DOMENICA 4 maggio alle ore 11.45 al dojo del DYK Chiasso in via Cattaneo 10 verrà presentato il secondo volume della trilogia sul judo e il Giappone: "Il Racconto di Maruyama", a introdurre la presentazione il senatore DYK Ottavio Bernasconi. Il racconto, in fase di pubblicazione su TDJ (in questo numero il capitolo 7), è ora disponibile nella sua versione integrale. Una copia verrà donata ai soci del DYK Chiasso presenti. Chi ha vinto i campionati ticinesi 2025 ha già ricevuto una copia omaggio. La presentazione è pubblica e aperta agli interessati. I volumi "Le stagioni del ciliegio" e "Il Racconto di Maruyama" possono essere ordinati all'autore. L'incasso è interamente di pertinenza del DYK Chiasso. |
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Takero Maruyama, personaggio di fantasia, racconta la storia di suo padre Hiroshi, conoscente di Jigoro Kano che lo ha accompagnato nei suoi ultimi viaggi all'estero. La lettura de "Il Racconto di Maruyama" è una occasione per meglio comprendere il pensiero del Fondatore del judo e l'evoluzione della disciplina. |
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Questo numero contiene il pensiero di papa Francesco sullo sport, i risultati dei campionati d'Europa e del torneo ranking di St.Gallen. Non mancano poi il settimo capitolo de "Il Racconto di Maruyama", le rubriche Le speranze del judo ticinese e I libri sul judo. |
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Indice di TDJ nr.91: - Il valore dello sport secondo papa Francesco - Marco Frigerio
- I campionati d'Europa - Marco Frigerio
- Il torneo ranking di S.Gallen - Marco Frigerio
- Le speranze del judo ticinese: Margherita Bosia
- Il Racconto di Maruyama - Marco Frigerio
- I libri sul judo - Marco Frigerio
- Notizie in breve - Marco Frigerio
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IL VALORE DELLO SPORT SECONDO PAPA FRANCESCOIl mondo si è svegliato lunedì 21 aprile 2025, giorno di Pasquetta, ed ha appreso che papa Francesco era morto alle 07.35. Il giorno prima non aveva mancato di presenziare - sofferente, in carrozzina - alla Benedizione di Pasqua "Urbi et Orbi" ed a transitare, sulla papa-mobile scoperta, in piazza San Pietro salutando con la mano la numerosissima folla accorsa. I suoi dodici anni di pontificato hanno rotto con diverse tradizioni ed hanno aperto a nuove speranze. Misericordia e gaudio sono stati i tratti che hanno contraddistinto il suo papato. Ma quale era il rapporto di papa Francesco con lo sport ? Sappiamo che da giovane, a Buenos Aires, aveva giocato a calcio, per strada, con una pelota fatta di stracci e che tifava il San Lorenzo. Non tutti sanno invece che aveva giocato anche a basket, sulle orme del padre Mario. Sappiamo anche che, quando gli venne chiesto se preferiva Messi o Maradona, aveva risposto Pelé, indicando il brasiliano come vero campione meritevole. Più volte, durante il pontificato, papa Francesco ha avuto modo di riconoscere il valore dello sport. "Lo sport può essere un percorso di vita che promuove valori come la lealtà, il sacrificio e lo spirito di squadra," senza dimenticare l'inclusione e il dialogo. "Lo sport quando è vissuto bene è una celebrazione: ci si ritrova, si gioisce, si piange, si sente di appartenere a una squadra. "Appartenere" è ammettere che da soli non è così bello vivere, esultare, fare festa". I campioni dello sport - per Bergoglio - devono diventare messaggeri dei valori più profondi. "Ai campioni auguro di imparare una virtù preziosissima: la temperanza, la capacità di non perdere il senso della misura. Solo così potranno essere testimoni dei grandi valori come l'onestà, la correttezza, la dedizione". Nel gennaio 2021 il papa concesse una intervista alla Gazzetta dello sport. L'ultima domanda fu: "Quale è l'augurio di papa Francesco per l'umanità in questo nuovo anno?" Questa la risposta: "Il mio augurio è molto semplice ... "Meglio una sconfitta pulita che una vittoria sporca". Lo auguro a tutto il mondo e non solo a quello dello sport. È la maniera più bella per giocarsi la vita a testa alta. Che Dio ci doni giorni santi. Pregate per me, per favore: perché non smetta di allenarmi con Dio!" Grazie papa Francesco e buon cammino ! |
