|
|
Questo numero è l'ultimo dell'anno 2025. La prossima pubblicazione è prevista per il 15 gennaio 2026. Chi scrive, a nome dell'ATJB, augura a tutti BUONE FESTE e un FELICE ANNO NUOVO. In questo numero i risultati dei campionati svizzeri individuali e dei campionati ticinesi a squadre scolari, la prima parte dell'intervista a Tasaki Honoka (da settembre impegnata presso il dojo Kenshiro Abbe di Corridonia del maestro Croceri) e qualche commento sui tornei del Grand Slam di Abu Dhabi e Tokyo. Non mancano poi il capitolo 21 de "Il racconto di Maruyama", la rubrica "I libri sul judo" e il tradizionale Concorso di Natale. Sospendiamo invece la rubrica "Le speranze del judo" dato l'assenza di collaborazione dei club, la riprenderemo nel 2026, sempre ci vengano trasmessi contributi. "Il racconto di Maruyama" (secondo libro della trilogia sul judo) si sta per concludere. Nel prossimo numero l'ultimo capitolo, a seguire, l'epilogo. Chi fosse interessato ad acquistare la pubblicazione integrale del racconto contatti pure l'autore, costo CHF 15.- a beneficio del DYK Chiasso. |
|
Indice di TDJ nr. 105: - I risultati dei campionati svizzeri individuali - Marco Frigerio
- I risultati dei campionati ticinesi scolari a squadre - Marco Frigerio
- Intervista a Tasaki Honoka (prima parte) - Marco Frigerio
- I Grand Slam di Abud Dhabi e di Tokyo - Marco Frigerio
- Il racconto di Maruyama - Marco Frigerio
- I libri sul judo - Marco Frigerio
- Notizie in breve - Marco Frigerio
|
|
CONCORSO DI NATALE 2025 Tra coloro che risponderanno esattamente alle dieci domande che seguono verrà estratto il vincitore del concorso. Il premio consiste nei volumi "Le stagioni del ciliegio" e "Il racconto di Maruyama"; per chi ne fosse già in possesso verrà definito un premio equivalente. Le risposte sono da trasmettere a mbfrigerio@bluewin.ch entro il 31 dicembre 2025. 1. Quale è il nome del protagonista de "Le stagioni del ciliegio" ? 2. In quale paese, il protagonista de "Le stagioni del ciliegio" e la moglie, sono costretti a fermarsi durante il viaggio in treno che dovrebbe condurli da Parigi a Roma ? 3. Da chi era accompagnato Jigoro Kano nel suo ultimo viaggio secondo il "Racconto di Maruyama" ? 4. Quale legame di parentela vi era tra il protagonista de "Le stagioni del ciliegio" e il maestro Maruyama ? 5. Chi ha dato il nome "Ticino Dojo Joho" alla newsletter giunta al numero 105 ? 6. Quale è, secondo Jigoro Kano, il nemico principale di tutti noi ? 7. Quale è stato il motto dato da IJF al World Judo Day 2025 ? 8. Come si chiama la combattente svizzera che è divenuta campionessa del mondo juniores a Lima nel 2025 ? 9. Cosa è il nage-ura-no-kata ? 10. Chi è considerata la madre del judo agonistico femminile ? Naturalmente tutte le risposte si trovano nelle varie pubblicazioni della newsletter e nei due racconti della Trilogia sul judo sin qui pubblicati. |
|
|
|
I RISULTATI DEI CAMPIONATI SVIZZERI INDIVIDUALI I judoka ticinesi si sono fatti valere a Aarberg (BE) alle finali nazionali 2025. All'evento hanno partecipasto 115 club per 515 combattenti. Questi i risultati ottenuti: U18 Elena Callegari (DYK Chiasso) campionessa svizzera -70 kg 2° Clarissa Bernasconi (JB Bellinzona) -44 kg 2° Luke Bürgisser (JB Bellinzona) -90 kg 3° Eloisa Del Don (JB Biasca) -40 kg 3° Ginevra Monté Rizzi (DYK Chiasso) -70 kg 3° Christian Perosa (JB Bellinzona) -81 kg U21 3° Loris Perosa (JB Bellinzona) -81 kg Senior Luca Wyler (JB Bellinzona) campione svizzero +100 kg Giulia Cambianica (JB Bellinzona) campionessa svizzera -70 kg 2° Loris Perosa (JB Bellinzona) -81 kg 3° Michele Citriniti (JB Bellinzona) -100 kg Il JB Bellinzona è risultato grande protagonista ad Aarberg. Sesto titolo nazionale per il trentatrenne Luca Wyler nei +100 kg. Luca si conferma il più titolato dei judoka ticinesi. Il suo impegno, che non si limita al fronte agonistico, è indubbiamente lodevole. Giulia Cambianica conquista il suo primo titolo senior, approfittando