Nr.96 / 15 luglio 2025

TICINO DOJO JOHO

Notizie e approfondimenti sul JUDO, a cura dell’ATJB


 

Questo numero riferisce dello stage del DYK Chiasso a Arzo, riflette sul senso dei doposcuola in cui viene proposto il judo e sugli allenamenti estivi. Non mancano poi il dodicesimo capitolo de "Il Racconto di Maruyama", le rubriche Le speranze del judo ticinese e I protagonisti della storia.

 

Tanto DYK Chiasso in questa newsletter.

Contributi provenienti da altri dojo sono sempre auspicati ed attesi.

Indice di TDJ nr.96:

  1. Lo stage di Arzo - Marco Frigerio
  2. Judo e doposcuola - Mattia Frigerio
  3. Allenamenti estivi. Vi aspetto! - Marco Frigerio
  4. Le speranze del judo ticinese: Giacomo Polimeni
  5. Il Racconto di Maruyama - Marco Frigerio
  6. I protagonisti della storia - Marco Frigerio
  7. Notizie in breve - Marco Frigerio

 

Il prossimo numero di TDJ verrà pubblicato il 15 agosto 2025.

Saltiamo un numero (come già negli anni precedenti) in conseguenza alla pausa estiva che caratterizza l'attività di ogni dojo ticinese.


LO STAGE DI ARZO

 

Lo stage del DYK Chiasso di fine giugno, per ragazzi under 15, è sempre un momento particolare in cui judo, giochi e cultura si intrecciano.

Ventidue ragazzi dell’associazione hanno dato vita all’edizione numero 15 dedicata a Roma antica. Lo stage è aperto anche a giovani provenienti da altri club, ma si sa "nemo propheta in patria" per cui lo stage del DYK raramente viene frequentato da altri judoka.


Le lezioni di judo sono state dirette da Paolo Levi (istruttore titolare al DYK).

Giorgio Vismara, già allenatore della nazionale svizzera, ha tenuto due lezioni ed ha simpaticamente partecipato alla serata genitori, raccontando la sua esperienza. Vismara ha espresso a più riprese la sua grandissima passione per il judo; alla domanda “hai dovuto effettuare sacrifici e rinunce per arrivare dove sei arrivato? (ndr terzo posto ai campionati del mondo)” la risposta è stata negativa. “Se si fa ciò che fa piacere nulla costituisce un sacrificio.”
I ragazzi hanno anche avuto modo di cimentarsi con il kata degli atemi e con il kata delle proiezioni al corso delle 07.30, che precede la colazione, tenuto dal presidente Marco Frigerio.

 

La storia di Roma (dodici secoli in quarantacinque minuti), la sua eredità ( dal “Corpus Iuris Civilis" ai monumenti ancora visitabili) e l’approfondimento di alcuni personaggi storici (un imperatore e una matrona al giorno) hanno costituito i temi culturali che hanno fatto da collegamento con i giochi in cui i ragazzi, suddivisi in quattro province dell’impero romano si sono cimentati. Dalla costruzione di una tenda, al tiro con l’arco, alla battaglia per la conquista del Ponto, le proposte di attività ludiche sono state promosse da Manrico Frigerio e da Patrick e Anna Weber.

Al termine di dieci prove pratiche, artistiche e teoriche ha avuto la meglio la provincia della Dalmazia diretta dal pro-console Chris Caccia. Dictator è stato poi eletto Giacomo Polimeni che ha indovinato, sulla base dei cinque indizi forniti, il nome dell’imperatore Tito (descritto da Svetonio come “amore e delizia del genere umano”). A contendere la vittoria sino alla fine le province della Gallia del pro-console Oliver Cetti, la provincia dell’Egitto del prefetto Oleksii Dmytrashyk e la provincia della Hispania del pro-console Jacopo Tettamanti.
Durante la serata genitori è stata anche presentata la Storia di Giulio Cesare. Quattro i quadri rappresentanti preceduti dalle spiegazioni di Mattia Frigerio: dalla formazione del triumvirato con Gneo Pompeo e Marco Crasso, alla conquista della Gallia, al superamento del Rubicone per concludere con le fatidiche Idi di marzo del 44 a.C. data in cui il Dictator romano venne ucciso a seguito di una congiura.

