Nr.101 / 15 ottobre 2025 

TICINO DOJO JOHO

Notizie e approfondimenti sul JUDO, a cura dell’ATJB


 

In questo numero: qualche pensiero sul legame tra allievo e la propria scuola di judo, i risultati dei Campionati del mondo Juniores e della Coppa Malcantone; non mancano poi la rubrica "Le speranze del judo ticinese", il capitolo 17 de "Il racconto di Maruyama" e la rubrica "I libri sul judo".

Indice di TDJ nr. 101:

  1. La "mia scuola" di judo - Marco Frigerio
  2. I campionati del mondo juniores - Marco Frigerio
  3. La Coppa Malcantone - Marco Frigerio
  4. Le speranze del judo ticinese: Arianna Bianchi
  5. Il racconto di Maruyama - Marco Frigerio
  6. I libri sul judo - Marco Frigerio
  7. Notizie in breve - Marco Frigerio

LA "MIA SCUOLA DI JUDO" 

 

 

Tanto si è scritto sul rapporto maestro/allievo, molto meno sul rapporto allievo/scuola.

 

Un tempo il termine "kimochi" veniva utilizzato per indicare il particolare legame che si veniva a creare tra insegnante e allievo.

L'allievo, nella sua crescita judoistica, veniva costantemente seguito e assistito dal Maestro verso il quale vi era da attendersi rispetto e sudditanza.

La relazione veniva meno solamente quando l'allievo, cresciuto, decideva di porre fine al legame tagliando i fili che lo tenevano legato al Maestro.

Questa in sintesi era la tradizione delle antiche scuole di arti marziali.

 

Nel rapporto scuola/allievo è l'intera associazione - che organizza i corsi, tramite l'insegnante di turno, e che decide l'attività da promuovere - ad essere coinvolta.

Oggi la scuola di judo viene gestita in una forma associativa; tramite il comitato che rappresenta i soci, dà l'impostazione, promuove gli eventi sociali, determina chi dirige i corsi.

In una tale struttura difficilmente vi è spazio per il legame che, un tempo, caratterizzava i rapporti allievo/insegnante. Non è più l'insegnante l'unico riferimento degli allievi. L'insegnante di una stagione potrebbe benissimo non più esserci nella stagione successiva, senza che ciò debba comportare forzatamente drammi. La vita porta a condividere delle fasi ed a scegliere strade che portano a separazioni  lungo il cammino. Quando gli obiettivi dell'associazione e dell'insegnante non collimano per altro è inutile prolungare un rapporto oramai giunto al capolinea. 

 

Quale è il sentimento degli allievi verso la scuola ? Chi cresce in un determinato dojo si sente debitore, in qualche modo, per quanto ha appreso e per l'attività che ha potuto svolgere ? Chi pratica ha "la sua scuola" di riferimento ?

Difficile rispondere.

Troppo spesso la scuola, nella quale si cresce diventa una stazione di passaggio, destinata, prima o poi, ad essere superata da scelte individuali. Jigoro Kano andava predicando il principio di "prosperità e mutuo benessere" da intendersi come un invito alla crescita, alfine di garantire una migliore partecipazione al bene comune. Non è l'egoismo ad essere promosso nel judo ma l'apprendimento di valori superiori quali il condividere.

Resta il fatto che le nostre scuole avrebbero piacere a che, una volta maturati, i judoka  che vi sono cresciuti siano disponibili a contribuire alla crescita della generazione successiva, e che arrivino ad affermare con orgoglio - convinti -  "questa à la mia scuola", ciò che però oggi non è affatto scontato.


I CAMPIONATI DEL MONDO JUNIORES

 

La ventenne vodese April Fohouo si è laureata campionessa del mondo juniores a Lima nella categoria -70 kg.

Dopo avere sconfitto la giapponese Rin Maeda (per yuko al primo turno), la svedese Ingrid Nilsson e la turca Ecem Baysuk a seguire, nella finale ha avuto la meglio sulla serba Aleksandra Andric per ippon.

La judoka elvetica, all'ultimo anno U21, ha compiuto così l'impresa.

