IL RACCONTO DI MARUYAMA: capitolo 9 La salute di Maruyama non accennava a migliorare, Hifumi era seriamente preoccupato. Da quando era stato al matrimonio di Shinnosuke si sentiva regolarmente con il compagno di gioventù. Sapendo che Shinnosuke si era appena sposato e che, quale insegnante novello, doveva accettare regole con le quali non necessariamente si sentiva in sintonia, non aveva voluto esagerare nell’esporre le proprie preoccupazioni per lo stato di salute del maestro. Nel corso dell’ultimo colloquio aveva percepito invece le difficoltà di Shinnosuke. “Pensa che Miura non mi ha autorizzato a dare avvio ad un corso supplementare per agonisti. Considerando il livello attuale di chi pratica judo nella scuola media è inconcepibile. L’agonismo certo non è tutto, tuttavia, è indubbiamente una carta da visita importante. Solamente gli anziani che non hanno più ambizioni e che hanno perso totalmente di vista i sogni della gioventù non lo comprendono” gli aveva detto Shinnosuke. Passarono diverse settimane prima che Maruyama si sentisse di riprendere il racconto, le vertigini erano aumentate e anche la vista - a dipendenza delle giornate - appariva più o meno offuscata. Hifumi era impaziente di conoscere il seguito, tuttavia, non voleva insistere con il maestro che vedeva sempre più in difficoltà. 7. Kano aveva grande piacere a recarsi all’estero. Quale membro del Comitato Internazionale Olimpico (CIO) era invitato ogni quattro anni a presenziare ai giochi. Aveva così preso l’abitudine di approfittarne per promuovere la sua disciplina e prolungare la sua permanenza visitando paesi limitrofi. Negli anni Trenta, tuttavia, il clima politico del Giappone costituiva un ostacolo alla diffusione del suo pensiero. L’invasione della Manciuria del 19 settembre 1931 con la successiva creazione dello stato fantoccio del Manciukuò, l’assassinio del primo ministro[1] avvenuto il 15 maggio 1932 da parte di giovani ufficiali della marina imperiale, apice dello scontro - già in essere da diversi anni - tra due fazioni rivali interne all’esercito[2] costituivano episodi gravissimi che screditavano il paese. Mio padre accompagnò Kano, la prima volta, ai giochi di Los Angeles del 1932. In quella occasione il Fondatore ebbe modo di parlare all’Università della California del sud e di spiegare i principi e il senso del judo. La trascrizione del suo discorso è disponibile ancora oggi.[3] Il 30 luglio 1932 Hiroshi presenziò alla cerimonia inaugurale della X olimpiade dei giochi moderni. Lo spettacolo fu impressionante, il “Coliseum” - stadio inaugurato nel 1923 e contenente 110'000 posti - era gremito. La sfilata degli atleti delle trentadue nazioni presenti durò un’ora. Il vicepresidente americano Charles Curtis[4] tenne il discorso inaugurale. Terminata la cerimonia, prima di ritirarsi nella propria stanza d’albergo, Kano si lamentò con Hiroshi del fatto che la rivalità tra le nazioni veniva ulteriormente esasperata dall’uso delle bandiere, che per la prima volta sarebbero state utilizzate durante le premiazioni. Il rischio di creare un clima conflittuale, per nulla in linea con lo spirito dei giochi, era - a suo parere - più che concreto. Per altro un tale clima era l’antitesi del principio di prosperità e mutuo benessere (“Jita-kyoei”) che egli aveva cercato di spiegare nel discorso tenuto all’università. Qualche giorno dopo Kano ed Hiroshi ebbero modo di visitare il villaggio olimpico: cinquecentocinquanta casette in legno bianco e rosa con splendida vista sull’Oceano Pacifico. Incontrarono anche Smoky, il cane divenuto la prima mascotte assoluta dei giochi. Un bastardello nero, che circolava liberamente da assoluto protagonista nel villaggio con andatura claudicante, essendosi rotto una zampa in seguito alla caduta da una impalcatura durante i lavori. Dopo avere visitato il primo villaggio olimpico della storia Kano rivide parzialmente il proprio pensiero “portare gli atleti a vivere a stretto contatto ed a conoscersi è molto positivo. Più facilmente potranno nascere amicizie destinate a superare i confini nazionali.” Anche Hiroshi fu particolarmente colpito dal villaggio anche se, come ebbe modo di apprendere, lo stesso era riservato agli uomini.