Nr.89 / 31 marzo 2025

TICINO DOJO JOHO

Notizie e approfondimenti sul JUDO, a cura dell’ATJB


 

Questo numero contiene una riflessione sul fattore "C" e sull'invidia che esso ingenera, un commento sui Campionati Ticinesi 2025, qualche ricordo del presidente del JBB Bellinzona Tazio Gada all'apertura dei festeggiamenti per il settantesimo del club.

Non mancano poi il quinto capitolo de "Il Racconto di Maruyama",  le rubriche Le speranze del judo ticinese e I libri sul judo.


Indice di TDJ nr.89:

  1. Il fattore "C" e l'invidia "brutta" - Brunella Frigerio
  2. I Campionati Ticinesi 2025 - Marco Frigerio
  3. Il judo per me - Tazio Gada
  4. Le speranze del judo ticinese: Chris Caccia
  5. Il Racconto di Maruyama - Marco Frigerio
  6. I libri sul judo - Marco Frigerio
  7. Notizie in breve - Marco Frigerio

 

 

 


IL FATTORE "C" E L'INVIDIA "BRUTTA"

Come molti sanno, sono moglie di 1 datato judoka, madre di 2 maturi judoka e forse (nuore permettendo) nonna di 3 piccoli futuri judoka.

Nel periodo verde dei miei ragazzi, li ho accompagnati spesso a gare fuori Ticino.

Quelle che ti fanno alzare alle 5.00, quelle che ti fanno fare un viaggio di 6 ore, quelle che parti con borse piene di panini, barrette energetiche e gli immancabili branches al cioccolato, quelle che magari al primo incontro perdi e te ne torni a casa.

Sono gare impegnative al di là del risultato.

Comunque ti sei preparato, comunque sei andato a letto presto la sera prima, comunque ti sei allenato con molto impegno, comunque sei stato attento al peso.

E qui arriviamo al punto.

A certe gare non combattono sempre gli atleti più quotati, ma capita che la competizione sia un pochino "sotto tono". E così capita che un ragazzino, che si impegna tantissimo, ma non è mai riuscito a salire sull'agognato podio, riesce.

Il famoso fattore "C" ?

 

Sono però anche quelle gare che, chi non partecipa, sottolinea con invidia (quella brutta) "ha vinto perché non c'era nessuno" oppure "se partecipavo vincevo io".

Ma perché ?

L'invidia esiste, lo sappiamo tutti e serve quando è sana. Quella sana porta ad emulare chi è migliore di noi, e fa crescere.

L'invidia cattiva è figlia dell'egocentrismo, di "stavolta fanno i complimenti a un altro e non a me".

Se mi alzavo alle 5.00, se mi allenavo di più, se stavo attento al peso ... se ... se ...

Con i "se", è risaputo, non si va da nessuna parte.

 

Insegnamo ai nostri ragazzi a gioire dei risultati di chi se li è sudati.

Magari invitandoli anche a complimentarsi con un "bravo" e una pacca sulla spalla.


I CAMPIONATI TICINESI 2025

Domenica 30 marzo si sono combattuti i Campionati Ticinesi 2025 alle palestre delle scuole elementari di Chiasso.

Le competizioni scolari, come da tradizione, erano riservate a chi è iscritto alle tredici società attualmente affiliate alla ATJB. Le categorie U18 e junior/elite erano invece aperte ad altri club. Hanno preso parte alla competizione otto società lombarde tra queste la Robur et Fides di Varese con la quale il DYK Chiasso, club organizzatore dell'evento, ha da anni una stretta collaborazione.

La competizione tornava a Chiasso, dopo l'edizione dello scorso anno combattuta al centro nazionale di Tenero.

La partecipazione è stata notevole, duecento i combattenti nelle varie fasce di età.

 

I campionati ticinesi sono anche l'occasione per consegnare i premi che l'ATJB attribuisce ai migliori judoka dell'anno precedente.

Il presidente cantonale Curzio Corno ha così premiato Luca Wyler (miglior judoka ticinese 2024), Martino Gada e Elena Callegari (migliori giovani 2024), Christian Perosa e Yuki Alliata (migliori speranze 2024).