Sconfitti invece al primo turno gli altri due rappresentanti del judo elvetico: Mirja Pollheimer (-57 kg) e Stevan Maitin (-73 kg).

 

65 le nazioni rappresentate per 463 judoka.

Nel medagliere è stato, ancora una volta, il Giappone a primeggiare con 5 titoli individuali e 12 medaglie su 14 categorie.

Due titoli anche al Brasile, mentre l'India (a sorpresa) conferma la propria crescita judoistica ottenendo un bronzo nei -63 kg grazie a Lintoi Chanambam.

 

Questi i campioni del mondo U21:

-60 Retsu Matsunaga JPN

-66 Tornike Gigauri GEO

-73 Muhiddin Asadulloev TJK 

-81 Haru Akita JPN

-90 Jesse Barbosa BRA

-100 Milan Bulaja SRB

+100 Bislan Katamardov RUS

 

-48 Sachiyo Yoshino JPN

-52 Nicole Marques BRA

-57 Mio Shirakane JPN

-63 So Morichika JPN

-70 April Fohou SUI

-78 Maria Hanstede NED 

+78 Celia Cancan FRA

 

 

Nella competizione a squadre è stato il Giappone ad imporsi.

Nella finale ha sconfitto la Francia per 4 a 1; terzo posto per Brasile e Russia (ancora sotto bandiera IJF).


LA COPPA MALCANTONE

 

La Coppa Malcantone è il torneo per scolari che viene organizzato in Ticino dal Judo Club Ceresio-Caslano.

Partecipano in genere i club ticinesi ma anche società provenienti da Lombardia e Piemonte. La 28esima edizione è stata combattuta domenica 12 ottobre.

 Il torneo ha la particolarità di mettere in palio una challange che viene attribuita defintivamente dopo la terza vittoria. Gli organizzatori intendono così preminare la società ticinese che ottiene i maggiori risultati individuali.

In questa edizione la challange è andata al DYK Chiasso i cui combattenti hanno conquistato il primo posto in undici categorie individuali tra U15 e U13.

Nella foto che segue gli U15 del DYK.

 

Questi i vincitori della 28esima edizione del torneo:

 

U15 F

-50 kg Yuki Alliata (DYK Chiasso)

-55 kg Stella Giovanora (JBB Bellinzona)

-62 kg Margherita Bosia (DYK Chiasso)

+62 kg Arianna Sarafin (ASDGymnic Club)

 

U15M

-40 kg Natan Weber (DYK Chiasso)

-45 kg Giacomo Polimeni (DYK Chiasso)

-50 kg Oleksii Dmytrashyk (DYK Chiasso)

-55 kg Luca Wüst (JC Buchs)

-60 kg Jacopo Tettamanti (DYK Chiasso)

+60 kg Cristian Perosa (JBB Bellinzona)

 

U13 F

Gr.1 Giada Erin Malandrini (JK Muralto)

Gr.2 Romina Maroni (BVC Manno)

Gr.3 Clara Ricchiuti (DYK Chiasso)

Gr.4 Letizia Ciardiello (Budokan Tre Valli)

 

U13 M

Gr.1 Rodrigo Pereira (JK Biasca)

Gr.2 Mikael Abusenna (DYK Chiasso)

Gr.3 Natan Weber (DYK Chiasso)

Gr.4 Joas Antonietti (JC Ceresio)

Gr.5 Samuel Santagada (JC Caslano)

Gr.6 Lorenzo Castellicchio (Budokan Tre Valli)

Gr.7 Nicolò Da Col (Scuola 7+)

Over Christian Cecconi (DYK Chiasso)

 

U11 F Prime classificate nei vari gruppi:

Giada Martello (Bu Sen Luino), Alinew Fraquelli (JK Biasca), Danisa Roncato Perea (Judo per tutti), Matilde Bina (Bu Sen Luino), Lorenzo Cardellicchio (BUdokan Tre Valli), Lia Rodoni (Judo per tutti)

 

U11 M Primi classificati nei vari gruppi:

Davide Gitto (JC Ceresio), Elia Gelmi (Scuola 7+), Nicola Agostini (Judo per tutti), Nicolò Buoso (Bu Sen Luino), Ettore Ferrazzo (BVC Manno), Enea Bontadelli (Scuola 7+), Tomas Kusack Fernandez (Judo per tutti), Tobia Porrini (Bu Sen Luino), Cristina Albertini (Scuola 7+), Tyron Perini (JB Bellinzona), David Lixandru (Ginnatica Paulese).


