Nr.102 / 31 ottobre 2025 

TICINO DOJO JOHO

Notizie e approfondimenti sul JUDO, a cura dell’ATJB


 

In questo numero: qualche pensiero sull'egoismo, sul "world judo day" e sugli effetti nefasti di seoi-nage in ginocchio. Non mancano poi la rubrica "Le speranze del judo ticinese", il capitolo 18 de "Il racconto di Maruyama" e la rubrica "I protagonisti della storia".

Indice di TDJ nr. 102:

  1. Ancora sull'egoismo - Marco Frigerio
  2. World judo day 2025 - Marco Frigerio
  3. Gli effetti nefasti di seoi-nage in ginocchio - Marco Frigerio
  4. Le speranze del judo ticinese: Tiago Levi
  5. Il racconto di Maruyama - Marco Frigerio
  6. I protagonisti della storia - Marco Frigerio
  7. Notizie in breve - Marco Frigerio

ANCORA SULL'EGOISMO

 

"Non pensare solo a te stesso ma sforzati di beneficiare gli altri. Incoraggiare questo atteggiamento e questa pratica offre le maggiori opportunità per coltivare il nobile spirito del judo"

(Jigoro Kano)

 

"La vita è un combattimento per il bene e il nemico terribile che si oppone è quello invisibile nascosto nel cuore il pensiero egoistico"

(Jigoro Kano)

 

 

Non penso siano necessari commenti.

Il pensiero e l'obiettivo indicato dal Fondatore è chiaro.

Il vero judoka è colui che lo comprende e, di seguito, lo tramanda alle generazioni successive.

 

L'egoismo è il nostro nemico.

Il judo vuole insegnare a pensare anche agli altri ed a mettersi a disposizione per la crescita del proprio gruppo e per chi verrà dopo di noi.


WORLD JUDO DAY 2025

 

Il 28 ottobre è la data scelta dalla IJF quale giornata mondiale del judo.

È la data di nascita di Jigoro Kano, il Fondatore della disciplina.

Ogni anno viene proposto un valore che dovrebbe dare spunto a riflessioni.

 

Per il 2025 il valore indicato è pace ("peace").

Logica la scelta in un periodo mondiale di conflitti in particolare quello Ucraino/Russo e quello Isreliano/Palestinese, senza dimenticare lo Yemen e la Repubblica Democratica del Congo.

Ma il termine pace, con riferimento al judo, non va inteso unicamente con riferimento al mondo ma anche, più semplicemente, con riferimento al nostro contesto.

 

Pace significa evitare di alzari i toni e ricercare sempre l'intesa.

Pace significa praticare in armonia evitando un uso sconsiderato della forza.

Pace significa costruire insieme.

Ben venga quindi il "world judo day".

Qualche riflessione sul tema, con riferimento ai nostri tatami, è certo ben venuta.

 

 

Dal 2011 l'IJF prpone un valore sul quale riflettere il 28 ottobre 2025, giorno istituito quale world judo day.

Quest'anno il valore proposto è "pace".


GLI EFFETTI NEFASTI DI SEOI-NAGE IN GINOCCHIO

 

Il judo è più di uno sport.

È una disciplina che vuole educare.

Le tecniche di proiezione riconosciute dal Kodokan sono attualmente 68.

Tra questi seoi-nage (termine che si traduce in "proiezione sul dorso").

L'esecuzione classica di seoi-nage si realizza dalla posizione in piedi. Uke viene caricato sulla schiena e proiettato in avanti. Vi sono quattro forme di esecuzione dalla posizione in piedi: morote-seoi-nage, ippon-seoi-nage, eri-seoi-nage e kata-seoi-nage. Si distinguono per come viene creato il contatto.

Nelle competizioni si assiste tuttavia spesso a forme dei seoi eseguite in ginocchio.

 

Negli anni ci si è resi conto che l'esecuzione in ginocchio della tecnica è pericolosa in quanto, vi è il forte rischio di provocare la caduta sulla testa.

Invece di caricare e proiettare in rotazione tori troppo spesso proietta direttamente in avanti causando a uke inesperti, un impatto con i tatami tutt'altro che piacevole.