Eccezionalmente la Federazione Svizzera Judo ha pure colto l'occasione per consegnare a Toni Lazzarin e Willy Brunner un dan onorifico supplementare: l'ottavo per Toni e il settimo per Willy. A premiare gli alti in grado Norbert Vetterli (presidente della commissione dan) e Sylvia Soave, una pioniera del judo agonistico femminile svizzero che per anni ha combattuto per i colori del JK Muralto.

 

Questa edizione dei campionati ha visto la netta suprezia del DYK Chiasso che ha ottenuto 16 titoli cantonali sui 39 attribuiti

Ai vincitori delle varie categorie é stato donata una copia del "Racconto di Maruyama", secondo volume della trilogia sul judo e il Giappone di Marco Frigerio. Uno scritto che vuole evidenziare le ragioni per cui il judo nato quale arte marziale, promosso dal suo fondatore Jigoro Kano come metodo educativo si sia trasformato in uno sport.

Un volume che come il precedente vuole evidenziare il senso vero della disciplina.

 

Questi i campioni ticinesi 2025:

 

U13 F

Leggere: Margherita Monastero (BV Manno)

Medie: Romina Maroni (BV Manno)

Mediopesanti: Clara Ricchiuti (DYK Chiasso)

Pesanti: Arianna Bianchi (DYK Chiasso)

 

U13 M

-27 kg Ares Faroppa (DYK Paradiso)

-30 kg Rodrigo Pereira (JK Biasca)

-33 kg Enea Bontadelli (Judo Fitness Club Roré)

-36 kg Natan Weber (DYK Chiasso)

-40 kg Gioele Casarina (JK Muralto)

-45 kg Samuel Santagata (JC Ceresio)

-50 kg Lian Sala (JK Muralto)

+50 kg Noah Beggia (JK Biasca)

 

U15 F

Leggere: Stelia Giovanora (JB Bellinzona)

Medie: Yuki Alliata (DYK Chiasso)

Pesanti: Margherita Bosia (DYK Chiasso)

 

U15 M

-40 kg Giacomo Polimeni (DYK Chiasso)

-45 kg Oleksii Dmytrashyk (DYK Chiasso)

-50 kg Matteo Perez (DYK Chiasso)

-55 kg Chris Caccia (DYK Chiasso)

-60 kg Hryhori Alsufiev (Judo per tutti)

+60 kg Christian Perosa (JB Bellinzona)

 

U18F

Leggere: Giuly Giovinazzo (Judo per tutti)

Medie: Alice Laiso (Judo per tutti) e Vittoria Fernandes (Capriasca)

Pesanti: Elena Callegari (DYK Chiasso)

 

U18 M

-45 kg Illia Dmytrashyk (DYK Chiasso)

-50 kg Ivan Minimo (DYK Chiasso)

-55 kg Ivan Sulaev (DYK Chiasso)

-60 kg Thiago Levi (DYK Chiasso)

-66 kg Vojisan Markovic (JK Biasca)

-73 kg Jonas Perosa (JB Bellinzona)

-81 kg Giulio Caprioli (JB Bellinzona)

+81 kg Luke Bürgisser (DYK Chiasso)

 

Junior Senior F

OPEN Chiara Ambrosini (JK Biasca)

 

Junior Senior M

-66 kg Lorenzo Corno (JC Ceresio)

-73 kg Jonas Perosa (JB Bellinzona)

-81 kg Dante Moodley (JB Bellinzona)

-90 kg Kai Bürgisser (DYK Chiasso)

+90 kg Antonio Niceta (DYK Paradiso)

 

 

Medagliere dei campionati 2025

DYK Chiasso 16

JB Bellinzona 6

JK Biasca 4

Judo per tutti 3

JC Ceresio, DYK Paradiso, JK Muralto e BV Manno 2

Judo Waza Capriasca e Judo Fitness Club Roré 1

JC Cadro, JB Lugano, Dojo Mendrisiotto 0

 


IL JUDO PER ME

 

Nell’autunno del 1967, quasi 60 anni fa, accompagnato da mia mamma, partecipai con mio fratello maggiore ad una serata informativa sul judo e sui corsi per bambini che il Judo Budo Club Bellinzona (allora Judo Club Bellinzona) stava organizzando. Il fatto che il promotore fosse il presidente della società Dr. Ulrico Käppeli, nostro medico di famiglia, ha sicuramente giocato un ruolo per i nostri genitori.

