Nr.97 / 15 agosto 2025

TICINO DOJO JOHO

Notizie e approfondimenti sul JUDO, a cura dell’ATJB


 

Questo numero presenta una riflessione sulla natura del judo e due contributi speciali: l'uno relativo alla formazione JIDP, l'altro all'evento Special Olympics Judo Festival tenutosi a fine maggio a Poschiavo.

Abbiamo poi i risultati del Grand Slam di Ulaanbaatar, la rubrica "Le speranze del judo", il capitolo 13 de "Il Racconto di Maruyama" e la rubrica "I libri sul judo".

Indice di TDJ nr.97:

  1. Judo per chi ? - Marco Frigerio
  2. Judo JIDP in Madrid - Fabio Ciceri
  3. Judo Festival di Special Olympics - Lorena Faedda
  4. Il Grand Slam di Ulaanbaatar - Marco Frigerio
  5. Le speranze del judo ticinese: Natan Weber
  6. Il Racconto di Maruyama - Marco Frigerio
  7. I libri sul judo - Marco Frigerio
  8. Notizie in breve - Marco Frigerio

 

Il Grand Slam di Ulaanbaatar è il solo che si è combattuto in estate.

Nel programma del World Tour IJF 2025 rimangono ancora gli appuntamenti del Grand Slam di Abu Dhabi (27-29 novembre) e di Tokyo (6-7 dicembre).


JUDO PER CHI ?

 

Il judo è il dono che Jigoro Kano ha lasciato ai posteri.

Nato quale arte marziale, sulla base delle esperienze effettuate in gioventù allorquando ebbe a frequentare due scuole rinnomate di ju-jutsu, il judo di Kano si è trasformato negli anni diventando secondo il pensiero del Fondatore un metodo educativo.

Nella seconda parte del XX secolo, complice anche la Seconda guerra mondiale che ha visto i giapponesi soccombere, il judo si è trasformato in uno sport

 

La triplice natura del judo lo caratterizza.

Chi pratica apprende tecniche di attacco-difesa, se ha la fortuna di trovare un insegnante degno viene educato ai principi e ai valori che il Fondatore ha evidenziato, inoltre ha la possibilità di partecipare a competizioni nazionali e internazionali e addirittura di prendere parte ai giochi olimpici essendo il judo presente sin dal 1964.

L'obiettivo del judo di Kano tuttavia rimane l'educazione dei praticanti invitati a crescere sani fisicamente, forti moralmente e utili socialmente.

E questo è il fine che conta.

Che il judo venga oggi proposto anche a chi ha qualche difficoltà in più è una bella cosa, chi insegna agli "special olympics" necessita tuttavia di una formazione particolare che non per tutti, al contrario del pensiero di Kano che invece è per tutti i praticanti, "giovani", "dopolavoristi" e "campioni" compresi! 

JUDO JIDP IN MADRID

 

Dal 10 al 13 luglio si è svolta a Madrid la quinta fase della formazione JIDP (Judo Adattato per persone con disabilità intellettiva). Alla prima conferenza in presenza del progetto JIDP hanno partecipato oltre 86 allenatori provenienti da 14 paesi.

Si tratta di un Progetto Erasmus+ UE che coinvolge varie nazioni europee inclusa la Svizzera.

La nostra nazione rappresenta uno degli elementi chiave di questo progetto formativo. Cilia Evenblij, membro del comitato direttivo e rappresentante della Svizzera, apporta una comprovata esperienza sia nell'ambito della disabilità che nel Judo, risultando una risorsa essenziale per lo sviluppo e il successo dell’iniziativa.
Sei i Judoka Svizzeri, incluso il sottoscritto, che stanno seguendo questo percorso 

In questa occasione è stata completata la fase 5 della formazione, svolta in presenza e sul tatami. Il percorso, avviato per tutti i partecipanti un anno e mezzo fa, ha previsto moduli teorici online, video, test e sessioni pratiche. La formazione proseguirà con ulteriori approfondimenti di studio online e si concluderà nell’autunno 2026 in Polonia, dove è prevista una fase pratica e la partecipazione a una competizione internazionale di A-Judo. I nostri atleti, inclusi rappresentanti ticinesi, avranno l'opportunità di partecipare accompagnati dai Coach che li guideranno durante questa esperienza.

