Nr.93 / 31 maggio 2025

TICINO DOJO JOHO

Notizie e approfondimenti sul JUDO, a cura dell’ATJB


 

Questo numero contiene i risultati del torneo di Sierre, il resoconto dell'ultima lezione di Yoshiyuki Hirano agli under 15 a Biasca ed il racconto dell'esperienza di Flavio, giovane judoka ticinese, che a sette anni si è allenato al Kodokan.

Non mancano poi il nono capitolo de "Il Racconto di Maruyama", le rubriche Le speranze del judo ticinese e I libri sul judo.

Indice di TDJ nr.93:

  1. Il torneo di Sierre - Marco Frigerio
  2. Gli under 15 ticinesi - Marco Frigerio
  3. Flavio al Kodokan - Fabio Ciceri
  4. Le speranze del judo ticinese: Yuki Alliata
  5. Il Racconto di Maruyama - Marco Frigerio
  6. I libri sul judo - Marco Frigerio
  7. Notizie in breve - Marco Frigerio

 


Il TORNEO DI SIERRE

 

Il torneo ranking 500 di Sierre è un appuntamento classico di fine maggio.

Diversi combattenti ticinesi erano presenti.

Questi i risultati.

 

Senior

Angelo Melera (JB Bellinzona) terzo a -73 kg

 

U18

Luke Bürgisser (DYK Chiasso) terzo a -90 kg

Eloisa Del Don (JK Biasca) seconda a -40 kg

Elena Callegari (DYK Chiasso) seconda negli OPEN

 

U15

Christian Perosa (JB Bellinzona) primo a +60 kg

Natan Weber (DYK Chiasso) terzo a -36 kg

 

U13

Natan Weber (DYK Chiasso) secondo a -36 kg

 

 

Ultimo appuntamento agonistico, prima dell'estate (che ci si augura sarà dedicata alla partecipazione a stages e ad allenamenti), è il torneo di Spiez previsto a metà giugno.

Saper utilizzare al meglio il tempo libero, che le vacanze scolastiche consacrano, è essenziale per una vera crescita sportiva di un giovane judoka.

Chi ha la possibilità di approfittarne non perda l'occasione.

In Ticino vengono organizzati due stages il primo a Arzo, dal 25 al 29 giugno è proposto dal DYK a giovani U15. Quest'anno il tema sarà "Roma antica", oltre agli allenamenti di judo teorie e giochi saranno ispirati all'epoca dell'importo romano.

Nel mese di agosto sarà la volta dello stage di Tenero organizzato dal JB Bellinzona.

 

Occasioni supplementari sono date sia in Svizzera, con lo stage di Fiesch (VS), che in Italia con lo stage di Cesenatico in particolare.


GLI UNDER 15 TICINESI

 

Da quest'anno Yoshiyuki Hirano (chiamato più semplicemente Yoshi, 6° dan judoka dell'Università di Tenri) è il responsabile tecnico della selezione under 15 ticinese.

Sabato 17 maggio Yoshi ha tenuto il suo quarto corso, di questo semestre, al dojo di Biasca, dopo essere stato a Bellinzona, Lugano e Chiasso.

 

Durante il corso a Biasca ha posto l'accento sui movimenti di tai-sabaki necessari alla esecuzione di morote-seoi-nage in avanzamento e in in uscita, su passo avanti, indietro e laterale. L'importanza di disporre del giusto equilibrio è evidente per tutti, meno pacifica è l'esecuzione corretta dei passi necessari.

"L'un, due, tre" proposto non è stato subito digerito dai partecipanti che hanno impiegato un po' ad eseguire correttamente gli spostamenti.

Yoshi ha pure attirato l'attenzione sulla necessità di garantire, grazie al controllo della proiezione, una buona caduta. Tirare il braccio di apertura nella fase di caduta è essenziale per permettere a uke di cadere sul fianco battendo.

Durante il corso Yoshi non ha mancato di riprendere chi non era in linea e tendeva a disturbare. Non è obbligatorio praticare judo nella selezione under 15 per cui ci si attende da chi partecipa un comportamento adeguato e l'attenzione dovuta.

Come sempre l'allenamento si è concluso con una serie di randori.