dell'assenza della campionessa mondiale junior -70 kg April Fohouo. Gli assenti hanno sempre torto per cui onore al merito a Giulia (nella foto che segue), che ha saputo "cogliere l'attimo" e conquistare il gradino più alto del podio. Michele Citrini ottiene la sua prima medaglia da senior, classificandosi terzo nei -100 kg. Tra i giovani vi è la conferma di Loris Perosa che, pur non salendo sul gradino più alto (quest'anno), conquista un importante medaglia di argento nella categoria senior -81 kg alle spalle del nazionale Aurelien Bonferroni impegnato la settimana precedente al Grand Slam di Abu Dhabi. Questi i campioni svizzeri senior 2025: -60 kg Bassi (Morges) -66 kg Yandiev (Nippon Bern) -73 kg Schwander (Ecole Degailler) -81 kg Bonferroni (Carouge) -90 kg Enz (Carouge) -100 kg Bloesch (Ecole Degailler) +100 kg Wyler (Bellinzona) -48 kg Farin (Pully) -52 kg Veillard (Stade Lausanne) -57 kg Gertsch (Langnau) -62 kg Rosset (Morges) -70 kg Cambianica (Bellinzona) -78 kg Vetterli (Uster) +78 kg -/- |
|
|
|
|
|
I RISULTATI DEI CAMPIONATI TICINESI A SQUADRE SCOLARIDomenica 14 dicembre a Bellinzona si sono combattuti i campionati ticinesi a squadre scolari U13 e U15. Le formazioni del DYK Chiasso si sono imposte in entrambe le categorie di età, come già nel 2024. 11 le squadre in competizione negli U13, 6 quelle degli U15. La partecipazione è stata indubbiamente la migliore degli ultimi anni. Presente anche Yoshiyuki Hirano che, con occhio attento, ha seguito le competizioni durante l'intero arco della giornata. Per gli U13 la formazione vincente era composta da Enea Bricalli, Davide Limmi, Mikael Abusenna, Natan Weber, Cristian Cecconi e Arianna Bianchi. La finale ha opposto il DYK Chiasso al JK Muralto, come per altro già nel 2024. 8 a 2 il risultato dell'incontro. Al terzo posto si è classificato il JK Biasca che nella finalina ha superato il 7+ Roveredo. Per gli U15 la formazione vincente era composta da Giacomo Polimeni, Diego Bove, Milo Levi, Yuki Alliata, Oliver Cetti, Oleksii Dmytrashyk, Margherita Bosia e Jacopo Tettamanti. la finale ha opposto il DYK Chiasso al JB Bellinzona. 6 a 4 il risultato. Al terzo posto si è classificata la squadra mista cantonale che nella finalina ha superato il JK Biasca. La giornata si è conclusa con gli auguri del presidente cantonale Curzio Corno per le prossime festività e gli applausi dei genitori accorsi numerosi a seguire e a sostenere le evoluzioni dei propri figli. Fa piacere constatare come, anche in tribuna, il clima è stato educato e corretto come per altro il judo impone. |
|
 |
La formazione del DYK Chiasso U13 con i pesi leggeri Enea Bricalli e Davide Limmi, che si contengono la coppa, e l'insegnante Paolo Levi. |
|
La formazione del DYK Chiasso U15 festeggia con il gruppo dei ragazzi sostenitori accorsi. In trionfo Oliver Cetti che nell'incontro decisivo, schierato in una categoria superiore ha ottenuto al golden score il punto determinante per la vittoria. |
 |
|
|
|
INTERVISTA A TASAKI HONOKA (prima parte) Incontrare una giovane giapponese, già nazionale, cresciuta alla International Pacific University - fomazione che nel 2025 ha vinto i campionati giapponesi a squadre femminili - non capita tutti i giorni. Le lezioni con il maestro Corrado Croceri di metà novembre ce ne hanno dato l'occasione. Abbiamo così ritenuto utile formulare qualche domanda alla sorridente ventisettenne nipponica, Tasaki Honoka, per meglio comprendere il funzionamento della pratica del judo in Giappone. Come hai iniziato a praticare il judo? Per curiosità personale. Mio padre, quando era giovane, praticava il judo, e quando giocavo con lui usavamo sempre le tecniche di judo. All’epoca ero ancora piccola e non avevo consapevolezza del “judo”, ma una sera mio padre mi portò improvvisamente al dojo, e prima che me ne accorgessi stavo facendo esercizi di caduta. La divisa da judo mi sembrava così bella, e mi affascinavano le persone che si muovevano… da quel