A Madrid, in collaborazione con la federazione spagnola, è stato organizzato un incontro di due giorni volto ad approfondire vari aspetti tramite l’analisi di casi pratici. L’iniziativa ha permesso di affrontare tematiche rilevanti del settore e di valorizzare l’esperienza dei diversi coach provenienti da tutta Europa, grazie a esercitazioni di gruppo e alla condivisione di competenze applicate in molteplici contesti professionali.

L’A-Judo, o più precisamente il Judo Adattato, si propone di offrire a tutti la possibilità di praticare questa disciplina in una modalità semplificata, sostenendo al contempo lo sviluppo individuale dell'atleta.

La formazione offre al coach una prospettiva e un metodo differenti. Lo scopo dell'insegnamento non è quello di raggiungere l'esecuzione di una proiezione perfetta, ma si concentra sui progressi individuali che la pratica del Judo può favorire nei partecipanti.

Ogni risultato ottenuto, indipendentemente dalla sua entità, rappresenta un progresso importante per l'atleta e di soddisfazione anche per il coach.

La cosa più interessante è che questa metodologia è anche un grande aiuto per i monitori che lavorano con i bambini in quanto è semplice e permette un approccio graduale a dipendenza dei livelli.

 

In ogni situazione, la crescita e l'apprendimento non derivano esclusivamente dal raggiungimento di un obiettivo, ma dal percorso intrapreso per arrivarvi, che include sia le sconfitte sia le vittorie, oltre alla capacità di perseverare e rialzarsi dopo le difficoltà.

Ho avuto il piacere di conoscere numerose persone che, ciascuna con storie personali differenti, hanno intrapreso questo percorso dimostrando grande dedizione e passione nei confronti dei loro atleti e mettendo il cuore in quello che fanno.

 

Maggiori info sul programma.

www.jidp.eu

 

 

Fabio Ciceri del Judo per tutti Vezia/Pregassona sta seguendo la formazione per l'insegnamento a disabili intellettuali.

Durante il mese di luglio ha partecipato al corso di formazione a Madrid.


JUDO FESTIVAL SPECIAL OLYMPICS

 

La seconda edizione degli Special Olympics di Judo Festival a Poschiavo, che si è tenuta dal 28 maggio al 1° giugno ha visto per la prima volta, una delegazione di Judoka proveniente dal Canton Ticino che ha partecipato con entusiasmo e determinazione

all'evento, portando con sé non solo la passione per il judo, ma anche i valori fondanti dell'associazione "Judo per tutti".

 

"Judo per tutti", un'organizzazione senza scopo di lucro con sede a Vezia e Pregassona, si dedica con passione alla promozione delle arti marziali come strumento di benessere per ogni individuo.

Rivolgendosi a tutte le fasce d'età, l'associazione ticinese trasmette valori fondamentali come l'amicizia, la cooperazione, il rispetto, la fiducia e l'allegria, contribuendo al contempo a migliorare la condizione fisica, la scioltezza articolare, la prontezza dei riflessi, la coordinazione e la concentrazione.

 

Questa filosofia inclusiva ha trovato la sua perfetta espressione nella partecipazione al Judo Festival di Poschiavo. La squadra ticinese, capitanata con dedizione dal Coach Fabio Ciceri e dalla sua aiutante Marta Ingrami, era composta da tre giovani atleti che hanno saputo incarnare lo spirito di "Judo per tutti": Nicola Tavarini, dodicenne grintoso, e i fratelli Loris e Julian Albisetti, rispettivamente di dodici e otto anni, entrambi animati da un entusiasmo contagioso.

