Nr.95 / 30 giugno 2025

TICINO DOJO JOHO

Notizie e approfondimenti sul JUDO, a cura dell’ATJB


 

Questo numero contiene commento e risultati dei campionati del mondo di Budapest e del torneo ranking di Spiez. Inoltre riferisce dello stage del DYK Chiasso a Arzo che sta per iniziare. Non mancano poi l'undicesimo capitolo de "Il Racconto di Maruyama", le rubriche Le speranze del judo ticinese e I libri sul judo.

Indice di TDJ nr.95:

  1. I campionati del mondo - Marco Frigerio
  2. Il torneo ranking di Spiez - Marco Frigerio
  3. Lo stage di Arzo - Marco Frigerio
  4. Le speranze del judo ticinese: Oliver Cetti
  5. Il Racconto di Maruyama - Marco Frigerio
  6. I libri sul judo - Marco Frigerio
  7. Notizie in breve - Marco Frigerio

 


I CAMPIONATI DEL MONDO

 

Dal 13 al 21 giugno a Budapest si sono svolti i campionati del mondo 2025.

 

Prima giornata

Assunta Scutto vince la categoria -48 kg.

A ventitre anni la judoka di Napoli conquista il gradino più alto del podio.

Un ippon di seoi-nage con il quale elimina la campionessa francese Shirine Bouckli e un ouchi-gari decisivo nella finale che la opponeva alla kazaka Abiba Abuzakynova sono stati i suoi biglietti da visita.

Superiorità netta con una serie di ippon ben eseguiti.

Ryuju Nagayama si impone a -60 kg.

Percorso impegnativo per il ventinovenne giapponese che in finale ha superato il francese Romain Valadier Picard (campione d'Europa in carica) grazie a due waza-ari.

Dopo il bronzo olimpico contestato (Nagayama venne penalizzato da un arbitraggio difettoso) e la vittoria al Grand Slam di Baku 2025, il titolo mondiale completa il palmares dieci anni dopo il titolo juniores.

 

Seconda giornata

Uta Abe si prende la sua rivincita e conquista meritatamente il quinto titolo mondiale. Il sorriso ha eliminato il ricordo del pianto a dirotto dei giochi di Parigi.

Due ippon di seoi-nage eliminano le avversarie più agguerrite la tedesca Masha Ballhaus e, in finale la kosovara Distria Krasniqi.

Il pubblico ungherese festeggia il sorprendente terzo posto della ventitrenne Roza Gyertyas

Takeshi Takeota vince a -66 kg. Il numero due giapponese crea la sorpresa e si impone nella finale grazie ad un yuko di spazzata sul tajiko Nurali Emomali. Hifumi Abe, campione olimpico in carica, è costretto ad accontentarsi del terzo posto, sconfitto nei quarti dal tajiko Obid Dzhebov grazie ad un contraccolpo su attacco di uchi-mata.

 

Terza giornata

Eteri Liparteliani compie l'impresa e conquista il primo titolo mondiale femminile per la Georgia. In finale supera la giapponese Momo Tamaoki che aveva eliminato la francese Sarah Cysique per somma di ammonimenti e, nei primi turni, la svizzera Binta Ndiaye per ippon.

Joan-Benjamin Gaba vince a -73 kg. Lo stile non è dei migliori ma ben poco si può dire quanto a convinzione e grinta. Dopo avere sconfitto per ippon al golden score lo svizzero Nils Stump nei turni preliminari, in finale ha supera il brasiliano Daniel Cargnin che nei quarti aveva avuto la meglio sul giapponese Tatsuki Ishihara giunto poi terzo a danno dell'italiano Manuel Lombardo. 

 

Quarta giornata

Haruka Kaju vince a -63 kg. In finale la giapponese ha avuto la meglio sulla canadese Catherine Beauchemin-Pinard. In stagione la venticinquenne ha vinto il campionato asiatico e il Grand Slam di Parigi. Da notare il quinto posto ottenuto dalla già campionessa olimpica di Rio de Janeiro 2016 l'inossidable brasiliana Rafaela Silva (la judoka proveniente dalle favelas). 