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I CAMPIONATI D'EUROPAI campionati d'Europa si sono combattuti dal 23 al 26 aprile a Podgorica in Montenegro. Cinque i combattenti svizzeri selezionati; assente Nils Stump che ha preferito disertare per concentrarsi sui prossimi campionati del mondo previsti a giugno. 47 nazioni per 414 combattenti. Binta Ndiaye ha conquistato un discreto settimo posto a -57 kg. Due le vittorie per la romanda, sconfitta nei quarti dalla georgiana Ecaterini Liparteliani e nei ripescaggi dalla francese Martha Fawaz per ippon. Nella categoria, vinta dalla tedesca Seija Ballhaus, si è classificata terza l'italiana Veronica Toniolo. Inguardabili i suoi incontri, costantemente piegata a squadra in guardia destra. Una posizione che andrebbe sanzionata costituendo un palese esempio di judo negativo. Nei -73 kg ha mancato il titolo l'italiano Manuel Lombardo classificatosi secondo; in finale è stato immobilizzato dal ventiduenne russo Danil Lavrentev. Terzo posto per il francese Joan-Benjamin Gaba che, dopo oltre cinque minuti di golden score, ha sconfitto il trentatrenne georgiano Lasha Shadatuashvili. Dieci gli anni di differenza tra i due e, sul finale, si sono fatti sentire. Niente di fatto per le due combattenti svizzere a -70 kg. April Fohouo è stata sconfitta al secondo incontro dalla croata Lara Cvjetko (già vicecampione del mondo) che ha poi concluso il torneo al terzo posto. Gioia Vetterli si è fermata al primo incontro sconfitta dall'israeliana Maya Kogan. La categoria è stata vinta dalla ventitrenne ungherese Sofy Ozbas. Anche Aurelien Bonferroni a -81 kg è stato sconfitto a primo turno dall'azero Zelim Tchaev giunto poi terzo. La finale di categoria ha opposto il georgiano vicecampione olimpico Tati Grigalashvili al russo Timur Arbuzov. Il russo ha prevalso grazie ad un yuko. L'italiano Christian Parlati ha vinto meritatamente la -90 kg grazie a una inusuale leva di gambe (vedi fotografia) nella finale che lo ha visto confrontarsi con il francese Ngayap Hambou. Percorso netto con 3 ippon in 4 incontri per il combattente del Nippon Club Napoli. Daniel Eich a -100 kg è stato l'ultimo svizzero a salire sui tatami. Per un yuko arrivato sul finale è uscito di scena al secondo turno contro l'olandese Simeon Catharina giunto poi terzo. La categoria è stata vinta dal ventitrenne georgiano Ilia Sulamanidze. La finale ha opposto i primi due classificati dei giochi di Parigi. A prevalere però questa volta il georgiano per un yuko di spazzata sull'azero Zelim Kotsoiev. Tutta russa la finale dei +100 kg con il campione del mondo Inal Tasoev che si impone al golden score grazie a un contraccolpo valutato yuko sul ventiquatrenne Valerii Endovitski. Il medagliere vede Francia e Russia (ancora sotto bandiera IJF) con tre medaglie d'oro, seguiti dalla Georgia con due. Da sottolineare l'impresa dei judoka russi (determinati ancorta una volta a dimostrare che, fossero stati presenti ai giochi di Parigi, il medagliere sarebbe stato diverso), i quali hanno conquistato sei medaglie nelle sette categorie maschili, oltre a un bronzo nei +78 kg femminili con Elis Strartseva. Ottima anche la prestazione dell'Italia che chiude il torneo con un titolo, due secondi posti e cinque medaglie di bronzo, un record assoluto. Questi i campioni di Europa 2025: -60 kg S. Sardalashvili GEO -66 kg D. Bouba FRA -73 kg D. Lavrentev RUS -81 kg T. Arbuzov RUS -90 kg C. Parlati ITA -100 kg I. Sulamanidze GEO +100 kg I. Tasoev RUS -48 kg S. Boukli FRA -52 kg D. Krasniqi KOS -57 kg S. Ballhaus GER -63 kg R. Zachova CZE -70 kg S. Ozbas HUN -78 kg P. Sampaio POR +78kg R. Dicko FRA Finale inedita tra Georgia e Italia nella competizione a squadre, combattuta domenica 27 aprile, alla quale hanno preso parte quindici formazioni. Vince la