Anche su tale tema Yoshi è intervenuto ricordando come il randori non è un combattimento ma un esercizio che, al pari dell'uchi-komi, permette di crescere. Necessarie sono però le prese, la ricerca dell'ippon e la disponibilità alla caduta. Cadere nel randori non è un disonore anzi, è il giusto approccio di chi ha compreso la complementarità di tori e uke che caratterizza il judo.

"Insieme per progredire" è una delle traduzioni italiane del principio "Jita-kyoei" espresso da Jigoro Kano.

Il judo non è il percorso dell'egoista che pensa solo a sé, ma quello di chi intende migliorare per poter così essere utile al gruppo.

 

Decisamente la decisione di ingaggiare Yoshi quale responsabile degli under 15 è da valutare positivamente.

D'altronde non è certo un caso se, come abbiamo scoperto a Biasca, è nato a Kobe come Jigoro Kano.

Scherzi a parte, grazie Yoshi per quanto sino a qui sei riuscito a trasmettere!

 


FLAVIO AL KODOKAN

 

 

Flavio Pisano, giovanissimo judoka ticinese, ha avuto occasione di visitare il Kodokan di Tokyo a Natale.  L'associazione "Judo per tutti", dove è iscritto e si allena, ci ha trasmesso le sue impressioni sotto forma di intervista che ben volentieri pubblichiamo.

 

 

Com’è stato vedere il Kodokan per la prima volta? Ti ricordi cosa hai pensato? 

 

Sono stato al Kodokan a Tokyo il giorno di Natale. È stata una bella esperienza, perché non me l’aspettavo. I miei genitori hanno organizzato tutto con la nostra guida Jin senza dirmelo prima. Quando ho visto il Kodokan di Jigoro Kano ho pensato “ma quanto è grande questo Kodokan?!”. È un palazzo di sette piani, oltre allo spazio del dojo enorme con gli spalti, c’è un negozio di souvenir e cinture di Judo e anche un museo dedicato a Jigoro Kano.

 

 

Com'era l'atmosfera dentro al dojo? Cosa ti ha colpito di più?

 

Mi ha colpito molto la grandezza del dojo, più di quattro volte più grande del nostro dojo e non me lo sarei mai aspettato. L’atmosfera era molto silenziosa perché non parlava quasi nessuno. Alcuni bambini arrivavano da soli con la metropolitana, si cambiavano e salivano al piano del tatami, come facciamo noi al dojo di Fabio. 

 


Come ti sei sentito quando hai indossato il judogi e sei salito sul tatami?

 

Mi sono sentito subito bene e a mio agio quando ho indossato il judogi del nostro dojo. Quando sono salito al piano del tatami ero molto emozionato perché potevo allenarmi di più ed in Giappone.

 

 

Chi ti ha diretto l'allenamento? Ti ricordi qualcosa di speciale che ti ha insegnato?

 

C’era un maestro principale che dava le indicazioni sull’esercizio da fare. Poi c’erano altri 3 maestri che aiutavano. Il maestro all’inizio sembrava molto severo. 

Non abbiamo fatto un allenamento speciale perché ho partecipato a una lezione regolare del Kodokan. Abbiamo però fatto tanto stretching prima della lezione. Una bambina teneva il tempo degli esercizi contando ad alta voce mentre tenevamo la posizione. Abbiamo fatto il ponte, siamo stati sdraiarti tirando le gambe, abbiamo fatto qualche scatto, esercizi a pancia in giù…tante cose.

 

 

Hai imparato qualche tecnica o mossa nuova? Ce ne racconti una?

 

Durante l’allenamento ci hanno fatto fare una combinazione di passi e mosse, per tenere il tempo cantavano forse una filastrocca simile a quella di Hi-ha che facciamo con Fabio. Purtroppo non me la ricordo perché non parlo giapponese…per ora!

 

 

C’erano tanti bambini come te? Hai fatto amicizia con qualcuno?

 

Eravamo venti bambini ed erano tutti giapponesi. Avevamo età diverse. Alcuni avevano la cintura azzurra o arancione o bianca. Purtroppo non sono riuscito a fare amicizia con nessuno perché tutti parlavano solo giapponese, però durante la lezione tutti mi hanno aiutato a capire cosa bisognava fare: mi indicavano cosa facevano gli altri per ricopiarlo. Sono stati tutti molto gentili e pazienti. 