 

Il DYK ringrazia tutti i collaboratori ed in particolare a Nadia Caccia che ha preparato lo stemma dell'antica Roma ed ha seguito l'intero stage. Il DYK non potrebbe permettersi un tale evento se non potesse contare su di un numero di genitori disponibili a collaborare a titolo di puro volontariato.

La ricerca del tema del prossimo stage previsto per fine giugno 2026  è in corso.

"Ricordatevi che il judoka non è un bruto, il cui scopo è unicamente vincere degli incontri. Il judoka è una persona colta che ha compreso l'importanza di approfondire, comprendere e condividere. Chi pensa solo a sé è molto lontano dall'avere compreso qualche cosa del pensiero di Jigoro Kano" ha chiosato il presidente del DYK al termine dello stage dando appuntamento a fine giugno 2026 per la sedicesima edizione.

 

Sempre fieri di essere judoka !


JUDO E DOPOSCUOLA

 

L’attività del judo è fattibile nei corsi post-scolastici?

È una domanda che mi sono sentito ripetere molte volte negli ultimi anni. Inizialmente sembra tutto facile, in fondo servono solo dei materassini da ginnastica e via. Per i più precisini, come ad esempio il sottoscritto, è auspicabile riuscire a recuperare giacca e pantaloni del judogi, così da valorizzare la pratica e non renderla un mero esercizio di condizione al termine delle lezioni scolastiche.

Quindi con alcune materassine e un buon numero di judogi, praticare diventa semplice. Almeno così si pensa.

Per insegnare judo a un doposcuola bisogna conoscere la disciplina sia teoricamente sia praticamente. Oltre a ciò, bisogna possedere un ingrediente indispensabile: l’entusiasmo. Un insegnante di judo non può restarsene in disparte a osservare la lezione. Deve mostrare. Deve dimostrare di saper fare e di conoscere quanto poi richiederà agli allievi.

I ragazzi che s’iscrivono ai doposcuola di judo, nella mia esperienza, sono spesso confusi e ignari di cosa sia questa disciplina. Nella loro ottica, si tratta di un esercizio che ti “insegna a fare a botte”. È fantastico, e sapete perché? Perché da questa visione grezza e limitata c’è molto materiale sul quale lavorare.

Nei doposcuola si può applicare (talvolta con successo, talvolta no) la teoria dell’insegnamento del judo del maestro Kano. Non solo una pratica sportiva, ma una pratica educativa che vuole indirizzare i ragazzi e le ragazze iscritte all’apprendimento della virtù più importante di tutte: l’educazione, poiché nulla sotto il cielo è più importante di questa.

Come già scritto, non sempre il messaggio passa. A volte gli allievi vengono al doposcuola poiché parcheggiati dalle famiglie, le quali con gli impegni professionali o personali non possono occuparsi subito dei propri figli. E quindi eccoli lì, pronti a praticare un’oretta scarsa di sport facendo più casino possibile. È uno sport di lotta e quindi ci si arruffa, ci si prende in giro, vige il darwinismo. Stupidaggini. Teorie sciocche alle quali bisogna porre un tempestivo blocco.  Dapprima con la spiegazione diplomatica e pacata. Il judo vuole educare, non addomesticare: l’individuo razionale ed empatico deve capire che la vita si basa su un equilibrio di sane norme di comportamento. Tuttavia se il concetto non vuole passare, poiché l’allievo ritiene di essere superiore a tali norme, costui conoscerà il significato di sanzione. Sospensione dal corso o, se recidivo, espulsione. Le sanzioni sono sane. La punizione permette ai ragazzi di conoscere i propri limiti poiché i limiti esistono, non scordiamocelo.

