Nr.92 / 15 maggio 2025

TICINO DOJO JOHO

Notizie e approfondimenti sul JUDO, a cura dell’ATJB


 

Questo numero contiene qualche pensiero sulla diffusione del judo nel mondo, i risultati del Grand Slam di Dushanbe e del Grand Slam di Astana ed un commento della Notte dei samurai del DYK Chiasso.

Non mancano poi l'ottavo capitolo de "Il Racconto di Maruyama", le rubriche Le speranze del judo ticinese e I protagonisti della storia.

Indice di TDJ nr.92:

  1. Il judo nel mondo - Marco Frigerio
  2. I Grand Slam di Dushanbe e di Kazakstan - Marco Frigerio
  3. La notte dei samurai - Marco Frigerio
  4. Le speranze del judo ticinese:
  5. Il Racconto di Maruyama - Marco Frigerio
  6. I protagonisti della storia - Marco Frigerio
  7. Notizie in breve - Marco Frigerio

 


IL JUDO NEL MONDO

 

A fine aprile si sono svolti i campionati continentali.

A Podgorica, Bangkok, Santiago del Cile e Abidjan il judo è stato protagonista in tutti i continenti. Nella competizione a squadre (team misto) le vittorie sono andate a Georgia sull'Italia (4-3), al Giappone sull'Uzbekistan, al Brasile su Cuba (4-0) e all'Egitto sull'Algeria (4-3).

La disciplina di Kano, per lo meno nella sua versione sportiva, è indubbiamente arrivata ovunque.

 

Ma quali sono i paesi attualmente più importanti a livello sportivo.

In Europa, da sempre, i paesi occidentali classici riescono (tra alti e bassi) a proporre combattenti di alto livello. Francia, Germania e Italia in questo momento dispongono di diversi atleti vincenti.

Si contrappongono diversi paesi dell'est Europa che, malgrado un judo parzialmente più affine alla lotta, producono costantemente agguerriti judoka. Russia, Georgia, Azebargian e Polonia in primis. Un certo sviluppo ha conosciuto, recentemente, il judo anche in alcuni paesi del nord Europa come la Svezia.

Da considerare è inoltre, da tempo, il judo israeliano.

 

Nel continente asiatico il paese dominante è il Giappone (naturalmente).

Corea del sud, Mongolia e Uzbekistan sono attualmente i principali paesi outsider. Anche qui tuttavia non sempre i combattenti riescono ad esprimere un judo tecnico. Negli ultimi tornei del Grand Slam si sono segnalati anche judoka provenienti da altri paesi come Tagikistan, Kazakistan, Emirati Arabi e India.

Nelle americhe i tre stati più significativi sono attualmente Brasile, Cuba e Canada.

Discreti combattenti provengono anche da altri paesi quali il Messico, piuttosto in ribasso appaiono invece gli Stati Uniti.

In Africa, alle ex colonie francesi, dove il judo ha conosciuto il suo primo sviluppo, quali Algeria e Tunisia, si sono aggiunti alcuni paesi emergenti quali Egitto, Angola, Kenya.

 

Negli ultimi quattro anni i paesi oceanici prendono parte al campionato continentale americano. Australia e Nuova Zelanda contano alcuni combattenti importanti, per il resto la diffusione del judo è piuttosto difficoltosa.

 

 

Che dire della Svizzera ?

Il judo è ben diffuso. Il numero dei praticanti non è straordinario ed il livello non è generalmente elevato (anche se Nils Stump e Daniel Eich sono atleti ai primi posti della classifica ranking mondiale).

La possibilità di crescere (per chi decide di dedicarvisi) è però data.

Una partecipazione ad un campionato continentale a squadre non appare proponibile. Vi sono troppe categorie in cui non sarebbe possibile schierare un combattente di spessore. Prove ne è il fatto che ai recenti campionati d'Europa su 14 categorie unicamente in 4 è stato schierato un combattente svizzero.