momento ho iniziato seriamente a praticare il judo. In Giappone, a che età si può iniziare a praticare il judo nell’istruzione scolastica? Per quanto riguarda l’istruzione scolastica, inizia dalle scuole medie. Da piccola ho frequentato lezioni extracurriculari di judo, e quando sono entrata alle scuole medie, la materia obbligatoria “bud?” (arti marziali) prevedeva la scelta tra judo o kendo. È lì che ho avuto il primo vero contatto con il judo nelle lezioni scolastiche. Tuttavia, l’ora di lezione era molto limitata. Nelle scuole medie e superiori giapponesi esiste un sistema chiamato “attività di club scolastici” (bukatsu). Si tratta di attività che gli studenti fanno dopo le lezioni, come sport o club culturali, e ce ne sono di molti tipi diversi. Quasi tutte le scuole hanno diversi club, come judo, calcio, baseball, bande musicali, ecc. Gli studenti possono partecipare liberamente, e i club più forti partecipano a gare e competizioni. Gli studenti che non partecipano ai club sono chiamati “kaeribu” (club dei ritorni a casa) e tornano direttamente a casa dopo le lezioni. Le attività di club non servono solo a imparare sport o abilità specifiche, ma anche a sviluppare spirito di squadra, senso di impegno e competenze relazionali. Questo sistema è profondamente radicato nella cultura scolastica giapponese e quasi tutti gli studenti partecipano a qualche tipo di club. In questo contesto, alcuni studenti iniziano il judo seriamente solo grazie alle attività di club, ma nella mia esperienza la maggior parte continuava a praticare judo scegliendo scuole forti dopo aver iniziato come attività extra a scuola elementare, oppure smetteva dopo l’infanzia. Hai frequentato l’IPU (International Pacific University) e hai incontrato Minoru Koga. Quali sono i tuoi ricordi di lui? Il professor Koga era molto forte e allo stesso tempo gentile, sempre premuroso verso gli studenti. Era pieno di umorismo e ci faceva sempre ridere. Fin da piccola guardavo i video del professor Koga con ammirazione e desideravo imparare il judo da lui. Per questo motivo ho scelto la International Pacific University. Ero emozionata all’idea di imparare dal professor Koga in un’università che aveva già vinto più volte il titolo nazionale. Mi ha insegnato tante cose fondamentali per diventare più forte: come prepararsi prima delle gare, come motivarsi negli allenamenti quotidiani, come affrontare la sfida con se stessi, e come combattere come atleta della categoria leggera. Pur non essendo il nostro allenatore principale (ce n’era un altro), quando veniva agli allenamenti osservava attentamente ciascuno di noi e ci insegnava le sue tecniche straordinarie. Prima delle gare scriveva sul whiteboard del dojo parole che ci incoraggiavano e ci davano coraggio. Un esempio: “Affronta te stesso. Nel judo così come nella vita quotidiana, buono o cattivo, è questione di un filo. Quando affronti varie situazioni, parla con l’altro te stesso. Probabilmente troverai i pensieri e la strada necessari in quel momento.” Inoltre, il professor Koga non insegnava solo la forza, ma anche come comportarsi come judoka e prima ancora come persona. Le parole “Una persona veramente forte è gentile perché comprende il dolore degli altri” mi hanno colpito particolarmente. In sostanza, la forza ottenuta attraverso le difficoltà non deve essere usata per fare del male, ma chi ha vissuto sofferenze e dolori può comprendere e supportare gli altri con gentilezza. Per noi è stata la sua ultima generazione di studenti. Sono profondamente grata di aver incontrato il professor Minoru Koga. Durante gli anni da studentessa, quanto spesso ti allenavi? Durante gli anni da studentessa, avevamo allenamenti praticamente tutti i giorni dal lunedì al venerdì. Alle 7 del mattino facevamo circa un’ora di corsa e allenamento con i pesi, poi andavamo a lezione, e nel pomeriggio dalle 17 iniziava l’allenamento di judo fino alle 20 circa. Il sabato facevamo allenamento con i pesi al mattino, quindi il riposo era solo il sabato pomeriggio e la domenica. Alcune settimane l’allenamento del mercoledì veniva sostituito con pesi. Il professor Koga adattava lo stile in base alla fatica degli studenti. Era praticamente un’immersione totale nel judo quasi tutti i giorni. La seconda parte verrà pubblicata nel numero 106 di TDJ. |
