il dodicenne Shinnosuke aveva sbirciato la prima lezione di judo a cui assisteva, seppur da esterno. Aveva contribuito a dare un senso alla vita di Takero Maruyama e, anche se non era riuscita a salvare Hiroshi dai suoi demoni, ci aveva provato. Non sempre la vita prosegue come auspicato; in ogni tempo però è possibile riprendere il cammino, rettamente, con la volontà di fare del bene. Non le era sfuggito il discorso di Shinnosuke. Anch’ella aveva avuto l’impressione che l’incenso, che si librava nell’aria ai lati della salma avesse sorriso, come se il kami di Takero Maruyama avesse ascoltato, soddisfatto della cerimonia e delle parole pronunciate dal suo allievo prediletto. Per parte sua aveva fatto il possibile per adempiere al meglio alla promessa formulata alla madre Okiko. Ne ricordava ancora le parole pronunciate al termine del suo cammino: “Kumiko! Promettimi di occupati del tuo fratellastro Hiroshi. Aiutalo a trovare pace. Fai in modo che comprenda l’importanza di perpetuare la propria stirpe. Se potrai occupati anche della sua discendenza.” Mai prima di allora Okiko le aveva detto chi fosse il proprio padre. Alla domanda che le aveva posto occasionalmente aveva sempre svicolato. Era stata una sorpresa apprendere che, anche lei, faceva parte del Clan Maruyama a pieno titolo.

 

Saito non poté partecipare alla cerimonia, si trovava all’estero con la nazionale.

Quando venne informato del decesso del suo coetaneo, avversario alla finale del campionato nazionale di tanti anni prima, si ritirò nella propria stanza e, versatosi un bicchiere di sakè, brindò come promesso al kami di Takero Maruyama e ai kami di tutti coloro che nel mondo avevano contribuito - secondo il pensiero di Kano - a fare in modo che il judo fosse trasmesso correttamente ai successori.

 

 

“Invito vivamente i miei discepoli a conservare lo spirito dei nostri predecessori, mantenendosi nella più alta espressione e accezione di esso, sia dal punto di vista dei valori della vita, sia di quelli del Kodokan-judo come perfezionamento dell’io al fine di servire la società.”[5]

 


[1] Kitsune letteralmente “volpe”.

[2] Omikuji sono i biglietti della fortuna che si ritrovano arrotolati nei biscotti.

Nankurunaisa significa “con il tempo si sistema tutto”, byoki letteralmente “malattia”.

[3] Casablanca film del 1942 di Michael Curtiz. Una storia d’amore ambientata durante la Seconda guerra mondiale; premio Oscar per film e regia nel 1944.

[4] Haiku di Matsuo Basho (1644-1694).

[5] Kano, Esortazione all’impegno etico, Yuko-no-katsudo (maggio 1920). 


I PROTAGONISTI DELLA STORIA: Isao Inokuma (1938/2001)

Ha iniziato a praticare judo a 15 anni.

È stato allievo della Imperial University di Tokyo (“Todai”). A 18 anni divenne 4° dan.

Vinse gli “All Japan” nel 1959, quando era ancora uno studente e pesava 83 kg.

Nel 1963 li vincerà una seconda volta.

 

È stato campione olimpico a Tokyo (1964)[1], nella categoria dei pesi massimi (+80 kg), e campione del mondo Open nel 1965. Curioso il fatto che, in entrambe le edizioni, non ebbe mai a scontrarsi con l’olandese Anton Geesink che invece vinse gli Open alle olimpiadi e la categoria dei pesi massimi ai mondiali del 1965.

Si ritirerà dalle competizioni a 27 anni, dopo il titolo mondiale. È stato il primo judoka a conquistare la “Tripla corona” (Olimpiadi, Mondiali e All Japan).[2]

 

Ebbe a lavorare presso la polizia metropolitana di Tokyo e di seguito per la società Tokai Construction e ad insegnare judo all’Università Tokai - fondata da Matsumae - dove ebbe anche come allievo Yamashita. Di quest’ultimo fu per diversi anni il coach.

È stato autore di vari libri sul judo.

Nel 2001 si suicidò praticando “seppuku”, probabilmente a causa delle gravi difficoltà economiche in cui verteva la propria società.



[1] In finale vinse contro il canadese Doug Rogers che lo superava di almeno 30 kg e che era allievo di Masahiko Kimura.

[2] Dopo di lui ci sono riusciti anche Isao Okano, Haruki Uemura, Yasuhiro Yamashita, Hitoshi Saito, Kosei Inoue, Keiji Suzuki e Aaron Wolf campione olimpico a Tokyo 2021 nella categoria -100 kg.

 

Isao Inokuma è stato il primo judoka giapponese a vincere i giochi olimpici, i campionati del mondo e gli All Japan.

Chi ha ottenuto le tre vittorie indicate è riconosciuto in Giappone come detentore della tripla corona. Una qualifica, visto la formula OPEN degli All Japan, riservata (per forza di cose) ai mediomassimi / massimi.


NOTIZIE IN BREVE

 

Il 29 ottobre 2023 Yasushiro Yamashita, durante una ercursione in una stazione termale, cadde in una scarpata ritrovandosi incapace di muoversi e di respirare.

La riabialitazione gli ha permesso di ricuperare parzialmente.

Attualmente vive su di una carrozzella. La sua capacità di movimento è nulla.

Yamashita - campione olimpico e 4 volte campione del mondo - non si è perso d'animo e ha iniziato a dedicarsi a promuovere le esigenze delle persone disabili presentandosi per quello che è.

Il 18 dicembre 2025 ha tenuto una conferenza in presenza all'università Tokai spiegando di sentire di avere ancora "una missione da compiere".

 

 

Diversi judoka ticinesi hanno partecipato allo stage di Bardonecchia con il campione del mondo giapponese Soichi Hashimoto e allo stage di Lignano Sabbiedoro con il campione olimpico kazako Yeldos Smetov.

Esperienze sicuramente arricchenti.


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