LE SPERANZE DEL JUDO TICINESE

 

Chi non ha ancora compiuto i 18 anni è invitato ad esprimere il suo pensiero sul judo, sulle proprie esperienze e su quanto ha appreso ed apprende praticando la disciplina.

Per questo numero si ringrazia Arianna Bianchi (cintura arancione, classe 2013). 

 

 

"Mi chiamo Arianna, ho 12 anni e pratico judo da quando ne avevo 7. Ho iniziato per caso e all'inizio non ero molto entusiasta, perché le difficoltà che incontravo mi sembravano ardue da superare. Passato il primo periodo, con i primi miglioramenti, mi sono sentita stimolata. Nel frattempo le amicizie al dojo si sono solidificare e quello che prima sembrava un ostacolo, oggi mi invoglia a continuare e mi diverte. Credevo che il judo fosse uno sport individuale, invece il gruppo è un elemento importante perché siamo affiatati, ci sosteniamo e incoraggiamo. 

Nel mio dojo, il DO YU KAI, ho l'opportunità di allenarmi anche coi ragazzi più grandi di me e adulti. Questo confronto mi permette di crescere tecnicamente e conoscere le loro esperienze. Sento crescere la voglia di imparare grazie anche agli allenamenti, ai quali abbiamo la fortuna di partecipare, con dei judoka professionisti anche di altissimo livello. 

Il judo è una disciplina che insegna il rispetto, la perseveranza, la cortesia, la dedizione, la pazienza e la bellezza nell'eseguire correttamente le tecniche. 

Questo sport è diventato la mia più grande passione e voglio continuare a praticarlo il più a lungo possibile".

 

 

Arianna Bianchi il judo è diventato la sua passione.

Si allena con il proprio gruppo d'età ma non perde occasione di praticare anche con i più grandi.


IL RACCONTO DI MARUYAMA: capitolo 17

 

Hifumi era impaziente. Finalmente avrebbe scoperto il segreto della miko.

Quel giorno avrebbe formulato le domande necessarie a comprendere, qualora Maruyama non ne avesse parlato. Giunto a casa del maestro attese quindi che il racconto riprendesse, pronto ad intervenire.

 

 

15.

Un giorno la sacerdotessa si presentò a Hiroshi.

È tempo che tu, Hiroshi Maruyama, assuma le tue responsabilità. Ti serve una moglie per perpetuare la discendenza del tuo casato. A quasi sessant’anni non puoi certo pretendere di prendere una moglie bella come Kyo Machiko. Ho individuato però una brava ragazza di nome Uta, bruttina e oltre l’età canonica, per questo disposta ad accasarsi anche con un anziano mutilato, purché questi sia in grado di garantirle un decoroso futuro livello di vita e un trattamento rispettoso.”

Mio padre non era del medesimo parere e riteneva di non essere al momento in grado di assumersi il costo di mantenimento di una famiglia. Aveva investito nell’acquisto e nella ristrutturazione del dojo e non aveva riserve.

La miko lo zittì.

Vedo che non mi hai proprio riconosciuta Hiroshi.

Io sono Kumiko, mia madre era Okiko la governante di casa Maruyama. Quando avvenne la tragedia si sentì in dovere di mettere i valori al riparo per chi un giorno sarebbe ritornato. Quadri, gioielli e altri beni sono da allora custoditi in un luogo scelto da mia madre e, alla sua dipartita, noto a me soltanto.

Da tempo attendevo il tuo ritorno quale unico erede del clan.

Non devi preoccuparti per gli aspetti economici. Non sarai mai un taikun ma sicuramente non avrai problemi a mantenere una famiglia e a trasmettere ai tuoi discendenti quanto necessario”.

