Nr.103 / 15 novembre 2025 

TICINO DOJO JOHO

Notizie e approfondimenti sul JUDO, a cura dell’ATJB


 

In questo numero: qualche consiglio ai giovani judoka, i risultati del torneo ranking di Uster e dei campionati svizzeri a squadre. Non mancano poi la rubrica "Le speranze del judo ticinese", il capitolo 19 de "Il racconto di Maruyama" e la rubrica "I libri sul judo".

Indice di TDJ nr. 103:

  1. Qualche consiglio per riuscire a sognare - Marco Frigerio
  2. Il torneo ranking di Uster - Marco Frigerio
  3. Il campionato svizzero a squadre - Marco Frigerio
  4. Le speranze del judo ticinese: Davide Bianchi
  5. Il racconto di Maruyama - Marco Frigerio
  6. I libri sul judo - Marco Frigerio
  7. Notizie in breve - Marco Frigerio

QUALCHE CONSIGLIO PER RIUSCIRE A SOGNARE 

 

Sarà che il passare degli anni conduce ad una maggiore volontà di analisi.

Sarà che vi è una certa invidia per chi è all'inizio del cammino ed ancora ha tempo per praticare al massimo della propria energia, progredendo sempre di più ed ampliando i propri orizzonti.

Sarà che vi sono momenti in cui mi chiedo perché vengono effettuate determinate scelte.

Sarà che ho la pretesa di essere ascoltato, avendo accumulato in 55 anni di judo una certa esperienza.

 

Guardando gli U15 di oggi - ai quali auguro ogni bene - mi sorgono spontanee alcune riflessioni che desidero qui condividere.

 

1.

Nel judo sportivo vi è un solo vincitore.

Diventare il vincitore è una operazione possibile ma complicata, richiede volontà, costanza e fortuna. L'obiettivo del judoka non è diventare il vincitore, ma migliorare sé stesso alfine di essere utile. Non è il vincitore a vincere ma colui che trova il suo posto nel  mondo o meglio sui tatami.

 

2.

La stagione del judoka agonista distingue vari fasi.

Nella fase "scolari" vi è la possibilità di partecipare a diversi tornei. Non esistendo una classifica ranking non vi è praticamente nulla di obbligatorio. La scelta relativa a quale competizione frequentare è quindi del singolo o meglio del club di appartenenza.

Il judo non è solo agonismo ma l'esperienza di gara è importante, tempra il carattere e pone di fronte ai propri limiti.

 

3.

La fase "scolari" è determinante.

Solo chi ha appreso a praticare con gioia sceglierà di continuare. L'esasperazione è cattiva compagna. Non è necessario presenziare sempre a quanto viene proposto.  Avere il proprio punto di riferimento è essenziale.

Il judo non viene promosso ovunque nello stesso modo. Vi è confusione quando allenatori di club, di regione e/o maestri ospiti indicano soluzioni diverse, non necessariamente in linea con il "bel gesto" che una duratura e sana pratica del judo richiede.

 

4.

Quanti sono i praticanti che partendo dall'età "scolari" hanno superato le fasi successive "adolescenza" e "maturazione" mantenendo il proprio impegno di pratica ?

Percentualmente molto pochi.

Il fatto che vi siano troppe interferenze potrebbe essere una causa.

Chissà: ognuno ha la sua storia, anche sportiva, il judo però va compreso e, se non passa il messaggio di base, non entrerà mai a fare parte del proprio DNA.

 

 

Praticate quindi judo con il sorriso.

Ricercate il bel gesto (l'ippon perfetto si realizza con velocità, energia e controllo).

Allargate gli orizzonti ma mantenete un vostro punto di riferimento.

Crescere nel judo è una impresa, vale però la pena di viverla.

 

Quasi dimenticavo, è però importante, dite ai genitori di rimanere in tribuna e di lasciar fare a chi il judo l'ha praticato!

 


IL TORNEO RANKING DI USTER

 

Sabato 1 novembre a Uster si è combattuto l'ultimo torneo ranking 500 dell'anno.

Ultimo appuntamento per chi cercava di aumentare il proprio punteggio nella classifica del ranking nazionale, migliorando così la propria posizione.

Ricordo che alle finali possono partecipano solamente 16 judoka per categoria di peso e che la posizione nella classifica ranking determina l'avversario delle finali.

 

Le classifiche sono nel frattempo state pubblicate dalla FSJ.

Si ricorda anche che per partecipare alle finali è necessaria la nazionalità svizzera oppure la domiciliazione in Svizzera da almeno tre anni con permesso B o C.

Il permesso S, rilasciato ai cittadini ucraini, non è sufficiente.

