Nr.99 / 15 settembre 2025

TICINO DOJO JOHO

Notizie e approfondimenti sul JUDO, a cura dell’ATJB


 

Questo numero presenta qualche riflessione sull'inizio della stagione, un commento del recente corso GS di judo per disabili e una scheda tecnica sulle combinazioni.

Abbiamo poi la rubrica "Le speranze del judo", il capitolo 15 de "Il racconto di Maruyama" e la rubrica "I libri sul judo".

Indice di TDJ nr.99:

  1. Partiti! - Marco Frigerio
  2. “Corso G+S a Vezia: Formazione per Judo Inclusivo con Bambini e Ragazzi con Disabilità” - Fabio Ciceri
  3. Combinazioni: queste sconosciute - Marco Frigerio
  4. Le speranze del judo ticinese: Clara Ricchiuti
  5. Il racconto di Maruyama - Marco Frigerio
  6. I libri sul judo - Marco Frigerio
  7. Notizie in breve - Marco Frigerio

PARTITI!

 

La stagione 2025/2026 è iniziata.

Le prime lezioni sono state impartite. Diversi giovani sono saliti sui tatami per provare la disciplina. Se sono stati contenti si sono iscritti alla stagione, altrimenti non li abbiamo più visti.

La manifestazione cantonale dello sport, Sportissima, è stata una ulteriore occasione di promozione.

Ogni insegnante ha la sua idea su come proporre il judo ai principianti.

Cadute, prime proiezioni e passaggi al suolo sono di norma il contenuto di quanto viene proposto. A dipendenza dell'età degli allievi si ricorrerà anche a movimenti ludici legati alla disciplina.

Muoversi, superando la paura della caduta e della proiezione è in ogni caso fondamentale.

Superato il primo ostacolo il cammino di ogni praticante potrà iniziare e avrà la sua storia.

 

Quale però l'obiettivo ?

Il piacere di praticare rimane fondamentale.

Non si proseguirà nella pratica se manca tale ingrediente.

L'esperienza insegna che, terminata la fase dell'agonismo - sempre che si riesca a superare le delusioni (ciò che è naturale in quanto non si può vincere sempre) - la maggior parte dei praticanti rinuncerà a proseguire.

Un peccato !

Per il praticante che non ha compreso il senso del judo e che non ha capito l'importanza di avere un dojo di riferimento e per l'insegnante che non è stato in grado di trasmetterlo.

 

Naturalmente anche in questa stagione vi saranno delle sorprese.

Vi sarà chi vi informerà che intende smettere judo per praticare altro e vi sarà chi vi dirà che al dojo non trova judoka al proprio livello (evviva la modestia) e che ha deciso di proseguire altrove.

Non c'é da perdersi d'animo, come ad ogni delusione della vita, non vi è che ripartire.

In fin dei conti chi insegna deve essere convinto di fare il proprio meglio, se il messaggio che ha inteso trasmettere passerà anche ad uno solo dei propri allievi il suo costruire avrà avuto un senso.

 

Una buona stagione a tutti !



P.S.

Nella fotografia che segue i giovani del DYK Chiasso sul palco di piazza Indipendenza in occasione della dimostrazione delle 14.00 di domenica 14 settembre durante l'evento Sportissima.


“Corso G+S a Vezia: Formazione per Judo Inclusivo con Bambini e Ragazzi con Disabilità”

 

Il comune di Vezia ha ospitato nelle sue strutture, lo scorso fine settimana, un corso G+S organizzato dall’associazione “Judo per Tutti” (Unified Club) destinato ai monitori di Judo con il tema “Judo per bambini e ragazzi con disabilità”, focalizzato in particolare sulle disabilità intellettive. 

A questo seminario hanno partecipato una trentina di monitori, di cui poco meno della metà provenienti dalla Svizzera interna.

Dopo una prima parte teorica, in cui si sono approfondite alcune tipologie di disabilità, si è passati all'applicazione pratica di una lezione con una ventina di giovani atleti con disabilità, provenienti dalle società "Judo per Tutti” Vezia-Pregassona, “Judo 7più” Roveredo e dalla Svizzera tedesca.