I GRAND SLAM DI DUSHANBE E DI ASTANA

Si è combattuto nel fine settimana del 4-6 maggio il Grand Slam di Dushanbe, capitale del Tagikistan e del 9-11 maggio il Grand Slam di Astana in Kazakistan.

I campionati continentali si sono appena conclusi per cui non tutti i protagonisti della stagione erano presenti.

 

 

Grand Slam di Dushanbe

 

27 le nazioni partecipanti per 226 combattenti.

Presenti i rappresentanti dei paesi dell'est Tagikistan, Uzbekistan, Mongolia, Azebarjan.

Buona rappresentanza dalla Cina e dalla Francia, con qualche sparuto esponente di paesi occidentali. Nessun rappresentante svizzero.

 

I judoka di casa hanno fatto la parte del leone.

Sostenuti da un pubblico caloroso i tagiki, che per altro propongono un discreto judo -non limitandosi a sollevare e/o abbracciare l'avversario - hanno vinto quattro categorie maschili, ottenendo anche due medaglie d'argento.

Temur Rakhimov il beniamino di casa ha vinto i +100 kg con un bel ippon al golden score di uki-otoshi.

 

Nelle categorie femminili due titoli a testa per Francia e Mongolia.

Le esperte transalpine Buchard e Cysique si sono imposte a -52 kg e -57 kg.

Melkia Auchecorne, ventenne francese due volte campionessa del mondo juniores, ha dovuto accontentarsi del secondo posto a - 63 kg sconfitta in finale dalla mongola Gankhaich Bold. Margot Pinot, già campionessa del mondo, è stata invece eliminata al primo turno a -70 kg dalla diciannovenne russa Daria Antonova giunta poi quinta.

Nelle categorie più pesanti --70 kg e -78 kg sono state la croata Lara Cvjetko (già vicecampionessa del mondo) e la ventinovenne Emma Reid a vincere. Tutta cinese invece la fiinale della +78 kg, si è imposta Chundi Jia per ippon.

 

I vincitori:

-60 kg B. Aghayev AZE

-66 kg N. Emomali TJK

-73 kg M. Asadulloev TJK

-81 kg S. Makhmadbekov TJK

-90 kg E. Hajiyev AZE

-100 kg D. Kostoev UAE

+100 kg T. Rakhimov TJK

 

-48 kg A. Jamsran MGL

-52 kg A. Buchard FRA

-57 kg S. Cysique FRA

-63 kg G. Bold MGL

-70 kg L. Cvjetko CRO

-78 kg E. Reid GBR

+78 kg C. Jia CHN

 

 

Grand Slam di Astana


44 le nazioni presenti per 358 combattenti.

Tra questi gli svizzeri Binta Ndiaye a -57 kg, Nils Stump a -73 kg e Daniel Eich a -100 kg.

 

Niente di fatto per Binta Ndiaye che perde al primo incontro con la ventitrenne francese Faiza Mokdar.

Nils Stump torna invece al successo e vince meritatamente a -73 kg disputando 5 incontri. In finale ottiene il vantaggio decisivo a pochi secondi dal termine del tempo regolamentare, grazie a un uchi-mata, sull'emiratino Kazbek Nasguchev.

Daniel Eich arriva secondo a -100 kg. Nella finale - definita dal commentatore di lingua inglese la migliore del torneo - viene sconfitto dal ventenne giapponese Dota Arai grazie a un secondo waza-ari di uchi-mata. Entrambi ne avevano marcato uno nella prima fase dell'incontro.

 

Due finali femminili hanno opposto judoka francesi a giapponesi.

Due le vittorie per le transalpine la giovane Mokdar si è imposta sulla trentenne Momo Tamaoki a -57 kg, mentre la ventenne Melkia Auchecorne (seconda a Dushanbe) ha vinto grazie a tre sanzioni dell'avversaria nipponica Narumi Tanioka a -63 kg.

Nelle categorie maschili da segnalare le tre vittorie dei combattenti russi.