L'avventura ticinese è iniziata con l'arrivo al Punto Rosso il 28 maggio, dove la delegazione è stata accolta con il calore tipico degli Special Olympics. Fin dai primi allenamenti nella palestra delle scuole elementari del paese, Nicola, Loris e Julian hanno dimostrato grande impegno e una vivace passione per il judo, integrandosi perfettamente con gli altri atleti provenienti da diverse nazioni.

 

L'escursione ad Al Plaz che si è tenuta mercoledì 29 ha rappresentato un'ulteriore occasione per socializzare e divertirsi, partecipando con gioia alle diverse attività proposte.

Ma è stato durante le competizioni di venerdì che i giovani atleti ticinesi hanno dato il meglio di sé. Con grinta e determinazione, Nicola, Loris e Julian hanno affrontato i loro incontri, mettendo in pratica gli insegnamenti ricevuti e dimostrando il loro talento sul tatami. La gioia e l'emozione sono state incontenibili durante la cerimonia di premiazione, quando tutti e tre hanno conquistato delle meritate medaglie, portando lustro alla loro associazione e al Canton Ticino.

 

La partecipazione della delegazione di "Judo per tutti" al Judo Festival di Poschiavo è stata molto più di una semplice competizione sportiva. È stata un'opportunità preziosa per questi giovani atleti di vivere un'esperienza internazionale, di confrontarsi con realtà diverse, di stringere nuove amicizie e di rafforzare la loro autostima. Il loro successo è un chiaro segnale dell'importanza di promuovere lo sport inclusivo e di offrire a tutti, indipendentemente dalle proprie abilità, la possibilità di mettersi alla prova e di raggiungere i propri obiettivi.

 

Il ritorno in Ticino è stato sicuramente all'insegna della soddisfazione e dell'orgoglio. La prima partecipazione di "Judo per tutti" agli Special Olympics di Judo Festival a Poschiavo ha lasciato un segno tangibile, dimostrando la vitalità e l'importanza di associazioni come quella di Pregassona nel promuovere i valori dello sport e dell'inclusione nel tessuto sociale ticinese. L'entusiasmo e le medaglie conquistate da Nicola, Loris e Julian rappresentano un importante punto di partenza e una fonte di ispirazione per future partecipazioni, con la speranza che sempre più giovani ticinesi possano vivere l'emozione e la gioia di far parte di questo straordinario movimento.


IL GRAND SLAM DI ULAANBAATAR

 

Dal 25 al 27 luglio si è combattuto il Grand Slam di Ulaanbaatar (capitale della Mongolia, nota in italiano come Ulan Bator). 28 nazioni presenti per 236 combattenti tra cui una squadra di giovani giapponesi.

Sei titoli individuali ottenuti dal Giappone, tre dalla Mongolia, un solo titolo ma dieci podi per la Russia (pure rappresentata da una formazione giovane).

 

Tre titoli su cinque categorie per il Giappone nella prima giornata.

Finale tutta nipponica a -60 kg con il ventunenne Hiroto Shirakane che si impone su Hayato Kondo per waza-ari al golden score.

Tra le donne vittorie della ventenne Mistuki Kondo sulla russa Marina Vorobeva a -48 kg e della ventiquatrenne Kokoro Fujishiro, campionessa asiatica 2025, sulla diciannovenne mongola Myagmarsuren a -52 kg per sode-tsurikomi-goshi.

Nei -57 kg si impone la russa Ksenia Galitskaia, già campionessa mondiale nelle categorie cadetti e juniores. In finale supera grazie a un contraccolpo la croata Ana Puljitz e in semifinale la giapponese, campionessa asiatica 2025, Megumi Fuchida.