 

È stata una giornata molto interessante, istruttiva e coinvolgente sotto vari aspetti, sia tecnici che emozionali, che pone le basi per stimolare ulteriori approfondimenti da parte dei monitori e creare una piattaforma di condivisione delle esperienze.

Si è infatti trattato della prima formazione specifica di Judo in questo ambito a livello ticinese. 

 

La disciplina del Judo, "la Via dell'adattabilità", permette di cucire su misura a qualsiasi individuo il proprio abito e porta concreti e comprovati benefici a chi la pratica.

La folta partecipazione a questo evento ha evidenziato la necessità, per i monitori, di avere strumenti concreti per accogliere in maniera competente piccoli e grandi atleti con bisogni speciali. 

 

L’Associazione Judo per Tutti ringrazia tutti i monitori che hanno partecipato e le famiglie che si sono prestate e hanno presenziato con i loro figli. Grazie a Tutti.


COMBINAZIONI: QUESTE SCONOSCIUTE

 

Renraku-waza è il termine che generalmente viene utilizzato per indicare le combinazioni.

In realtà vi sono almeno tre situazioni che vanno distinte.

La combinazione classica prevede un primo attacco effettivo seguito da un secondo attacco. Il termine "renraku-waza" adrebbe riservato a tali situazioni.

Naturalmente il secondo attacco è connesso fortemente alla reazione che uke andrà a portare. Lo studio del tokui-waza (la tecnica preferita) dovrebbe quindi prevedere diverse soluzioni tenendo conto delle differenti difese che il primo attacco comporta.

Quando il primo attacco viene invece effettuato unicamente per provocare una reazione alfine di portare l'attacco effettivo il termine da utilizzare e "renzoku-waza".

Infine quando vi è unicamente un movimento che causa una reazione utile per portare il proprio attacco effettivo il termine corretto è "henka-waza".

 

La costruzione di un judoka richiede l'identificazione di una serie di tecniche preferite a partire dalle quali vanno studiate una serie di possibili combinazioni da realizzare sia in conseguenza alla reazione di uke dopo un primo attacco, sia in conseguenza di un primo attacco fittizio, sia in conseguenza ad un movimento che crea una reazione da parte di uke.

Il judo è complesso e il suo apprendimento dura una vita.

L'insistere sulla applicazione diretta di una tecnica non porta lontano.

Per crescere va garantito al singolo judoka l'occasione per approfondire e ripetere il suo tokui-waza e le combinazioni che portato a realizzarlo al meglio.

Dare spazio ad un tale studio è essenziale.

 


LE SPERANZE DEL JUDO TICINESE

 

Questa rubrica è destinata a dare voce alle giovani speranze del judo ticinese. Non importa se agonisti o se praticanti di palestra.

Chi non ha ancora compiuto i 18 anni è invitato ad esprimere il suo pensiero sul judo, sulle proprie esperienze e su quanto ha appreso ed apprende praticando la disciplina. Attendiamo contributi.

Grazie a Clara Ricchiuti (11 anni, cintura verde del DYK Chiasso). 

 

 

 "Mi chiamo Clara, ho 11 anni e pratico judo a Chiasso da quando ne avevo 5.

All’epoca avevo appena smesso danza e stavo pensando ad un nuovo sport. Essendo in prima elementare mi lasciavo molto influenzare dagli altri e molti miei compagni di classe avevano da poco iniziato Karate, così insistetti per fare la prova ma, complice anche il covid, la palestra di Mendrisio era chiusa. Dovetti ripiegare sul judo e suppongo che questa sia l’unica cosa per cui dovrei ringraziare il coronavirus.

All’inizio molte persone non capivano, alcuni mi chiedevano perché facessi uno sport “da maschi” altri invece chiedevano se a judo “ci picchiavamo” ovviamente all’ epoca non avevo idea di come rispondere a queste domande ma ora so perfettamente cosa dire.