Hiroshi era colpito. Non aveva riconosciuto Kumiko, la bimba dal ciuffo ribelle che aveva partecipato, a fianco della madre, alla cerimonia funebre dei genitori e delle sorelle. Tanti anni erano passati. Dalla tragedia non aveva più fatto ritorno a Miyazu. L’inchiesta non aveva per altro mai permesso di identificare gli autori. Inizialmente si sospettò dei “Black Dragons”, successivamente di una banda di criminali legati alla yakuza che all’epoca imperversava nella regione. Dopo alcuni anni, tuttavia, la pratica venne archiviata. Dei beni materiali si era totalmente disinteressato, essendosi limitato a ordinare la vendita della casa di famiglia, operazione per la quale aveva incaricato un mediatore. Era sempre stato convinto che, oltre ai genitori e alle sorelle, anche i beni fossero scomparsi definitivamente. Era giudice supplente, non aveva difficoltà economiche e in ogni caso non aveva esigenze particolari. La frugalità dell’esistenza era un principio acquisito. Anche su tale aspetto l’insegnamento di Kano aveva attecchito. Tra sé riconobbe che della sorte dei beni di famiglia avrebbe potuto interessarsi maggiormente.

Kumiko” disse pertanto “non ho parole e non so come ringraziarti. Ricordo bene Okiko. Con me è sempre stata gentile e rispettosa, in più - pur essendo al servizio della famiglia - aveva il coraggio di fare delle osservazioni a noi ragazzi quando il nostro comportamento non risultava adeguato. Non era persona da sentirsi in soggezione ma una fonte di saggezza a cui attingere. Quando ero alla Kano Juku poi mi scriveva regolarmente. Ho sempre apprezzato quegli scritti anche se allora rispondevo di rado.

 

Fu così che il matrimonio tra Hiroshi e Uta ebbe luogo.

Non fu un matrimonio d’amore ma di convenienza, come tanti altri matrimoni in Giappone. La famiglia di Uta era ben contenta di liberarsi della ragazza, divenuta un peso. Hiroshi - rassicurato dal profilo economico - si era convinto dell’importanza di avere un erede al quale trasmettere le sue conoscenze.

Il matrimonio fu una cerimonia per pochi intimi. Entrambi gli sposi erano preoccupati, tra i due non vi era alcuna attrazione. Consapevoli dei reciproci doveri, tuttavia, entrambi speravano che il coniuge sapesse assumere i propri e che la convivenza risultasse comunque adeguata.

Io nacqui un anno dopo il matrimonio. Mia madre, Uta, morì durante il parto. Aveva avuto una vita difficile. Nessuno la pianse particolarmente. Hiroshi aveva l’erede da istruire e plasmare mentre al dojo poteva contare sulla collaborazione di Noburo. Kumiko, visto la morte di mia madre, si sentì in dovere di cercare di supplirla contribuendo (almeno in parte) alla mia crescita e alla mia educazione. Al funerale il sacerdote dedicò a Uta una poesia:

 

Rumore di onde

viene e va: quanto

è lunga una vita?



Maruyama si interruppe, la testa aveva improvvisamente preso a girare e la vista si era offuscata. Non era più in grado di proseguire. Hifumi preoccupato, rimase colpito dalla repentina interruzione del racconto. Il maestro giaceva sulla sedia a sdraio pallido, senza dare segnali di vita. Sembrava avesse perso conoscenza. Dopo pochi minuti, tuttavia, Maruyama si riprese autonomamente. Sorseggiò il tè che Hifumi gli porgeva e congedò l’allievo ringraziandolo “Riprenderemo appena mi sentirò meglio. Non temere, di frequente mi capita oramai di perdere i sensi. Quando accade sono costretto a fermarmi. Le mie energie sono al lumicino”.

Lasciando la casa del maestro, riflettendo su quanto era stato narrato, Hifumi si chiese quali dovevano essere i sentimenti di Takero verso il padre e in che misura gli fosse mancato l’affetto della madre, che non aveva mai conosciuto. Per come si esprimeva, la relazione padre/figlio doveva essere stata parecchio sofferta. Il tempo, tuttavia, attenua i ricordi e quanto appariva imperdonabile, con gli anni, più facilmente viene digerito. Nell’inverno della vita, acquisendo piena coscienza della propria mortalità, circostanze che sembravano gravi diventano piccole cose.