L'esecuzione di seoi-nage in ginocchio è stata così proibita per i più giovani, attualmente il regolamento agonistico svizzero lo proibisce espressamente per gli U13 e più giovani.

D'altronde effetti negativi conseguenti alla tecnica, con il tempo, si verificano anche per chi esegue.

Non sono pochi coloro che hanno dovuto interrompere la pratica del judo prima dei vent'anni in quanto, eseguendo questa proiezione, hanno sollecitato troppo e malamente le proprie ginocchia.

 

Domenica 27 ottobre ero al Trofeo Mon Club.

Ho potuto così rendermi conto di come troppi club italiani insegnano e praticano seoi in ginocchio. Qualche spiacevole atterraggio sulla testa si è visto e chi è atterrato in questo modo ne è uscito dolorante e sconfortato. Non mi risultano infortuni gravi, ma il rischio è dato.

C'è da chiedersi perché mai non si vieta definitivamente una tecnica che fa male sia a chi esegue, sia a chi subisce.  Negli anni ottanta si è proibito l'utilizzo di kami-basami dopo che nella finale degli All Japan Yamashita era stato infortunato dal suo avversario Endo.

Bisogna per forza attendere l'infortunio di un "campione" per aggiornarci e rendere il judo meno pericoloso ?

Correttivi al riguardo andrebbero adottati, senza perdere di vista che è ben poco in linea con le finalità del judo esaltarsi per una vittoria ottenuta "perché ho fatto male al mio avversario".

Peggio ancora quando ad esaltarsi è il coach !

 


LE SPERANZE DEL JUDO TICINESE

 

Chi non ha ancora compiuto i 18 anni è invitato ad esprimere il suo pensiero sul judo, sulle proprie esperienze e su quanto ha appreso ed apprende praticando la disciplina.

Per questo numero si ringrazia  Tiago Levi (cintura marrone, classe 2010). 

 

 

Mi presento sono Tiago e ho 15 anni.

Ho la fortuna di praticare judo da quando ho 5 anni, sono passato dal gioca judo a un livello agonistico. Il judo è sempre stato nella mia vita e sempre ci sarà, in futuro spero di seguire le orme di mio papà e diventare anch'io, oltre che cintura nera, un maestro di judo, ho avuto l'occasione di fare un primo passo ovvero di seguire un corso GS per diventare aiuto monitore certificato che sono riuscito a passare. Quando lo studio lo permette vado in palestra con mio papà e lo aiuto con i bambini.

Il judo oltre che a essere uno sport bellissimo in cui si fanno tante amicizie, è uno sport che ti cambia anche da un punto di vista del tuo carattere. Il judo insegna la disciplina, il rispetto del compagno e un comportamento corretto sul tatami. Questo vuol dire nella vita essere una persona migliore che non litiga ma che cerca di risolvere i problemi con più tranquillità. La calma ovvero la capacità di riuscire a pensare anche quando si è in una situazione di tensione, come nel randori. Infine questo sport accentua la capacità di sapersi relazionare con gli altri, anche perché nel judo, durante l'allenamento si ha sempre una forma di contatto con l'altra persona, che siano semplicemente le prese o lo svolgimento di una tecnica, questo contatto con l'altra persona crea un legame di amicizia molto forte. Il judo mi ha trasmesso questo: la disciplina, la calma e il sapersi relazionare con gli altri; io sono grato di aver iniziato a praticare judo fin da bambino, perché grazie a esso sono sicuramente una persona migliore.

A livello agonistico non penso di raggiungere vette altissime, ma la soddisfazione di vincere anche una semplice gara fa la differenza.

Spero che almeno una volta tutti abbiano la possibilità di provare a salire su un tatami e praticare del judo.

Un grazie a tutti.

 

Tiago Levi, quindicenne figlio dell'insegnante del DYK Chiasso, si presenta.

Come tutti i figli di un genitore che ha avuto una sua carriera judoistica significativa non ha una vita facile. La crescita e la comprensione porta però ad intendersi e quando funziona il tatami diventa un punto di incontro anche famigliare.