E così, ad inizio 1968, cominciai a frequentare le lezioni di judo impartite dal maestro Willy Nussbaum.

Il tatami si trovava negli scantinati di Palazzo Käppeli, appena adibiti a dojo.

Sicuramente non immaginavo che questa società sarebbe diventata così importante nella mia vita e che mi avrebbe accompagnato fino ai nostri giorni.

 

Durante tutti questi anni, innumerevoli sono state le esperienze vissute, le conoscenze fatte e le persone incontrate, con alcune delle quali è nata un’amicizia che dura ancora oggi. Molte sono state le persone che hanno frequentato la palestra, chi per poco tempo, chi per anni. Ogni tanto mi capita ancora di incontrare persone conosciute nelle varie palestre anche parecchi anni fa.

Le trasferte compiute mi hanno permesso di scoprire luoghi, anche in Svizzera, che altrimenti non avrei probabilmente ancora visto. E questo non solo nel nostro Paese, ma anche in Italia e in Germania.

 

Naturalmente molto è cambiato in questo lungo periodo. Nei miei primi anni da agonista, in Ticino quasi ogni società aveva una squadra che partecipava al campionato. Oggi c’è una sola squadra in tutto il Cantone. Il movimento femminile, allora quasi inesistente alle nostre latitudini, ha preso molto piede. Quando io ero ragazzo, le judokas erano eccezioni e la maggior parte di loro abbandonava la disciplina dopo un tempo più o meno breve. Oggi ce ne sono molte, tanto che da anni nelle competizioni vengono organizzate categorie femminili. Anche il numero delle competizioni, in generale, è aumentato in misura ragguardevole.

 

I miei ricordi più piacevoli si riferiscono alle tante trasferte effettuate con la squadra in tornei vari, anche se, agonisticamente parlando, la soddisfazione maggiore che ho ottenuto sono i titoli di campione svizzero a livello giovanile.

 

Nel 2003, ero vice-presidente della società, quando il mio predecessore Dr. Käppeli veniva improvvisamente a mancare. Mi sono così ritrovato a dirigere la società, cosa che faccio ancora oggi. Se sono ancora presidente, lo devo unicamente al grande lavoro che svolgono i membri di comitato: io non ne avrei né il tempo, né le capacità. Per questo motivo ho sempre puntato ad una conduzione collegiale.

 

Da presidente, il primo problema che ho dovuto affrontare è stato l’acquisto del terreno sul quale sorge la palestra. Non nascondo che ho avuto il timore che, dopo che per anni altre persone avevano gestito la società e costruito la palestra, con il mio arrivo sarebbe finito tutto. Per fortuna abbiamo potuto trovare una soluzione, grazie anche al generoso aiuto di alcuni soci. Il JBC Bellinzona è comproprietario dello stabile con gioie e dolori: abbiamo il vantaggio di poterne disporre praticamente a piacimento, ma abbiamo anche l’onere di gestirla e di provvedere alla sua manutenzione. Attualmente le difficoltà maggiori risiedono nella gestione finanziaria, specialmente da quando non beneficiamo più dell’esenzione fiscale.

 

Negli ultimi anni le mie apparizioni sul tatami sono diminuite fino a scomparire, a causa di problemi fisici. Non nascondo che mi piacerebbe indossare ancora il kimono, ma ho un certo timore. Vedremo....

Il continuare a frequentare la società mi permette però di interagire con persone più giovani, sentire altre opinioni e considerare altri punti di vista. Noi ultrasessantenni abbiamo forse  l’esperienza, ma possiamo sempre imparare molto da tutti.

 

Per me è un onore poter presiedere questa società in occasione di un traguardo invidiabile come il 70esimo anno di esistenza. È raro che dopo così tanti anni una società abbia avuto finora solo due presidenti. Non posso quindi esimermi dal ricordare la figura del Dr. Ulrico Käppeli, socio fondatore la sera del 16 dicembre 1955 all’Hotel Touring di Bellinzona, quando con altre 22 persone costituì il Judo Club Bellinzona . Fu eletto quale primo presidente, carica che mantenne per quasi cinquant’anni fino alla sua scomparsa. Come non ricordare il suo entusiasmo, la sua passione e l’amore per la nostra disciplina, le sue visite durante gli allenamenti, la sua generosità e la sua iniziativa, che l’hanno portato prima ad ospitare la società negli scantinati di casa sua ed in seguito a realizzare, dopo 20 anni, l’attuale dojo, sicuramente ancora invidiato da parecchie società in Svizzera. Questo dojo è stato meritevolmente a lui intitolato. La sua filosofia è sempre stata quella di aiutare i competitori, ma di non dare troppa importanza ai risultati agonistici. Per lui era più importante che la palestra fosse ben frequentata. La società doveva essere, sue testuali parole, una grande famiglia.