Al torneo ha preso parte anche il trentunenne doppio campione olimpico Takanori Nagase, sconfitto tuttavia nella finale dei -90 kg al golden scsore per seoi-nage dal coreano Joonhawn Lee che ai giochi di Parigi si era classificato terzo.

Nei pesi massimi bello l'ippon del ventisettenne giapponese Hyoga Ota, già campione All Japan 2021, sul kazako Yerassyl  Kazhibayev.

 

I vincitori:

-60 kg I. Saaev RUS

-66 kg R. Abdulaev RUS

-73 kg N. Stump SUI

-81 kg J. Lee KOR

-90 kg M. Igolinkov RUS

-100 kg D. Arai JPN

+100 kg H. Ota JPN

 

-48 kg  X. Hui CHN
-52 kg M. Ballhaus GER

-57 kg F. Mokdar FRA

-63 kg M. Auchecorne FRA

-70 kg G. Stangherlin ITA

-78 kg Minjun Kim KOR

+78 kg Hyeonji Lee KOR


LA NOTTE DEI SAMURAI

 

Al DYK Chiasso si è svolta nella notte tra venerdì 9 e sabato 10 maggio la diciannovesima edizione della Notte dei samurai.

Evento tradizionale organizzato al dojo che, oltre a prevedere una serie di allenamenti comuni, vuole designare dopo prove tecniche, fisiche e culturali il "Samurai dell'anno".

 

Trentadue quest'anno i giovani che si sono prestati e che, dopo la lezione di judo diretta da Manrico Frigerio e le prove che hanno designato Natan Weber samurai 2025, hanno dormito sui tatami.

Il "Samurai" deve essere un judoka che sa lavorare per il gruppo, che si contraddistingue per le proprie capacità e per la propria conoscenza. Da qui il torneo di palla-sedia, i giochi di abilità e la votazione che hanno permesso di designare i cinque finalisti, risultati poi Natan Weber, Giacomo Polimeni, Oleksii Dmytrashyk, Diego Bove e Mikael Abusenna.

Il quiz finale ha infine permesso di determinare il vincitore. Le domande vertevano su materie classiche quali matematica, italiano, storia-geografia, ma anche su materie legate al dojo quali storia del DYK, judo, racconti della trilogia e Giappone.

Paolo Levi ha proposto vari esercizi di condizione e la seconda lezione dell'evento sabato mattina. Una breve teoria, nel corso della quale sono stati illustrati i prossimi programmi in particolare lo stage di fine giugno a Arzo (tema "Roma imperiale"), ha concluso l'evento.

 

Un grazie a chi ha collaborato.

"La notte dei samurai" rimane un momento particolare nel programma di attività del DYK. Un ricordo piacevole per chi nel judo cerca qualche cosa di più di 4 medaglie e una bevuta in compagnia !


LE SPERANZE DEL JUDO TICINESE

 

Abbiamo iniziato una nuova rubrica destinata a dare voce alle giovani speranze del judo ticinese. Non importa se agonisti o se praticanti di palestra.

Chi non ha ancora compiuto i 18 anni è invitato ad esprimere il suo pensiero sul judo, sulle proprie esperienze e su quanto ha appreso ed apprende praticando la disciplina.

Grazie a Diego Bove (classe 2012) del DYK Chiasso che ha voluto trasmetterci il suo contributo.

 

 

Mi chiamo Diego Bove, sono diversi anni che pratico Judo al DYK di Chiasso, sono cinture verde. Il Judo mi piace tanto. Mi insegna molto, dalla disciplina alle cadute senza farsi male, rispetto verso gli altri, si impara sempre di più. È uno sport per il quale ci vuole impegno, forza, costanza, autocontrollo (ci devo lavorare ancora un po').

Per me il Judo è speciale.

 

Diego, cintura verde del DYK, pratica con passione e regolarità, partecipando a tutte le proposte di attività. Non manca mai ai corsi al dojo e anche in trasferta.