|
 |
Tasaki Honoka ci spiega il judo in Giappone, in una lunga intervista che viene pubblicata nel presente e nel prossimo numero di TDJ. Ha praticato judo sin da bambina ed ha frequentato l'IPUS, università in cui ha insegnato il campione olimpico Koga (morto nel 2021 a 53 anni noto per i suoi fantastici seoi-nage personalizzati). Già nazionale giapponese, ha partecipato ai campionati d'Asia classificandosi terza nella classe U18. |
|
|
|
I GRAND SLAM DI ABU DHABI E DI TOKYO Nils Stump ha vinto il Grand Slam di Abu Dhabi a -73 kg. 52 i paesi rappresentati per 373 combattenti. Sconfiggendo per yuko il campione del mondo in carica francese Joan Benjamin Gaba nei quarti, ricuperando in semifinale uno svantaggio di waza-ari grazie ad uno splendido ippon di uchi-mata e ripetendosi in finale contro il campione del mondo juniores tajiko Muhiddin Asadulloev l'elvetico è apparso al meglio delle sue condizioni fisiche e mentali. Il judo che esprime, grazie ad una posizione corretta e a delle tecniche di proiezione pulite e tradizionali, è veramente notevole. Tra gli elvetici si segnala inoltre il quinto posto di Binta Ndyaie a -57 kg. Sconfitta in semifinale dalla vice campionessa olimpica coreana Mimi Huh, la vodese è stata superata dalla spagnola Marta Garcia Martin nella finalina per yuko di uchi-mata. Due gli incontri vinti nei primi turni. Aurelien Bonferroni a -81 kg non è andato oltre il secondo turno, sconfitto da Gadzimurrad Omarov, dopo avere superato l'italiano Bright Maddaloni Nosa. Daniel Eich a -100 kg è stato pure sconfitto al secondo incontro dal ventiduenne russo Idar Bifov giunto poi in finale. I judoka russi sono tornati a far risuonare il proprio inno nazionale. Due vittorie individuali tra gli uomini. Bella la finale, tutta russa, dei -100 kg con il già campione del mondo ventottenne Arman Adamian a rincorrere il ventiduenne connazionale Idar Bifov che aveva ottenuto un tani-otoshi valutato waza-ari. Rincorsa conclusa con un ouchi-gari a pochi secondi dal termine. Questi i vincitori di categoria: -60 kg Ayub Bliev RUS -66 kg Walide Khyar FRA -73 kg Nils Stump SUI -81 kg François Gauthier Drapeau CDN -90 kg Lasha Bekauri GEO -100 kg Arman Adamian RUS +100 kg Gonchigsuren Batkuyag MGL -48 kg Laura Martinez Abelenda ESP -52 kg Masha Balhaus GER -57 kg Mimi Huh KOR -62 kg Megu Danno JPN -70 kg Szofi Ozbas HUN -78 kg Anna Monta Olek GER +78 kg Miki Mukonoki JPN Il Grand Slam di Tokyo ha chiuso il tour 2025 dell'IJF. 41 nazioni presenti per 303 judoka. Nessun combattente svizzero. I judoka giapponesi hanno dominato la competizione, come per altro è logico potendo presentare fino a quattro combattenti per categoria. 11 le categorie vinte dai judoka di casa. In quattro categorie addirittura tutti i semifinalisti erano nipponici. È capitato nei -52 kg dove è stata la campionessa mondiale Uta Abe a prevalere, opposta nella finale alla connazionale Nanako Tsubone, come pure nella -66 kg dove il fratello Hifumi Abe, campione olimpico, non ha mancato l'appuntamento con il gradino più alto del podio. Sofferta tuttavia è stata la sua vittoria, sino a dieci secondi dalla fine dell'incontro con il coreano Channyeong Kim era infatti in svantaggio. Decisivo il guizzo che gli ha permesso di conquistare il sesto titolo al Grand Slam di Tokyo, un record. Nei -73 kg, dopo il ritiro di Shohei Ono e di Suichi Hashimoto, il Giappone è alla ricerca del successore. Anche qui quattro semifinalisti nipponici tra questi ha prevalso Ryuga Tanaka, opposto in finale a Keito Kihara. Non è riuscito il preannunciato rientro di Fabio Basile (italiano già campione