Timur Arbuzov, ventenne russo, si impone a -81 kg sconfiggendo in finale al golden score il più volte campione del mondo georgiano Tato Grigalashvili.

Nella categoria ha combattuto anche il doppio campione olimpico Takanori Nagase che però è stato fermato al primo turno, per somma di ammonimenti, dall'uzbeko Toijev. Agli attacchi ripetuti, anche se inconcludenti dell'uzbeko, Nagase non ha saputo opporre iniziative degne di nota. Sapersi fermare per tempo è uno dei precetti di Jigoro Kano; fa male vedere un grande come Nagase concludere così il torneo.

Nulla di fatto per Aurelien Bonferroni fermato al primo turno dal georgiano Dvalashvili.

 

Quinta giornata

Shiho Tanaka vince a -70 kg sconfiggendo in finale la croata Lara Cvjetko.

La campionessa in carica francese Margot Pinot, che ha eliminato la svizzera April Fohoud,  non è andata oltre il settimo posto. Nulla di fatto anche per l'altra elvetica Gioia Vetterli fermata al primo turno dalla slovenna Schuster.

Sanshiro Murao conquista il suo primo titolo individuale superando in finale il connazionale Goki Tajima vincitore nel 2024 grazie a tre shido. Il combattimento prometteva spettacolo ma lo scontro combattuto in "ai-yotsu" non ha permesso a nessuno dei due contendenti di realizzare una proiezione. Nelle precedenti sfide Murao aveva invece realizzato quattro begli ippon grazie ad attacchi di ouchi-gari e osoto-gari. Per ippon, in semifinale, si era anche sbarazzato del già campione del mondo georgiano Luka Maisuradze.

 

Sesta giornata

Alice Bellandi, campionessa olimpica in carica, conquista il suo primo titolo mondiale dopo 6 minuti di golden score opposta alla tedesca Anna Monta Olek.

La sfida tra il seoi-nage in ginocchio dell'italiana e il maki-komi della potente ventiduenne tedesca, che in precedenza si era sbarazzata della giapponese Ikeda, si è conclusa con un hiza-guruma in contraccolpo.

Matvey Kanikovskji si impone a -100 kg sul giapponese Dota Arai grazie ad un waza-ari di uchi-mata e immobilizzazione a seguire. In semifinale aveva superato il connazionale Adamian già campione del mondo 2023 che giungerà poi terzo.

Nulla da fare per lo svizzero Daniel Eich eliminato al primo turno dal serbo Aleksandar Kukolji.

 

Settima giornata

Hayun Lee, coreana, vince a +78 kg sconfiggendo in finale, per somma di ammonimenti, la giapponese Mao Arai dopo che in semifinale aveva avuto la meglio  (sempre grazie a tre shido) della francese Romane Dicko.

Nulla di fatto per la campionessa olimpica brasiliana Beatriz Sousa sconfitta negli ottavi dalla croata Vukovic.

Inal Tasoev si conferma il miglior peso massimo degli ultrimi anni. Teddy Riner, in tribuna, ringrazia ancora per la sua assenza (in quanto russo) ai giochi. Nei quarti Tasoev ha superato il connazionale Tamerlan Bashaev per yuko, in semifinale il tajiko Temur Rakhimov e in una finale all'ultimo respiro ricupera uno svantaggio e per waza-ari si impone sul potente georgiano Guram Tushishvili. Il giapponese Hyoga Ota si ferma agli ottavi sconfitto dal mongolo Batkhuyag.

 

 

 

Il Giappone è salito sul podio in 12 delle 14 categorie in gara, vincendo 6 titoli individuali. Una impresa notevole. Tutte le combattenti giapponesi delle categorie femminili sono sul podio. Peccato per non avere portato un giovane nei -81 kg visto il risultato negativo ottenuto dal trentatrenne campione olimpico Nagase. Nulla di fatto anche per la categoria dei massimi, da anni il Giappone non riesce a sfornare un campione in grado di rinnovare i fasti del passato.

Protagonisti di questa edizione i judoka russi (tre titoli) e le judoka italiane (due titoli).