Quindi, per rispondere alla domanda posta all’inizio, direi che insegnare judo nei doposcuola non è solo fattibile, ma è anche auspicabile. Sta tuttavia all’insegnante rendere gli iscritti consapevoli del passo che stanno muovendo verso un mondo più vasto.

S’iscriveranno poi a un dojo? Inizieranno a muovere piede verso la pratica agonistica? Alcuni di loro diventeranno cinture nere?

Questo non ci è dato saperlo e in parte non ci deve interessare. Viviamo il presente e viviamolo con il massimo impegno.

 


ALLENAMENTI ESTIVI. VI ASPETTO!

 

"Fa troppo caldo ci rivediamo a settembre".

Così qualche judoka si è espresso alla chiusura della stagione di metà giugno.

Peccato. Anche in estate è possibile continuare a proporre il judo in una forma adeguata alle circostanze e a chi frequenta.

Certo il problema è avere un insegnante in grado di valutare la situazione e di agire di conseguenza, che disponga anche della necessarie conoscenze judoistiche.

 

La pratica del judo può essere arricchente dal profilo tecnico, soprattutto in un periodo in cui non vi è l'assillo di partecipare a delle competizioni.

Non sono quelle per altro l'obiettivo di un vero judoka.

Durante la fase estiva vi è il tempo per approfondire il proprio tokui-waza e studiare passaggi che portano alla sua esecuzione.

Anche l'esercizio di uno o più kata (il Kodokan ne conta dieci, anche se due sono praticamente oggi sconosciuti) costituisce un piacevole diversivo. Lo studio di un kata impone di porre l'attenzione su posizione, respirazione, precisione nei movimenti, al di là della forma scelta.

 

Molte sono le opzioni aperte a chi insegna ed è un vero peccato che, in un periodo in cui non vi sono assilli scolastici, i ragazzi che sono a casa non abbiano la possibilità di salire sui tatami con il giusto spirito ossia per il puro piacere di praticare.

 

 

Segnalo che al dojo di Chiasso ci si allena tutta estate ogni giovedì dalle 19.15 alle 20.30. L'allenamento, tenuto da chi scrive, è aperto a tutti a partire da chi è nato nel 2014.

Chissà se avrò il piacere di ritrovare qualcuno che arriva da altri dojo.

Vi aspetto!


LE SPERANZE DEL JUDO TICINESE

 

Da qualche nbumero abbiamo iniziato una rubrica destinata a dare voce alle giovani speranze del judo ticinese. Non importa se agonisti o se praticanti di palestra.

Chi non ha ancora compiuto i 18 anni è invitato ad esprimere il suo pensiero sul judo, sulle proprie esperienze e su quanto ha appreso ed apprende praticando la disciplina.

Grazie a Giacomo Polimeni (cintura blu del DYK Chiasso) che ha voluto condividere il suo pensiero sul judo.

 

 

"Mi chiamo Giacomo, ho 13 anni e pratico judo da quando ne avevo 4.

All’inizio non capivo bene cosa stessi facendo, ma mi divertivo un sacco a rotolare e saltare sui tappeti. Col tempo ho capito che il judo non è solo uno sport: è disciplina, rispetto e forza, ma anche e soprattutto amicizia.

Quello che mi piace di più è allenarmi con i miei compagni e sentirmi parte di un gruppo ... in quello sono un vincente anche se sul tatami non vinco sempre!!

Il judo mi ha reso sicuro e mi ha insegnato che non serve essere il più forte, ma il più equilibrato."

 

Giacomo Polimeni pratica judo da nove anni.

Chi arriva all'età degli U15, partendo dal gioca judo, ha alle spalle un lungo periodo di formazione. Sul tatami lo si vede poi. Allo stage di Arzo del DYK Chiasso Giacomo è stato nominato Dictator avendo individuato il nominativo dell'imperatore del quale si erano forniti cinque indizi ed avendo risposto brillantemente al quiz finale.