IL RACCONTO DI MARUYAMA: capitolo 8

 

Al momento di salutarsi Saito e Maruyama erano ben coscienti che non si sarebbero più rivisti in questa vita.

Un inchino rispettoso fu il gesto finale che Saito rese a Maruyama.

Erano stati avversari, istruttori di judo ma soprattutto educatori veri. In ambiti diversi avevano promosso gli ideali della disciplina. Avevano contribuito alla crescita di molti giovani, tra questi Shinnosuke un campione rispettoso, divenuto a sua volta insegnante a Kumamoto, al quale avevano trasmesso la voglia di approfondire e la conoscenza dei valori del judo.

Maruyama era felice. L’incontro con Saito l’aveva rinfrancato. Il ritrovarsi era stato come chiudere piacevolmente, in perfetta armonia, un capitolo della propria esistenza. Le ultime parole di Maruyama all’avversario di un tempo furono: “il mio inverno è in corso. Quando ti verrà comunicata la fine non dispiacerti. La mia vita è stata intensa. Ho scelto consapevolmente il mio cammino. Avrei piacere che mi dedicassi un ultimo brindisi: Wakare no kampai![1]

Chiamato Hifumi riprese la dettatura del racconto.

 

 

6.

Mio padre si laureò con il massimo dei voti alla Waseda University, una delle prime università giapponesi con sede a Tokyo. L’università aveva adottato nel 1913, in occasione del suo trentennale, la propria linea direttiva riconoscendo l’importanza assoluta di una formazione indipendente, di applicazione pratica, volta alla creazione di buoni cittadini.

Negli anni di studio Hiroshi aveva continuato a praticare judo al Kodokan.

La pratica del randori costituiva per lui un momento importante di scarico. Le tensioni accumulate, la stanchezza e le difficoltà sparivano magicamente dopo un allenamento intenso che si concludeva con una buona ora di randori. Proiettava e veniva proiettato. Con il tempo aveva dovuto ammettere di non essere il miglior judoka del mondo e di non poterlo diventare. Aveva anche iniziato ad apprezzare il controllo nelle proiezioni e a sentire che le indicazioni di Kano avevano un senso.

Aveva partecipato a diverse edizioni del Kohaku-shiai, la competizione a squadre che opponeva judoka dell’est a judoka dell’ovest, la prima forma agonistica che Jigoro Kano aveva promosso caratterizzata dal fatto che chi vinceva il proprio incontro proseguiva affrontando subito un altro avversario della squadra avversa e così di seguito, sino a che veniva sconfitto oppure pareggiava.[2]

Hiroshi aveva sempre combattuto al massimo delle proprie possibilità, non era però mai andato oltre il terzo incontro. In fondo non era un cattivo risultato per chi non era destinato a vivere di solo judo.

Aveva frequentato anche assiduamente i corsi di kata tenuti da Kyuzo Mifune. Tra quelli appresi il suo preferito era il kime-no-kata dove energia e precisione si fondevano e dove l’applicazione pratica delle tecniche di judo era evidente.

Con Kano aveva contatti regolari. Il fatto che si fosse laureato in diritto, destinato - dopo il praticantato - ad assumere un ruolo nella magistratura, aveva incuriosito il Fondatore che aveva mantenuto un atteggiamento cortese e di interesse nei suoi confronti.

 

Il 9 novembre 1926 Hiroshi presenziò all’inaugurazione ufficiale della sezione femminile del Kodokan. In quella occasione conobbe Sumako, la moglie di Jigoro manifestamente orgogliosa della figlia Noriko che sui tatami era concentrata ad esprimere il meglio di sé, protagonista della dimostrazione di ju-no-kata. Il ju-no-kata era la forma originale creata dal Fondatore che racchiudeva in sé l’essenza del judo. In tutte e quindici le tecniche era ben espresso il principio dell’adattabilità (“ju”). Tori, assecondando il movimento di attacco di uke, arrivava senza sforzo ad applicare una tecnica di controllo. Noriko e la sua compagna riuscirono a rappresentare al meglio il kata riscuotendo apprezzamenti sinceri dal pubblico e dagli alti in grado della scuola. Solo Jigoro non ebbe ad esprimersi; con i figli era solito assumere un atteggiamento sobrio.