A -66 kg è il ventitrenne uzbeko Abdurakhim Nutfulloev ad imporsi grazie alla squalifica per tre shido dell'esperto moldavo Denis Vieru in finale.

 

Due titoli a testa per Giappone e Mongolia nella seconda giornata.

Nei -73 kg ha impressionato per le sue tecniche spettacolari il mongolo Uranbayar Odgerel che in semifinale grazie a un ottimo seoi-otoshi ha sconfitto il giapponese Tanaka (già campione del mondo 2024) ed in finale il tajiko Masuri.

Yohei Oino a -81 kg e Utana Terada a -70 kg non hanno mancato il primo gradino del podio. In finale, a contendergli la vittoria, si sono ritrovati l'emiratense Gadzhimurad Omarov e la cinese Lu Liu; entrambi hanno concretizzato al suolo il vantaggio ottenuto grazie ad una proiezione marcata waza-ari (ouchi-gari per il primo e seoi-otoshi).

La trentenne mongola Gankhaich Bold, terza agli ultimi campionati del mondo, ha vinto a -63 kg innanzi al suo pubblico superando in finale al golden score per yuko la ventitrenne giapponese Kiraki Yamaguchi campionessa asiatica 2024.

 

Terza giornata con un solo titolo per il Giappone su cinque categorie.

Riku Okada a -90 kg si impone sull'uzbeko Umar Borozov grazie a un ouchi-gari con seguito al suolo.

L'ucraino Anton Savitskiy vince a -100 kg sull'ungherese Zsombor Veg grazie a un sumi-gaeshi valutato waza-ari mentre il mongolo Gonchigsuren Batkhuyag si impone a +100 kg, sostenuto dal proprio pubblico, superando per yuko il giovane russo Artem Zolotukhin. 

Nei -78 kg finale tra la campionessa europea in carica, Patricia Sampaio e la trentenne giapponese Mami Umeki (già campionessa del mondo nel 2015). La portoghese si impone grazie ad un osoto-gari vincente con seguito al suolo.

Inguardabile la finale +78 kg con la francese Lea Fontaine che si impone.

 

Questi i vincitori:

-60 H. Shirakane JPN

-66 A. Nutfulloev TJK

-73 U. Otgerel MGL

-81 Y. Oino JPN

-90 R. Okada JPN

-100 A. Savytskiy UKR

+100 G. Batkhuyag MGL

 

-48 M. Kondo JPN

-52 K. Fujishiro JPN

-57 K. Galitskaia RUS

-63 G. Bold MGL

-70 U. Terada JPN

-78 P. Sampaio POR

+78 L. Fontaine FRA

 

 

Ksenia Galitskaia: ventitrenne russa vincitrice a -57 kg.

Il judo dell'est è sempre più ostico anche nelle categorie femminili.

10 le medaglie ottenute dai combattenti russi di cui 5 tra le donne.

Bello l'ippon nella finale della Galitskaia ottenuto a seguito di un contrattacco su kosoto-gake in uchi-mata / ouchi-gari.


LE SPERANZE DEL JUDO TICINESE

 

Questa rubrica è destinata a dare voce alle giovani speranze del judo ticinese. Non importa se agonisti o se praticanti di palestra.

Chi non ha ancora compiuto i 18 anni è invitato ad esprimere il suo pensiero sul judo, sulle proprie esperienze e su quanto ha appreso ed apprende praticando la disciplina. Attendiamo contributi.

Grazie a Natan Weber (classe 2013, cintura verde del DYK Chiasso) che ha voluto condividere il suo pensiero sul judo in questo numero.

 

 

Buongiorno a tutti,

mi chiamo Natan, ho 12 anni e adesso vorrei spiegare cos’è il judo per me.

Ho iniziato a praticare quest’arte marziale in prima elementare, cioè a 6 anni, perché ero affascinato da tutti quelli sport di combattimento, e “illuso” dai film, serie TV come Ninjago, ecc. Perciò sono andato a provare il “celebre” e “rinomato” karate a Mendrisio. Il destino ha voluto che non mi piacesse, così ho intrapreso il lungo percorso del judo al DYK di Chiasso.