olimpico 2016) sconfitto al secondo turno dallo statunitense Jack Yonezuka per yuko. Bellissimo l'ippon di kouchi-gake di Shusuke Uchimura sul trentatrenne georgiano Lasha Shavdatuashvili (già campione olimpico a Londra 2012) nella finalina per il terzo posto. Sfida tra campioni del mondo a -90 kg con Sanshiro Murao che ha prevalso per ippon su Goki Tashjima. Semifinali tra giapponesi e russi nei +100 kg con il campione del mondo Inal Tasoev superato da Hyoga Ota sconfitto a sua volta, in finale, dal venticinquenne Valeri Endovitskii che nel suo vittorioso tragitto ha superato ben tre giapponesi. Questi i vincitori di categoria: -60 kg Hayato Kondo JPN -66 kg Hifumi Abe JPN -73 kg Ryuga Tanaka JPN -81 kg Yujhai Oino JPN -90 kg Sanshiro Murao JPN -100 kg Ilia Sulamanidze GEO +100 kg Valerii Endovitskii RUS -48 kg Wakana Koga JPN -52 kg Uta Abe JPN -57 kg Akari Omori JPN -62 kg Haruka Kaju JPN -70 kg Shiho Tanaka JPN -78 kg Kurena Ikeda JPN +78 kg Hyeonji Lee KOR |
|
|
|
|
|
IL RACCONTO DI MARUYAMA: capitolo 21 Il mattino seguente Hifumi si rese conto che non aveva avuto modo di riferire a Maruyama l’esito della competizione a squadre di Kyoto. Solitamente il maestro era interessato ai risultati agonistici, pur non spingendo forzatamente in quella direzione. La presenza di Kumiko doveva averlo distratto al punto di non fare domande al riguardo. Decise quindi di recarsi al domicilio di Maruyama prima delle lezioni del pomeriggio. Lo trovò sulla sedia a sdraio nella veranda, assorto in un dormiveglia che non lasciava presagire nulla di buono. Prima di chiamarlo osservò la laguna sperando di rivedere le gru dalla corona rossa simbolo di ben augurio. Nulla di fatto: il mare era mosso e non vi erano animali in superficie. “Maestro” disse Hifumi svegliandolo “non le ho riferito dalla competizione di Kyoto.” “Hai ragione. Grazie per avermi chiamato. Ricordati di farlo, ho sempre più l’impressione di non riuscire più ad aprire gli occhi. Questa notte, grazie all’inaspettata visita di Kumiko, ho potuto riposare. Erano anni che non ci incontravamo. Mi sentivo tranquillo, non avevo dolori. Ho sognato il secondo posto ottenuto a quel torneo, tanti anni fa, quando tu e Shinnosuke eravate nella squadra, giovani e brillanti. Ho anche ripensato al pranzo dei festeggiamenti che abbiamo organizzato subito dopo al dojo per festeggiare il risultato, durante il quale hai tenuto il tuo primo discorso. Ti devo confessare che per la prima volta, mi sono accorto di non essere stato giusto con te. Ho sempre preferito Shinnosuke e anche quando ha scelto di partire per Tokyo (come avevo fatto io anni prima) l’ho sempre considerato il mio allievo prediletto. Se penso che lui ha scelto di seguire la sua strada mentre tu sei sempre rimasto con me, ti chiedo scusa.” “Maestro non c’è bisogno. Shinnosuke è una brava persona, è stato un campione e abbiamo praticato molto insieme in gioventù. Non ho la pretesa di essere il preferito o il più bravo. Sono stato al suo fianco questi anni e la sto aiutando con il racconto e con il dojo. Lei mi ha indicato quale successore, anche se avrebbe preferito lasciarlo a Shinnosuke. Per me è comunque un onore. Se potessi vorrei però formulare una domanda che mi assilla. Mi piacerebbe sapere per quale motivo non ha mai creato una sua famiglia ed ha trascorso la vita, da solo, senza una compagna”. “Ascolta Hifumi. In primo luogo, ti ringrazio per tutto quanto hai fatto per me. A volte non ci si accorge di chi ti è accanto dando per scontato quanto si riceve, come accadde per Noburo con mio padre. Per il resto concludiamo la storia. Vedrai, avrai la tua risposta. Oltre al dojo è mio desiderio lasciarti il racconto. Fanne buon uso e perdonami se ci ho messo parecchio per apprezzarti come avrei dovuto fare in precedenza.” 