 

Per dare continuità al suo operato, il JBC Bellinzona ha sempre collaborato e collabora tuttora  con altre società. Partecipa regolarmente alle attività organizzate dall’associazione cantonale, negli anni ha messo a disposizione diverse persone sia per il comitato cantonale che per le selezioni cantonali. Inoltre conta tra i suoi membri molti monitori Gioventù e Sport e ha sempre mantenuto le porte aperte a tutte e a tutti. In rari casi questo atteggiamento non è stato pagante, ma fa parte dello spirito della società e continuerà a farne parte.

 

Per sottolineare la ricorrenza del 70esimo, la società organizzerà il 4 e 5 aprile prossimi uno stage con il maestro giapponese Joshiro Maruyama, due volte campione del mondo, recentemente ritiratosi dalle competizioni. Lo stage sarà in parte riservato ai membri del nostro club, in parte aperto a judokas delle altre società.

Il 4 e 5 ottobre verrà organizzato un altro stage con i maestri Hiroshi Katanishi e Yoshiyuki Hirano.

Martedì 16 dicembre, data esatta della fondazione del club, vorremmo riunire sul tatami il maggior numero possibile di soci ed ex-soci per un allenamento simbolico, seguito da un piccolo spuntino. Sabato 20 dicembre avrà luogo la serata ufficiale del 70esimo.

 

In conclusione posso affermare di aver ricevuto moltissimo dal Judo Budo Club Bellinzona, sia a livello di esperienze sportive e personali, di educazione, di conoscenze, di amicizie, con persone con le quali ho condiviso moltissimo, sia sul tatami che fuori dalle palestre. La mia speranza è  di essere riuscito in questi anni a ricambiare almeno parzialmente quanto ricevuto,  il mio auspicio è che i valori di rispetto e di amicizia fra i frequentatori della palestra e lo spirito di gruppo continuino ad essere considerati prioritari.

 

 


LE SPERANZE DEL JUDO TICINESE

 

Abbiamo iniziato una nuova rubrica destinata a dare voce alle giovani speranze del judo ticinese. Non importa se agonisti o se praticanti di palestra.

Chi non ha ancora compiuto i 18 anni è invitato ad esprimere il suo pensiero sul judo, sulle proprie esperienze e su quanto ha appreso ed apprende praticando la disciplina.

Un grazie a Chris Caccia (2012, cintura blu) del DYK Chiasso per il suo contributo.

 

 

Ciao, mi chiamo Chris Caccia e ho 13 anni.

Ho iniziato a praticare gioca judo all'età di 4 anni, per poi continuare con il judo in prima elementare.

Sono un ragazzo timido e introverso, e spesso faccio fatica a farmi valere con i miei compagni di scuola.

Il judo mi da la possibilità di sfogarmi.

Inoltre con i judoka del mio dojo, sono riuscito a creare dei legami forti, sani e rispettosi.

Il judo mi ha insegnato a difendermi, ad avere sempre i riflessi pronti e a sentirmi più sicuro.

La mia tecnica preferita è Morote Seoi Nage perché mi piace farla, ed é bella da vedere.

Questo sport è diventato una parte di me e non potrei immaginare la mia vita senza di esso.

Ci tengo a ringraziare tutta la famiglia del DO YU KAI Chiasso.


IL RACCONTO DI MARUYAMA: capitolo 5

 

“Hifumi, dobbiamo proseguire con la scrittura, sento che non avrò molto tempo per completare l’opera” disse Maruyama diverse settimane dopo l’ultima dettatura al proprio allievo.

La salute stava infatti peggiorando ulteriormente.

A disposizione Maestro” rispose prontamente l’allievo.

 

3.

Mio padre risiedette alla Kano Juku dai dodici ai sedici anni.