Georgia. Sul 3 a 3 viene sorteggiato l'incontro +70 kg a valere quale golden score. La georgiana Sophio Somkhishvili si prende la rivincita e in pochi secondi proietta Asia Tavano portando la sua squadra al titolo continentale. La Francia, campionessa olimpica in carica, ha deluso le aspettative. È stata eliminata nei quarti dalla Russia (sotto bandiera IJF) e nei ripescaggi dal Belgio. L'Italia si era qualificata vincendo la semifinale con la Russia 4 a 1, e sconfiggendo nel girone Polonia e Belgio, la Georgia sconfiggendo la Germania con un chiaro 4 a 0, dopo avere eliminato Austria e Azebarjan. Terzo posto per la Germania che supera al golden score un ottimo Belgio, e per la Russia che vince 4 a 0 sulla Turchia. Classifica del torneo a squadre: 1. Georgia 2. Italia 3. Germania e Russia |
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IL TORNEO RANKING DI ST.GALLEN Il torneo di San Gallo è un ranking 1000, ossia un torneo di alto livello nazionale. Anche quest'anno erano tuttavia presenti un buon numero di combattenti stranieri in rappresentanza di sei nazioni in primis tedeschi, olandesi, austriaci, italiani, francesi e georgiani. Un discreto numero di combattenti ticinesi non ha mancato l'appuntamento. Due ticinesi nelle finali maschili senior. Il veronese in forza al DYK Chiasso Matthew Marastoni vince a -73 kg, waza-ari di uchi-mata in apertura e secondo waza-ari di seoi-nage in finale. Il bellinzonese Loris Perosa si classifica secondo a -81 kg perdendo per due yuko ad uno contro il friburghese Yanis Degailler in finale. Al torneo scolari U13 e U15 hanno combattuto sette judoka del DYK Chiasso. Queste le medaglie ottenute dai ticinesi: Senior Matthew Marastoni (DYK Chiasso) primo a -73 kg Loris Perosa (JB Bellinzona) secondo a -81 kg U21 Martino Gada (JB Bellinzona) terzo a -81 kg Chiara Ambrosini (JK Biasca) seconda a -57 kg Alessandra Regazzoni (JB Bellinzona) seconda a -70 kg U18 Eloisa Del Don (JK Biasca) argento a -40 kg. U15 Natan Weber (DYK Chiasso) terzo a -36 kg Jacopo Tettamanti (DYK Chiasso) terzo a - 60 kg Yuki Alliata (DYK Chiasso) seconda a -52 kg
Da segnalare i tempi lunghissimi del torneo scolari. Prevedere il peso alle 12.00 e dover attendere più di quattro ore prima di iniziare non è buona cosa. A maggior ragione quando le iscrizioni si pretendono in anticipo.
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Seoi-nage decisivo di Matthew Marastoni nella finale a -73 kg senior al torneo ranking di San Gallo. |
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LE SPERANZE DEL JUDO TICINESE Abbiamo iniziato una nuova rubrica destinata a dare voce alle giovani speranze del judo ticinese. Non importa se agonisti o se praticanti di palestra. Chi non ha ancora compiuto i 18 anni è invitato ad esprimere il suo pensiero sul judo, sulle proprie esperienze e su quanto ha appreso ed apprende praticando la disciplina. Un grazie a Margherita Bosia (2011) del DYK Chiasso per il suo contributo. Mi chiamo Margherita, ho 14 anni, pratico il judo da quasi cinque anni e questa primavera farò l’esame per ottenere la cintura blu. Il judo è importante per me per diverse ragioni. È uno sport che mi tiene allenata, ma soprattutto il mio club, il Do Yu Kai di Chiasso, è diventato per me una seconda famiglia dove incontro persone simpatiche, che condividono la passione per il judo, ma anche che mi permettono di essere me stessa. Nel judo si impara a conoscere i punti forti e deboli degli altri come sportivi, ma anche come persone. Insieme si migliora così sul tatami e nella vita. Se a scuola sono una delle più riservate, a judo invece mi sento di poter esprimermi per quella che sono. Adoro partecipare alle iniziative promosse dal mio club come la Notte del Samurai e soprattutto lo stage di Arzo dove sono migliorata grazie agli allenamenti intensi ma dove anche ho ricordi bellissimi con i miei amici. Quando affronto una gara sono sempre molto in ansia, ma grazie al supporto dei miei compagni riesco a gestire meglio questa situazione. Questo mi aiuta anche nella vita di tutti i giorni. Il momento più bello di questi anni da judoka è stato sicuramente quando ho potuto dare il mio piccolo contributo ai campionati ticinesi a squadre vincendo così con il Do Yu Kai. Per tutto questo ringrazio i miei maestri e la famiglia del Do Yu Kai. |