19. Quando tornai a Miyazu avevo ventisei anni. Non ero un asceta e la compagnia femminile mi era gradita, non volevo però legami. Inizialmente dovetti occuparmi di riattivare il dojo chiuso da qualche anno, a seguito dell’improvvisa partenza di mio padre. Non volli però abitarvi, per cui acquistai questa dimora grazie alla vendita di qualche dipinto di Hokusai. Quando finalmente mi fui sistemato e la vita sembrava avere preso la sua direzione conobbi una ragazza di qualche anno più giovane. Viveva con la madre e la sorella. Si chiamava Asami.[1] Il nome era più che azzeccato. Per un periodo ci frequentammo. Avrebbe potuto essere la compagna ideale: era gentile, piena di vita e amava il cinema. Ogni venerdì prendevamo il treno e ci recavamo a Kyoto dove passavamo la giornata passeggiando tra i monumenti del passato e le costruzioni più moderne. La giornata si concludeva in genere con un film in un noto cinema vicino alla stazione. Fu Asami - da vera esperta in materia - a farmi conoscere la filmografia giapponese più importante e quella statunitense. Scoprii che vi era un regista che portava il mio stesso cognome e che aveva diretto diversi film sulla guerra.[2] Ebbi anche occasione di vedere “Sanshiro Sugata”[3] il film che narra le gesta del primo Kodokan. Non mi fece una grande impressione: era datato e i racconti epici sugli albori della scuola di Kano mi erano arcinoti. La famiglia di Asami però aveva altre idee. Venne promessa in sposa a un lontano parente residente negli Stati Uniti. Partì e non la rividi più. La sorella di Asami si chiamava Akiko, tempo dopo divenne la madre di Shinnosuke. Non ebbi altre storie importanti. Mi concentrai sull’insegnamento del judo: tecniche e principi, come mi era stato insegnato da Hiroshi. Sui tatami, negli anni, ho incontrato tanti giovani. Qualcuno ha compreso il senso della disciplina, altri non hanno voluto approfondire. Alcuni si sono fermati per poco tempo, altri sono rimasti anni. È il destino degli insegnanti. Il segreto è riuscire a ripartire sempre con entusiasmo consci dell’importanza del proprio compito educativo. Sono certo che tu saprai essere un ottimo Maestro! “Ora comprendo” lo interruppe Hifumi. “In effetti è da tempo che mi chiedo per quale motivo Shinnosuke è come un figlio per lei. Da sempre ne segue la carriera, anche se da lontano. Ogni occasione è buona per avere informazioni sulla sua vita, anche se non vi sono segnali particolari da parte sua”. “Hifumi ti chiedo di tenere per te questa parte della storia. A Shinnosuke dovrai comunicare la mia dipartita, invitarlo alla veglia e concedergli (all’ultimo momento) la parola. Sono certo che verrà ad onorarmi e ciò è sufficiente per me. Non desidero che sappia che avrebbe potuto essere mio nipote. Ricordati che nella vita i ringraziamenti non sono importanti. Non si agisce in un certo modo aspettandosi riconoscenza. Si agisce in un certo modo perché è giusto e buona cosa. Vorrei anche che trasmettessi una copia del racconto a Saito.” “Sarà fatto. Prometto anche di non raccontare nulla a Shinnosuke. Ora però devo andare. Tornerò questa sera dopo le lezioni. Cerchi di stare bene Maestro.” Partito Hifumi, Takero Maruyama tentò di rimanere sveglio. Per la prima volta aveva narrato a qualcuno la sua storia. Sfumata l’occasione per costruire una famiglia propria si era limitato ad occuparsi del dojo impegnato a trasmettere gli insegnamenti di Kano ai giovani con i quali entrava in contatto. Il judo per lui era il mezzo per contribuire alla crescita di persone meritevoli. Le competizioni erano una piccola parte della disciplina, tuttavia erano l’occasione per allenare il coraggio. Affrontare, testa alta e sguardo fiero, avversari sconosciuti insegna a controllare i propri demoni interiori. Apprendere a combattere significa imparare a non lasciarsi sopraffare dalle difficoltà che la vita presenta. Ripensando a quanto appena dettato Takero si rese conto di avere omesso l’ultimo incontro con Asami. Seppur inconsciamente aveva rispettato il patto concluso all’epoca. Quanto avvenuto doveva infatti rimanere un momento unico irripetibile destinato solamente alla memoria dei due protagonisti. Riprese così la narrazione rivolgendo lo sguardo alla laguna e rivivendo - seppur solamente con la fantasia - quell’ultimo incontro. 