Era la scuola privata che Kano, infaticabile e attivo su vari fronti, aveva istituito e che veniva frequentata da diversi figli della classe nobile.

Venivano organizzati corsi di ripasso e veniva proposto il judo quale metodo di formazione del fisico e del carattere.

Sin dall’infanzia Hiroshi aveva appreso da suo padre Joshiro nozioni dell’antico ju-jutsu della scuola di Kito, scuola caratterizzata dallo studio delle proiezioni che anche Kano aveva avuto modo di frequentare. Non aveva però ancora avuto l’occasione di praticare il judo proposto da Kano che, rompendo con il passato, aveva di fatto trasformato e modernizzato buona parte delle antiche tecniche.

Anche l’aspetto filosofico del judo gli era totalmente ignoto.

Fu così che, allorquando ebbe occasione di iniziare la pratica, applicando le tecniche eseguite con uso prevalente della forza, come gli era stato insegnato, si trovò a fare i conti con un’altra realtà. Il responsabile Munakata[1] lo riprese diverse volte indicandogli che costituisce un inutile spreco di energia l’uso sconsiderato della forza che tendeva ad esprimere. “Nel judo va ricercato l’attimo che permette di applicare la tecnica con il minor impiego di energia, sfruttando le occasioni che l’avversario concede.”

Per Hiroshi fu un colpo comprendere che, quanto aveva praticato sino ad allora, andava rivisto e che il judo non costituiva la continuazione dell’antico ju-jutsu, ma la sua trasformazione.

Iniziò quindi a rivedere la propria posizione, adottando shizen-hontai,[2] e a porre maggiore attenzione agli squilibri necessari per le proiezioni; ciò malgrado venne più volte invitato a correggersi e a ripetere e ripetere l’esecuzione. “Non ci siamo ancora, raddrizza la posizione. Le tue reazioni saranno più naturali e maggiormente efficaci. Ricomincia” era solito riprenderlo Munakata.

Jigoro Kano capitava a volte al dojo. All’epoca era uso indossare un judogi di colore scuro utilizzando una cintura bianca. La sua presenza incuteva un certo timore; la paura di sbagliare e di fare una figuraccia era presente in ogni allievo al suo cospetto. Quando capitava che Kano correggesse un allievo non vi erano però problemi particolari. Benché determinato egli era sempre gentile, le sue spiegazioni permettevano di comprendere il perché di ogni specifico movimento.

La tecnica preferita di mio padre era hiza-guruma.[3]

Da un rigido strattonamento effettuato con uso della forza, pian piano aveva appreso l’esecuzione in rotazione che portava ad utilizzare lo spostamento di uke e un impiego inferiore di energia. Nel corso di quegli anni ne divenne un vero specialista.

Durante la permanenza alla Kano Juku Hiroshi non ebbe praticamente più contatti con i genitori o con le sorelle, riceveva però regolarmente delle lettere da Okiko, che lo aggiornavano sugli accadimenti a Miyazu. La governante, per conto della famiglia, si interessava ai suoi progressi nello studio e lo informava circa gli eventi del clan. Hiroshi non appariva particolarmente coinvolto, raramente rispondeva e, in ogni caso, non sembrava prendere in considerazione l’idea di rientrare a Miyazu per rivedere i famigliari.

Al Kodokan aveva conosciuto Risei, figlio di Jigoro, di qualche anno più vecchio. Il giovane non aveva alcun interesse per il judo, al contrario della primogenita Noriko che si era appassionata alla disciplina. Non esisteva allora una sezione femminile per cui le donne che praticavano erano rare, in genere parenti degli alti in grado. Noriko era chiaramente la preferita del Fondatore, una ragazza seria, pronta a soddisfare le richieste del padre, convinta che praticare judo fosse un onore e una fortuna.

 

 

“Maestro, ho dimenticato di dirle che mi ha chiamato Saito l’allenatore della nazionale che ho incontrato a Kumamoto. Vorrebbe renderle visita prossimamente. Cosa posso rispondere?” disse improvvisamente Hifumi interrompendo la dettatura di Maruyama.

“Saito è un mio vecchio avversario. Combattemmo una finale nazionale, molti anni fa. Lui però rimase nel giro, prima come combattente e successivamente come allenatore e responsabile, io decisi invece di tornare a Miyazu per dedicarmi all’insegnamento.