 

 

“La vita, per essere definita decorosa, privilegia la sobrietà e la temperanza. La frugalità si intende anzitutto nell’economia ... La vergogna è esagerare nel modo di vivere nonostante l’insufficienza delle risorse.” (1)



[1] Kano, La dignità e il judo, Judo (novembre 1917).



I LIBRI SUL JUDO: I kaeshi-no-kata nel judo

 

Il libretto di Marco Marzagalli pubblicato nel 2009 presso le Edizioni La Comune presenta i due kata dei contraccolpi.

 

Il nage-ura-no-kata di Kyuzo Mifune (1884/1965) costituito da 15 tecniche suddivise in tre gruppi di cinque tecniche alle quali, dopo un attacco in te-waza (5), ashi-waza (5), koshi-waza (5) segue un contraccolpo.

 

Il gonosen-no-kata della Waseda University, portato in Europa da Mikinosuke Kawaishi (1899/1969), costituito da 12 contraccolpi portati dopo un attacco di ashi-waza (6), koshi-waza (5) e te-waza (1).

Di questo kata esiste anche lo specifico libro dello stesso Kawaishi ("Les 7 kata complets du Judo") pubblicato anche in traduzione italiana presso le Edizioni La Comune.

 

Interessante la comparazione che l'autore propone tra i due kata.

La sua conclusione è "si potrebbe quasi dire che in Mifune i kaeshi non derivano quasi dalla volontà di tori, ma sia lo stesso uke a "proporli": tori di fatto contrasta l'attacco spezzandone il ritmo, e poi sarà la posizione di uke a "proporre" la tecnica di kaeshi ... In Kawaishi, viceversa, la tecnica di kaeshi  è quasi prestabilita nella mente di tori, non nasce dall'azione ma è studiata in funzione dell'azione, non è uke a "suggerirla" ma è tori che la imposta con la sua difesa" (vedi pag.79). 

 

 

 

Il nage-ura-no-kata e il gonosen-no-kata sono interessanti, benché poco noti.

Permettono di esercitare i principi di difesa e di cogliere l'attimo per l'esecuzione di contraccolpo.

La loro conoscenza e il loro studio comportano una migliore attenzione ai kaeshi-waza, la cui importanza nella pratica sportiva o meno del judo è innegabile.


NOTIZIE IN BREVE

 

Gioia Vetterli si è imposta a -70 kg all'European Open di Praga.

Quattro incontri vinti hanno permesso alla ventiseienne elvetica di conquistare il suo terzo torneo internazionale.

Quinto posto invece per Binta Ndyaie, Freddy  e John Waizenegger. 

 

 

Nils Stump, ventottenne già campione del mondo, è tornato sui tatami.

Al Gran Prix di Lima si è classificato al terzo posto sconfitto unicamente dal brasiliano Daniel Cargnin.

Nella finalina ha sconfitto l'italiano Leonardo Valeriani per immobiliazzazione.

 

 

Sabato 11 ottobre al dojo del JB  Lugano si sono allenati i "veterani" svizzeri.

Gilbert Pantillon ha riunito gli over interessati per un allenamento piacevole e coinvolgente.

 

 

Dopo diversi anni d’assenza l’organizzazione dei campionati ticinesi individuali ritorna nel Luganese.

L’associazione Judo per Tutti in collaborazione con Judo Budo Club Lugano, Judo Club Cadro, Judo Do Yu Kai Paradiso e Budo Club Vedeggio-Manno organizzeranno l’evento.

I campionati ticinesi 2026 sono programmati per: domenica 8 febbraio 2026

presso la palestra delle scuole Medie di Pregassona.

 

 

Ricorre il 28 ottobre l' International judo day, in ricordo della nascita di Jigoro Kano.

Il tema di quest'anno (e non avrebbe potuto essere diversamente) è "pace".


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