La prima cosa, che non riguarda solo il judo, è che non esistono gli sport da maschi o da femmine, si tratta di pregiudizi infondati, cosa che però continua a mantenere il numero di femmine al Do Yu Kai (ma anche negli altri dojo) minore di quello dei maschi. Onestamente la storia degli sport da maschi e degli sport da femmine è solo una sciocchezza che ha contribuito a ostacolare molte carriere.

La seconda cosa, che anche molti judoka fanno fatica a capire, è che il judo non è una disciplina dove bisogna utilizzare la forza, a judo non ci si picchia, è solo una questione di equilibrio e velocità.

E non sarò poetica, non dirò che il judo per me è arte perché per me non si tratta di questo. Ovviamente il judo è una cosa che va ben oltre al semplice sport, ma per me il judo rappresenta una valvola di sfogo.

E non penso che né io né nessun altro potrà "mai spiegare quelle sensazioni, quando ti riesce una tecnica o quando fai una caduta perfette. Nessuno che non sia un judoka può immaginarlo. Perché il judo è molto più che uno sport"

 

Clara Ricchiuti, giovane del DYK Chiasso, determinata e con le idee chiare sul senso della "sua" pratica del judo.

Anche per lei "il judo è molto più di uno sport". 


IL RACCONTO DI MARUYAMA: capitolo 15

 

Ripercorrere la storia di Hiroshi aveva portato Maruyama a rivalutare la figura del padre. Troppo spesso si ha la tendenza a criticare apoditticamente i genitori: un esercizio naturale ma non necessariamente legittimo. Le scelte di un genitore e/o il suo comportamento, censurati in gioventù dai figli, spesso vengono rivalutati con il passare degli anni.

Capita, a chi diventa padre, di ripensare alla propria giovinezza e a determinate reazioni che, con il senno di poi, ben si sarebbero potuto evitare.

Takero Maruyama non era padre. Non aveva attraversato la fase di rivisitazione dei propri trascorsi; tuttavia, il racconto della vita di Hiroshi aveva risvegliato in lui ricordi negativi per i quali, solamente ora, era disposto ad ammettere di avere esagerato. Rompere definitivamente i ponti con il genitore era stata una decisione grave che aveva contribuito a causare il tragico finale.

Hiroshi aveva cresciuto Takero da solo e nulla l’aveva preparato ad essere genitore. L’assenza di empatia e di affetto non era necessariamente voluta e in ogni caso era la conseguenza di una storia terribile.

Avvicinandosi al termine del proprio cammino Takero aveva compreso che era tempo di fare pace con il proprio passato e di rimettere quanto ancora non era riuscito a perdonare.

 

Dopo la visita al dojo, in cui aveva designato ufficialmente Hifumi suo successore, Maruyama non ebbe più modo di indossare un judogi. In realtà ben avrebbe potuto ritornare ogni tanto al dojo, aveva però deciso di risparmiare le forze per riuscire a concludere il racconto. Questo oramai era il suo unico obiettivo e, definito l’obiettivo, un judoka concentra tutte le proprie energie per raggiungerlo.

 

 

13.

Un giorno mio padre seppe che nella scuola di judo a Kumamoto, alla quale si era avvicinato alcune volte senza trovare il coraggio di entrare, sarebbe arrivato in visita Kyuzo Mifune.

All’epoca in cui era divenuto assistente/confidente di Kano Mifune era già 8° dan ed aveva un ruolo importante al Kodokan.

Kano lo aveva poi promosso 9° dan nel 1937. Al termine della guerra, nel 1945, gli era infine stato attribuito il 10° dan; in lui era stata identificata la figura non compromessa dal conflitto mondiale destinata a fungere da tecnico di riferimento.

Negli anni a venire sarebbe stato addirittura soprannominato “God of judo”.

Il legame con la disciplina, per chi ha praticato seriamente e nel tempo, rimane forte. Hiroshi non poté quindi non presentarsi al dojo di Kumamoto e ritrovare il vecchio conoscente. Mifune faticò a riconoscerlo. Quando però arrivò a identificarlo non mancò di coinvolgerlo e di farsi raccontare le sue disavventure. Di Hiroshi Maruyama si erano infatti perse le tracce. Per tutti egli era scomparso nel corso della guerra.