Lo incontrerei volentieri ancora una volta. In gara con Saito quale avversario, bisognava stare attenti a tutto, tuttavia, mi è sempre risultato simpatico. So che è divenuto un esperto della storia della diffusione del judo. Io non sono mai uscito dai confini nazionali, Saito invece è stato ovunque all’estero. Digli pure che lo ricevo volentieri se viene a Miyazu e tiene una lezione al dojo.”

Quella notte Maruyama si rivide in sogno, ventenne, finalista dei campionati nazionali. Saito era il suo avversario. Non lo conosceva. Negli incontri che avevano preceduto la finale lo aveva però osservato. Un soggetto pericoloso. Molto abile nei passaggi al suolo. Maruyama aveva vinto quella finale per ippon di osoto-gari dopo cinque minuti di ritmo serrato. Al momento della premiazione Saito lo aveva complimentato. Era sincero. I suoi occhi esprimevano ammirazione. Pochi giorni dopo quella vittoria Maruyama si era infortunato e Saito era stato scelto quale sostituto per partecipare ai campionati mondiali juniores. Nella vita vi sono eventi imprevisti che influenzano il futuro e le scelte. A quei campionati Saito conquistò una medaglia d’argento entrando così a pieno titolo nella nazionale, dove rimase nei decenni a seguire vincendo un titolo olimpico e svolgendo ogni sorta di incarico.

 

 

“Hiza-guruma è poco indicato per allievi con una vasta esperienza, mentre è utilissimo e consigliato ai principianti … è facile da apprendere e presenta poche difficoltà di caduta, in quanto la proiezione viene effettuata da una altezza inferiore ad altre tecniche.”[4]

 



[1] Itsuru Munakata (1866/1941) fu uno dei primi allievi di Kano, nel 1886 divenne il supervisore della Kano Juku.

[2] Shizen-hontai é la posizione di base sulla quale Kano insisteva. Non per nulla la statua del Fondatore posta all’entrata del Kodokan lo raffigura in questa posizione.

[3] Hiza-guruma (ruota sul ginocchio) è una tecnica di gamba che prevede di bloccare il ginocchio di uke mentre questi avanza, provocando così la caduta.

[4] Kano, Cosa è il Kodokan Judo, Judo (giugno-novembre 1915).


I LIBRI SUL JUDO: Storia del judo e del suo Fondatore Kano Jigoro

Cesare Barioli (1935/2012) ha scritto innumerevoli libri sul judo.

A partire dalla Enciclopedia sul judo in quattro volumi, scritta negli anni Cinquanta, ha ripetutamente pubblicato studi più mirati.

Chi era Barioli ?

Certo ai giovani nati nel terzo millenio il nome non dice nulla.

Era il patron del Bu Sen Milano, un dojo nel quale sono usciti tanti campioni del judo italiano e dal quale sono passati diversi storici maestri giapponesi in particolare Kenshiro Abe.

Chi scrive ricorda il primo stage con Barioli a cui partecipai. Era il 1978, a Bertinoro erano programmate quattro settimane di judo. Mi allenai tre settimane la prima con coetanei, le successive due con gli adulti. Barioli teneva il corso serale di storia del judo.

Avevo quattordici anni, ero l'unico ragazzo presente alle serate. Faticavo a tenere aperti gli occhi (dato gli allenamenti che durante il giorno si susseguivano), ero però già allora interessato alla storia.

Barioli non era simpatico, "sapeva tutto lui" e lo faceva pesare.

Fumava la pipa e il fumo mi dava fastidio.

 

Quando nel 2023 uscì la ristampa del libro Storia del judo e del suo Fondatore Jigoro Kano mi affrettai ad acquistarlo.

Nostalgia ? Erano passati quarantacinque anni dal 1978. Nel frattempo avevo effettuato un mio percorso e la storia del judo mi era nota anche per altre fonti. Il libro di Barioli però aveva un che di accattivante. Ogni capitolo poteva essere letto a sé ed alcuni aneddoti che vi si ritrovano erano originali. Come ad esempio l'incidente che capitò in Italia all'autobus che trasportava Kano quando era in Europa per i giochi del 1928. A quanto pare il mezzo rimese in bilico su di un precipizio in una stradina di montagna causando la comprensibile agitazione dei passeggeri. Solamente Kano rimase imperturbabile sino a che il veicolo venne trascinato in salvo.