 

 

Qual è stato il momento più divertente dell’allenamento?

 

Quando abbiamo fatto le capriole lungo tutto il tatami, io le facevo tutte di seguito come all’allenamento con Fabio. Al Kodokan invece tutti mi inseguivano per dirmi di fermarmi e che dovevo fare una capriola ogni tre passi, ma io non capivo e continuavo a fare capriole e loro erano divertiti. 

 

 

Hai trovato qualcosa difficile? Come ti sei sentito mentre ci provavi?

 

La lotta contro i giapponesi è stata difficile! Un’impresa! Ho dato tutto il mio massimo per fare bella figura e far vedere che al dojo di Fabio siamo bravi e forti. 

 

 

Hai visto qualche maestro o judoka che ti ha impressionato?

 

No, non ho visto altri maestri o judoka perché ero molto concentrato nel mio allenamento. Gli altri bambini che si allenavano con me erano molto bravi e forti nel judo e molto strategici perché usavano tanta tecnica nella lotta. 

All’inizio della lezione ho visto che oltre a noi c’era un altro gruppo di adulti che si allenava. La mia mamma mentre mi aspettava ha visto che in un angolo si allenava un signore cieco molto anziano e con la cintura nera. Era molto bravo.

 

 

Se potessi tornare al Kodokan domani, cosa ti piacerebbe fare o imparare di nuovo?

 

Quando tornerò a Tokyo andrò sicuramente di nuovo al Kodokan. 

Vorrei imparare altri lanci e altre mosse. Magari la prossima volta andrò con qualcuno che parla giapponese e italiano…oppure imparerò il giapponese! Tornerò anche per visitare il museo di Jigoro Kano con più calma. 

È stata una bellissima esperienza che consiglio a tutti i miei amici del judo. 

 


LE SPERANZE DEL JUDO TICINESE

 

Abbiamo iniziato una nuova rubrica destinata a dare voce alle giovani speranze del judo ticinese. Non importa se agonisti o se praticanti di palestra.

Chi non ha ancora compiuto i 18 anni è invitato ad esprimere il suo pensiero sul judo, sulle proprie esperienze e su quanto ha appreso ed apprende praticando la disciplina.

Grazie a Yuki Alliata (classe 2012 del DYK Chiasso) che ha voluto trasmetterci il suo contributo.

 

 

Mi chiamo Yuki e ho 13 anni e sono cintura blu. Faccio judo da quando avevo 4 anni e mezzo, quindi ormai sono più di 8 anni che salgo sul tatami.

All’inizio sono stata portata dai miei genitori, ma col tempo è diventata davvero una mia scelta. Il judo mi piace tantissimo, mi fa sentire felice ogni volta che mi alleno.

Mi piace andare agli allenamenti perché imparo sempre qualcosa di nuovo e perché ci sono molti dei miei amici. C’è un bellissimo ambiente, e ogni lezione è diversa, interessante e divertente.

Quando salgo sul tatami, è come se tutto il resto sparisse: non sento più niente intorno, mi concentro solo su quello che sto facendo, ed è una sensazione bellissima.

Il Judo ormai fa parte di me, e non potrei desiderare uno sport migliore. Mi ha insegnato il rispetto, la disciplina e a non mollare mai, sia sul tatami che nella vita di tutti i giorni. Grazie dyk!

 

Yuki Alliata ha ricevuto il premio ATJB 2024 quale miglior giovane judoka ticinese.

Al torneo di S.Gallo si è classificata seconda, sconfitta unicamente da una judoka germanica.


IL RACCONTO DI MARUYAMA: capitolo 9

 

La salute di Maruyama non accennava a migliorare, Hifumi era seriamente preoccupato. Da quando era stato al matrimonio di Shinnosuke si sentiva regolarmente con il compagno di gioventù. Sapendo che Shinnosuke si era appena sposato e che, quale insegnante novello, doveva accettare regole con le quali non necessariamente si sentiva in sintonia, non aveva voluto esagerare nell’esporre le proprie preoccupazioni per lo stato di salute del maestro.

Nel corso dell’ultimo colloquio aveva percepito invece le difficoltà di Shinnosuke.