Hiroshi e Mifune ebbero modo di trascorrere insieme la serata e di aggiornarsi reciprocamente sugli eventi che avevano caratterizzato le loro esistenze. Mifune raccontò a Hiroshi di come, grazie al coinvolgimento delle forze di occupazione,[1] il judo - il cui insegnamento nelle scuole era stato proibito - si era salvato. Per dare un’immagine positiva della disciplina, presidente del Kodokan era divenuto Risei Kano, l’unico figlio maschio del Fondatore con il quale il padre, sino alla fine, aveva mantenuto rapporti cordiali. Il nipote di Kano, Nango Jiro secondo presidente del Kodokan, era stato invitato a dimissionare, essendo compromesso per i suoi trascorsi militari. Anche la finalità educativa del judo, tanto cara a Kano, era stata accantonata. Il judo era salvo, tuttavia, la sua promozione era limitata all’aspetto sportivo. “A volte vi sono compromessi che è necessario accettare per salvare il salvabile e creare le premesse per una rinascita futura” disse Mifune a Hiroshi.

L’incontro fu estremamente piacevole per Hiroshi. Mifune non mancò di invitarlo al Kodokan. Gli disse anche che a Miyazu - dove Hiroshi era nato e vissuto sino al trasferimento a Tokyo - mancava da tempo una scuola di judo. Trovare insegnanti capaci non era semplice in quel periodo, per cui lasciò intendere che, qualora Hiroshi fosse stato disponibile, lo si sarebbe potuto aiutare e che la menomazione al braccio destro non sarebbe stata un problema.

Tornare a parlare di judo fece bene a Hiroshi che iniziò a pensare che era tempo di lasciarsi alle spalle le atrocità del periodo bellico e di riprendere in mano la propria vita allo scopo di tramandare alle nuove generazioni il pensiero originale di Kano che aveva ben conosciuto. Fu per questo motivo che, pochi mesi dopo l’incontro con Mifune, decise di rientrare nel mondo e di lasciare il Tempio Unganzenji.

Partì per Tokyo dove al Kodokan ritrovò Mifune, Risei Kano e diversi allievi della vecchia guardia. Fu così che, il 3 maggio 1956 assistette alla prima edizione del campionato del mondo di judo al Kuramae Kukugikan: trentuno combattenti in rappresentanza di ventuno nazioni con i giapponesi Shokichi Natsui e Yoshihiko Yoshimatsu al primo e secondo posto. La supremazia dei judoka del Sol Levante era evidente tuttavia Hiroshi apprezzò l’impegno e il comportamento di alcuni stranieri. Un certo Anton Geesink, olandese ventiquattrenne, lo colpì particolarmente per la sua imponenza fisica. Tecnicamente appariva ancora immaturo ma con una simile stazza avrebbe potuto diventare in futuro un avversario pericoloso anche per i più esperti nipponici.

Il campionato mondiale - combattuto in un’unica categoria - fu un notevole successo, Hiroshi non era però certo che costituisse la via di sviluppo che Kano avrebbe apprezzato. Ne parlò con Risei, che era anche presidente della International Judo Federation,[2] ma non ebbe soddisfazione. Nessuno al Kodokan sembrava interessato ai valori per i quali Kano si era costantemente battuto. Hiroshi ricordava bene la conferenza data all’Università del Sud della California in occasione dei giochi olimpici del 1932, alla quale aveva assistito. Kano aveva ribadito allora che lo scopo del judo è trasmettere i principi del miglior impiego dell’energia e della prosperità e mutuo benessere facendo in modo che il praticante li riprendesse nella propria vita alfine di raggiungere uno stato fisico, morale e intellettuale superiore.[3] Lo scopo del judo, per il Fondatore, non era mai stato la vittoria di competizioni, pur importanti.