 

 

Questi i risultati ottenuti dai ticinesi:

 

Senior

Luca Wyler (JB Bellinzona) primo a +100 kg, Loris Luis (Dojo Mendrisiotto) secondo a -60 kg, Giulia Cambianica e Angelo Melera (JB Bellinzona) terzi a -70 kg e a -73 kg, Oscar Quadri (Dojo Mendrisiotto) terzo a -60 kg

 

U21

Chiara Ambrosini (JK Biasca) prima a -52 kg e Loris Perosa (JB Bellinzona) primo a -81 kg, Luke Bürgisser (JB Bellinzona) secondo a -90 kg.

 

U18

Eloisa Del Don (JK Biasca) prima a -40 kg e Illia Dmytrashyk (DYK Chiasso) primo a -50 kg, Clarissa Bernasconi (JB Bellinzona) seconda a -44 kg e Luke Bürgisser (JB Bellinzona) secondo a -90 kg, Christian Perosa (JB Bellinzona) terzo a -81 kg

 

 

Domenica 2 novembre si è invece combattuto il torneo per scolari per il Ticino era presente unicamente il DYK Chiasso (vedi fotografia a seguire).

Questi i risultati ottenuti:

U13 Natan Weber secondo a -40 kg

U15 Margherita Bosia terza a +57, Jacopo Tettamanti terzo a -60 kg


IL CAMPIONATO SVIZZERO A SQUADRE

 

Si sono combattute sabato 8 novembre le finali del campionato svizzero a squadre di LNA.

 

Tra gli uomini si è imposta la formazione di JC Brugg che nell'incontro di finale ha sconfitto il JC Uster.

Ricordo che il turno finale è limitato alle prime quattro formazioni della classifica dopo il girone all'italiana, che si svolge sull'arco dell'anno, tra le sei formazioni che compongono la LNA e che le competizioni maschili prevedono anche la LNB e le leghe regionali suddivise in tre regioni. Gli incontri di semifinali sono stati i seguenti: JC Uster / EJD Yverdon e JK Lausanne / JC Brugg.

Tra le donne si è imposta la formazione del Judo Kwai Lausanne che nell'incontro di finale ha sconfitto il JC Uster.

 

 

Domenica 9 novembre si è combattuto invece il campionato svizzero U15 riservato alle squadre cantonali.

Il Ticino era rappresentato da una formazione composta da vari club. A seguire la formazione Yoshiyuki Hirano, responsabile tecnico degli U15, che ha così raggiunto l'obiettivo che si era prefisso ad inizio anno: portare una formazione ticinese alla competizione nazionale.

La squadra Ticino ha vinto contro la formazione di Neuhâtel ed è stata sconfitta dal Team Vaud e dalla formazione dell'Ostschweiz.

Ad accompagnare i giovani anche Fabio Ciceri e Nice Ceresa.

 


LE SPERANZE DEL JUDO TICINESE

 

Chi non ha ancora compiuto i 18 anni è invitato ad esprimere il suo pensiero sul judo, sulle proprie esperienze e su quanto ha appreso ed apprende praticando la disciplina.

Per questo numero si ringrazia Davide Bianchi (classe 2015, cintura arancione).

 

"Mi chiamo Davide, ho 10 anni e sono cintura arancione. Ho iniziato a fare judo prima di compierne 4, con il gioca judo, e sono fiero di aver passato più anni con judo che senza nella mia vita.

Il judo, via della cedevolezza,  insegna il rispetto di sé stessi e degli altri, che per me sono molto importanti.

Facendo judo mi diverto, cresco e divento più forte.

Inoltre il mio dojo è diventato un luogo familiare per me, in cui ho trovato buoni amici  e bravi maestri da cui imparare.

Grazie al DYK Chiasso! Sono sicuro che il judo e il  DYK rimarranno nella mia vita ancora per  tantissimi anni."

 

Davide Bianchi domenica ha avuto modo di effettuare la sua prima competizione al di fuori del proprio dojo. A Somma Lombardo ha partecipato alla terza edizione del Memorial Pitrelli.


IL RACCONTO DI MARUYAMA: capitolo 19

 

Quel fine settimana Hifumi fu particolarmente impegnato con gli allievi del dojo di Maruyama.

Il torneo giovanile a squadre di Kyoto era la competizione che aveva lanciato la carriera di Shinnosuke e dello stesso Hifumi, entrambi protagonisti dello storico secondo posto.

Negli anni a seguire il risultato non era stato ripetuto, anche perché - a seguito della partenza di Shinnosuke - la squadra che prometteva faville e che si era ripromessa di puntare alla vittoria l’anno a seguire - non era riuscita a rimpiazzare il capitano con un combattente del medesimo livello.