“Pensa che Miura non mi ha autorizzato a dare avvio ad un corso supplementare per agonisti. Considerando il livello attuale di chi pratica judo nella scuola media è inconcepibile. L’agonismo certo non è tutto, tuttavia, è indubbiamente una carta da visita importante. Solamente gli anziani che non hanno più ambizioni e che hanno perso totalmente di vista i sogni della gioventù non lo comprendono” gli aveva detto Shinnosuke.

 

Passarono diverse settimane prima che Maruyama si sentisse di riprendere il racconto, le vertigini erano aumentate e anche la vista - a dipendenza delle giornate - appariva più o meno offuscata. Hifumi era impaziente di conoscere il seguito, tuttavia, non voleva insistere con il maestro che vedeva sempre più in difficoltà.

 

 

7.

Kano aveva grande piacere a recarsi all’estero.

Quale membro del Comitato Internazionale Olimpico (CIO) era invitato ogni quattro anni a presenziare ai giochi. Aveva così preso l’abitudine di approfittarne per promuovere la sua disciplina e prolungare la sua permanenza visitando paesi limitrofi.

Negli anni Trenta, tuttavia, il clima politico del Giappone costituiva un ostacolo alla diffusione del suo pensiero. L’invasione della Manciuria del 19 settembre 1931 con la successiva creazione dello stato fantoccio del Manciukuò, l’assassinio del primo ministro[1] avvenuto il 15 maggio 1932 da parte di giovani ufficiali della marina imperiale, apice dello scontro - già in essere da diversi anni - tra due fazioni rivali interne all’esercito[2] costituivano episodi gravissimi che screditavano il paese.

 

Mio padre accompagnò Kano, la prima volta, ai giochi di Los Angeles del 1932.

In quella occasione il Fondatore ebbe modo di parlare all’Università della California del sud e di spiegare i principi e il senso del judo. La trascrizione del suo discorso è disponibile ancora oggi.[3]

Il 30 luglio 1932 Hiroshi presenziò alla cerimonia inaugurale della X olimpiade dei giochi moderni. Lo spettacolo fu impressionante, il “Coliseum” - stadio inaugurato nel 1923 e contenente 110'000 posti - era gremito. La sfilata degli atleti delle trentadue nazioni presenti durò un’ora. Il vicepresidente americano Charles Curtis[4] tenne il discorso inaugurale.

Terminata la cerimonia, prima di ritirarsi nella propria stanza d’albergo, Kano si lamentò con Hiroshi del fatto che la rivalità tra le nazioni veniva ulteriormente esasperata dall’uso delle bandiere, che per la prima volta sarebbero state utilizzate durante le premiazioni. Il rischio di creare un clima conflittuale, per nulla in linea con lo spirito dei giochi, era - a suo parere - più che concreto. Per altro un tale clima era l’antitesi del principio di prosperità e mutuo benessere (“Jita-kyoei”) che egli aveva cercato di spiegare nel discorso tenuto all’università.

Qualche giorno dopo Kano ed Hiroshi ebbero modo di visitare il villaggio olimpico: cinquecentocinquanta casette in legno bianco e rosa con splendida vista sull’Oceano Pacifico. Incontrarono anche Smoky, il cane divenuto la prima mascotte assoluta dei giochi. Un bastardello nero, che circolava liberamente da assoluto protagonista nel villaggio con andatura claudicante, essendosi rotto una zampa in seguito alla caduta da una impalcatura durante i lavori.

Dopo avere visitato il primo villaggio olimpico della storia Kano rivide parzialmente il proprio pensiero “portare gli atleti a vivere a stretto contatto ed a conoscersi è molto positivo. Più facilmente potranno nascere amicizie destinate a superare i confini nazionali.”

Anche Hiroshi fu particolarmente colpito dal villaggio anche se, come ebbe modo di apprendere, lo stesso era riservato agli uomini.[5]

I giochi durarono due settimane. A Kano venne chiesto di premiare i vincitori di alcune discipline. Era un compito che aveva già svolto in passato, quale membro del CIO, con piacere. Il contatto diretto con gli sportivi gli era naturale. Guardandoli fissi e valutando il loro comportamento si faceva presto un’idea della loro vera personalità.