 

 

Pensa Hifumi, mio padre per tutti era scomparso da quattordici anni: quattro anni nella polizia militare a Singapore, cinque anni di prigionia ed altrettanti nel monastero di Kumamoto. Negli ultimi dieci anni aveva meditato sulle proprie colpe, sulle proprie responsabilità, sul fatto che il mondo avrebbe dovuto essere migliorato e che, primo compito di ciascuno di noi, è quello di occuparcene. Avendo trascorso parte della propria giovinezza a contatto con Kano egli sentiva ancora maggiormente il dovere di recuperare il tempo perduto, di redimersi e di dare un proprio contributo all’umanità. Finalmente aveva compreso che il messaggio di Kano era corretto, che i suoi dubbi di un tempo erano sbagliati e che, se il mondo avesse ripreso e applicato i principi “Ser-ryoku zen’yo” e “Jita-kyoei”,[4] non vi sarebbero più stati conflitti.

Hifumi era senza parole.

Più il racconto proseguiva, più cresceva il rispetto per il proprio maestro cresciuto a “riso e judo” sotto la direzione di un padre alla ricerca del proprio riscatto desideroso di compiere la propria missione prima di lasciare questo mondo.

“Non deve essere stato per nulla facile essere il figlio unico di Hiroshi” pensò Hifumi prima di salutare Maruyama e dirigersi verso il dojo dove avrebbe dovuto tenere i corsi di fine pomeriggio.

 

 

“L’intera azione dell’uomo parte dal suo ideale: basso è l’ideale, misera è l’azione, alto è l’ideale, nobile è l’azione, influendo perciò nella valutazione della dignità personale ... si auspica che ogni uomo possa nutrire un alto ideale in modo che la sua vita sia decorosa e dignitosa”[5]

 



[1] La storia tramanda che il generale Curtis LeMay (1906/1990) praticò judo al Kodokan durante l’occupazione americana e che egli volle introdurre l’insegnamento della disciplina alle forze armate statunitensi.

[2] L’International Judo Federation (IJF) venne creata nel 1951 su iniziativa di judoka europei.

[3] Vedi Barioli, Kano Jigoro educatore, 2010, pag.164.

[4] I due principi fondamentali del judo tradotti generalmente come “miglior impiego dell’energia” e “prosperità e mutuo benessere”.

[5] Kano, La dignità e il judo, Judo (novembre 1917).


I LIBRI SUL JUDO: Olympisme et samourais

 

Philippe-Martial Moreau ha pubblicato nel 2024 il libro "Olympisme et samourais".

Il libro racconta la vita e le aspirazioni di Pierre de Coubertin, il padre dei giochi olimpici moderni, e Jigoro Kano, il fondatore del judo.

La vita dei due protagonisti, i loro sogni e le loro realizzazioni vengono narrate secondo una suddivisione temporale.

De Coubertin costantemente in lotta con le autorità politiche rimarrà presidente del CIO sino al 1925, i giochi di Parigi dell'anno precedente saranno la sua consacrazione finale. Di seguito, per essendo divenuto presidente onorario, la sua influenza andrà scemando sino a scomparire.

Kano, al contrario, riuscirà a realizzare un crescendo che lo porterà a divenire membro della dieta e primo rappresentante giapponese dello sport nel mondo.

Riuscirà nell'intento di ottenere la conferma per i giochi di Tokyo del 1940, malgrado l'opposizione di molte nazioni che - visto la politica di conquista posta in atto dal Giappone - avrebbero voluto revocare la decisione.

Due figure importanti della nostra storia deceduti a distanza di pochi mesi l'una dall'altra messe a confronto.

 

Sui giochi di Berlino del 1936.

De Coubertin si espresse positivamente. Già nel 1934 aveva confessato la propria ammirazione per Hitler. I grandi sfarzi di quei giochi erano per lui un grande successo. "Non sono da temere né la passione né gli eccessi che creano la febbre e l'entusiasmo necessario" ebbe a scrivere.

Kano era presente a quei giochi. Non risultano indizi che facciano pensare in una simpatia per il regime nazista. Aveva un approccio pratico il suo obiettivo era ottenere l'attribuzione dei giochi del 1940 a Tokyo e l'ottenne.