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Margherita Bosia, cintura verde quattordicenne del DYK Chiasso. Una passione per il judo vero, quello che trasmette valori e aiuta a crescere. |
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IL RACCONTO DI MARUYAMA: capitolo 7 Saito si fermò a Miyazu qualche giorno in più del previsto. Aveva compreso che non avrebbe avuto un’altra occasione per colloquiare con Maruyama e aveva deciso di prolungare l’incontro. Entrambi avevano posto il judo al centro della propria vita. Entrambi avevano rinunciato a costituire una famiglia dedicandosi anima e corpo all’educazione dei giovani. Maruyama nel suo piccolo dojo di periferia, Saito nell’ambito della nazionale, cercando di trasmettere agli agonisti di punta l’interesse all’approfondimento del senso vero della disciplina. Entrambi avevano raggiunto il loro obiettivo solo parzialmente. Maruyama aveva presto compreso che - pur sforzandosi di trasmettere principi e valori del judo - l’egoismo naturale del praticante è difficile da scalfire. Saito aveva riscontrato grandi difficoltà ad esporre il pensiero di Kano a chi aveva interesse unicamente per la vittoria di competizioni pur importanti. Riflettendo insieme avevano concluso che gli sforzi effettuati erano comunque valsi se, almeno un praticante, ne era stato coinvolto. Maruyama e Saito erano concordi nell’indicare in Shinnosuke l’allievo che ad entrambi aveva dato soddisfazione. Nessuno dei due poteva sapere con assoluta certezza cosa sarebbe capitato negli anni a venire, tuttavia, in lui gli insegnamenti avevano indubbiamente attecchito. Entrambi erano convinti che, in futuro, sarebbe stato un ottimo educatore. Saito ricordava in particolare l’atteggiamento di Shinnosuke ai mondiali di Baku. Sconfitto nella finale dal giovane connazionale Shohei, aveva dimostrato (pur avendo perduto l’ultima occasione di vincere un mondiale) di saper esprimere sincero rispetto per chi lo aveva superato. L’ultima sera che Saito trascorse a Miyazu Maruyama proseguì il racconto. 5. Il giorno seguente Kano si presentò come indicato al dojo. Mio padre aveva trascorso una notte in agitazione. Non condivideva la critica di Kano, non era però propenso a mostrarlo. Si era quindi convinto che camuffare il suo pensiero era la migliore soluzione. Durante il randori aveva utilizzato meno forza, era caduto in qualche occasione, si era persino sforzato di curare i controlli. Congedando nuovamente il gruppo, Kano l’aveva però fermato (ancora una volta) e, guardandolo fisso negli occhi, gli aveva detto “Hiroshi, sei molto lontano dall’avere capito. Ricordati però che nella vita - da solo - non sarai mai soddisfatto, ti mancherà sempre qualche cosa. Potrai anche divenire il più forte combattente del mondo, ma se non avrai qualcuno o un gruppo con cui condividere la gioia sarai sempre un pover’uomo che non ha compreso la bellezza della condivisione”. Hiroshi, malgrado tutto, rimase convinto che forza e vittorie fossero gli unici obiettivi a cui mirare sempre e comunque; continuò così a frequentare il Kodokan, senza esprimere il proprio pensiero rimanendo, almeno in apparenza, in sintonia con la scuola. Con il tempo Munakata si dichiarò soddisfatto dei progressi mostrati. Al termine dell’ultimo anno lo complimentò per “avere compreso lo spirito del judo”, in realtà mio padre era ben lontano da un tale risultato. Nel 1919 Hiroshi lasciò la Kano Juku per iniziare l’università. Si era iscritto alla Waseda University dove intendeva studiare diritto. La sua aspirazione, sin dall’infanzia, era quella di divenire un giudice. L’idea era stata ispirata dalla tradizione e dal ruolo che i suoi antenati avevano avuto nella regione. Con il trascorrere degli anni e il progredire nello studio sentiva che contribuire a “suum cuique tribuere”[1] fosse importante. Anche in ambito legislativo il periodo Meiji aveva portato grandi novità. Da norme consuetudinarie, si era passati, nel breve volgere di quindici anni, ai “Sei codici” di ispirazione europea.