[5] I giochi durarono due settimane. A Kano venne chiesto di premiare i vincitori di alcune discipline. Era un compito che aveva già svolto in passato, quale membro del CIO, con piacere. Il contatto diretto con gli sportivi gli era naturale. Guardandoli fissi e valutando il loro comportamento si faceva presto un’idea della loro vera personalità. A Los Angeles Kano espresse qualche pensiero negativo nei confronti del marciatore italiano Ugo Frigerio che, giunto terzo nella 50 km, tagliando il traguardo aveva gridando, come suo solito, “viva l’Italia”.[6] Kano era palesemente contrario a ogni espressione di nazionalismo; il suo judo - praticato in judogi bianco, tenuta che rendeva tutti uguali - non aveva confini ed era pensato per il mondo intero. Durante la permanenza a Los Angeles Kano ebbe anche modo di ispezionare diversi dojo della regione; due anni prima aveva autorizzato la creazione della Nanka Yudanshakai.[7] Aveva però posto tre condizioni: collaborare in amicizia con tutti i dojo, valorizzare l'arte e l'insegnamento del judo, diffondere gli insegnamenti a chiunque volesse imparare. Il judo in California era giunto ad inizio secolo[8] ed aveva conosciuto una buona diffusione. In quegli anni vi erano circa 40'000 praticanti nella regione, la maggior parte tuttavia era di origine giapponese. Kano, al contrario di qualche insegnante, non poneva alcun limite alla diffusione della disciplina. Inoltre, intendeva verificare personalmente come il judo veniva promosso e trasmesso. Kano teneva in particolare a che le associazioni sorte avessero un legame ufficiale con il Kodokan.[9] Hiroshi, che aveva accompagnato il Fondatore durante le visite ai dojo locali, ricordava spesso di avere conosciuto un ragazzo di nome Yoshiro rimanendo impressionato per il suo impegno straordinario sui tatami. Kano, che pure l’aveva notato, aveva profetizzato un futuro importante per il giovane nella diffusione del judo negli States.[10] Hifumi rimase colpito dal racconto, in particolare dalla visione che Kano aveva della propria disciplina. Il Fondatore era ben cosciente dell’importanza di mantenere un collegamento effettivo tra il Kodokan e le scuole di judo che sorgevano, sempre più, in vari punti del mondo. In assenza di un tale collegamento atto a garantire l’uniformità di pensiero e di insegnamento, il judo avrebbe infatti corso il rischio di sfaldarsi in una serie di scuole diverse che poco o nulla avevano in comune.[11] La paura di Kano era che il judo tornasse ad essere una scuola di ju-jutsu tra le tante, perdendo la propria unicità e i propri obiettivi che non consistevano solamente nel trasmettere la conoscenza di tecniche di attacco-difesa. “L’obiettivo dell’allenamento fisico sistematico in judo non è soltanto lo sviluppo del corpo, ma il consentire a un uomo o una donna di avere il controllo perfetto sulla mente e il corpo e di renderli idonei ad affrontare qualsiasi emergenza, che sia un semplice incidente o una violenza dovuta ad altri.”[12]
[1] Inukai Tsuyoshi (1855/1932). Gli autori dell’attentato vennero condannati a pene leggere. L’episodio è passato alla storia come “l’incidente del 15 maggio 1932”. [2] La fazione Kodoha che enfatizzava l’importanza della cultura giapponese e che sosteneva la necessità di attaccare l’Unione Sovietica e la fazione Toseiha che, influenzata dalle idee dello stato maggiore tedesco (“guerra totale”), sosteneva l’importanza di un’espansione verso la Cina. [3] Il discorso tenuto all’Università della California del sud è pubblicato, in inglese e in traduzione italiana, in Cesare Barioli, Kano Jigoro Educatore, 2010. [4] Charles Curtis (1860/1936) fu vicepresidente sotto la presidenza di Herbert Hoover (1874/1964). [5] Le donne che parteciparono ai giochi di Los Angeles furono alloggiate in alberghi. [6] Ugo Frigerio (1901 / 1968) vinse tre ori olimpici ai giochi del 1920 e del 1924 nella marcia. Nel 1928 la disciplina venne esclusa dai giochi per essere riammessa nel 1932, dove riuscì a conquistare ancora un bronzo. [7] Associazione delle cinture nere della California del sud. [8] Il primo club fu il Rafu Dojo aperto nel 1915, il primo insegnante fu Tokoguro Ito. [9] Quattro furono le associazioni di cinture nere che Kano riconobbe nel 1932, oltre a quella della California del sud, Seattle, Hawaii e California del nord. [10] Yoshiro Uchida (1920/2024), nato in California da famiglia di origine giapponese, fu il promotore del primo campionato statunitense di judo nel 1953 e coach della squadra che partecipò ai giochi di Tokyo del 1964. [11] Ciò che concretamente avviene per buona parte delle altre arti marziali. [12] Kano, Il contributo del judo all’educazione, dalla conferenza tenuta all’Università della California del sud in Los Ageles nel 1932. |