Pierre de Coubertin e Jigoro Kano due educatori allo stesso tempo vicini e lontani.

Il libro spiega le rispettive vicende, i sogni e i risultati ottenuti da entrambi. De Coubertin intento a resuscitare lo spirito olimpico dell'antichità e Kano occupato a rinnovare il vecchio ju-jutsu dei samurai. Due protagonisti della storia determinati e coscienti dell'importanza dell'educazione e del progresso umano.


NOTIZIE IN BREVE

 

La vodese April Fohouo si è classificata seconda ai campionati europei juniores a Bratislava nella categoria -70 kg.

Dopo avere sconfitto la croata Marta Voracek, l'italiana Serena Ondei e la svedese Ingrid Nilsson (per terza penalità dell'avversaria) è stata sconfitta in finale dalla turca Ecem Baysug che ha marcato un vantaggio grazie a un contraccolpo portato sull'attacco di uchi-mata della svizzera nell'ultimo minuto del tempo regolamentare.

Complimenti alla vicecampionessa europea.

 

 

Nel torneo per team miste del campionato europeo U21 a Bratislava, la Svizzera - alla sua prima partecipazione - ha ottenuto la qualifica per la semifinale superando Grecia e Azerbaigian per 4 a 2.

In semifinale ha incontrato la Turchia ed è stata sconfitta per 4 a 2. Decisivo l'ultimo contro nel quale la vicecampionessa d'Europa Fohouo è stata sconfitta per waza-ari dalla turca Sinem Oruc.

Nella finalina per il terzo posto la Svizzera ha incontrato la Romania e la sconfitta 4 a 2 conquistando un bronzo storico

Finale del torneo tra Francia e Turchia con vittoria dei transalpini per 4 a 1.

13 erano le formazioni in competizione inspiegabilmente l'Italia (che per altro ha vinto 4 titoli individuali) non ha partecipato.

Complimenti per la bella prestazione d'insieme dei giovani rossocrociati.

 

 

Yoshiyuki Hirano ha tenuto il primo corso del semestre in Ticino.

Venerdì 5 settembre a Bellinzona, per giovani e adulti, e sabato 6 settembre a Caslano per gli under 15.

Buona, come sempre, la partecipazione alle lezioni.

 

 

Sergei Aschwanden, presidente della FSJ già bronzo olimpico a Pechino 2008, terrà dei corsi al dojo del JB Bellinzona nel fine settimana del 20 e 21 settembre.

Interessati non manchino di annunciarsi.

 

 

Al torneo ranking 1000 di Weinfelden combattuto sabato 13 settembre i ticinesi hanno ottenuto i seguenti risultati:

Loris Perosa (terzo a -81 senior), Michele Citriniti (terzo a -100 senior), Chiara Ambrosini (quarta a -52 senior), Giulia Cambianica (seconda a -70 senior), Martino Gada (terzo a -81 U21), Eloisa Del Don (seconda a -40 U18),  Clarissa Bernasconi (terza a -44 U18).

I club del JB Bellinzona e del JK Biasca si sono messi in bella evidenza. L'inizio stagione, che in Ticino è ritardato rispetto alla Svizzera tedesca o romanda, in genere penalizza i nostri judoka.

Nelle categorie scolari in programma domenica 14 settembre 4 erano i ticinesi presenti (vedi foto a seguire). Da segnalare le due medaglie d'argento ottenute da Natan Weber a -36 kg U13 e U15 e la medaglia d'argento di Oleksii Dmytrashyk a -45 kg U15; entrambi del DYK Chiasso.

Prossimo appuntamento il torneo di Morat.

  

Leggi le edizioni precedenti di Ticino Dojo Joho

 

Vai all'archivio

 

 

 

 

 

© Associazione ticinese Judo e Budo ATJB

www.atjb.chinfo@atjb.ch

 

Se preferisci non ricevere ulteriori comunicazioni da ATJB, per favore clicca il link sottostante

Disiscrizione: __linkdisiscrizionenl__