IL RACCONTO DI MARUYAMA: capitolo 18

 

Qualche settimana dopo Hifumi trovò Takero Maruyama addormentato.

Aveva iniziato ad ingerire dei calmanti per sedare il dolore fisico. Sino ad allora aveva evitato. Da sempre sosteneva infatti che la mente poteva controllare il dolore. Hifumi era certo, visto i trascorsi, che tale concetto era un retaggio degli insegnamenti di Hiroshi; il ricorso ai medicamenti era quindi particolarmente indicativo circa il reale stato di salute di Takero.

Hifumi prese posto in veranda, in attesa che il maestro si svegliasse e fosse in grado di riprendere il racconto. Osservando la laguna circostante gli parve di intravvedere una copia di gru dalla corona rossa, la gru del Giappone, ritenuta il simbolo di lunga vita, felicità e buona sorte. Felice per la visione benaugurale si apprestò ad attendere il risveglio del maestro.

Guardandolo addormentato, evidente era la decadenza fisica: colorito giallognolo, viso scavato, respirazione affannosa, sensibile perdita di peso.

Nulla lasciava sperare in un miglioramento. I medici che alla fine erano stati consultati avevano chiaramente indicato che era tardi per una possibile ripresa. Anche Hifumi aveva pertanto compreso che non avrebbe ancora avuto molto tempo da trascorre con il proprio maestro.

Dopo qualche minuto, Maruyama si svegliò. Vedendo Hifumi gli disse “dovevi chiamarmi. So che mi hai lasciato riposare per cortesia alfine di concedermi qualche attimo di tregua; tuttavia, assai più importante per me è concludere il racconto.

 

 

16.

Il nome che porto fu scelto da Hiroshi. In giapponese Takero può essere scritto in vari modi. Mio padre decise che andava scritto in modo da significare “nobile”.

Il suo obiettivo era infatti riversare in me il suo intero sapere facendo in modo che tutto quanto appreso nel corso della sua vita, mi rendesse un essere perfetto, superiore ed unico. Non ero venuto al mondo per avere una vita normale ma per divenire una sorta di “contenitore” destinato a prolungare nel tempo l’esistenza di mio padre. Il riferimento alla nobiltà era stato scelto per sottolineare il legame con il passato del clan.

Inutile dire che i primi quindici anni della mia vita furono dedicati alla formazione fisica, culturale e morale, secondo quanto Hiroshi riteneva giusto.

Non disponevo della benché minima autonomia. Non potevo esprimere desideri. La mia vita era scandita dal ritmo che egli imponeva alla trasmissione del sapere: esercizi fisici, tecniche di judo, senso della disciplina, racconti tramandati, meditazione forzata, pratica di calligrafia e molto altro ancora.

Tutto ciò mi pareva naturale. Non avevo un contraltare di riferimento. Unicamente quando avevo modo di incontrare Kumiko, in genere una volta a settimana, mi capitava di uscire dallo schema. Con il tempo cominciai però a pormi delle domande.

Perché mai dovevo sempre essere il più veloce, il più forte, il più agile, il più reattivo? Perché mai dovevo conoscere a memoria i precetti dell’Hagakure e i principi espressi da Jigoro Kano? Cosa me ne sarei fatto dei racconti epici degli shi-tenno del primo Kodokan?

Non so dire quanti esercizi di condizione Hiroshi mi impose. La ripetizione delle tecniche di judo pure fu infinita. Certo il risultato fu che il mio fisico risultasse invidiabile e che divenni un vero esperto nell’esecuzione delle tecniche a una età inusuale. Come poteva essere altrimenti?

Il primo scontro con Hiroshi fu la conseguenza di una frase detta da Kumiko che mi aveva fatto pensare. “Takero, ricordati che sei un essere unico e irripetibile. Come tutti devi trovare il tuo cammino e decidere cosa fare della tua vita. Tuo padre ha vissuto in un periodo storico molto differente. Sta a te comprendere quale è il tuo posto nel mondo. Chi ci cresce, anche senza volerlo, tende ad imporre le proprie scelte. Prendi le distanze, rifletti e non farti schiacciare. “La vita è meravigliosa”, come recita il titolo di un vecchio film,[1] a patto che sia la tua”.