I judoka russi, assenti ai giochi di Parigi per ragioni politiche, sarebbero stati sicuramente protagonisti. Peccato che lo sport abbia dovuto, ancora una volta, chinare il capo alla politica.

 

I campione del mondo:

-60 kg R. Nagayama JPN

-66 kg T. Takeota JPN

-73 kg J. Gaba FRA

-81 kg T. Arbuzov RUS

-90 kg S. Murao JPN

-100 kg M. Kanikovskij RUS

+100 kg I. Tasoev RUS

 

-48 kg A. Scutto ITA

-52 kg U. Abe JPN

-57 kg E. Liparteliani GEO

-63 kg H. Kaju JPN

-70 kg S. Tanaka JPN

-78 kg A. Bellandi ITA

+78 kg H. Lee KOR

 

 

Ottavo giorno:

Georgia vince la competizione a squadre mista.

Giappone, sconfitto in semifinale per 4 a 2, è costretto ad accontentarsi del terzo posto. Decisivo per la vittoria dei georgiani il risultato dell'incontro tra Lasha Bekauri e Sanshiro Murao (-90 kg), ripetizione della finale olimpica di Parigi. Ed anche questa volta è stato il georgiano ad imporsi.

Georgia è già stata campione del mondo a squadre maschile  nel 2006, 2008 e 2013 allorquando la competizione non prevedeva squadre miste. Rinforzato negli ultimi anni il vivaio femminile i georgiani si confermano un paese in cui il judo - divenuto sport nazionale - è promosso con grande successo.

In finale Georgia ha superato Corea del sud 4 a 1 mentre Germania ha superato Italia nella finalina per l'altro terzo posto.

 

1° Georgia

2° Corea del sud

3° Giappone e Germania


IL TORNEO RANKING DI SPIEZ

 

Sabato 14 e domenica 15 giugno si è combattuto l'ultimo torneo ranking del semestre.

Diversi ticinesi presenti. Per gli U15 Yoshiyuki Hirano ha garantito la supervisione.

 

Questi i risultati ottenuti dai ticinesi:

 

 

Senior

Luca Wyler (JB Bellinzona ) primo a +100 kg

Angelo Melera (JB Bellinzona) terzo a -73 kg

 

U21

Loris Perosa (JB Bellinzona ) secondo a -81 kg

Martino Gada (JB Bellinzona) terzo a -81 kg

 

U18

Clarissa Bernasconi (JB Bellinzona) seconda a -44 kg

Elena Callegari (DYK Chiasso) seconda a -70 kg

Ginevra Monté Rizzi (DYK Chiasso) terza a -63 kg

Illia Dmytrashyk (DYK Chiasso) terzo a -50 kg

 

U15

Natan Weber (DYK Chiasso) secondo a -36 kg

 

U13

Mila Maiotta (JK Muralto) prima a -48 kg

Clara Ricchiuti (DYK Chiasso) seconda a -48 kg

Liam Sala (JK Muralto) terzo a -50 kg

 

U11

Saha Aryan (Judo per tutti) terzo

Romeo Geelen (JK Muralto ) terzo

Gustavo Menezes Ribeiro (Judo per tutti) terzo

 

 

Che l'estate sia l'occasione per approfondire e praticare judo.

Le passioni nascono e si sviluppano a volte per caso: uno stage, un compagno di pratica che colpisce per le sue capacità, un approfondimento sul senso vero del judo. Chissà !


LO STAGE DI ARZO

 

Con tema "Roma antica" si è svolgerà dal 25 al 29 giugno lo stage del DYK Chiasso, organizzato al centro scolastico La Perfetta.

Ventidue i ragazzi annunciati, tutti dell'associazione organizzatrice.

Ospite d'onore Giorgio Vismara, già allenatore della nazionale svizzera per due quadrienni olimpici che, nella giornata di venerdì 27 giugno, terrà due lezioni e si renderà disponibile in serata per una chiacchierata con giovani judoka e genitori.

 

Di "Roma antica" si parlerà a livello storico grazie alla teoria che - seppur forzatamente in breve - andrà a percorrere i 12 secoli che l'hanno caratterizzata.