A Los Angeles Kano espresse qualche pensiero negativo nei confronti del marciatore italiano Ugo Frigerio che, giunto terzo nella 50 km, tagliando il traguardo aveva gridando, come suo solito, “viva l’Italia”.[6]

Kano era palesemente contrario a ogni espressione di nazionalismo; il suo judo - praticato in judogi bianco, tenuta che rendeva tutti uguali - non aveva confini ed era pensato per il mondo intero.

 

Durante la permanenza a Los Angeles Kano ebbe anche modo di ispezionare diversi dojo della regione; due anni prima aveva autorizzato la creazione della Nanka Yudanshakai.[7] Aveva però posto tre condizioni: collaborare in amicizia con tutti i dojo, valorizzare l'arte e l'insegnamento del judo, diffondere gli insegnamenti a chiunque volesse imparare.

Il judo in California era giunto ad inizio secolo[8] ed aveva conosciuto una buona diffusione. In quegli anni vi erano circa 40'000 praticanti nella regione, la maggior parte tuttavia era di origine giapponese. Kano, al contrario di qualche insegnante, non poneva alcun limite alla diffusione della disciplina. Inoltre, intendeva verificare personalmente come il judo veniva promosso e trasmesso. Kano teneva in particolare a che le associazioni sorte avessero un legame ufficiale con il Kodokan.[9]

Hiroshi, che aveva accompagnato il Fondatore durante le visite ai dojo locali, ricordava spesso di avere conosciuto un ragazzo di nome Yoshiro rimanendo impressionato per il suo impegno straordinario sui tatami. Kano, che pure l’aveva notato, aveva profetizzato un futuro importante per il giovane nella diffusione del judo negli States.[10]

 

 

Hifumi rimase colpito dal racconto, in particolare dalla visione che Kano aveva della propria disciplina.

Il Fondatore era ben cosciente dell’importanza di mantenere un collegamento effettivo tra il Kodokan e le scuole di judo che sorgevano, sempre più, in vari punti del mondo. In assenza di un tale collegamento atto a garantire l’uniformità di pensiero e di insegnamento, il judo avrebbe infatti corso il rischio di sfaldarsi in una serie di scuole diverse che poco o nulla avevano in comune.[11]

La paura di Kano era che il judo tornasse ad essere una scuola di ju-jutsu tra le tante, perdendo la propria unicità e i propri obiettivi che non consistevano solamente nel trasmettere la conoscenza di tecniche di attacco-difesa.

 

 

“L’obiettivo dell’allenamento fisico sistematico in judo non è soltanto lo sviluppo del corpo, ma il consentire a un uomo o una donna di avere il controllo perfetto sulla mente e il corpo e di renderli idonei ad affrontare qualsiasi emergenza, che sia un semplice incidente o una violenza dovuta ad altri.”[12]

 



[1] Inukai Tsuyoshi (1855/1932). Gli autori dell’attentato vennero condannati a pene leggere. L’episodio è passato alla storia come “l’incidente del 15 maggio 1932”.

[2] La fazione Kodoha che enfatizzava l’importanza della cultura giapponese e che sosteneva la necessità di attaccare l’Unione Sovietica e la fazione Toseiha che, influenzata dalle idee dello stato maggiore tedesco (“guerra totale”), sosteneva l’importanza di un’espansione verso la Cina.

[3] Il discorso tenuto all’Università della California del sud è pubblicato, in inglese e in traduzione italiana, in Cesare Barioli, Kano Jigoro Educatore, 2010.

[4] Charles Curtis (1860/1936) fu vicepresidente sotto la presidenza di Herbert Hoover (1874/1964).

[5] Le donne che parteciparono ai giochi di Los Angeles furono alloggiate in alberghi.

[6] Ugo Frigerio (1901 / 1968) vinse tre ori olimpici ai giochi del 1920 e del 1924 nella marcia. Nel 1928 la disciplina venne esclusa dai giochi per essere riammessa nel 1932, dove riuscì a conquistare ancora un bronzo.

[7] Associazione delle cinture nere della California del sud.

[8] Il primo club fu il Rafu Dojo aperto nel 1915, il primo insegnante fu Tokoguro Ito.