Tema dello scontro fu la partecipazione ad una competizione di judo.

Hiroshi era contrario. Il judo per lui aveva un significato trascendente e non sportivo. Io ero giovane e avrei ben voluto confrontarmi con altri judoka alfine di dimostrare concretamente di essere superiore. Le imprese di Isao Okano che, pur essendo un peso medio, era riuscito a vincere due volte gli All Japan Championships costituivano inoltre esempi da imitare.

Inutile dire che la discussione venne stroncata sul nascere e che, per poter finalmente partecipare ad una competizione dovetti attendere i sedici anni e disubbidire.

 

 

Incredibile Maestro” disse Hifumi. “Sinceramente non comprendo il motivo per cui suo padre fosse contrario alla competizione. Da quanto ha raccontato anch’egli aveva partecipato ai Kohaku-shiai del Kodokan.”

Certo” rispose Maruyama “tuttavia non aveva mai imboccato la via dell’agonismo. Era divenuto un giudice e il judo era rimasto un compagno di vita ed una fonte di ispirazione parallela. La conoscenza personale con Jigoro Kano l’aveva poi portato a fare propri i principi del Fondatore che non era particolarmente a favore di uno sviluppo sportivo della disciplina. Per mio padre la strada imboccata dal Kodokan costituiva un tradimento.

Nessuno del dojo di Miyazu aveva mai ottenuto il permesso per partecipare a competizioni; nemmeno Noburo che aveva dedicato a Hiroshi quindici anni della propria vita, aiutandolo in tutti i modi, era mai stato autorizzato a combattere.

A sedici anni decisi così di disubbidire.

Da solo mi recai a Kyoto per partecipare al torneo giovanile che avrebbe permesso di ottenere la qualifica per le finali nazionali. Non avevo mai combattuto e non conoscevo particolarmente le regole di competizione. Mi era noto unicamente il concetto dell’ippon o, meglio, della ricerca dell’esecuzione perfetta della proiezione. Il judo però era stato il mio pane quotidiano per anni e in effetti non ebbi alcuna difficoltà ad impormi ed a qualificarmi per le finali che si sarebbero combattute tre settimane dopo a Tokyo.”

 

 

“Ricordo che la prima gara tra bianchi e rossi (detta Kohaku-shiai) fu organizzata nel 1883. Gli allievi erano pochi e le gare iniziavano col gruppo dei giovani passando poi agli adulti non portatori di dan e infine a questi ultimi, il tutto gestito agevolmente sull’arco di una mattinata e per giunta combattendo senza limiti di tempo.”[2]



[1] Frank Capra (1897/1991) fu un importante regista statunitense. I suoi film esaltano i valori tradizionali; i più noti sono “Accadde una notte” (1934), “È arrivata la felicità” (1936), “Arriva John Doe” (1941), “La vita è meravigliosa” (1946), “Angeli con la pistola” (1961).

[2] Kano, Kohaku-shiai dell’autunno 1916, Yuko-no-katsudo (novembre 1919).


I PROTAGONISTI DELLA STORIA: Isao Okano (1944)

 

Il modo di far judo di Okano è stato descritto come il “miracolo del judo”.

Vinse l’oro olimpico a vent'anni a Tokyo nel 1964 e il campionato del mondo a Rio de Janeiro l’anno seguente nella propria categoria di peso, ossia nei -80 kg. Inoltre vinse per 2 volte gli “All Japan” nel 1967 e nel 1969, giungendo secondo nel 1968. Particolarmente efficaci erano i suoi seoi-nage e kouchi-gari, effettuati con rapidità e precisione; negli annali tuttavia sono rimasti soprattutto i suoi “shime-waza” micidiali. Particolarmente degno di nota l’okuri-eri-jime praticato ad un francese a Tokyo che provocò lo svenimento di quest’ultimo e che egli stesso provvide a far rinvenire utilizzando metodi di kuatsu.