Sarà pure trattata l'eredità di Roma, visionando le immagini dei monumenti che ancora oggi sono visitabili nella capitale d'Italia.

Ogni giorno ai partecipanti saranno poi presentati un imperatore ed una matrona romana: da Cornelia madre dei Gracchi, prototipo della donna che cura ed accudisce alla famiglia, sino a Galla Placidia regina dei Visigoti, madre dell'imperatore Valentiniano III che svolse un ruolo importante alla corte di Ravenna negli ultimi decenni dell'impero d'Occidente.

Anche gli eventi ludici sono stati organizzati con riferimento a Roma.

Nella serata genitori sarà presentata la storia di Cesare, conquistatore della Gallia, nominato console a vita e per questo ucciso da una congiura di senatori.

 

Tre gli allenamenti di judo giornalieri previsti.

A partire dal risveglio con esercizi di kata, seguiti dalla lezione del mattino e del pomeriggio ciascuna di un'ora e mezza con supplemento per ragazzi agonisti.

 

Un grazie anticipato agli aiutanti che, anche quest'anno, rendono possibile l'organizzazione.


LE SPERANZE DEL JUDO TICINESE

 

Abbiamo iniziato una rubrica destinata a dare voce alle giovani speranze del judo ticinese. Non importa se agonisti o se praticanti di palestra.

Chi non ha ancora compiuto i 18 anni è invitato ad esprimere il suo pensiero sul judo, sulle proprie esperienze e su quanto ha appreso ed apprende praticando la disciplina.

Grazie a Oliver Cetti (cintura blu del DYK Chiasso) che ha voluto condividere il suo pensiero sul judo.

 

 

Dunque, prima che leggiate questo articolo, credo sia fortemente necessaria una premessa: io non sono ASSOLUTAMENTE una giovane speranza del judo ticinese, il che NON SIGNIFICA che non so fare judo. Credo di posizionarmi nella media. In parole povere: nelle gare me la cavicchio, ma di certo non mi distinguo per tecnica e prestazioni. Sono sempre contento di salire sul tatami e di confrontarmi con i miei compagni di allenamento, anche se rimedio un sacco di botte.
Insomma, sopravvivo.
E allora perché pratico judo se le uniche cose che ottengo sono lividi e qualche medaglia di partecipazione? Molto semplicemente perché questo sport mi piace sotto ogni aspetto, dall’agonismo al kata.
E non importa se quella tecnica, di cui non ti ricordi nemmeno il nome chilometrico, non ti riesce la prima serata. Non è nemmeno importante se alle gare di paese perdi il primo incontro e vieni squalificato. Rialzati, applicati e persevera. Proverai l’ouchi-komi di quella tecnica a tutti gli allenamenti? Vedrai che dopo un mese o due diventerà il tuo tokui-waza. Ti sei preparato adeguatamente per la gara? Sei salito e sceso dal tatami a testa alta? E allora non c’è nessun problema! Poi, diciamocelo: a pochi importa davvero il tuo piazzamento ai campionati ticinesi di turno.
Il judo è sicuramente un’arte marziale, e uno sport, che non va preso sottogamba, ma sappi che è la via della flessibilità: non è necessario essere un agonista di livello mondiale per praticarlo, esistono infiniti modi per abbracciarne lo spirito ed essere ricambiati. Non si è mai troppo vecchi, o troppo giovani, per intraprendere la strada del judo. Lui ti chiederà in cambio solo tranquillità, educazione, disciplina. E, quando arriverà il momento, di restituire la tua esperienza ad altre giovani speranze.
Ti renderà felice, vedrai.

 

Grazie a Oliver per il suo contributo.

Anche se non si sente una "speranza del judo ticinese" credo di poter affermare che ha compreso il judo meglio di tanti agonisti. Buon cammino a lui e a tutti i nosti giovani che amano indossare il judogi e praticare.


IL RACCONTO DI MARUYAMA: capitolo 11

 

Maruyama dormì due ore mentre Hifumi rivedeva il racconto.