A volte judo e voglia di apprendimento vanno a braccetto.

Bravo Giacomo

 


IL RACCONTO DI MARUYAMA: capitolo 12

 

Hifumi sostituiva oramai regolarmente il maestro Maruyama che faticava sempre di più a presentarsi al dojo. Nessuno aveva detto nulla ma la preoccupazione degli allievi e dello stesso Hifumi era palese.

Che fosse lui il successore designato rientrava nella logica delle cose; tuttavia, non vi era ancora stata l’investitura ufficiale. Hifumi era sempre rimasto nel dojo in cui era cresciuto, era allievo diretto di Maruyama e da qualche anno ne era l’assistente.

Takero Maruyama si rendeva conto che ogni settimana gli acciacchi andavano ad aumentare. Si sforzava ciò malgrado di raggiungere il dojo dove sperava di poter dettare a Hifumi i capitoli successivi della storia.

Quel giorno, benché malfermo, si presentò al dojo per riprendere la dettatura.

 

 

10.

Dal 10 al 18 marzo 1938 si tenne al Cairo la XXXVIII sessione del CIO.

In discussione era nuovamente la candidatura di Tokyo per i giochi del 1940.

La politica di aggressione posta in atto dal Giappone aveva portato da tempo alcuni paesi membri del CIO a chiedere una revisione della decisione precedentemente assunta, allo scopo di attribuire i giochi a Helsinki. La guerra con la Cina scoppiata l’anno precedente e l’orgia di violenze ed assassini che l’esercito giapponese, aveva posto in essere a Nanchino, avevano provocato reazioni di assoluto sdegno a livello internazionale.[1]

L’opera di convincimento portata avanti da Kano risultò però vincente.

I giochi vennero confermati a Tokyo anche se per un solo voto.[2]

Kano, primo membro asiatico del CIO e amico personale di Pierre De Coubertin, svolse un ruolo decisivo; nessun’altro in rappresentanza del Giappone avrebbe potuto ottenere la conferma auspicata.

Il 26 marzo 1938 ad Atene si tenne la cerimonia commemorativa di De Coubertin, deceduto da pochi mesi.[3] Kano e mio padre presenziarono. La sera, nell’albergo con splendida vista sul Partenone, Kano appariva piuttosto triste e pensieroso, pareva quasi si rendesse conto che anche il suo tempo stava per concludersi. “Nessuno è immortale” aveva detto a più di un convenuto alla cerimonia. “Il momento supremo arriva per tutti, a volte troppo presto, a volte troppo tardi. Per chi rimane attivo è comunque una sorpresa. Si pensa di dover sempre concludere questo o quell’impegno. Quando arriverà il mio momento spero di non lasciare situazioni irrisolte. Mi auguro che lo spirito del judo non venga tradito e che il nazionalismo e le rivalità non abbiano mai a rovinare il mio lascito al mondo.”

Il viaggio proseguì secondo programma. La traversata dell’Atlantico Napoli / New York fu piacevole, il tempo era dei migliori. L’Atlantico rimase tranquillo per tutto il tempo. Spesso Kano si arrestava sul ponte di comando con lo sguardo diretto all’orizzonte, pensando, con nostalgia, agli albori del Kodokan e alle sfide che il judo aveva dovuto superare per imporsi sulle altre scuole di ju-jutsu. La trasvolata New York / Seattle non fu invece delle migliori. All’epoca i voli erano irregolari, non vi era ancora l’abitudine a servirsi di aerei per il trasporto passeggeri, inoltre il cattivo tempo - che aveva caratterizzato la tratta - aveva reso il tutto più complicato.

Atterrati a Seattle Kano iniziò a risentire degli strapazzi: aveva qualche linea di febbre, difficoltà a respirare e tossiva. Non volle tuttavia rallentare il viaggio o modificare i piani. Fino al momento di imbarcarsi assolse tutti i compiti che si era prefissato: a Seattle visitò il club più antico degli States ed ancora una volta ebbe modo di richiamare insegnanti e praticanti al senso vero della disciplina, a Vancouver incontrò il console giapponese ed altri dignitari.