Shinnosuke aveva seguito la sua strada che lo aveva condotto al campionato mondiale juniores di Madrid, dove a sorpresa aveva ottenuto il terzo posto; la sua partenza però aveva avuto un riflesso negativo sul dojo di Miyazu.

Hifumi, in fondo, non aveva mai capito perché, malgrado ciò, Shinnosuke era rimasto nel cuore di Takero Maruyama.

Rientrato dalla competizione di Kyoto, in cui la formazione di Miyazu non era andata oltre il girone di qualifica, si era subito recato al domicilio del maestro, più che altro per riferire. Grande fu la sua sorpresa quando, oltre la siepe che costituiva il confine della proprietà, intravvide una signora molto anziana mai vista prima che - a quanto pareva - conversava amabilmente con Takero sulla veranda che dava sulla laguna.

Ti presento Kumiko” disse il maestro a Hifumi.

È la sacerdotessa del santuario Amanohashidate. Oggi mi ha recato visita. L’oracolo le ha parlato ricordandole la mia esistenza. Si vede che è tempo di prendere congedo dai legami di questo mondo.”

Kumiko intervenne “Takero Maruyama! Il nostro tempo è scritto. A volte i kami ci segnalano quando è il momento di visitare parenti e conoscenti in difficoltà. Al richiamo non si può dire di no. Desideravo incontrarti ancora una volta in questa vita. Sei sempre stato nei miei pensieri, anche se sono anni che non ci vediamo. L’avevo promesso a mia madre Okiko che fu governante nella casa di Joshiro Maruyama e che aveva un debole per Hiroshi, il primogenito. Sentiva infatti che nella vita avrebbe dovuto attraversare prove spaventose.

Kumiko sapeva bene che questo non era il solo motivo per cui Okiko le aveva chiesto di prendersi cura di Hiroshi e della sua discendenza. Aveva scoperto la vera ragione solamente al momento del commiato dalla madre. Non ne aveva però mai parlato e il segreto era noto a lei soltanto.

In presenza di Kumiko, che non pareva essere in procinto di andarsene, Maruyama riprese dunque la storia.

 

17.

Vinsi quel campionato. Avevo sedici anni. Non avevo mai combattuto prima. Tutti si chiesero da dove ero sbucato; nessuno più ricordava Hiroshi Maruyama.

Gli osservatori della nazionale mi contattarono subito proponendomi il trasferimento a Tokyo e prospettando un futuro di successi.

Ero combattuto in quanto avevo preso parte al torneo senza informare mio padre che non apprezzava il judo sportivo. Quando lo affrontai avevo già deciso di trasferirmi nella capitale. Là avrei praticato con i migliori judoka del paese ed avrei portato avanti gli studi. Kumiko, che in quel periodo incontravo regolarmente, mi aveva assicurato che non avrei dovuto preoccuparmi dei costi, aveva ancora in gestione parte degli averi di famiglia e riteneva suo compito investirli nella mia formazione.

Naturalmente Hiroshi non fu dello stesso parere.

Tenne a ricordarmi il pensiero di Kano: “il judo competitivo snatura la disciplina, crea rivalità e diatribe allorquando la pratica dovrebbe condurre a una vita di prosperità e mutuo benessere.” Era deluso per il fatto che io tenevo alle vittorie, mentre lui da sempre aveva cercato di inculcarmi l’insussistenza di questi valori.

Ne discussi anche con Noburo che era scioccato per il fatto che io avessi trasgredito alla direttiva chiara del dojo, partecipando a una competizione senza avere ottenuto il consenso del maestro. Cercai di fargli comprendere che non sempre le direttive sono sensate e che ognuno di noi deve essere libero di effettuare le proprie scelte e finanche di sbagliare. Noburo non capiva e non c’era verso che potesse capire, per lui Hiroshi era il Maestro al quale ubbidire sempre e comunque.

Malgrado il parere negativo di mio padre mi trasferii a Tokyo e vi trascorsi i successivi nove anni. Vinsi il campionato nazionale altre tre volte. Dovetti invece rinunciare a competizioni internazionali; con una certa dose di sfortuna mi infortunai infatti a due riprese perdendo così l’occasione di eccellere anche al di fuori del Giappone.

Nel 1976, quando finalmente un giapponese vinse la categoria OPEN ai giochi di Montreal, riscattando le sconfitte delle due edizioni precedenti, festeggiai con i miei coetanei della nazionale juniores. Haruki Uemura era riuscito là dove Kaminaga e Shinomaki avevano fallito.[1]

A ventidue anni decisi però di interrompere l’agonismo.

Nel frattempo, mi ero diplomato quale insegnante ed avevo trovato un posto in una scuola della capitale. L’esperienza di insegnamento mi fece comprendere l’importanza e la bellezza di occuparsi dell’educazione dei giovani. A ventisei anni decisi di tornare a Miyazu e di riattivare il dojo che Hiroshi aveva abbandonato ma che Noburo aveva continuato a tenere in ordine, in attesa di tempi migliori.