Comprendeva l’esigenza del maestro di tramandare ai posteri la storia della vita di suo padre. Una vita eccezionale che aveva attraversato i momenti più significativi della storia giapponese: la fine del periodo Meji, l’avvento dei militari, l’espansione sul Pacifico, la Seconda guerra mondiale, la distruzione atomica e la ricostruzione.

La sua vicinanza a Jigoro Kano rendeva il tutto ancora più interessante. Poter conoscere di prima mano i pensieri del Fondatore, affascinava Hifumi.

Svegliatosi finalmente, Takero Maruyama seppur con una certa difficoltà riprese la narrazione.

 

 

9.

A Berlino Jigoro Kano ebbe modo di premiare il velocista Jesse Owens.[1] L’americano di colore vinse quattro medaglie d’oro tra queste quella del salto in lungo dopo un bel testa a testa con il suo avversario tedesco Luz Long. Il Führer non volle premiarlo, tuttavia, contrariamente a quanto venne raccontato per anni, tra i due vi fu un cenno del capo che, in qualche modo, segnava la resa del dittatore tedesco e il riconoscimento del successo dell’atleta di colore.

Se si pensa che Owens non venne ricevuto dal presidente Roosevelt alla Casa Bianca, come gli altri vincitori olimpici, non volendo inimicarsi il voto degli Stati del sud nelle prossime elezioni, c’è di che riflettere.

La competizione tra Owens e Long era stata più che corretta: i due saltatori si stimavano e la rivalità sportiva aveva portato il vincitore a segnare la misura vincente di 8.06 metri, che costituiva il nuovo record olimpico, ottenendo le felicitazioni dell’avversario. “Non sono in genere gli sportivi a creare contrasti ma l’entourage. Il nazionalismo rovina ogni cosa, lo sport in particolare, ed ha conseguenze negative per tutti” aveva detto Kano.

Lo sfarzo di quei giochi, le bandiere con la svastica, le uniformi color marrone delle “Schutzstaffel”[2] visibili ovunque avevano turbato Kano. La firma del patto anticomintern del 25 novembre 1936 tra Germania e Giappone[3] aveva accentuato le sue preoccupazioni per il futuro del mondo. Lo scontro tra i governi che pretendevano disporre della “giusta visione” dell’avvenire, appariva difficilmente evitabile.  

Kano senti quindi la necessità di richiamare, ancora una volta, l’attenzione dei discepoli sul senso della pratica del judo. Benché nel 1931 avesse riassunto nel libro Judo Kyohon (Fondamenti del judo) il proprio pensiero, Nel mese di agosto 1937 pubblicò un messaggio nel quale ribadiva l’importanza della corretta trasmissione del judo insistendo sul fatto che appartiene al Kodokan la facoltà di interpretare la via proposta.

Di tale scritto aveva avuto modo di parlare con gli alti in grado del Kodokan e con Hiroshi. Tutti sentivano che anche in Giappone i tempi erano mutati e che buona parte degli insegnanti aveva perduto di vista la finalità educativa della disciplina. Inoltre, l’accresciuta importanza del campionato nazionale, aveva portato un buon numero di praticanti a interpretare il judo unicamente come uno sport. I dubbi iniziali di Kano avevano trovato conferma allorquando si era ritrovato a premiare per la seconda volta Tatsukuma Ushijima,[4] un combattente nato che attaccava costantemente, aggredendo i propri avversari senza concedere un attimo di tregua, tanto da essersi meritato il soprannome “tora”.[5]

Non è questo il judo che ho cercato di promuovere. La competizione ne snatura lo spirito. Il regolamento di gara impedisce di valutare il comportamento della persona e la sua ricerca dell’ideale. Il rischio è che in futuro importerà solo vincere” si era lasciato scappare il Fondatore con Hiroshi.