Per me il judo è uno sport impegnativo, sia dal punto di vista fisico, ma soprattutto dal punto di persistenza e dedizione. Infatti, magari non piace al bambino di turno che è venuto a provare perché non ha la tecnica o non riesce a fare certi esercizi, e quindi punta a sport più ludici, per esempio il calcio, il basket, l’hockey… Al contrario, chi affronta con dedizione e costanza la ripetizione del tandoku renshu e dei kata potrà migliorare progressivamente tecnica, precisione e consapevolezza.

Oltretutto, il judo, usando parole poetiche, lo si può paragonare agli scacchi, perché devi, per usare un eufemismo, calcolare ogni tua mossa, ogni movimento e usare l’astuzia. Se commetti anche un solo errore, contro avversari forti o di pari grado, può sconvolgere l’esito della partita o incontro.

Come ribadito da Jigoro Kano, il judo non finisce a 35 anni dopo essersi fatto un bel palmarès di medaglie e vittorie: un judoka vero pratica finché i suoi arti glielo permettono e restituisce ciò che ha appreso.

Spero che abbiate compreso al meglio il mio pensiero.

Saluti, 

Natan

 

Natan Weber è un ragazzo determinato che ha scelto il judo tra tante altre opzioni. In una famiglia di sportivi - il padre insegna educazione fisica e gioca a calcio, la madre è una ginnasta e judoka - l'impegno e la voglia di praticare sempre di più non potevano mancargli.

Nel 2025 è stato nominato samurai dell'anno DYK.


IL RACCONTO DI MARUYAMA: capitolo 13

 

Per qualche settimana Takero Maruyama non si fece vedere al dojo.

Hifumi era impegnatissimo; senza essersene reso conto aveva di fatto assunto l’insegnamento di tutti i corsi in sostituzione di colui che per trent’anni aveva diretto la scuola.

Era preoccupato e si chiedeva cosa potesse riserbare il futuro.

Terminata l’ultima lezione aveva deciso di dirigersi alla casa di Maruyama per verificare la situazione. Era da poco iniziato il mese di aprile e, attraversando il parco cittadino, non poté non apprezzare la fioritura dei ciliegi. Miyazu non era particolarmente nota per i “sakura”, tuttavia, nel parco ve ne erano un centinaio e, in quel periodo dell’anno, facevano sempre un bell’effetto.

La natura ci mostra il senso della vita. Un continuo cambiamento. Rinascita, crescita e decadenza, ripetute all’infinito” ebbe a pensare Hifumi.

Maruyama lo accolse sorridendo. La sua stanchezza era manifesta, tuttavia, non aveva perso lucidità e la voglia di proseguire nel racconto. “Ti ringrazio di essere passato. I giorni scorsi sono stati difficili per me. Forza però. Al lavoro. Abbiamo ancora parecchie pagine da scrivere”.

 

 

11.

Morto Kano mio padre limitò per qualche tempo i suoi contatti con il Kodokan.

Frequentava ancora il dojo principale, tuttavia, l’aria era mutata e lo spirito nazionalistico che Kano era riuscito a controllare sembrava avere preso il sopravvento.

Nango Jiro, il nipote di Kano,[1] dopo qualche mese aveva assunto la presidenza. Era stato viceammiraglio e, dal suo punto di vista, il judo era una creazione giapponese e tra giapponesi andava promosso e sviluppato.

Hiroshi incontrava con regolarità Noriko, la figlia preferita di Kano, impegnata in quegli anni a creare un kata destinato alle donne. Una forma di difesa personale al femminile.[2] L’impresa appariva tutt’altro che semplice. Dopo la scomparsa di Kano, lo spirito maschilista era tornato a caratterizzare la disciplina, grazie a Mifune che presiedeva la commissione, tuttavia, la forma del nuovo kata andava delineandosi.