Il 23 aprile 1938 iniziò la fase finale del viaggio. Imbarcatosi sul piroscafo Hikawa-maru diretto a Yokohama Kano si sentì male. Hiroshi si rese conto che la situazione stava divenendo pericolosa, chiese quindi l’intervento del medico di bordo.

Nulla da fare: il 4 maggio 1938 Jigoro Kano morì di polmonite.

 

A Tokyo la sua salma, deposta in una bara coperta dalla bandiera olimpica, fu accolta da migliaia di persone.

La sua esistenza terrena si era compiuta.

Hiroshi ebbe a raccontare alla moglie di Kano cosa era accaduto, scusandosi. Sumako lo fermò subito ringraziandolo per quanto aveva tentato di fare; conosceva il marito e sapeva bene che non era possibile trattenerlo. Jigoro non era tipo da lasciare a metà un compito “costi quel che costi”; una delle frasi più odiate dal Fondatore del judo era “otsukare-sama-deshita”.[4]

Di medesimo avviso furono Noriko e Risei, entrambi conoscevano bene il padre. La sua determinazione era nota universalmente. Fissato un obiettivo nulla poteva fermarlo. Nella sua vita aveva insegnato agli insegnanti, creato il judo promuovendolo universalmente quale metodo educativo, diretto una scuola privata ed una associazione culturale, pubblicato otto riviste, gestito per un ventennio lo scambio di allievi tra Cina e Giappone, promosso l’insegnamento dell’educazione fisica nelle scuole rendendolo obbligatorio, partecipato al CIO presenziando a cinque olimpiadi, scritto innumerevoli articoli.

Kano era stato un perfetto rappresentante della propria epoca. Non amava sprecare il proprio tempo ed era convinto che, impegnandosi sempre al massimo, ogni obiettivo poteva essere perseguito.

Le esequie di Kano furono grandiose, vi parteciparono più di diecimila persone.[5]

 

 

Maruyama interruppe il racconto.

Quando verrà la mia ora ti chiedo di organizzare una veglia al dojo. Mi farebbe piacere che i miei migliori allievi fossero presenti. Permetti a Shinnosuke di dire due parole. Se mi sarà possibile sarò in ascolto. Sono curioso di sentire quello che saprà esprimere. Chiedigli di prendere la parola però solamente quando sarà al dojo, vorrei che improvvisasse e che non facesse il solito discorso preparato in anticipo. Se avrò modo di sentire mi vedrai sorridere nel fumo dell’incenso che ti chiedo di accendere.”

Hifumi rispose “Maestro, lasci perdere questi pensieri negativi; ci farà compagnia ancora per diversi anni.

Maruyama però lo interruppe “la morte è parte naturale della vita. Prepararsi a lasciare questo mondo è necessario. Mi piace pensare di avere trasmesso dei valori e di lasciare qualche ricordo piacevole a chi ho conosciuto. Completare il racconto è il mio ultimo obiettivo. Ora rientro, è tardi e devo riconoscere di essere particolarmente stanco.”

Pian piano Maruyama si diresse verso la propria abitazione.

Guardandolo camminare con il bastone a una andatura particolarmente lenta e il viso sofferente Hifumi fu preso dalla nostalgia. “È un vero peccato non poter riavvolgere il nastro e ritrovare l’energia dei tempi migliori”. Maruyama era sempre stato attivo, ritrovarlo in quelle condizioni, per chi lo aveva conosciuto e apprezzato, era un colpo al cuore.