[2] Mio padre frequentò con successo i corsi previsti, continuando comunque a praticare judo al Kodokan nei ritagli di tempo. Ebbe così modo di partecipare alla cerimonia ufficiale nel corso della quale Kano presentò all’Imperatore il judo “completo nei suoi mezzi e nei suoi scopi”. Nel 1920 il Go-kyo era infatti stato riformulato ed anche la finalità della disciplina aveva trovato la sua formulazione definitiva nel “discorso sui tre livelli del judo” e sul “judo superiore” pubblicati nel 1918 sulla rivista Judo. Nel 1921 Hiroshi, visto la sua formazione giuridica e la vicinanza di pensiero, venne chiamato da Heita Okabe,[3] istruttore e compagno di allenamento di qualche anno più anziano. Kano lo aveva appena espulso dal Kodokan per avere organizzato a Yokohama dei combattimenti a pagamento, tra alcuni judoka e il lottatore americano Ad Santel, il quale si presentava con il titolo altisonante di “campione del mondo di judo” per avere vinto degli incontri negli Stati Uniti. Kano era assolutamente contrario a trasformare il judo in uno spettacolo e riteneva che tali iniziative avrebbero fatto perdere di vista il senso vero della disciplina. Rientrato dall’estero aveva quindi criticato l’evento organizzato da Okabe sanzionando chi lo aveva promosso. Hiroshi, che non poteva certo sconfessare Kano, aveva risposto a Okabe che fino a quando il Fondatore fosse stato il presidente del Kodokan, non vi era alcuna possibilità di mutare lo spirito del judo. Totalmente inutile era opporsi alla sua volontà. Fu così che Okabe smise di praticare judo dedicandosi ad altri sport in particolare alla maratona. L’episodio causò qualche malumore internamente al Kodokan. La morte di Shiro Saigo, l’allievo prediletto di Kano che aveva lasciato il Kodokan in circostanze misteriose,[4] e il terremoto del Kanto[5] del 1° settembre 1923 (magnitudo 7.9) distolsero però l’attenzione di chi si era espresso criticamente, mettendo definitivamente fine alle voci dissenzienti. Il fatto che la sesta sede del Kodokan in Bunkyo-ku, inaugurata nel 1919, era stata risparmiata dalla distruzione venne letto come segno del volere dei kami. Anni dopo, a seguito delle pressioni poste in atto dalla Dai Nippon Butokukai, Kano dovette accettare che venissero organizzati i primi campionati del Giappone. La prima edizione ebbe luogo nel 1930. La competizione denominata “Zennihon Judo Senshuken Taikai” prevedeva (e tuttora prevede) un’unica categoria di peso.[6] Accettando di inserire annualmente l’evento nel calendario del Kodokan Kano, forse inconsapevolmente, apriva le porte all’evoluzione sportiva della disciplina da lui creata.[7] “Molti discepoli, nonostante la novità proposta dal judo attraverso i suoi principi grandi e profondi, si allenano nella ristrettezza mentale del Bujutsu di un tempo”[8]
[1] Ulpiano (Gnaeo Domizius Annius Ulpianus - 170/238), uno dei più famosi giuristi dell’antica Roma, definisce il diritto come “honeste vivere, alterum non ledere, suum cuique tribuere” (vivere onestamente, non arrecare danno ad altri, attribuire a ciascuno il suo). [2] Codice penale (1880), Costituzione dell’Impero del Giappone (in vigore dal 29 novembre 1890 al 2 maggio 1947), Codice di commercio, Codice di procedura penale, Codice di procedura civile (1890), Codice civile (1896). I modelli di ispirazione furono i codici francesi e tedeschi, originati dal diritto romano e solamente in misura minore dalla common law anglosassone. [3] Heita Okabe (1891/1966) fu un judoka convinto che il judo andasse promosso come sport. Si trovò presto in rotta di collisione con il pensiero di Kano. [4] Shiro Saigo (1866/1922) fu la prima cintura nera del Kodokan. Lasciò