20. Anni dopo, al funerale della madre di Shinnosuke deceduta dopo una breve malattia, rividi Asami, tornata appositamente in Giappone con la famiglia americana. Allora non ebbi il coraggio di avvicinarla per salutarla. Avevo notato però che inesorabilmente il tempo aveva segnato il bel viso. Il giorno successivo alla cerimonia funebre, mentre ero solo al dojo, mi accorsi che qualcuno si era introdotto nell’atrio. Voltando il capo me la ritrovai davanti. Era ancora splendida. “Pensavi che non sarei passata a salutarti?” mi disse Asami. “Invece avevo piacere di constatare se gli anni trascorsi ti hanno cambiato. Ti trovo in buona forma, si vede che il judo mantiene giovani. Ho saputo che non hai creato una famiglia tua e me ne dispiace. Domani rientrerò a Boston, dove vivo. In ricordo dei tempi che furono e di ciò che avrebbe potuto essere ti chiedo di seguire mio nipote Shinnosuke, ora che è divenuto orfano di madre.” “Non c’è bisogno che me lo chiedi” risposi. “Shinnosuke è entrato nel mio cuore sin da quanto dodicenne lo vidi sbirciare dalle finestre. Sapevo che era figlio di Akiko. È un giovane serio che ho cercato di istruire a dovere insegnandogli anche ad effettuare le proprie scelte. Mi fa piacere averti rivisto. Non tutti sono nati per avere una famiglia. Il mio destino si vede che non lo prevedeva.” “Ho detto a mio marito che sarei andata a Kyoto per delle compere” replicò Asami “lui non è interessato ad accompagnarmi. Non fraintendermi, il mio matrimonio scorre come un fiume in quiete. La corrente lentamente trascina. È gradevole, anche se è sempre mancata la scintilla della passione. Se ti facesse piacere vorrei trascorrere il pomeriggio in tua compagnia, come vecchi amici, e vedere insieme un ultimo film.” Ricordare Asami era stato meraviglioso. In quell’ultimo pomeriggio di vita Takero Maruyama non sentiva più il dolore che da mesi lo attanagliava. Era persino riuscito a recarsi in cucina a prepararsi una tazza di tè senza usare il bastone. In quei momenti di crepuscolo, abbagliato dal ricordo, pensava “ci sono episodi della vita che rimangono nella memoria e che riescono ad illuminare anche un’esistenza grigia.” “Si può dire che niente sia peggio del rimorso. Tutti noi dovremmo esserne esenti. Tuttavia, quando la vita ci sorride e siamo molto felici, o quando siamo molto eccitati, o quando ci abituiamo a prendere le cose con leggerezza e sovrappensiero, cadiamo in preda al rimorso, poiché non abbiamo formulato una analisi preventiva della situazione.”[4]
[1] Asami letteralmente “bellezza del mattino” [2] Seiji Maruyama (1912/1989) realizzò 35 film a partire dal 1951. Tra i più noti vi è La battaglia di Port Arthur (1969) con Toshiro Mifune (1920/1997) che interpreta l’ammiraglio Togo Heihachiro. Il film narra le vicende della battaglia che diede inizio alla guerra russo-giapponese nel febbraio 1904, in cui perse la vita il comandante Takeo Hirose judoka che Kano promosse postumo a 6° dan. [3] Sanshiro Sugata film del 1943 che narra la storia romanzata di Shiro Saigo (chiamato Sanshiro) e della scuola di Kano (chiamato Yano). È stato il primo film del regista Akira Kurosawa (1910/1998). |
|
|
|
I LIBRI SUL JUDO: Marcello Bernardi e il judo Nell'ultimo numero di TDJ abbiamo pubblicato l'intervista a Corrado Croceri. Al maestro marchigiano avevamo chiesto in cosa consistesse negli anni settanta la differenza tra il mitico Bu Sen Milano, di Cesare Barioli, e gli altri dojo. Una delle differenza che ci ha indicato in risposta è il fatto che il dojo di via Arese veniva frequentato da personaggi di cultura, tra questi il Prof. Marcello Bernardi, un noto pediatra. Chi scrive ha ritrovato nella propria biblioteca judoistica il libretto "Marcello Bernardi e il judo" scritto da Barioli e pubblicato nel 2003 nelle