Il Fondatore aveva costituito la sezione femminile al Kodokan nel 1926, suscitando qualche critica. Già in precedenza tuttavia aveva insegnato judo alle donne, per lo più parenti e conoscenti, proponendo una pratica differente per rapporto a quanto veniva esercitato dagli uomini. L’accento era posto sulla tecnica e sui kata. Il randori non veniva quasi praticato e forme agonistiche non erano previste.

Quando aveva modo di discutere con Noriko, Hiroshi ritrovava il pensiero del Fondatore. Fosse stata un uomo il Kodokan avrebbe avuto il suo naturale primattore. “Un vero peccato che Noriko, per tutta la vita, sia stata costretta a vivere all’ombra degli uomini della famiglia Kano. Uomini che per altro non avevano particolare interesse a promuovere la disciplina secondo i dettami di Jigoro” affermò più volte mio padre.

 

In quegli anni al Kodokan vi erano anche judoka stranieri. Hiroshi strinse amicizia con Trevor Leggett,[3] un inglese alto e secco che aveva studiato judo al Budokwai di Londra e che nel 1938 si era trasferito in Giappone. Leggett era un entusiasta, appena disponeva di tempo era sui tatami, per praticare judo aveva dovuto prendere le distanze dal padre un noto violinista. Hiroshi era rimasto colpito dal suo impegno. Leggett era la dimostrazione vera che il judo poteva essere praticato da tutti, in qualunque parte del mondo, senza necessariamente predisporre di una specifica prestanza fisica.

A seguito dell’attacco a Pearl Harbor del 7 dicembre 1941 la vita di Hiroshi cambiò radicalmente. Da giudice impegnato principalmente a risolvere casi di diritto civile, venne incorporato suo malgrado nella polizia militare.[4] Gli venne attribuito un grado intermedio (capitano) e inviato a Singapore.[5] Vi rimase sino alla fine della Seconda guerra mondiale prendendo parte alla famigerata “Operazione Sook Ching”. Tutti i cinesi tra i 18 e i 50 anni residenti nell’isola vennero invitati dagli occupanti giapponesi a registrarsi. Interrogati in merito alle proprie idee politiche venivano poi arrestati e, in buona parte trucidati, senza alcun processo.

L’operazione fu diretta dal generale Tomoyuki Yamashita, comandante delle truppe giapponesi a Singapore.[6] Non tutti i giapponesi condividevano però quanto stava accadendo. Vi fu in particolare un dirigente, Shinozaki Mamoru,[7] che riuscì a salvare un buon numero di cinesi dalla kempei. Hiroshi era combattuto tra il proprio dovere di obbedienza e il senso di giustizia. Capitò quindi che segnalasse a Mamoru situazioni particolari, contribuendo così a salvare delle vite. Al termine della guerra Hiroshi fu arrestato e processato per crimini di guerra, relativamente all’Operazione “Sook Ching”. La testimonianza di Mamoru lo salvò dalla pena capitale. Venne condannato però quale criminale di guerra a cinque anni di prigione da scontare. Di quel periodo mio padre parlò raramente, anche perché fu nel campo di prigionia che venne menomato. Durante i lavori che gli venivano imposti l’avambraccio destro venne schiacciato da un masso. I medici britannici non esitarono ad amputare l’arto ad altezza gomito, cauterizzando il moncherino rimasto.

Per lungo tempo Hiroshi non fu più lo stesso. Non accettava il suo stato di handicap e nutriva dentro di sé, un sentimento d’odio per tutti: per i superiori giapponesi che gli avevano imposto di accettare e condividere comportamenti criminali, per i carcerieri britannici che certo non avevano particolare simpatia per i prigionieri di guerra nipponici, per il mondo e per i kami che avevano lasciato che tutto ciò accadesse.