All'epoca aveva sessantotto anni, la sua vita era stata piena, aveva raggiunto la consapevolezza di avere dato. Il judo insegna ad adeguarsi e ad accettare le prove della vita, siano essere positive o negative. L'attitudine di Kano nel corso dell'incidente ne é la dimostrazione.

 

 

Cesare Barioli è autore di vari libri sul judo.

Nel 2023 il libro "Storia del judo e del suo Fondatore Kano Jigoro" è stato ripubblicato.

Una lettura piacevole e accattivante per approfondire la storia del judo prima che questi divenisse un sport.


NOTIZIE IN BREVE

Pochi i ticinesi che hanno partecipato al torneo ranking della Rheintal sabato 14 marzo.

Questi i risultati: Giulia Cambianica (JB Bellinzona) senior -70 kg, Martin Motta (JB Bellinzona) terzo a -81 senior, Chiara Ambrosini (JK Biasca) terza a -57 U21, Clarissa Bernasconi (JB Bellinona) seconda U18 -44 kg, Christian Perosa (JB Bellinzona) secondo a -81 U18 e quarta Eloise Del Don (JK Biasca) a -44 kg U18.

 

 

Si è combattuto nel fine settimana del 21-23 marzo il Grand Slam di Tblisi.

52 nazioni presenti con 385 combattenti. Assente il Giappone.

Quattro gli svizzeri in competizione.

Binta Ndiaye viene eliminata al secondo incontro dalla brasiliana Jessica Lima a -57 kg.

Aurelien Bonferroni a -81 kg è stato fermato al primo turno dal gerogiano Irakli Beroshvili.

Gioia Vetterli fermata dall'olandese Sanne Van Diike e April Fohou sconfitta per ouchi-gari da Madina Taimazova nel secoondo turno a -70 kg.

Spettacolare la prova di Lasha Shavdatuashvili, trentatrenne già campione olimpico georgiano, che dinnanzi al suo pubblico ha dimostrato come il judo possa essere praticato con successo ad alti livelli anche dopo i trent'anni. Bellissimo, al settimo minuto del golden score, l'ippon di sasae-tsurikomi-ashi con il quale ha superato il francese Gaba. In finale ha poi superato il russo Armen Agaian al golden score grazie a un ashi-waza.

 

I vincitori di categoria:

-60 L. Mkheize FRA

-66 A. Naguchev RUS

-73 K. Shavdatuashvili GEO

-81 V. Albayrak TUR

-90 U. Bozorov UZB

-100 A. Savitskiy UKR

+100 I. Tasoev RUS

 

-48 N. Ganbaatar MGL

-52 A. Buchard FRA

-57 E. Liparteliani GEO

-63 C. Beauchemin-Pinard CDN

-70 S. Ozbas HUN

-78 M. Lobnik SLO

+78 R. Dicko FRA

 

 

Domenica 23 marzo si è combattuta la Coppa di Ornavasso a Naters (VS).

Presenti giovani del JK BIasca e del DYK Chiasso.

Numerosi i podi ottenuti dai ticinesi. Ci limitiamo qui ad indicare i vincitori di categoria: Natan Weber U13 -36 kg, Rodrigo Pereira U13 -40 kg, Matteo Perez U15 - 50 kg, Jacopo Tettamanti U15 -55 kg, Illia Dmytrashyk U18 -45 kg.

 

 

Sabato 5 aprile a Bellinzona Joshiro Maruyama (quello reale e non quello del nostro racconto) terrà un corso aperto a chi si è annunciato.

Maruyama due volte campione del mondo ha avuto la sfortuna di imbattersi in Hifumi Abe e di venire sconfitto dall'avversario nell'incontro di qualificazione per i giochi olimpici di Tokyo. Nell'ultimo numero di "L'esprit du judo" Maruyama viene intervistato, alla domanda "è soddisfatto del suo cammino agonistico" la risposta è stata "no".

 

Il trentatrenne georgiano Lasha Shavdatuashvili, campione olimpico a Londra nel 2012 a -66 kg, vince meritatamente la categoria -73 kg al Grand Slam di Tblisi innanzi al suo pubblico.

Leggi le edizioni precedenti di Ticino Dojo Joho

 

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