 

Gli anni Venti del XX secolo furono caratterizzati da una forte divisione sociale.

Il Giappone pur essendo divenuto una potenza mondiale con un posto permanente nella Società delle nazioni, si trovava in una fase di grande instabilità. Il suffragio era riservato a chi superava una soglia di reddito significativa e un’apertura era considerata, da chi deteneva il potere, un rischio inaccettabile di svolta a sinistra. Nel 1925 era addirittura stata adottata la “legge per la preservazione della pace” che proibiva ogni cambiamento nella struttura politica del paese interdicendo anche l’abolizione della proprietà privata. Elementi ultranazionalisti facenti parte di associazioni segrete come i “Black Dragons”, nelle quali originariamente erano confluiti anche samurai disillusi, si opponevano ad ogni apertura non disdegnando il ricorso alla forza e ad atti terroristici.

In quegli anni Hiroshi aveva concluso con successo il praticantato ed era stato nominato giudice supplente alla corte sommaria[3] di Chiyoda.[4]

Un giorno venne convocato da Kano. Il Fondatore del judo appariva stanco e preoccupato. Kano gli disse che il figlio minore Riho[5] era stato arrestato per sospetta adesione alla causa comunista. Il partito comunista, costituito nel 1922 da Kiyoshi Takase ed altri simpatizzanti, era stato subito bandito; l’appartenenza al partito veniva sanzionata con la prigione. Kano chiese a Hiroshi di aiutarlo ad ottenere la liberazione di Riho.

L’episodio aveva creato parecchio subbuglio. Kano, che si trovava all’estero al momento dell’arresto, aveva dovuto interrompere improvvisamente il viaggio e rientrare in fretta e furia a Tokyo. Anche internamente al Kodokan vi era chi, considerato lo scandalo, chiedeva le dimissioni di Kano dalla presidenza.[6]

Hiroshi aiutò Kano ad ottenere il rilascio di Riho consigliando le strategie necessarie. Appena liberato, Riho partì per l’estero e, negli anni a seguire, non fece più ritorno in Giappone.

Anche il tentativo di ribellione promosso al Kodokan venne sedato, il Fondatore poteva ancora contare su un numero sufficiente di fedelissimi. L’episodio creò un legame speciale tra Kano e Hiroshi. Fu così che Hiroshi venne invitato a partecipare agli ultimi viaggi di Kano all’estero.

 

 

“Grazie Hifumi, oggi ci fermiamo qui. Hai notizie recenti di Shinnosuke?”

“Mi ha scritto lamentandosi delle difficoltà di sottostare alle direttive del responsabile dell’insegnamento del judo della scuola media, un certo Miura. Lo conosce Maestro?” rispose Hifumi.

“Certo. Miura si è formato a Kyoto. Da giovane era un ottimo judoka, aveva sogni e ideali. Con il tempo però si è perso, mantenere l’entusiasmo e la convinzione di poter essere veramente utili alle nuove generazioni non è scontato. Le disillusioni che la vita ti porta ad affrontare ti condizionano. Bisogna riuscire a superarle comunque. L’accento va posto sulla missione da compiere e non sui risultati che si ottengono. Temo che Miura non ci sia riuscito e si sia rassegnato. Peccato.”

 

 

“I discepoli che raggiungono il massimo vigore … dovranno principalmente mirare al perfezionamento di sé stessi tenendo sempre in considerazione il proposito di servire la società … lo scopo finale è di conquistare la felicità, ovvero rendersi utili in qualche modo per il bene sociale.”[7]



[1] Wakare no kampai letteralmente “brindisi dell’addio”.

[2] La competizione denominate Kohaku-shiai veniva combattuta con cadenza semestrale al Kodokan.