 

 

A proposito Hifumi” disse improvvisamente Maruyama interrompendosi “credo che sia il momento di formalizzare il passaggio di responsabilità nell’insegnamento al dojo. Come sai non ho discendenti e nemmeno parenti prossimi. Ti ho osservato: sei indubbiamente il mio allievo più fedele ed hai appreso non solamente le tecniche ma anche i principi del judo. Questo per me è importante. Domani cercherò di presenziare per dare a tutti l’informazione ufficiale.”

Hifumi, colto alla sprovvista, non seppe come reagire. Da un lato era contento, d’altro lato leggeva la notizia come un altro segno del cambiamento che a breve si sarebbe verificato. Si limitò quindi a mormorare “grazie Maestro, cercherò di essere all’altezza”. In cuor suo sapeva però che Maruyama aveva sempre avuto un debole per Shinnosuke e che, se il compagno fosse stato interessato, il dojo di Miyazu sarebbe andato a lui.

 

 

“Molti aspirano a occupare un posto soltanto perché suona bene il titolo, oppure perché amano essere ammirati e circondati da cortigiani, dimenticando che la posizione sociale acquista autorità soltanto se viene conferita come riconoscimento alla personalità o per qualche atto meritevole, altrimenti non vale una scorza.”[8]

 


[1] Nango Jiro (1876/1951) era il figlio della sorella di Jigoro, Ryuko, e di Shigemitsu Nango. Fu presidente del Kodokan dal 1938 al 1946.

[2] Joshi goshiho (forma della difesa personale per le donne) venne creato, sotto la presidenza di Nango Jiro, da una commissione di cui faceva parte anche Kyuzo Mifune. Il kata - oggi praticamente sconosciuto - venne descritto in un libro del 1943.

[3] Trevor Leggett (1914/2000) rimase prigioniero in Giappone a seguito dell’attacco a Pearl Harbor per diversi mesi. Venne liberato a seguito di uno scambio di prigionieri. Fu il primo presidente dell’Unione Europea di Judo costituita nel 1948 nel corso dei giochi di Londra.

[4] La Kempeitai o Kempei (corpo di soldati della legge) fu la forza di polizia incaricata di mantenere l’ordine nei territori occupati dal Giappone. Spesso venne accusata di uso indiscriminato della forza e paragonata alla Gestapo nazista.

[5] Il 15 febbraio 1942 le truppe inglesi di stanza a Singapore si arresero ai giapponesi.

[6] Tomoyuki Yamashita (1885/1946) fu un generale dell’esercito giapponese, condannato a morte per crimini di guerra venne impiccato a Manila. La motivazione della sentenza di condanna recita per “avere omesso di controllare le operazioni dei membri del suo comando permettendo loro di commettere brutalità, atrocità ed altri gravi crimini violando per ciò stesso le leggi di guerra".

[7] Shinozaki Mamoru (1908/1991) fu addetto dello Stato Maggiore della Difesa giapponese a Singapore con il grado di tenente colonello. Inviato nel 1938 quale spia era stato arrestato dagli inglesi, condannato a tre anni di prigione e detenuto nella prigione di Changi. Venne liberato con l’arrivo dei giapponesi. Al termine della guerra venne arrestato e detenuto nel Jurong Camp. Venne però liberato a seguito di numerose testimonianze della comunità cinese e cattolica. Fu testimone al processo sull’Operazione “Sook Ching” tenutosi dal 10 marzo al 2 aprile 1947.

[8] Kano, Il judo e l’arte di vivere, Judo (luglio 1915).


I LIBRI SUL JUDO: Manuale del giovane judoka

 

Giuseppe Piazza (campione italiano 1977 e 1978, allievo di Cesare Barioli) ha scritto un libro per giovani praticanti nel quale, in una forma semplice e diretta, spiega le basi del judo.