[9] Quattro furono le associazioni di cinture nere che Kano riconobbe nel 1932, oltre a quella della California del sud, Seattle, Hawaii e California del nord.

[10] Yoshiro Uchida (1920/2024), nato in California da famiglia di origine giapponese, fu il promotore del primo campionato statunitense di judo nel 1953 e coach della squadra che partecipò ai giochi di Tokyo del 1964.

[11] Ciò che concretamente avviene per buona parte delle altre arti marziali.

[12] Kano, Il contributo del judo all’educazione, dalla conferenza tenuta all’Università della California del sud in Los Ageles nel 1932.


I LIBRI SUL JUDO: Les racines du judo français.

 

"Les racines du judo français" di Michel Brousse, pubblicato nel 2005, racconta la storia della diffusione del judo nel paese transalpino.

Partendo dalle prime forme di ju-jutsu giunte negli ultimi anni del XIX secolo e diffusesi tramite polizia e esercito, l'autore ripercorre le fasi di promozione del judo sino agli anni Cinquanta.

 

Nel 1895 viene pubblicato il primo articolo in francese sul ju-jutsu.

Nel 1931 il termine judo viene inserito nel dizionario Larousse.

Sembra però che la prima dimostrazione di ju-jutsu in Francia sia avvenuta all'Esposizione Universale di Parigi del 1900 (nel corso della quale per altro si è tenne la seconda edizione dei giochi olimpici moderni).

Competizioni organizzate nei music hall vennero promosse ad inizio secolo, come accadeva a Londra.

Nel 1903 Raku e Tani ingaggiati all'Alhambra sfidarono vari lottatori.

Negli anni a seguire fu il turno di Miyake, Kanaya e Higashi.

Finalmente nel 1924 Aida Hikoichi, giapponese 4° dan (che era stato istruttore al Budokwai di Londra per tre anni) tiene allo Sporting Club di Parigi i primi corsi di judo. Ishiguro Keishiro, 5° dal del Kodokan, insegnerà per qualche anno.

Saranno però Moshe Feldenkreis e Paul Bonét-Maury a fondare il Ju-jitsu Club de France che darà origine al judo francese. Il judo saprà superare il ju-jutsu proponendo qualche cosa di più di un semplice insegnamento di tecniche di attacco-difesa, proponendosi quale metodo educativo. Feldenkreis incontrerà Jigoro Kano nel 1933. Tra i primi praticanti vi furono anche i coniugi Frederic e Irène Juliot-Curie (quest'ultima premio Nobel per la chimica nel 1935).

Nell'autunno 1935 arriverà in Francia Mikinosuke Kawaishi che, dopo un girovagare di anni, trova finalmente la sua ubicazione divenendo il tecnico di riferimento.

Kawaishi creerà un proprio metodo prendendo le distanze dal gokyo di Kano. L'arrivo di altri insegnanti giapponesi negli anni Cinquanta creerà qualche tensione che, con il tempo, verrà superata.

Il primo campionato di Francia sarà organizzato nel 1943, il vincitore sarà Jean de Herdt, colui che supplirà Kawaishi quando verso la fine della Seconda guerra mondiale sarà costretto a rientrare in Giappone. Contatti regolari con judoka belgi e olandesi saranno presto instaurati e dal 1948 sarà pubblicata la prima rivista federale.

Nel 1946 verrà creata la Federazione Francese di Judo.

 

Una lettura interessante consigliata agli appassionati di storia.

 

"Ho la speranza di vedere imporsi sempre più il judo per la sua efficacia nel combattimento, la sua disciplina, il suo spirito sportivo, la sua correttezza e persino, un giorno, ritrovarlo citato a esempio quale sport modello" (Paul Bonét Maury, primo presidente della Federazione Francese di Judo - nostra traduzione dal francese).


NOTIZIE IN BREVE

Nove U21 elvetici hanno partecipato al torneo di Istanbul che si è combattuto dal 3 al 4 maggio. 31 le nazioni presenti.

Il miglior risultato è stato ottenuto da Mirjia Pollheimer che ha conquistato la medaglia di bronzo nei -57 kg sconfiggendo la spagnola Carla Albitos Lopez nella finalina.

La vincitrice di categoria è stata l'uzbeka Aselkhan Aralbaeva.

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