[3] Kan'i-saiban-sho la corte sommaria si occupa della giustizia spicciola civile e penale. Prima della Seconda Guerra mondiale la magistratura era spesso condizionata dal potere esecutivo.

[4]A Chiyoda si trova il quartiere denominato Kasumigaseki (letteralmente “cancello di nebbia”) in cui è concentrato il centro amministrativo della capitale.

[5] Riho Kano (1910/1945) era il figlio più giovane di Kano. L’ottavo figlio, il terzo maschio.

[6] Il riferimento è a Kunisaburo Iizuka (1875/1958), uno dei quindici 10° dan del Kodokan, che fu anche un agente della Black Dragon Society.

[7] Kano, Il dovere dei discepoli, Yuko-no-katsudo (settembre 1919)


I PROTAGONISTI DELLA STORIA: Jaap Nauwelaerts D'Agé

 

Jaap Nauwelaerts D’Agé ha iniziato a praticare judo nel 1937.

Nel 1939 è stato tra i cofondatori della federazione olandese di judo (“Judo Bond Nederland).

È stato agonista, negli anni 1948/1953, ottenendo anche una medaglia di argento ai campionati d’Europa.

Al termine della Seconda guerra mondiale ha fondato il suo dojo a Overveen, oggi tuttora in attività e tra i più antichi club olandesi.

Negli anni Quaranta ha collaborato alla creazione del sistema nazionale di promozione dello sport rimasto in vigore nei Paesi Bassi sino al 1984.

Ha fatto parte della prima commissione IJF che ha studiato e definito il regolamento di competizione unitamente a Charles Palmer e al giapponese Teizo Kawamura, all'epoca allenatore al Budokwai di Londra.

È stato presidente dell’EJU negli anni 1952/1957.

 

Nel 2004 è stato insignito del 9° dan dall’EJU e nominato presidente onorario.

È stato poi insignito del 10° dan dalla sua federazione nel corso di una cerimonia avvenuta nel 2008 in cui Anton Geesink gli ha consegnato il diploma.

 

 

Jaap Nauwelaerts D’Agé fu tra i fondatori dell'EJU.

Combattente, allenatore, coach, dirigente svolse tutti i ruoli che il judo lungo il cammino della vita propone.


NOTIZIE IN BREVE

 

Domenica 4 maggio, ricorrenza della morte di Jigoro Kano, al dojo del DYK Chiasso è stato presentato il secondo volume della trilogia scritta da Marco Frigerio sul judo e il Giappone ("Il Racconto di Maruyama").

Ottavio Bernasconi (senatore DYK) ha introdotto l'evento ricordando qualche aneddoto del passato dell'autore. Manrico e Mattia Frigerio hanno letto parte del capitolo nove. L'autore ha spiegato come il JUDO sia il vero protagonista dell'intera trilogia. Il coinvogimento in prima persona di Jigoro Kano nel secondo volume ha permesso di raccontarne in parte la storia, evidenziando le sue aspirazioni e i suoi timori.

Ai soci del DYK è stata donata una copia così come a Rocco e Albertina Romano (ospiti d'onore) che con la società hanno condiviso parte della storia.

La pubblicazione del terzo volume ("Le Memorie di Saito") è prevista ad inizio 2026.

 

 

Joshiro Maruyama ha tenuto un corso tecnico a Cortaillod al quale un gruppo di giovani judoka ticinesi accompagnati dall'inossidabile Rezio Gada ha preso parte.

Una buona occasione per fare propri i suggerimenti di, in parte, la storia recente dell'agonismo l'ha scritta.

 

 

È in corso il campionato svizzero di prima lega est.

Il Team Ticino ha combattuto domenica 10 maggio a Bellinzona contro il JC Will e il JC Brugg (seconda squadra) vincendo con i primi e risultando sconfitto dagli argoviesi.

Leggi le edizioni precedenti di Ticino Dojo Joho

 

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