 

 

“Oh Takero!” lo interruppe Kumiko. “Sarebbe meglio raccontarla giusta.”

“Non è che, improvvisamente, un giorno hai deciso di interrompere le competizioni e di tornare a Miyazu per dedicarti all’insegnamento. Vi furono eventi particolari che ti portarono a maturare queste decisioni. Tali eventi - seppur tragici - non possono essere sottaciuti. La storia di tuo padre merita di essere conosciuta per quello che è stata.”

“Come sempre hai ragione Kumiko” rispose Takero. “Non vi nascondo però che ho difficoltà a rivivere quei momenti anche se solamente per esporli in un racconto. Oggi sento vergogna per quanto accadde.”

Hifumi si domandò a cosa si riferisse la sacerdotessa shinto. Era incuriosito sempre più dagli incredibili accadimenti che venivano narrati. Risolse però di rimanere al suo posto attendendo che, anche questa parte della storia, fosse raccontata.

 

 

“Le gare rappresentano semplicemente un momento in cui s’assiste e si esibisce in presenza di pubblico l’esito di una preparazione conseguita durante l’anno, sia in senso di allenamento che di comportamento derivante dalla educazione ricevuta.”[2]



[1] Haruki Uemura (1951) fu il primo giapponese a vincere la categoria OPEN ai giochi. Nella finale del 1964 l’olandese Anton Geesink sconfisse Akio Kaminaga, causando una sorta di lutto nazionale nel paese. Nel 1972 Masatoshi Shinomaki, venne sconfitto al primo turno dal russo Kuznetsov. Uemura divenne, successivamente, il quinto presidente del Kodokan, il primo a non appartenere alla famiglia Kano.

[2] Kano, Valore e significato delle gare scolastiche, Judo (marzo 1918).

 


I LIBRI SUL JUDO: Origine e significati dei kata nel Judo

 

Nel 2009 Marco Marzagalli ha ripubblicato, alle edizioni La Comune, il libretto "Origine e significati dei kata nel Judo".

In questo suo studio esamina il significato di sei kata principali, citando nel capitolo finale ulteriori sei kata, relativamente conosciuti; tra questi si trova il riferimento al "Nanatsu-no-kata" (forma dei sette) una creazione di Tokyo Hirano che aveva lo scopo di completare l'itsusu-no-kata che lo stesso Jigoro Kano aveva composto indicandolo tuttavia come incompleto.

Le sette tecniche intendono esprimere "attraverso il gesto estetico e il sentimento, il principio del miglior impiego della energia."

Detto kata ha conosciuto una scarsa diffusione essendo legato alla figura di Hirano ed al suo modo, brillante ma assai particolare, di praticare judo.

 

Interessanti le analisi sui kata noti proposte nel libretto.

Stufo di un "judo figlio dei regolamenti arbitrali finalizzato alla vittoria sportiva ... la ricerca dei valori primari ed educativi di questa meravigliosa disciplina ... non può che essere di stimolo ed aiuto per progredire tutti insime nella via tracciata dal Mo.Kano" aveva indicato l'autore nella prefazione alla prima edizione.

 

 

Un libretto da leggere per riflettere sul senso e le particolarità dei kata del judo.

Chi non li pratica difficilmente riuscirà a comprendere il senso vero della disciplina, che non si esaurisce nella forma sportiva.


NOTIZIE IN BREVE

La Federazione Francese di Judo ha festeggiato Jean-Luc Rougé, il primo judoka transalpino a vincere un campionato del mondo (il 23 ottobre 1974 a Vienna) nella ricorrenza dei 50 anni.

Il presidente Nomis ha ricordato come Rougé abbia "cambiato la storia" aprendo la strada allo sviluppo che il judo ha conosciuto in Francia.

 

 

Hans Nesselsohn, storico responsabile del JK Weinfelden, ha conquistato l'argento ai campionati del mondo veterani combattuti a Parigi.

2316 judoka provenienti da 64 nazioni vi hanno preso parte.

Al di là del pensiero che si può avere su tali competizione, "fuori tempo massimo", lo spirito di chi, superati i settant'anni è ancora sui tatami merita rispetto.

 

 

Ai campionati del mondo di kata organizzati a Parigi l'8 e 9 novembre dalla IJF hanno partecipato due coppie provenienti dalla Svizzera: Laurence Jenneret-Berreux e Fabrice Beney nel ju-no-kata e Karine Stauffer-Imboden e Karine Loy nel kodokan-goshin-jutsu.

466 judoka si sono esibiti in uno dei sei kata previsti dal programma in rappresentanza di 37 nazioni.


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