Dopo il suo ritiro dalle competizioni - avvenuto a 25 anni complici anche una serie di infortuni alle articolazioni - divenne insegnante e coach della squadra giapponese,  condusse i suoi connazionali durante un periodo estremamente ricco di successi al campionato mondiale di Losanna del 1973, dove la squadra nipponica vinse (unica volta nella storia) tutte le categorie di peso, e alle olimpiadi del 1976.

 

Okano ha dichiarato di credere che non bisogna rimanere in attesa della fortuna ma che, ogni uomo, deve andare a prendersi la sua parte. In una intervista rilasciata nel 2015 ha affermato che “terminate le competizioni ha avuto modo di comprendere meglio il judo”.

È autore di due interessanti libri Judo vitale tecniche di proiezione (1973) e Judo vitale tecniche di lotta a terra (1976).

Attualmente è 6° dan, per la promozione ha dovuto attendere una quarantina d’anni non essendo particolarmente in linea con il Kodokan.

  

 

 

Isao Okano è stato il peso medio che ha sconfitto i giganti dimostrando come nel judo non è la forza a risultare decisiva ma l'agilità e la tecnica.

Due vittorie agli All Japan, un titolo olimpico e un titolo mondiale sono il suo palmares.


NOTIZIE IN BREVE

 

Al Gran Prix di Lima Daniel Eich, -100 kg, ha ottenuto la medaglia di bronzo.

Nella finalina ha sconfitto il campione olimpico azero Zelym Kotsoiev grazie a un morote seoi nage a sinistra negli ultimi minuti di incontro.

 

 

Alla Coppa Europa di Malaga si segnalano due medaglie di bronzo ottenute da Jesse Waizenegger (-60 kg) e da Loic Gerosa (-81 kg), entrambi grazie a tre vittorie individuali.

Otto erano gli svizzeri che hanno preso parte alla competizione in cui erano rappresentate 33 nazioni.

 

 

Sedici judoka U15/U16 hanno partecipato con la nazionale svizzera all'International Koroska Open in Slovenia ottenendo buoni risultati.

Helena Zäch (-42 kg) e Nolan Cuche (-42 kg) hanno ottenuto l'argento, mentre Arine Fetoui (-70 kg) il bronzo. 

Nessun ticinese faceva parte della selezione diretta da Bruno Tsafack.

 

 

Domenica 26 ottobre i club ticinesi hanno partecipato al Torneo di Buchs e al Trofeo Mon Club di Rovello Porro.

A Buchs si segnalano 

il primo posto di Yari Cancellara, Gustavo Menezes e Samuel Di Trizio (Judo per tutti) e di Liam Sala (JK Muralto),

il secondo posto di Rodrigo Pereira ed Emily Ferrari (JK Biasca), Alexander Chiaradonna, Ariadna Roncato Perea (Judo per tutti) e di Giulia Pifferini e Romeo Geelen (JK Muralto),

il terzo di Sofia Markovic, Santiago De Almedia, Andrea Marcia, Santiago Milani, Elisa Algisi e Irene Del Don (JK Biasca), Maya Menezes, Aryan Shah, Danisa Roncato Perea e Davide Agnellini (Judo per tutti) e di Elia Bonacina, Dylan Salmina (JK Muralto).

I risultati ottenuti in Italia, dove erano presenti una cinquantina di società della Lombardia e del Piemonte, sono stati i seguenti:

primi Illia e Oleksii Dmytrashyl, Ginevra Monté Rizzi (DYK Chiasso), Luke Bürgisser e Christian Perosa (JB Bellinzona),

secondi Natan Weber (DYK Chiasso) e Jonas Perosa (JB Bellinzona),

terzi Giacomo Polimeni, Jacopo Tettamanti, Arianna Bianchi e Margherita Bosia (DYK Chiasso), Nicolas Crispin e Nicole Maggiani (JC Ceresio-Caslano).

Nella fotografia che segue gli U15 del DYK Chiasso che hanno preso parte al Trofeo Mon Club e che hanno contribuito, con i loro risultati, all'ottenimento del terzo posto nella classifica a squadre dopo Akiyama di Settimo Torinese e Isao Okano 97 di Cinisello Balsamo.


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