edizioni Vallardi. A pag.34 è posta una domanda di interesse comune: "come possiamo distogliere il bambino dal cattivo modo di fare sport?" Bernardi rispondeva che vi sono quattro modi diversi di approcciarsi allo sport. Il primo modo, il più diffuso, è quello di non farlo ma di guardare gli altri che lo fanno. "Non fare sport è una malattia. Non fare sport e guardare gli altri è una malattia ancora più grave ... perché apre le porte ad una serie di inconvenienti sociali ... quali il "fanatismo". Il secondo è quello di seguire una moda, si fa un certo sport perché lo fanno tutti. Il terzo è quello del campionissimo. "Faccio sport perché devo essere il più bravo, devo battere tutti, devo essere il migliore". "Questo culto del successo nel complesso è abbastanza distruttivo ... Tanto più si coltiva l'involucro di un individuo ... tanto più si se ne distrugge la sostanza" Il quarto modo è il meno appariscente ma il più vero. Faccio sport perché cerco di migliorarmi per rendermi migliore al servizio degli altri. Inutile evidenziare, a dei judoka, che il quarto modo, quello modesto, il meno valutato, quello che non ha per fine il diventare un campione a tutti i costi è quello che è stato indicato da Jigoro Kano quale obiettivo del judo. Per Bernardi il quarto modo è quello giusto: "Lo sport si fa insieme ... fare sport è un atto d'amore e non di rivalità ... quando si combatte fra compagni lo si fa perché si è amici, non per odio ... Fatelo capire voi in questo mondo di fanfaroni" concludeva il noto pediatra. |
|
 |
Marcello Bernardi è stato un noto pediatra. A 49 anni ha iniziato a praticare judo al Bu Sen di Milano. Ci ha lasciato un importante testimonianza sul senso della pratica di uno sport. Nell'articolo viene riportato il suo pensiero sullo sport vero: quello che educa. |
|
|
|
NOTIZIE IN BREVEL'IJF - prima fra tutte le federazioni sportive - ha nuovamente autorizzato i judoka russi a combattere sotto la propria bandiera nazionale. Chi scrive saluta positivamente l'apertura. Lo sport non deve essere vittima di scelte politiche ma un campo di pace in cui tutti possono esprimersi al meglio. Il riferimento alla nazione indica semplicemente la provenienza di un judoka, trattasi di una semplice informazione che non implica un giudizio di valore sullo Stato. Se non si vuole creare "rivalità" tra Stati nello sport, la soluzione più semplice è di abolire il riferimento alla nazione, evitare di issare la bandiera e di porre in esecuzione l'inno nazionale, rinunciando a tutti gli sporti di squadra. Non credo però che una tale soluzione potrà mai essere adottata. Zach Pauchon e Jonas Jezer hanno partecipato alla Deafympic, competizione per sordi, tenutasi a Tokyo dal 15 al 26 novembre. La delegazione elvetica contava 8 elementi tra cui i due judoka. L'edizione di Tokyo dei giochi per sordi è stata la venticinquesima e si è svolta esattamento cento anni dopo la prima edizione (Parigi 1925). Qualcuno ha chiesto: ci sono premi in denaro per chi ottiene il podio ad un torneo del Grand Slam ? La risposta è affermativa. Il primo posto è premiato con euro 5'000.- di cui 4'000.- al judoka e 1'000.- al coach. Il secondo posto con euro 3'000.- di cui 2'400.- per il combattente, il terzo con euro 1'500.- di cui 1'200.- per il combattente. Rispetto ai 3 milioni di sterline che vince il primo tennista a Wimbledon c'è un abisso. Dal 28 al 30 agosto 2026 Losanna ospiterà un torneo del Grand Slam. Dopo avere organizzato i campionati mondiali nel 1973 e i campionati del mondo a squadre nel 2002 a Basilea la Svizzera si apre nuovamente al judo agonistico di alto livello. Lo spettacolo è assicurato. Durante le finali dei campionati svizzeri vengono organizzati da qualche anno anche i campionati master. Non è necessario qualificarsi per la competizione veterani, basta annunciarsi per tempo. Nelle varie categorie di età e peso si sono distinti i ticinesi Roberto Maserin, Giorgio Montorfano e Alan Erba. |
|
|
|
|