 

Negli anni mio padre aveva continuato a svolgere la professione di giudice supplente. Non avendo condiviso pienamente la visione nazionalista che i governi che si erano succeduti avevano imboccato, non era ancora riuscito ad ottenere la promozione. Visto l’importanza di Kano, che sedeva nella Camera dei pari per nomina imperiale e grazie al quale Tokyo aveva ottenuto l’attribuzione dei giochi del 1940 (i primi giochi asiatici), gli veniva però eccezionalmente concesso di assentarsi per accompagnare ed assistere il Fondatore nei suoi viaggi all’estero.

La vicinanza con Kano, in quegli anni, e le vicende della vita avevano cambiato sostanzialmente Hiroshi. Aveva compreso e fatto proprio il messaggio educativo che il judo intendeva trasmettere. Non era più ossessionato dall’importanza di dover essere sempre il primo della classe. Non era il migliore in nessun campo. Aveva quindi fatto pace con la proria coscienza accettando tale evidenza. La tragedia che aveva distrutto la sua famiglia lo aveva comunque segnato costringendolo a rivere le priorità della vita.

Fu così che Hiroshi partecipò anche all’ultimo viaggio di Kano nel 1938.

Prima di partire Kano invitò mio padre a cena a casa sua. Era la prima volta che ciò accadeva e Hiroshi ne fu sorpreso. Benché si conoscessero da più di vent’anni non aveva mai avuto questo onore. Aveva già avuto modo di incontrare Sumako, la moglie di Kano, la primogenita Noriko e il figlio Risei. Con gli altri membri della famiglia non aveva praticamente avuto contatti, se si esclude l’episodio particolare in cui si era occupato di far scarcerare Riho. La signora Kano era una persona riservata di grande cultura, figlia dell’ex ambasciatore giapponese in Corea. Quella sera parve a Hiroshi molto preoccupata per la prossima partenza del marito. Noriko e Risei non erano presenti, entrambi avevano oramai la propria famiglia. Noriko aveva continuato a frequentare il Kodokan divenendo di fatto la responsabile della sezione femminile, Risei divenuto un funzionario della casa imperiale - benché fosse l’unico figlio maschio con il quale Kano era rimasto in contatto - non praticava judo.

La casa di Kano era modesta, nulla di sfarzoso come per altro aveva sempre predicato. Kano, benché provenisse per parte di madre da una famiglia produttrice di sakè, rifuggiva ogni beveva alcolica. Al desco serale veniva servito unicamente del tè.

La cena fu l’occasione per discutere il programma del prossimo viaggio: prima tappa al Cairo, per la riunione del CIO in cui nuovamente si sarebbe discussa la decisione di attribuire a Tokyo i giochi del 1940, puntatina ad Atene per commemorare il defunto Pierre De Coubertin, partenza in nave da Napoli per New York, trasvolata degli Stati Uniti sino a Seattle, per poi rientrare in Giappone con il piroscafo Hikawa-maru in partenza da Vancouver.

Prima di lasciare l’abitazione di Kano, Sumako chiese a Hiroshi di tenere d’occhio il marito durante il viaggio che si apprestavano ad intraprendere. Era chiaramente turbata. Kano aveva oramai compiuto settantasette anni, appariva stanco e meno reattivo del solito. Inoltre, era ancora sofferente per la morte di Rihin,[6] il primo figlio maschio con il quale in passato aveva avuto scontri terribili; la recente dipartita dell’ultimo degli “shi-tenno” e primo firmatario del libro del giuramento del Kodokan, Tomita, aveva riaperto la ferita.

Hiroshi promise a Sumako di rimanere vicino a Jigoro cercando di evitargli sforzi inutili.

Per ringraziarlo Sumako recitò una delle sue poesie preferite:

 

Fredda più della neve
è sui capelli bianchi
in inverno la luna
.[7]

 

 

“Un addestramento rivolto soltanto alla tecnica, qualunque possa esserne l’intensità, può regalarci la tenacia e il coraggio, che nascono dallo sforzo intelligente, ma non certo l’onestà, l’umiltà, la fedeltà … che richiedono dedizione al di fuori degli esercizi tecnici”.[8]



[1] Jesse Owens (1911/1980) fu detentore del primato del mondo di salto in lungo per 25 anni con la misura di 8.13 metri. Dopo la guerra divenne professionista e preparatore sportivo. Nel 1955 venne nominato ambasciatore dello sport dal presidente Eisenhower.