Non mancano riferimenti storici e la presentazione degli Shi-Tenno che hanno contribuito all'evoluzione del judo.

 

Spiegando il randori l'autore si esprime come segue: "i consigli che ci vengono tramandati dal fondatore raccomandano di mantenere una buona posizione, shizen-hon-tai, una presa morbida che ci consente di mutare rapidamente la strategia, e di non temere le cadute ... Nel randori ... non si pone il problema della vittoria o della sconfitta. Si dà spazio alla creatività per superare gli ostacoli che il compagno ci pone; la pratica così intesa ci conduce alla personalizzazione della forma tecnica appresa durante l'uchi-komi."

Il libro termina con una intervista incrociata a quattro signore del judo italiano: Emilia Davico (campionessa europea 1974), Laura Di Toma (argento mindiale 1980, 4 titoli europei), Emanuela Pierantozzi (argento ai giochi 1992, campionessa del mondo 1989 e 1991) e Cinzia Cavazzuti (campionessa europea 2002). Interessanti le risposte al quesito finale "hai trovato utili gli insegnamenti del judo nella tua vita fuori dal tatami?"  Tutte, in un modo o nell'altro, riconoscono di avere appreso parecchio dal judo.


"Quando sali sul tatami devi mostrare il tuo rispetto per il luogo e per i maestri del passato salutando con un breve inchino ... devi anche mostrare rispetto verso te stesso curando il tuo abbigliamento, il nodo della cintura ..."

"Ma che noia! ... A cosa servono tutti questi salamelecchi?"

"Serve a imparare il rispetto. Comportandoti in modo decoroso avrai rispetto di te stesso ... verso chi è più anziano di te e dedica il suo tempo ad insegnarti, ma anche verso chi pratica con te e ti aiuta a imparare".



NOTIZIE IN BREVE

 

Sei judoka svizzeri U21 hanno preso parte alla Coppa Europa combattuta a Praga.

Due le medaglie di bronzo ottenute grazie a Stevan Maitin (-73 kg) e a April Fohouo (-70 kg).

 

 

Allo stage di Cesenatico Illia e Oleksii Dmytrashyk hannno avuto modo di praticare anche con lo svizzero campione del mondo 2023 Nils Stump accompagnato dal suo già allenatore di nazionale Giorgio Vismara. Alto il livello dei partecipanti. Una bella occasione di crescita per chi ha scelto di prendervi parte.

Ticinesi presenti anche allo stage di Mürren (quattro judoka di cui tre del JK Biasca), allo stage di Fiesch (sei giovani agonisti presenti alla corte del presidente Aschwanden) e al Summer camp Tre Torri di Porto Sant'Elpidio (Jacopo Tettamanti e Oleksii Dmytrashyk).

 

 

Luca Wyler ha partecipato alla trasferta in Giappone del JC Romont, club per il quale combatte nel campionato a squadre.

Una bella occasione per tastare il judo nipponico.

Il gruppo si è anche allenato al dojo dell'università di Tenri dove ha ritrovato Joshiro Maruyama.

 

 

Mercoledì 6 agosto al DYK Chiasso è iniziata la stagione nr. 52 dell'associazione.

Il Presidente Marco Frigerio ha diretto una speciale lezione aperta a tutti: soci, conoscenti e parenti, nel corso della quale ha illustrato - con esercizi pratici accessibili a tutti - la composizione e le finalità del judo. Più di trenta i presenti in materassina.

All'occasione è stato festeggiato anche per i suoi 40 anni di presidenza del club.

 

 

 

40 anni di presidenza sono un bel traguardo.

Nominato presidente a 21 anni, Marco a 61 è tuttora in carica.

Al DYK ha gestito momenti positivi e momenti difficili. Ha saldamente tenuto il timone, senza perdere la rotta e senza dimenticare di ricordare ai praticanti il fine ultimo del judo. 

Leggi le edizioni precedenti di Ticino Dojo Joho

 

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