 

 

“Ogni mattina e ogni sera dovremo continuamente pensare alla morte, sentendoci già morti da sempre; in tal modo, saremo liberi di muoverci in ogni situazione.”[6]



[1] A Nanchino nel dicembre 1937 i civili uccisi dall’esercito giapponese furono più di dodicimila. Non si contarono il numero degli episodi di stupro e brutalità poste in atto. I Fiori della Guerra è il film del regista cinese Zang Yimou del 2011, con protagonista Christian Bale, che ne narra gli eventi.

[2] Nel luglio 1938 Tokyo rinunciò tuttavia ai giochi del 1940 che, in ogni caso, non si svolsero a causa della Seconda guerra mondiale.

[3] Pierre De Coubertin (1863/1937) era deceduto a Ginevra il 2 settembre 1937 a seguito di un infarto che lo aveva colpito durante una passeggiata nel parco La Grange.

[4] Letteralmente “Devi essere stanco”. Nel pensiero di Kano la stanchezza non trovava posto, dato che il miglior impiego dell’energia (principio che deve ispirare ogni scelta) richiede sempre e comunque la miglior attitudine possible.

[5] La tomba di Kano si trova nel cimitero Yahashira a Matsudo nella prefettura di Chiba.

[6] Hagakure nr.8


I PROTAGONISTI DELLA STORIA: Massao Shinohara (1925/2020)

Figlio di immigrati giapponesi nato in Brasile.

Nel 1940 inizia a praticare judo. È allievo di Ryuzo Ogawa (1883/1975), uno dei primi maestri di judo in Brasile inviato dal Kodokan nel 1936, fondatore dell’Accademia Hombu Budokan.

Nel 1956 Shinohara fonda l’Associazione Judo Villa Sonia a San Paulo, alternando l’insegnamento del judo alla professione (commercio in verdure). Tra i suoi allievi vi sono stati il primo campione olimpico brasiliano Aurelio Miguel, vincitore a Seul 1988, e Carlos Honorato vicecampione olimpico.

È stato direttore tecnico della nazionale brasiliana nel 1984 ai giochi di Los Angeles dove il Brasile ottenne tre medaglie grazie a Viera, Onmura e Carmona.

Il figlio Luiz Shinohara è pure stato allenatore della nazionale brasiliana.

 

Ha frequentato la materassina sino alla fine, trasportato a bordo tatami in carrozzina quando oramai più non era autonomo nei movimenti.

Nel 2017 la Confederazione Brasiliana di Judo gli ha conferito il 10° dan.

 

 

Massao Shinohara è stato allenatore della nazionale brasiliana.

Deceduto a 95 anni. La Confederazione brasiliana gli aveva conferito il 10° dan.


NOTIZIE IN BREVE

 

Si è conclusa a Cesenatico la diciannovesima edizione dello stage organizzato, al mare, da Edy Bozzini.

Una tradizione che si rinnova e una pratica piacevole da alternare a momenti di riposo e di socializzazione.

 

 

Mercoledì 9 luglio Marco Frigerio sarà ospite del programma radiofonico "La schiscetta" in onda sulla Rete 1 dalle 11.45.

Una chiacchierata di una mezzoretta sul judo con il presidente onorario cantonale autore dei racconti "Le stagioni del ciliegio" e "Il Racconto di Maruyama" che intendono spiegare in una forma accessibile a tutti il judo.

 

 

Shiho Tanaka, judoka giapponese divenuta campionessa mondiale nei - 70 kg a ventisette anni, ha dichiarato nell'intervista pubblicata sul sito di IJF: "Se dovessi dare un messaggio agli altri giovani judoka, direi che la cosa più importante è amare il judo. Se continuerete ad amarlo, diventerete atleti di judo migliori e persone migliori, quindi fate sempre del vostro meglio."

Leggi le edizioni precedenti di Ticino Dojo Joho

 

Vai all'archivio

 

 

 

 

 

© Associazione ticinese Judo e Budo ATJB

www.atjb.chinfo@atjb.ch

 

Se preferisci non ricevere ulteriori comunicazioni da ATJB, per favore clicca il link sottostante

Disiscrizione: __linkdisiscrizionenl__