[2] Le famigerate SS, organizzazione paramilitare creata in Germania dal partito nazionalsocialista sin dal 1925.

[3] Con il “Patto antikomintern” Germania e Giappone si impegnavano ad informarsi reciprocamente sulle attività dell’Internazionale comunista e a consigliarsi sulle misure necessarie da porre in atto. Il 6 novembre 1937 anche l’Italia fascista sottoscrisse l’accordo.

[4] Tatsukuma Ushijima (1904/1985) vinse gli All Japan Championships nel 1931 e 1932.

Fu l’insegnante di Masahiko Kimura (1917/1993) che ebbe modo di riprendere per avere perso il nono incontro in una edizione del Kohaku shiai. Nella la sua visione la sconfitta era paragonabile alla morte.

[5] Tora letteralmente “tigre”.

[6] Rishin Takezoe nato Kano (1897/1934) era un pittore formatosi in Europa.

Il rapporto con il padre fu conflittuale al punto che, abbandonando il cognome Kano, Rishin decise di adottare quello della madre.

[7] Haiku di Naito Joso (1662/1704).

[8] Kano, Messaggio ai discepoli, Judo (Agosto 1937).


I LIBRI SUL JUDO: Suffrajitsu

Di recentissima pubblicazione è il libro Suffrajitsu di Alessandro Giorgi.

"Suffrajitsu" è un termine usato per descrivere l'applicazione delle arti marziali o delle tecniche di autodifesa da parte dei membri dell'Unione sociale e politica femminile durante il 1913/14.

Il libro racconta le vicende delle suffragette inglesi di inizio secolo XX che, anche grazie all'apprendimento del ju-jutsu (allora promosso principalmente a Londra), seppero portare avanti con convinzione e coraggio le proprie rivendicazioni.

Sono poi narrate le storie di Sarah Mayer (1896 - la prima cintura nera non giapponese), Keiko Fukuda (1913 - la nipote del primo maestro di Kano), Rusty Kanokogi (1935 - la judoka americana che organizzò i primi campionati del mondo femminili), Edinanci Fernandes da Silva (1976 - la judoka brasiliana nata uomo che partecipò a 4 olimpiadi) e Rafaela Silva (1992 - la judoka delle favelas alla ricerca del proprio riscatto divenuta campionessa olimpica).

Tramite le loro vicende l'autore crea un legame tra passato e presente che giunge fino ai nostri giorni. Rafaela Silva, benché oramai trentatreenne, era presente anche ai mondiali di Budapest e si è classificata quinta.

 

Una lettura interessante che approfondisce l'evoluzione del judo femminile.

Il libro è edito da Villaggio Maori Edizioni, Fano.

 

Alessandro Giorgi, judoka d'esperienza che ha frequentato il Bu Sen di Barioli, oggi responsabile di un dojo a Lerici, ha voluto approfondire cinque figure femminili della storia del judo.

Come è noto il judo femminile si è sviluppato più tardi rispetto a quello maschile. Jigoro Kano non era però contrario alla pratica, anzi ha sempre accettato le richieste provenienti da giovani donne interessate ad apprendere il judo nella sua vera forma.

Una lettura interessante.


NOTIZIE IN BREVE

 

Sabato 14 giugno a Losanna hanno superato gli esami dan Camilla Gambetta (2 dan), Jonas Perosa, Chiara Ambrosini e Alessandra Regazzoni (1 dan).

Complimenti e buona vita judoistica.

 

 

Mariuccia Brunner non è più tra noi.

Dopo malattia ci ha lasciato. Mariuccia può essere definita una vera pioniera del judo ticinese. Iniziò a praticare ad inizio anni settanta. Fu promotrice del judo femminile. Coordinò la squadra cantonale che vinse il titolo svizzero. Da sempre ha collaborato e sostenuto il marito nella gestione del Judo Waza Capriasca. 

L'ATJB e chi scrive la ricordano con grande affetto; sincere condoglianze ai famigliari in particolare al marito Willy.

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