la scuola nel 1890, durante l’assenza di Kano. Alla sua morte venne ricordato dal Fondatore come l’allievo con la miglior tecnica. [5] Il terremoto devastò Tokyo, il porto di Yokohama e le Prefetture di Chiba, Kanagawa e Shizuoka causando più di 140'000 morti. [6] Il primo vincitore fu Kanbe Furusawa (1902/1973). [7] È possibile che l’insistenza della Dai Nippon Butokukai sia stata la conseguenza del fatto che all’estero già si erano combattuti dei campionati nazionali. In Italia il primo campionato nazionale venne organizzato nel 1923, in Germania nel 1926. [8] Kano, Messaggio ai discepoli, Judo (agosto 1937). |
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I LIBRI SUL JUDO: Les conseils précieux de Jigoro Kano Daniel Fournier, judoka francese studioso della disciplina, ha pubblicato nel 2024 un libro che vuole riprendere i principali scritti del Fondatore. Il libro propone il pensiero di Jigoro Kano senza però (e questo è un grave difetto) elencarne la fonte. È noto che Kano, durante la propria vita, pubblicò una serie di riviste dedicate in parte al judo. Purtroppo, la mancanza di un chiaro rinvio al testo originale lascia spazio a discussioni, riducendo fortemente l'importanza dell'opera. I pensieri di Kano sono semplicemente esposti con riferimento ad un anno. Il primo 1899 l'ultimo 1938 (anno della sua morte). Nessuna indicazione è data alla rivista in cui gli interventi sarebbero (verosimilmente) stati pubblicati. L'autore segnala poi che la traduzione è stata effettuata utilizzando "google translation". Non sono di madre lingua francese, tuttavia - dalla mia pur non illimitata conoscenza - dubito che, per lo meno in alcuni passaggi, la traduzione pubblicata sia corretta e precisa. L'ultimo pensiero esposto nel libro è riferito all'anno 1938 e si intitola "le véritable sens du judo Kodokan". Nelle altre raccolte in mio possesso non ho trovato un intervento risalente all'ultimo anno del Fondatore di una tale portata. Il testo intende spiegare l'importanza dei principi del judo - apprendere ad utilizzare al meglio l'energia per raggiungere l'obiettivo che ci si è prefissati - ed il loro effetto pratico. Il judo vuole dare un senso ad esercizi di educazione fisica, sviluppando in parallelo l'educazione intellettuale intesa sia quale conoscenza sia quale saggezza, senza perdere di vista il senso morale. Gli interessi del gruppo di appartenenza andranno quindi considerati per raggiungere il mutuo benessere grazie a reciproche concessioni. "Dans le cas des individus il n'y a presque aucun problème s'ils font le meilleur usage de leur énergie, mais si vous voulez encourager un groupe à faire le meilleur usage de son énergie, ce groupe, a avant tout besoin d'unité." |
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Un libro che riprende gli scritti di Kano dimenticandosi tuttavia di citare le fonti. |
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NOTIZIE IN BREVEDiversi judoka ticinesi hanno partecipato allo stage di Fiesch (VS) organizzato dal presidente della FSJ Sergei Aschwanden. Ad accompagnare i giovani partecipanti i responsabili cantonali U15 Fabio Ciceri e U18 Rezio Gada. Nella fotografia che segue il nutrito gruppo di partecipanti. Non tutti sanno che quando si tengono i campionati d'Europa in genere si combattono anche i campionati degli altri continenti. A Santiago del Cile si sono combattuti i campionati Pan-Americani e Oceanici. Per la quarta volta i campionati del continente oceanico si è tenuto insieme a quello americano. La presidente Kate Corchery ha riconosciuto le difficoltà dei paesi oceanici a garantire dei dojo permanenti e stabili. Ha tuttavia sottolineato l'importanza di collaborazioni regolari con altre regioni alfine di sostenere gli sforzi in atto per lo sviluppo del judo nella regione. I campionati d'Africa si sono invece svolti a Abidjan in Costa d'avorio, mentre i campionati d'Asia si sono combattuti a Bangkok in Tainlandia. |
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